Star Trek

Elessar non è nata dalla sera alla mattina; è il frutto di anni sui pedali e molti esperimenti fatti sulle bici più varie, per cercare di carpire il segreto di ognuna.

Però c’è una bici che più di tutte è stata immolata sull’altare del mio empirismo: una Trek Multitrack 750 acquistata usata un paio di anni fa.

Bicicletta di una taglia superiore alla mia, perché all’epoca mi ero incaponito nel voler “testare” un orizzontale lungo, nullo o quasi dislivello sella/manubrio, un cannotto di sterzo di lunghezza superiore e una inclinazione più turistica del tubo piantone.

Col senno di poi non rifarei l’esperimento di un telaio una taglia in più, anche se devo dire che, grazie a qualche modifica e un attento posizionamento, problemi in sella non ne ho mai avuti.

Mentre invece ho imparato che se si vuole trasfomare un telaio da mtb in acciaio a geometria tradizionale, allora si, una taglia in più è meglio, altrimenti l’orizzontale poi è troppo corto.

La bicicletta quando è giunta tra le mie mani non era al meglio delle sue condizioni.

Molto trascurata e con il comando del deragliatore rotto. E personalizzata dal precedente proprietario con componenti anodizzati azzurri (freni, pedali, sganci rapidi) che, francamente, non mi sono mai piaciuti.

La Trek appena arrivata a casa
La Trek appena arrivata a casa

Era però la bici perfetta per iniziare i miei esperimenti.

Una prima blanda trasformazione, fatta in economia raccattando quello che avevo in casa e acquistando il minimo indispensabile mi vide montare un orribile attacco manubrio regolabile (ma mi serviva così, per le prove di assetto), una piega 3T Podium, leve freno corsa Shimano Exage, comandi cambio Suntour Butterfly, quelli si pagati cari, pedali a sgancio rapido con sistema spd e un piccolo portapacchi posteriore.

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Un secondo step vide comparire una coppia di copertoncini più stradali, i Vittoria Randonneur, nella misura 700×32 in luogo dei 700x 35 precedentemente montati, e un più coordinato nastro manubrio nero.

 

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Con la terza trasformazione cercai di migliorare l’estetica e testare alcuni componenti.

Quindi via l’orribile attacco manubrio regolabile in favore di un attacco moderno, installato grazie all’apposito adattatore per forcelle da 1” filettate, una piega Fsa compact oversize, freni cantilever Tektro Cr720 con leve supplementari della stessa casa, parafanghi in resina, cavalletto e (brutto) paracorona.

La bici si ingentilì nell’aspetto, assumendo una certa eleganza, seppure ancora mortificata da alcuni accessori, il cui montaggio era però importante per capire se mi sarebbero serviti o meno.

 

 

 

 

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Un piccolo accessorio aggiunto in seguito, e che non mi ha mai abbandonato per diverso tempo perché lo trovo davvero comodo, è il portapacchi anteriore

 

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Infatti ne monto uno, di qualità tecnica ed estetica superiore, anche su Elessar: il Velo Orange Pass Hunter.

Dopo pochi mesi è arrivato l’aggiornamento più importante: ruote e gruppo.

La trasmissione affidata a un gruppo Tiagra 9 velocità con tripla e le ruote una coppia di Campagnolo Vento.

Inutile dire che la bici è cambiata, in meglio, in modo notevole.

La corsaiola guarnitura Tiagra (53-42-30) è stata però subito soppiantata da una più turistica Alivio, con dentatura 48-36-26.

Poiché i componenti erano piuttosto malconci esteticamente, mi cimentai in una revisione cromatica, un “full white” che tutt’ora, riguardando le immagini, non mi spiego.

Forse all’epoca mi sembrò una buona idea, magari l’avrò trovata persino gradevole. Non lo so, meglio passare oltre.

 

 

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Poi partì il progetto Elessar, la Trek aveva compiuto il suo dovere, avevo sia necessità di recuperare qualche soldo per il nuovo lavoro e sia una cronica mancanza di spazio per cui la misi in vendita.

Ma non seppi resistere, la ripresi con me, riportata alle condizioni originali e venduto o regalato molti dei componenti usati durante tutte le trasformazioni.

E così arriviamo al presente. Non sapendo dove tenerla, ho deciso di portarla alla mia casetta al mare, in modo da usarla per le varie commissioni e per qualche passeggiata vacanziera.

E’ bastato averla davanti un solo giorno in assetto originale che il raptus delle trasformazioni mi ha colto.

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Parte così un nuovo esperimento. Piega stile midge bar, attacco manubrio da 70mm, una coppia di leve corsa a cavi interni, due comandi cambio non indicizzati e un nastro manubrio.

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Il problema più grosso è stato dove montare i comandi cambio. L’idea era quella di acquistare una coppia di bar end Suntour con sistema accushift, in modo da avere omogeneità nel comparto trasmissione. I prezzi (da 150 euro a salire) mi hanno fatto dirottare su una coppia di banali, ma efficaci, Falcon; acquistati “perché possono sempre tornare utili” quando ordinai i componenti per Elessar dagli americani di Velo Orange.

Provati sulla parte alta della piega erano inguardabili. Li ho così trasformati in una coppia di bar end economici; sgraziati, sporgenti, ma funzionano. Se la soluzione, se cioè l’utilizzo dei comandi posti alla fine della piega col tempo e l’uso si rivelerà di mio gradimento, li sostituirò con qualcosa di più carino.

 

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Ho eliminato la borsa sul portapacchi (inutile al momento) e il paracorona che non mi è mai piaciuto.

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La cura dei dettagli non è quella solita mia e su alcune cose ho dovuto sorvolare. Il lavoro l’ho fatto alla casa al mare, dove ho solo pochi attrezzi e non la mia microfficina a disposizione.

Adesso non mi resta che pedalarci su, trovare un assetto ottimale con la piega e i comandi e poi valutare le future modifiche.

Perché, pensavate che sarebbe finita qui? Macché, già sto valutando una bella riverniciata, qualche lucidata, via la roba azzurra, magari due ruote nuove oppure…

COMMENTS

  • Ciao, ho seguito passo passo il post su Il Cicloviaggiatore circa la trasformazione della tua bici e ti faccio i complimenti!
    Forse puoi aiutarmi, vista la tua esperienza: sto rimettendo in piedi una vecchia mtb. Ho difficoltà a trovare un adattatore per lo sterzo che da vecchio tipo mi consenta di montare la tipologia Ahead. Dal Decathlon ieri ho preso un adattatore 1″ ad 1-1/8 ma con mio sorpresa non va bene! Ho un tubo largo 21 mm e non 22 come più comunemente si trova in giro… che mi dici? Hai una soluzione? Altrimenti devo lasciare la pipa originale, piuttosto oscena!
    Grazie mille, un saluto.

    Francesco

  • Purtroppo tutti gli adattatori in cui mi sono imbattuto erano sempre con passo minimo di 22,2.
    Non mi è mai capitatato di vederne da 21. Però esistono attacchi manubrio per forcella da 1″ filettate, quindi per la tua, molto carini della 3t e si trovano ancora in commercio.
    Se non riesci a trovare un adattatore, può essere la soluzione.
    Fabio

    • Grazie mille Fabio, non vorrei stressarti troppo, ma mica riesci a mandarmi un link di esempio? Se compro nuovamente qualcosa di sbagliato mi malmeno da solo con il tubo dello sterzo!! 😀

      • Ciao Francesco, purtroppo non ho una buona connessione dove mi trovo adesso, navigo “a sbafo” quando posso…
        Devi solo tener presente il diametro preciso dell’attacco, poi un buon negoziante saprà aiutarti
        Fabio

  • bikediablo

    Ciao ad entrambi,
    anche io sto trasformando una mtb anni 80 (diventerà una bici da trasporto con portapacchi anteriore e posteriore e cassette per trasporto frutta, verdura ecc.), ed ho lo stesso problema di Francesco, attacco da 21 (manubrio completo troppo arrugginito) ma non riesco a trovarlo in colore argento.
    Qualche suggerimento/link ?
    grazie
    Marco

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