Quando il gioco si fa duro

Ho una passione per chi non si celebra mai pensando di conoscere già tutto e cerca la perfezione: chi crede di essere il migliore ha già fallito.

Corrado Spada è uno di questi, mai contento, mai soddisfatto, mai domo. Seppure con le dovute proporzioni io e lui (lui però è quello bravo) abbiamo molto in comune. Niente dogmi, nulla è inamovibile, tutto è migliorabile. Noi stessi e quello che facciamo, usando mani, testa e soprattutto il cuore. Perché ci vuole passione per trascorrere ore a studiare, sperimentare, provare: non basta ridurre il tutto allo stereotipo “ma tanto è il suo lavoro”.

Sia Corrado che i suoi prodotti hanno già trovato spazio su questo blog; ho intervistato lui e pubblicato due test, uno sulle Oxygeno e un altro confrontandole con le Breva.

Una delle bandiere delle ruote Spada è la leggerezza che, come usa dirsi, non fa sempre rima con robustezza. Ma questo video dimostra il contrario più delle mie parole 🙂

Non sono il solo a usare queste ruote, molti pedalatori miei amici le maltrattano senza remore e non hanno mai riscontrato problemi. Ogni tanto me le portano, le registro e tornano nuove e più performanti di prima. Rotture mai accusate, ma questo “successo” non ha fatto sedere Corrado sugli allori, anzi. Lo ha spronato a progettare e costruire una macchina capace di simulare in pochi giorni di test il carico da fatica che potrebbe subire una ruota in anni di utilizzo. Posso assicurarvi che nemmeno molti grandi produttori hanno qualcosa di simile.

Pochi giorni prima del Natale mi è arrivata una mail di Corrado in cui mi chiedeva se avevo letto di questa macchina sulla sua pagina Facebook; no Corrado, sono poco presente sui social, invio lì i miei articoli ma da qui, senza visitarli. Ho visitato, visto e piaciuto; immediata la mia replica: Corrado pubblichiamo sul blog.

Per ovvie ragioni di “riservatezza industriale” non entreremo in specifici dettagli su come è stata progettata questa macchina né spiegheremo esattamente come lavora; anche le immagini la mostreranno solo dall’esterno.

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Lo so, siete curiosi come me e vorremmo tutti conoscerne ogni minimo anfratto, ma ritengo giusto non svelare tutti i segreti.

Lascio la parola a Corrado.

Oggigiorno il mercato si muove così velocemente che sviluppare progetti aspettando il responso della strada rischia di farli nascere già vecchi quando pronti; oppure non pronti quando disponibili e capita sempre più spesso!

Inoltre a causa di questa velocità e forse anche per l’eccesso dei costi si possono avere dei sottoprodotti con piccole modifiche o variazioni di materiale che introducono una debolezza inaspettata, imprevedibile; a volte creata per il tentativo di migliorare, a volte per negligenza.

Può succedere infatti che raggi, cerchi e altro che funzionano bene da tempo in un certo lotto invece creino problemi. Per questo ho deciso di progettare e costruire questa macchina: riesco a testare in maniera economica, veloce e sincera i singoli componenti e il loro funzionamento montati insieme. E’ un vantaggio per me, perché i test mi costano poco e risparmio tempo e risorse; posso testare molti e diversi componenti e quindi avere un quadro preciso di potenzialità, limiti e necessità di assemblaggio; il ciclista ha la certezza che il componente che monta è in grado di affrontare senza problemi il compito per cui è stato progettato e nei modi per cui è stato pensato: insomma, ci guadagniamo tutti.

Questo significa anche poter sviluppare prototipi per nuovi profili dei cerchi o disposizione dei raggi con costi nettamente inferiori rispetto a metodi più tradizionali. Che restano comunque, perché poi sempre una ruota, per esempio, sarà assemblata e provata su strada, sui rulli e così via. Ma lo sarà dopo che il prototipo ha dato risultati positivi nei test alla macchina, facendomi risparmiare tempo, tanto tempo, potendo lavorare su una base già quasi totalmente collaudata.

Inoltre non ho necessità di assemblare una ruota per ogni lotto di componenti che arriva in azienda ed eseguire tutte le prove su strada e rulli per saggiare la rispondenza alle specifiche di qualità. Ci pensa la macchina, buon lavoro.

Non posso entrare in dettagli specifici sul funzionamento, questa macchina è stata progettata e costruita interamente in sede ed è un esemplare unico con specifiche uniche, quindi perdonate se mantengo un certo riserbo.

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Posso dire che la macchina è costituita da un motore molto potente che tramite un eccentrico, studiato in modo sia regolabile, applica un carico pulsato su un determinato asse dove troviamo il raggio, il cerchio e il mozzo.

Sono connessi come fossero sulla ruota in una catena regolabile nella lunghezza e pressione, in modo da ottenere il carico, poniamo 80 kg che fluttua con +/- 20 kg, dando lo stress continuativo che provoca le rotture a fatica; quelle più difficili da valutare in un seppur inizialmente solido progetto, implicando la variabile tempo, parecchio tempo…

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La macchina è costruita basandosi su una cella di carico da 500 kg che segna appunto il carico; è possibile impostare una alternanza di carichi per ripetere la vita a fatica di raggi, mozzi e sezioni dei cerchi.

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Impostando la frequenza di applicazione dei carichi posso accorciare di parecchio il tempo necessario a simulare l’affaticamento dei componenti pari a un paio d’anni di uso reale. Questo velocizza l’evoluzione di un progetto, parametro per me importante; ma mi mette anche al riparo da lotti difettosi di raggi o cerchi e tutto senza montare una ruota per ogni lotto, lavoro dispendioso e per questo spesso tralasciato.

Una volta concluso positivamente un certo numero di cicli si ha il successo del test o viceversa la rottura di un componente. In questo caso si ferma tutto automaticamente superato il 20% di sbalzo improvviso del carico.

Non è rappresentata in toto la tensiostruttura della ruota, ma nella sezione che interessa raggio e cerchio l’approssimazione è ottima. Naturalmente su progetti nuovi e rivoluzionari deve essere affiancata alla classica ruota completa da provare su rulli, con carichi da stress per fatica che restituiscono fedelmente tutte le interazioni dei componenti.

Inoltre potendo riprodurre in pochi giorni le condizioni di stress da fatica equivalenti ad anni di uso su strada, reale, posso subito valutare piccole modifiche alla forma di un componente o al suo montaggio ottimale. Magari un ciclista da pochi chilometri l’anno non se ne accorgerà nemmeno, quelli più agguerriti penso di si.

Infine la macchina è dotata anche di un pistone pneumatico che può strappare sia il raggio che il cerchio, permettendo una misura meno significativa ma sempre utile e cioè la tenuta dei due componenti per tararli al meglio. Poniamo il caso dei cerchi in carbonio, dove è auspicabile che a cedere per primo sia un economico raggio e non il costoso cerchio.

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Presto arriverà la mappatura dei reali carichi durante l’uso dei raggi con estensimetri e datalogging dei carichi.

E poi ci sono due stampanti 3d, perfette per la creazione dei prototipi in poco tempo…

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Riprendo io la parola, per le mie considerazioni. Quella di Corrado è una piccola azienda, fossimo oltreoceano diremmo factory. E malgrado sia uno che non ama infarcire i propri scritti con parole straniere, credo che factory si addica meglio di azienda. Trasmette l’idea della creazione, del lavoro certosino e attento, della cura del dettaglio. Peccato ci dividano centinaia di chilometri altrimenti sarei tutti i giorni da lui…

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