Si può descrivere un colore?

Oggi rispondendo a uno di voi ho posto e mi sono posto una domanda: puoi descrivere un colore?

Ok, state buoni, il caldo intenso di questi giorni e il climatizzatore defunto non mi hanno fuso del tutto; o almeno non più di quanto non lo sia di mio.

Sapete che la sintesi non è mai stata mia virtù, se anche ne avessi una. Quindi comodi e vediamo l’agitare le dita sulla tastiera dove mi porterà.

Vi ho da poco raccontato che ho diversi progetti per il blog e tra questi c’è la revisione degli articoli della categoria Officina. Non tutti, ma parecchi risentono degli anni, delle novità tecniche nel frattempo arrivate sul mercato e di una impaginazione povera, dovuta ai limiti di quando il blog girava su piattaforma gratuita e quelli miei di fotografo.

Da tempo ho mio dominio e spazio e la qualità delle immagini sembra migliorata, quindi una rinfrescata ci vorrebbe.

Ho così iniziato e rileggere partendo dai più vecchi per farmi una idea del lavoro che mi attende, selezionare un primo gruppo di articoli da revisionare, immaginare come e con che struttura ampliarli e aggiornarli secondo i nuovi standard.

Mai rileggo ciò che pubblico dopo la messa online, e questo spiega anche perché se è rimasto ben celato al mio sguardo un errore di battitura, questo ci terrà compagnia in perpetuo. E’ un vizio (di cui abbondo…) che mi porto dietro da anni, mai letto un mio articolo una volta che la rivista o le riviste con cui collaboravo giungevano in edicola.

Il problema è che sono sempre insoddisfatto: se rileggo trovo mille modi diversi e sicuramente migliori che avrei potuto usare per creare quel periodo, quella metafora, l’articolo tutto. Così una volta pubblicato mi rassicuro che ormai il danno l’ho fatto e non posso più tornare indietro. Altrimenti resterebbero tutti nel cassetto; o nella memoria del pc.

A volte ho ancora gli incubi ricordando il momento in cui lessi la prima stesura del mio libro “La bici perfetta”: dopo venti pagine cancellai l’intero file. E mancava davvero poco allo scadere del termine per la consegna del manoscritto all’editore…

Non mi piaceva, e anche se raramente mi ritengo soddisfatto di ciò che scrivo, eliminai senza rimorso o dubbio.

Qui invece, con gli articoli tecnici, la questione è differente. Si, è vero, a rileggerli noto più cose da perfezionare di quante sarebbe saggio ma è tanta colpa del mio brutto vizio di scovare errori anche dove non ci sono. Come ben sa, poverina, mia figlia.

E’ vero che di molte foto pubblicate non posso andar fiero; sono comprensibili ma non basta.

Però è anche vero, me lo concedo, che le stesure dei vari passaggi sono chiare e facilmente comprensibili anche da chi è a totale digiuno di tecnica e non ha mai sostituito nemmeno una lampadina in vita sua.

E finalmente arriviamo al nostro colore; anzi alla descrizione del nostro colore.

Nella mia risposta avevo scelto il blu, senza un particolare motivo.

Vedo una camicia blu e vi chiedo di che colore è: risposta facile, è appunto blu.

Allora vi chiedo di descrivermelo questo blu: con altrettanta facilità mi direte che è blu come il cielo o come il mare.

Se vi sentite in vena romantica potreste abbellire citando il blu intenso di un cielo equatoriale o quello profondo di mari lontani. E magari riandare con la memoria alla bella ragazza che una sera d’estate danzava fasciata in quel fantastico vestito blu e voi riuscivate solo a fissarla con sguardo da mucca. Sia chiaro, non è animale che sembri brillare per arguzia.

Ma, chiedetevi: lo avete descritto? No, lo avete paragonato a qualcosa altro di blu. Avete usato un termine di paragone, lo avete visualizzato in altri modi. La  descrizione non c’è. L’essenza manca. Cosa sia, come afferrarlo, farlo proprio non c’è.

Il blu lo abbiamo visto: non lo abbiamo capito. Punto.

Io posso spiegare con dovizia di perifrasi e immagini ogni passaggio tecnico da affrontare nella manutenzione di una bici. Posso descrivervi il loro colore?

Posso io, modesto artigiano della parola, descrivervi il contatto con l’attrezzo, la forza da applicare, la sensibilità che solo lungo esercizio può sviluppare?

Posso io riuscire a raccontarvi come decidere quasi d’istinto che quel raggio va teso solo di un quarto e non mezzo giro?

Posso io trasmettervi con lettere messe in fila come capire con uno sguardo quanto tesare o allentare quel cavetto trasmissione per avere la cambiata perfetta?

Posso dirvi, e stavolta non ci sarà punto di domanda a chiudere la frase, che un raggio o un cavo va teso o allentato a seconda del caso specifico; posso, anzi devo, dirvi quali sono questi casi.

Ma non vi ho descritto il loro colore. Sarà dura.

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Buonasera Fabio, che temperatura c’è da te?
    🙂

  • Giovanni

    Caio Fabio, il senso del tuo articolo è chiaro,sopratutto per chi come me vive nel mondo del lavoro artigiano. Non si può descrivere la sensazione. la sensibilità o la forza, quelle vengono solo con l’esperienza. Ci puoi però indirizzare e seguire nel fare esperienza. Ricordo quando ti chiesi come regolare il deragliatore anteriore e posteriore del mio Campagnolo Atena. L’esercizio mi ha dato la sensibilità per le regolazioni “micrometriche” delle viti la tecnica però me l’hai trasmessa tu. Così come per la sostituzione del copertone senza attrezzi. La tecnica e come fare venivano dalle tue pagine il quanta forza mettere o quanto stringere l’ho imparato provando e riprovando. Se dovessi rispondere alla tua domanda sul colore ti direi che “un’onda eletromagnetica di lunghezza x nanometri ha permesso di identificare al mio occhio il colore blu”, poi come la interpreto, che significato le abbino, come la comparo per poterla percepire con gli altri sensi viene dall’esperienza diretta.
    Giovanni

    • Elessarbicycle

      …un’onda eletromagnetica di lunghezza x nanometri ha permesso di identificare al mio occhio il colore blu…
      Dillo Giovà, fa caldo di brutto pure da te… 😀

      Fabio

  • Giovanni

    opp..scusa vedi che succede a non rileggere…era Ciao non Caio…hihihi

  • Giovanni

    Caldissimo Fabio 🙂

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