Servono ciclabili

Lo scorso settembre uno studio pubblicato da Legambiente in collaborazione con VeloLove e Grab+ è riuscito, incrociando una miriade di dati, a stabilire il PIB del ciclismo. Cos’è il PIB? Tutti noi conosciamo il PIL: bene, il PIB è la stessa cosa, è il Prodotto Interno Bici. La ricchezza generata dall’andare in bici.

La stampa ci si è fiondata, dando gran risalto e nemmeno io sono sfuggito all’importanza della notizia.

Però al mio solito non si sono fermato all’indice ma ho letto pure le altre quattro dita, scoprendo un dato che mi lasciò perplesso: all’aumentare dei chilometri di ciclabili il numero di ciclisti restava sostanzialmente stabile.

In pratica l’assioma di cui sono sempre stato convinto, per cui se crei le infrastrutture la gente pedala, viene clamorosamente smentito.

Col passare dei mesi ho iniziato a credere che forse le cose non stanno proprio così.

Allora sono andato a cercare dati qui e là e non è semplice perché studi organici non ce ne sono, le tabelle Istat non sono complete e chi dovrebbe girare le informazioni all’Istituto di statistica latita.

Comunque in linea di massima posso dire che si, è vero: malgrado il cospicuo aumento di piste ciclabili il numero di coloro che scelgono la bici per spostarsi è salito di pochissimo.

Ma c’è un problema: dove si sono sviluppate le nuove ciclabili o ampliate le esistenti? Dove i loro utilizzatori erano già tanti.

Se, tanto per fare un esempio semplicistico, ho un paese con 1000 abitanti di cui 900 vanno normalmente in bici, e gli passo la ciclabile da 40 e 50 km perché così possono evitare quella circumvallazione, avrò convinto a saltare in sella quei cinque che proprio a causa della circumvallazione la bici non la prendevano. Tutto qui.

Beh, messa così suona un poco diversa, vi pare?

Ora, poiché l’enorme sviluppo di chilometri ciclabili ha interessato Regioni e Comuni dove l’uso della bici è frequente e quotidiano, ne risulta giocoforza che rimanevano pochi da convincere. Piuttosto si è resa la vita migliore a chi già pedalava. E che ovviamente invidio.

Eh si, perché qui di ciclabili manco a parlarne e lo sapete visto che me ne sono lamentato spesso. Pochi chilometri e la maggior parte inutili; quelli utili chiusi o perennemente occupati da festicciole varie e alla fine, tirando le somme, posso dire tranquillamente che nella mia città la ciclabile non esiste.

E non esiste nemmeno fuori.

Ieri, complici una giornata che sembrava voler volgere al bello e impegni di lavoro presso una Procura della Repubblica della provincia, ho deciso che ci sarei andato in bici.

Distanza non proibitiva, sfruttando la via più breve si supera di poco la soglia dei 20 km da casa mia alla Procura. Non avendo impegni orari, dovevo consultare atti e l’importante era arrivare prima della chiusura degli uffici, ho deciso di prendere la strada più lunga, percorrendo la linea costiera. Una decina di chilometri in più, ma la vista lo meritava, con Capri e la penisola sorrentina che mi facevano l’occhiolino.

Pur facendo la tara al fatto che fossi vestito in giacca e cravatta, la bici gravata dal peso supplementare di borsa, portapacchi e lucchettoni vari e l’andatura doveva essere tale da limitare al massimo la sudorazione, ci ho impiegato una vita ad arrivare: 107 minuti per percorrere 31 chilometri.

Potrò essere un plinto quanto volete, ma il mio passo è superiore, anche in assetto “bike to work”.

Cosa mi ha rallentato? La strada, impossibile. Due terzi del percorso tutto su pavé e basolato che la Parigi Roubaix sembra un velodromo. Addirittura alcuni tratti sono dovuto scendere di sella e guadarli a piedi, bici al fianco su strettissimi marciapiedi. Talmente rovinata la sede stradale e talmente ampi gli spazi tra un basolato e l’altro che le ruote della bici ci si incastravano dentro: troppo pericoloso.

E mentre rimuginavo sulla mia scelta poco felice, utopisticamente immaginavo quel percorso servito da una ciclabile. Una corsia dal lastricato decente, tutta sviluppata a pochi metri dal mare. Un tragitto con un dislivello minimo, siamo nell’ordine dei 350/400 metri complessivi tra saliscendi vari, tranne un muro tutti gli altri dolci, quindi affrontabili da chiunque.

Magari un suo prolungamento sino alle porte della Sorrentina, una via che ti apre la strada verso quella bellezza che ci invidiano in tutto il mondo che è la costiera Amalfitana.

Sarebbe un volano turistico notevole.

Ma pensiamo anche ai pendolari o a chi dal capoluogo si dirige in provincia: le distanze sono irrisorie, 20 km è nemmeno il riscaldamento che faccio durante le uscite sportive prima di iniziare a tirare; pensiamo a chi in quelle zone ci abita e potrebbe spostarsi in bici con facilità, se solo avesse uno straccio di strada percorribile sui pedali.

Qualcosa c’è, non è tutto tragico: buona parte della Litoranea che attraversa un paio di piccoli comuni è asfaltata; il tratto conosciuto come Miglio d’oro, puntellato di stupende dimore settecentesche, avrebbe bisogno di manutenzione ma è percorribile; la zona che costeggia gli scavi di Ercolano, testimonianza iconografica ben più di Pompei della vita prima che il Vesuvio mostrasse tutta la sua potenza, con qualche piccolo aggiusto sarebbe un bel percorso.

Avremmo turismo, pensate alle visite guidate in zone ricche di storia in sella alle bici, e un incentivo a pedalare lasciando a casa l’auto per i tanti che lavorano in zona.

A questo punto la statistica sono sicuro sarebbe ben diversa, con un aumento esponenziale dei ciclisti.

Anche in questo l’Italia è divisa in due. Peccato.

Buone pedalate, chi può…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Michael

    Ciao Fabio,

    Ottimo articolo come sempre!

    Dobbiamo sicuramente ipotizzare anche che l’aggiunta quantitativa di ciclabili non per forza corrisponde a un aumento di chi decide ci cambiare il modo in cui si sposta. Forse dobbiamo considerare di piu’ l’aspetto qualitativo. Vengono costruiti tante ciclabile che non creano la rete che incentiva l’utilizzo e non vengono mantenute le esistente. Se in paese di 1000 abitanti hanno 2km di ciclabili e fanno 2km di nuovi senza sistemare le vecchie che non usa piu’ nessuno si raddoppia solo nella comunicazione stampa. Se in un paese di 10000 abitanti costruiscano la seconda ciclabile che e’ lunga il doppio di prima ma non sono connesse e portano una dal centro al cimitero e l’altra dal centro a supermercato le useranno solo per quel scopo. In piu anche quelli 900 che hai citato se non diventano 1800 non vuol dire che non percorrono il doppio di prima perché’ sono piu’ incentivati di non prendere la macchina. Di base ci mancano come hai detto i dati affidabili per ragionare.
    Per il turismo invece la situazione e’ ancora peggio. Debbano coordinare tra i vari comuni e regioni per creare i reti e sono delle storie che si tirano avanti per anni senza vedere l’inizio di lavori.
    Finché non c’e’ uno organo su livello statale che si occupa di questo nella stessa maniera in cui si occupano di rete stradale secondo me sono solo chiacchiere.

    • Elessarbicycle

      Ciao Michael, condivido il tuo ragionamento.
      Mancano comunque dati certi, o almeno io ho faticato a trovarne e dire che come segugio me la sono sempre cavata.
      Ma qui più che altro la mia riflessione è una altra: dalle mie parti è il deserto. E le strade sono davvero talmente pessime che per trovarne di decenti sei costretto ad allungare così tanto i percorsi che alla fine veramente ci vuole tanta passione per decidere di spostarsi a pedali. Quando 20 km ti diventano 40 e quindi 80 tra andata e ritorno, con saliscendi continui onestamente come fai a rimproverare chi rinuncia?
      Persino io ieri ero stato tentato di mollare…
      Ovviamente qui parliamo di spostamenti in bici, non allenamento. Quindi abiti civili, non devi sudare troppo ecc

      Fabio

  • Famiano

    Quanto sarebbe bella la costiera in bici… Sono anni che non vi ritorno, ma i miei ricordi estivi sono di un traffico impossibile. Probabilmente sarebbe un tentativo molto efficace di suicidio. Che peccato!

    • Elessarbicycle

      Ciao Famiano, la Costiera in bici non sarebbe bella: lo è, e pure tanto 😀
      Ovviamente non in piena estate, quando bagnanti, villeggianti e gitanti sono, per stare in rima, tanti…
      Marzo (non questo marzo…) e aprile, durante la settimana e ti assicuro te la godi in pieno. Pensaci 😀

      Fabio

  • Omar

    Ciao Fabio, bell’articolo riflessivo.

    Michael ha centrato, secondo me, l’obbiettivo.

    Poche settimane fa vidi sulla rete nazionale una famosa trasmissione di denuncia/informazione, che sono solito ignorare causa insorgenza di sangue amaro, in cui si descriveva con interviste ai protagonisti la metodologia applicata in quel di Copenaghen all’uso delle due ruote “pulite”.

    In questa capitale andai dieci anni fa e, sebbene la bici fosse già ai tempi riconosciuta come mezzo di trasporto senza se e senza ma, ho notato quanto in una sola decade il biciclo sia diventato predominante. A questo proposito l’ ing. Bjorn ( pura fantasia, non ricordo il nome) sentenzió che l’equazione fosse semplice: più infrastrutture per le bici = più gente in bici. D’accordissimo.

    Ma è in questo punto che l’asino rovina a terra. Tutto dipende da cosa si intende per infrastruttura.

    Italia: 900m di ciclabile a mille crateri al secondo con dieci intersezioni a raso, senza diritto di precedenza, che inizia da un punto trafficatissimo e termina nel mezzo di una statale ad altissimo scorrimento utomobilistico = infrastruttura.

    Danimarca: fitta rete di ciclabili ad alta connessione con diritto di precedenza su mezzi motorizzati ipercapillare e, una delle tante, chicche come cestini rifiuti orientati a semplificato uso degli utenti = infrastruttura.

    L’uomo è lazzarone. Perché? Perché qualsiasi animale, quindi anche l’uomo, è costruito per puntare ad ottenere il massimo con il minimo sforzo; si può riassumere con il termine efficienza. In Danimarca, forse grazie anche al purtroppo antidiluviano odalismo, questo fatto lo conoscono bene e si sono mossi di conseguenza.

    Rendi efficace, non semplice perché pedalare come noi sappiamo semplice non è, l’utilizzo della bici e l’animale sarà propenso a muoversi in questa direzione.

    Poi che le aziende abbiano locali idonei al parcheggio bici, al cambio d’ abito con spogliatoio e asciugatrice per i jersey, al meccanico aziendale ecc… dai va là! Una cosa per volta.

Commenta anche tu!