Se questa è una ciclabile

Molti ritengono stupidità e ignoranza peccati veniali, una scusante. Quante volte sentiamo assolvere qualcuno dal giudizio che meriterebbe con un salvifico “Beh, che vuoi farci, è stupido”; oppure “Che vuoi farci, è ignorante”.

No, stupidità e ignoranza sono peccati assai gravi e quando a macchiarsene è chi a vario titolo ha il potere di assumere decisioni che si ripercuotono sulla collettività, i danni possono essere incalcolabili.

Questo è un blog che, al di là delle mie aspettative, ha un largo seguito internazionale; confermando che nessuno è profeta in patria, visto che ho più lettori negli Stati Uniti o in Estremo Oriente che nella mia città natale. Ma è pur sempre la città dove vivo e pedalo, mi viene naturale scrivere di cosa accade qui.

6043 Ciclabile Napoli cordolo pericoloso 01E mai sono stato tenero con la nostra ciclabile, definita dall’amministrazione comunale la più lunga d’Europa; e invece di commentare con edoardiane pernacchie c’è stato chi ci ha persino creduto.

Come scrissi già su queste pagine, sia in questo articolo che in quest’altro successivo e ribadito in una intervista alla stampa, un ottimo progetto iniziale, messo a punto da diversa amministrazione che brillava per le idee e per l’assoluta immobilità nell’applicarle, tante buone intenzioni e mai una venuta alla luce, fu stravolto a puro scopo propagandistico; creando un percorso malfatto, eliminando tutto ciò che di buono aveva l’idea originaria e conservando solo i tratti dove meno se ne sentiva l’esigenza. Uno su tutti, la famigerata striscia che impegna parzialmente il lungomare; lungomare secondo la propaganda “liberato”, a vedere lo stato in cui è ridotto “vandalizzato”.

Insieme alla Villa Comunale, un gioiellino dell’800 (anche se il suo embrione è antecedente) dove il sindaco decise di distruggere la pregiata Cassa Armonica di Enrico Alvino perché infastidiva quando vennero le barchette a fare le regate.

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Mentendo alla cittadinanza perché sostenne che la stavano smantellando per restaurarla con agio in altro luogo, salvo poi, mesi dopo, vedere emergere tra i rifiuti lì vicino i pezzi rimossi, gettati alla rinfusa e senza protezione.

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Non l’unico scempio a cui è stata sottoposta la Villa Comunale, un tempo vanto e orgoglio cittadino, con tanto di ciclisti d’antàn.

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Questa in basso in una foto d’epoca era la sede del Circolo della Stampa, che sorgeva proprio nella Villa Comunale e dove posso dire di esserci cresciuto, ci andavo sin da bambino.

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Ecco cosa resta, da quando il Comune, già con precedenti amministrazioni, ha ritenuto doversene riappropriare, per valorizzarlo. Già, ben valorizzato.

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6049 Ciclabile Napoli cordolo pericoloso 07Questo famoso lungomare liberato, che al netto dello scempio compiuto negli ultimi anni resta uno dei più suggestivi al mondo (e rimpiango sempre il fallimento della rivoluzione del ’99: ci avessero colonizzato i francesi, che il patrimonio artistico e paesaggistico sanno come tutelarlo, non saremmo ridotti così male) è servito da un tratto di alcune centinaia di metri di ciclabile mai omologata come tale; inutile e pericolosa, sia perché su un tratto pedonalizzato se ne poteva fare a meno, investendo quei denari in modo più proficuo, e sia perché da quando causa forza maggiore un buon tratto del lungomare ha visto ritornare il traffico veicolare privato, la ridicola protezione offerta dalla barriera New Jersey (non adeguatamente zavorrata), con questi orribili parallelepipedi di plastica bianchi e rossi a deturpare il paesaggio, determina una continua situazione di pericolo, spostati dal vento quando non lanciati direttamente contro le bici in transito da automobilisti e scooteristi frettolosi che li prendono in pieno. I New Jersey, a volte anche i ciclisti.

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Ma si avvicinano le elezioni, la macchina della propaganda è in fermento e, devo dire, è l’unica cosa che in questi ultimi anni non ha mai fallito un colpo, e dopo roboanti progetti annunciati per altre zone della città la scorsa estate e che sarebbero dovuti essere completati entro l’aprile prossimo (perfettamente in tempo per le amministrative) ma di cui mai è stata posata la prima pietra, solo sperperato denari in rendering per la stampa credulona, ecco che si ripiega sul solito ritornello della ciclabile e del lungomare liberato. Maltrattando per l’ennesima volta sia l’una che l’altro.

In pieno accordo con una Sopraintendenza di nuova direzione, molto più amichevole della precedente verso le innumerevoli follie messe in opera da sindaco e sodali, ecco che vediamo sparire i New Jersey.

Ok, starete pensando sono impazzito, ho appena scritto che quei cosi di plastica fanno schifo, ora li difendo? No, è che purtroppo c’è sempre un cretino che ha una idea e un imbecille pronto a perfezionarla: così al posto della plastica avremo un bel cordolo in pietra lavica: alto, dai bordi affilati e semplicemente poggiato raspando l’asfalto e con una base in cemento.

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Una arma impropria. A un costo esorbitante (se ne vocifera, non riesco a reperire dati certi) perché i blocchi sono in pietra lavica dell’Etna.

E se il Vesuvio, che il lungomare osserva, si incazza, io non gli do torto. Insomma, la pietra lavica qui non è che ci manca, sapete.

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Lavori da poco iniziati, interessato solo un tratto minimo del lungomare: però quello più pericoloso perché è dove transitano auto e scooter, spesso a velocità ben superiori a quanto permesso.

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Due gli scenari che si verificheranno (perché si verificheranno, è solo da stabilire il quando): un auto urta il cordolo in velocità e, come la fisica ci spiega, non rimbalza per tornare indietro, che sarebbe comunque pericoloso ma in fin dei conti avremmo solo danni alle cose, ma si impenna, scavalcandolo e finendo addosso a chiunque passi sulla ciclabile. Che pedala convinto di essere al sicuro.

Seconda eventualità: una scivolata, un urto accidentale, un qualunque incidente provocato dai ciclisti indisciplinati, perché purtroppo ci sono pure loro e sono tanti, e il tagliente bordo dei blocchi lavici chiede il suo tributo. E’ una questione di pressione, un casco andrebbe distrutto, figuriamoci un cranio non protetto. D’accordo, qualcuno più oltranzista potrebbe obiettare che un ciclista che si rifiuta di indossare il casco è scemo di suo e quindi peggio per lui. Però ritrovarsi la zucca, seppur vuota, spaccata mi sembra una pena esagerata. Lo sanno tutti che lo spigolo vivo è l’ostacolo più pericoloso contro cui impattare; no, rectius: quasi tutti, a sindaco, sodali e sopraintendenza (minuscoli) non l’hanno spiegato.

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Per non dire delle aperture per il deflusso dell’acqua piovana (altrimenti la carreggiata diventerebbe una piscina) che aumentano ancor più il pericolo in caso di impatto. Una follia bella e buona pensare di risolvere così.

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Manca, e non so se è prevista, qualunque forma di segnalazione del cordolo visibile al buio; una striscia rifrangente, illuminazione, qualcosa ci vorrà.

Lo scopo di una ciclabile è fornire una via sicura; ancora una volta l’obiettivo è stato mancato.

A parte qualche articolo apparso sulla stampa cittadina, col tono della curiosità non certo dell’inchiesta, questo scempio sta passando sotto silenzio. Voci dissonanti ci sono, ma non hanno visibilità. Quello che mi dispiace è che si tratta di associazioni di cittadini, più inviperiti per l’obbrobrio che consapevoli del pericolo per noi ciclisti; non gliene faccio una colpa, ciclisti non lo sono. Invece non avverto uguale urgenza da chi sempre si è schierato a favore di noi pedalatori.

L’unica voce è quella che la Fiab di Napoli ha espresso sulla pagina Facebook, solitaria.

Non so se a questo cordolo pericoloso seguirà anche il rifacimento del manto, lastricando sempre con pietra lavica dell’Etna (e al Vesuvio continuerà a rodere) che è già stata usata per molti marciapiedi del centro cittadino: non uno è rimasto integro.

Mi fermo qui, volevo scrivere anche del bike sharing defunto e non resuscitato, ma per oggi basta così, già il fegato scoppia.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Da noi vernice rossa a dividere i marciapiedi tra pedoni e bici (la parte rossa per le bici, chiaramente a ridosso dei portoncini pedonali dei palazzi) e al posto dei delle saponette di pietra lavica, delle “inviolabili” barriere in materiale plastico gialle alte si e no 10cm.
    Almeno non ci si spacca le corna; almeno non le stampano sull’ Etna, però…

    Daniele

  • SUI BLOCCHI DI LAVA, I PROGETTISTI HANNO DIMENTICATO DEL FILO SPINATO…..MAGARI VERNICIATO CON UN COLORE FLUOROSCENTE !

    • Elessarbicycle

      Il problema non sono i blocchetti in pietra lavica in realtà, perché il vero punto mai risolto è che non c’è una idea, un piano, una visione di città e della sua mobilità.
      Si procede secondo semplice propaganda elettorale da un lato, con chi è al potere al momento che mette in campo interventi spot, malfatti e inutili perché appunto non inseriti in un piano organico di riassetto urbanistico della città; chi nello stesso momento è stato escluso dalle leve di comando strumentalizza ogni intervento, guardandolo non con la necessaria obiettività di giudizio (è utile? è fatto bene? migliora o peggiora la situazione?) ma solo in base al proprio tornaconto elettorale.
      In questa meschina diatriba ci finisco pure io, che non ne faccio né una questione politica né una guerra di religione. Tutti gli interventi per la mobilità sostenibile e di miglioramento urbano sono a mio giudizio fallimentari. Chiudere alle auto una strada non basta, non è una soluzione. E’ solo la via più semplice per “apparire” gettando fumo negli occhi per nascondere l’inadeguatezza delle idee; anzi, l’assoluta mancanza di idee per la città, solo quella, unica, che costringe a tentarle tutte per conservare la posizione di potere.

      Io voglio una ciclabile, ma lo voglio fatta bene; voglio strade pedonalizzate ma anche rivalutate e arredate, non abbandonate a se stesse come ora; voglio un piano traffico con ZTL ma non questa insulsa pletora di micro zone a macchia di leopardo che ha solo peggiorato la vita a noi, soprattutto a chi si sposta in bici per lavoro, perché mica la gente lavora sul lungomare, tranne i venditori abusivi e i ristoranti.

      Purtroppo, al solito, invece di guardare al problema e cercare una soluzione si pensa solo a chi ha fatto cosa. Se è della mia parrocchia va bene a prescindere, se è della parrocchia avversaria va male a prescindere. E nessuno si ferma a pensare se una cosa è fatta bene o male in modo oggettivo.

      E così mi ritrovo tanti amici che siedono in consiglio comunale, entrati proprio a sostegno dell’attuale sindaco, con i quali ho condiviso anni di lotte politiche che da un lato non sanno più che pesci prendere perché tutto ciò che credevano è andato deluso; me che ormai, anche loro, si sono adeguati a un sistema e quindi ciò che conta è solo trovare il modo di ricollocarsi per la prossima elezione. Dei problemi reali non gliene frega più niente.

      Fabio

  • Come presidente di CICLOVERDI FIAB Napoli penso che la questione del cordolo debba essere affrontata senza pregiudizi per cui dico che ne penso “spregiudicatamente”.
    – innanzitutto il cordolo serve a separare una corsia riservata a ciclisti da quella per le auto e a Napoli non è sufficiente la semplice striscia orizzontale di separazione e i new jersey di plastica venivano continuamente spostati dalle auto, vento, parcheggiatori abusivi etc;
    – in merito alla sicurezza è vero che lo spigolo vivo può costituire un pericolo ma mi domando perché mai nessuno abbia mai notato che il cordolo che separa la corsia ciclabile di Viale Augusto, ormai da alcuni anni, è pur esso a spigolo vivo!, che diversi marciapiedi nella città sono anche essi a spigolo vivo. E’ pericoloso solo quello di via Caracciolo? Inoltre anche a Nizza la corsia ciclabile è separata da un cordolo a spigolo vivo ed anche in varie altre città. In ogni caso intendo porre la questione nella Consulta sulla mobilità Ciclabile istituita presso il Comune di Napoli proponendo una variante sui lavori del cordolo che consiste in una fresatura dello spigolo vivo lato ciclabile ed in una vernice catarifrangente per renderlo più visibile di sera sia ai ciclisti che agli automobilisti;

    La posizione di CICLOVERDI FIAB Napoli sul cordolo è quella che ho espresso sulla nostra pagina FB (dove compaiono sia pareri favorevoli che contrari) “Al di là della propaganda politica penso che la più grande scelleratezza per via Caracciolo sia il fatto che sia stata restituita al traffico delle auto che certamente non ne valorizza né l’estetica paesaggistica né la sicurezza di ciclisti e pedoni per cui sembrano tanto battersi questi signori di “Cittadinanza (C)Attiva””. Per cui il cordolo è un falso problema strumentalizzato politicamente e quindi di falsa politica. La vera politica è quella della Mobilità Sostenibile, strettamente correlata con la vivibilità di una Metropoli come Napoli, e che vede un lungomare restituito ai cittadini come paesaggio e luogo vivibile da condividere e quindi senza cordoli o barriere di alcun genere ma…sopratutto senza auto!.
    Un’utopia?! non credo, solo un sogno per vedere questa città restituita alla sua grande bellezza salvaguardando il vero benessere dei cittadini per la cui maggioranza non credo consista prioritariamente nell’esibire l’ultimo SUV acquistato sulla “croisette” di via Caracciolo

    • Elessarbicycle

      Ciao Antonio, grazie per il tuo intervento, ci contavo.
      Non sono ovviamente uno di quelli che vuole esibire il suv, che non possiedo (solo una modesta sw romena, ferma da agosto perché in città non la uso mai) ma nemmeno condivido il modo in cui si affronta il problema della mobilità. Come scritto poco sopra manca un piano organico, è assente una visione di città sostenibile. Chiudere una strada non solo non basta ma spesso invece di risolvere i problemi li aggrava, come accaduto con le ztl del centro, poazza dante in testa. Infatti ormai è una ztl solo di nome, hanno dovuto riaprire.
      Anche allora mi dissero che volevo andare col suv in centro, vai a fargli capire che in centro ci abito e non ho il suv.
      Per queste mie posizioni credimi, in tanti mi hanno accusato di ogni nefandezza, compreso essere asservito alla camorra. Ma non è che la cosa mi interessi, io, come ho sempre fatto, non ho mai avuto timore di esprimere le mie idee né di scriverne, ora qui, prima lo facevo per la stampa.
      L’unica certezza è che io non strumentalizzo e questo cordolo proprio non lo trovo una buona idea.

      Fabio

  • marco

    ua si poteva chiamare Lapo Elkann che ti faceva i new jersey fluo camouflage, tigrati, leopardati o con un sobrio pied de poule 🙂

  • Ciao Fabio, non è una novità che sul giudizio su questa amministrazione non sono in accordo con te. Non lo sono nemmeno sull’eccessiva critica su alcuni interventi in tema di mobilità. Mi incuriosiva, poiché non ne sono a conoscenza, sapere quali sono gli aspetti stravolti del vecchio progetto di ciclabile che l’hanno resa peggiore.
    L’unica cosa su cui vorrei chiarire, perchè questo lo so, è che la pietra lavica è dell’Etna, non solo per il cordolo, ma come tutta quella lavorata anche dagli artigiani vesuviani, non per dispetto al nostro guardiano e per farlo arrabbiare, ma semplicemente proprio perchè a sua tutela il regolamento del Parco Nazionale del Vesuvio vieta che sia cavata ulteriormente pietra lavica nelle zone di sua pertinenza.

    Saluti

    Lorenzo

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, essere in disaccordo con me non è grave; io per primo fatico ad andare d’accordo con me stesso.
      Potrei evitarmi questi articoli, che generano solo impopolarità; come avrei potuto negli anni essere più accomodante, per esempio scrivere inchieste più di comodo che non infastidissero gli inserzionisti e godere ancora oggi degli ottimi introiti che mi arrivavano. Ma non importa, sono fatto così.
      So delle limitazioni imposte sull’uso della nostrana pietra lavica, credevo che il tono usato, con una espressione gergale che è estranea ai toni di questo blog, avrebbe fatto capire che la mia era una battuta per spezzare il ritmo. Evidentemente non sono stato efficace.

      Per quanto riguarda invece l’originario progetto, voluto da un ex assessore della giunta precedente l’attuale, un ciclista che ogni domenica pedala e quindi comprende le nostre necessità, ti cito solo i due punti più importanti: la lunghezza e l’utilizzo della galleria di servizio tra Fuorigrotta e Mergellina.
      Il tracciato si sviluppava verso sud-est, superando nella prima fase la zona orientale della città fin oltre San Giovanni; in un secondo momento, era l’idea una volta terminata questa prima tratta, il tracciato sarebbe dovuto proseguire attraversando zone interessanti come il “miglio d’oro” per portare i ciclisti sino all’inizio della penisola sorrentina. Con deviazioni prima per chi avesse preferito scalare il Vesuvio con maggior sicurezza di come avviene ora. Una ciclabile destinata a diventare una ciclovia, non credo che chiunque ami pedalare non la vorrebbe.
      Così come non credo che chiunque l’abbia percorsa possa apprezzare l’attuale ciclabile ricavata al buio, priva di aerazione forzata e del tutto abbandonata a se stessa (tra immondizia e cocci di vetro sapientemente sparsi per alimentare le casse del tipo che si è aperto apposta l’officina poco più avanti) all’interno della galleria delle Quattro giornate.
      Il progetto prevedeva di utilizzare la galleria di servizio già presente, attrezzandola con illuminazione e aerazione forzata, passaggio consentito solo a bici e pedoni. Io l’avrei preferito, credo anche tu; per non dire dei folli attraversamenti e slalom da compiere sia da un lato che dall’altro della galleria. Io la evito, sempre. Sia per lasciare la città che per tornare preferisco di gran lunga andarmene da Corso Vittorio Emanuele, salire via Tasso, via Manzoni e scendere da Coroglio. Allungo, ma è meno pericoloso.

      Per completezza aggiungo che l’idea di chiudere al traffico privato il lungomare era sempre dello stesso assessore, ma con un progetto che prevedeva anche la riqualificazione della Villa e un sostanziale rifacimento che avrebbe portato la città a ricongiungersi in modo naturale col suo mare. Insomma, questo qui ha solo copiato e per giunta copiato male.

      Un punto che non ho chiarito nell’articolo. Premesso che prima di pubblicare ho contattato Antonio Daniele, presidente Cicloverdi Napoli, sottoponendogli un passaggio perché, per mia colpa, non trovavo notizie (ma l’informazione era su Facebook e sapete che io non lo apro mai, linko da qui e basta) e lo ringrazio pubblicamente come già fatto in privato per il suo intervento, è necessario ricordare che il tratto ciclabile del lungomare ha una sua “utenza” diciamo così particolare. Non è una ciclabile di servizio, una strada sicura per chi ha necessità di spostarsi in bici per lavoro. Solo uno ogni mille dei ciclisti che la impegnano lo sta facendo per necessità: tutti gli altri per svago. E’ ampiamente utilizzata da famigliole e la domenica soprattutto i bambini. Che si sa in bici cadono e pochi sono i genitori che impongono il casco ai pargoli. Io ho ancora conservato, come ricordo, il primo casco che comprai a mia figlia quando iniziò a pedalare con me; poi ha smesso, vabbè.
      Inoltre, soprattutto la domenica, quel tratto è invaso da grupponi che viaggiano veloci e compatti a occupare militarmente l’intero spazio disponibile. E non sono loro a posizionarsi in fila indiana, devi essere tu a dargli strada sennò ti travolgono. In questo caso il cordolo tagliente mi starebbe pure bene, se si rompono il grugno a me non è che fregherebbe più di tanto. Peccato che spesso loro non si fanno niente e sono gli altri, i ciclisti educati, che ne pagano le conseguenze. In questo caso la colpa non è né del sindaco né della ciclabile né del cordolo ma solo di questi ciclisti, lo capisco persino io. Andrebbe curata la sicurezza tutta, che passa anche attraverso la sanzione dei comportamenti scorretti. Anche e non solo, perché sicurezza significa pure progettare una ciclabile sicura e, volenti o nolenti, la nostra non lo è. Come non è una ciclabile, visto che mai è stata omologata come tale.

      Infine, ciò che sfugge all’attuale amministrazione, Napoli non è solo il lungomare, da usare a piacimento come e quando vuole per tutto ciò che gli passa per la testa. Spesso montando stand o parcheggiando i mezzi di servizio proprio sulla tanto preziosa ciclabile. Questa città è un tantino più grande e complessa. Mi vien da ridere nel vedere difendere a spada tratta questa visione ristretta della città da parte di coloro che accusavano un altro sindaco, che forse tu manco hai vissuto, se non ricordo male sei abbastanza più giovane di me, che riduceva tutta la città a Piazza Plebiscito. In realtà fece, almeno nel primo mandato, molto di più; peccato che alla seconda consiliatura gli venne in mente di essere diventato una specie di re nasone.

      Fabio

  • invece di ispirarsi a chi le ciclabili le fa bene … ci troviamo strutture mostro e dannose

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