Sbagliando si impara

Non amo le frasi fatte ma visto che titolare non è mai stata una mia virtù questo è il massimo che sono riuscito a fare. Però nei detti comuni aleggia sempre una verità e infatti sono convinto che solo provando, tentando, sbagliando ma con la voglia di capire dove sta l’errore, si possa imparare.

6385 sbagliando si imparaQui, su questo blog, da tempo cerco di fornirvi gli strumenti necessari per “sporcarvi le mani di grasso” limitando al massimo gli errori. Ma se accade, se uno sbaglio si verifica non è mai il caso di farne una tragedia. Prendiamolo come spunto per capire in cosa abbiamo sbagliato e quell’errore diverrà una ulteriore opportunità di conoscenza.

Malgrado la buona mole di articoli, quelli presenti sul blog cristallizzano solo una minima parte di ciò che si fa in mocrofficina, la punta dell’iceberg per ricorrere ad altro luogo comune. I motivi sono diversi. Si, manca il tempo di scrivere su tutto, soprattutto manca il tempo per le immagini. Come ho detto spesso e può confermare chi ci ha provato, una operazione da 30 minuti richiede diverse ore se è necessario preparare la sequenza fotografica, soprattutto se sei da solo e non hai chi ti fotografa. Ma alla fine se il ciclista ha pazienza di attendere la riconsegna della bici il problema è risolvibile.

Il vero motivo per cui non mostro parecchie cose è che sono difficili da descrivere e l’errore è dietro l’angolo. Difficoltà della descrizione non per l’operazione in sé quanto piuttosto per le innumerevoli variabili in gioco, per cui una data procedura è giusta su una bici e con quei componenti, del tutto errata su altro modello.

Prendiamo ad esempio un semplice trucchetto che pubblicai tempo addietro per suggerirvi come smontare facilmente un pedale ossidato. Nel testo ho specificato più volte che questo sistema non deve essere usato su telai in fibra di carbonio. Se a un lettore disattento sfugge questa importante avvertenza e spacca il carro? Qualcuno direbbe “beh, se lo è cercato”. Io no, il pensiero che un ciclista possa far danni dopo aver letto un mio articolo mi impegna alla ricerca di ogni soluzione. Anche se l’articolo è corretto e l’errore è tutto di chi ha letto, anzi, non ha letto con la giusta attenzione.

Oppure, sempre per amore degli esempi, pensiamo alla regolazione del deragliatore. E’ una operazione semplice tutto sommato, con parametri più o meno stabili per tutti tranne il recente sistema messo a punto da Sram. E infatti gli articoli sul tema non mancano, bene o male qualunque siano deragliatore e guarnitura si lavora sempre allo stesso modo e con gli stessi riferimenti, tranne come detto lo Yaw di casa Sram.

Io però sono solito aggiungere alcune personalizzazioni. Poiché la maggior parte dei ciclisti che si appoggiano alla microfficina hanno piglio sportivo anche quando pedalano per puro diletto, regolo quasi sempre il deragliatore in modo che impegnando la corona maggiore si possa sfruttare agevolmente anche il pignone più agile. Perché? Perché per esperienza ho visto che molti gradiscono (me compreso) affrontare un leggero strappo senza dover scendere di corona per ottenere l’agilità necessaria.

E’ una procedura abbastanza semplice, ma varia molto da modello a modello di deragliatore, influisce la dentatura della corona così come la scala pignoni; persino l’angolo del piantone deve essere tenuto in considerazione per poter eseguire una giusta regolazione senza pericolo che l’incrocio estremo causi danni. Con così tante variabili in gioco come faccio a scrivere un articolo valido per tutti? E se anche riesco a ordinare secondo denominatori comuni, chi mi dice che fra sei mesi non spunta fuori un deragliatore differente che con quelle regolazioni non funzionerà mai?

Ancora più difficile quando eseguo la regolazione opposta, ossia consentire al ciclista di sfruttare senza grattare tutti i pignoni ma pedalando con la corona minore. E’ fattibile solo coi comandi che hanno il trim, quel mezzo scatto di aggiustamento la cui funzione inverto, ha con sé alcuni effetti collaterali a cui bisogna abituarsi (se si sale da corona inferiore a superiore dando tutti e due gli scatti, ossia trim più salita, la catena esce all’esterno) e richiede uno studio meticoloso di ogni variabile nonché una buona dose di prove sul campo, sotto carico. Ora non chiedetemi come fare però 😀

Ma a parte i casi in cui è oggettivamente impossibile tirar fuori un articolo che indichi una procedura univoca e sempre replicabile, sul blog al momento nella sezione officina sono presenti articoli sufficienti a risolvere la maggior parte dei problemi di manutenzione e assemblaggio di bici stradali. Manca il mondo off road che sapete non è tra le mie passioni.

Articoli che servono perché nessuno di noi nasce con la conoscenza in tasca e una guida è sempre meglio averla; articoli che sarebbero del tutto inutili se poi chi li legge non sperimenta in prima persona. Perché per quanto un mio scritto possa essere preciso, dettagliato al limite della petulanza, nulla vale più di impugnare un attrezzo e provarci.

Se poi si prova con la supervisione di qualcuno più esperto è ancora meglio. Qualcuno che sappia guidare, lasciare autonomia e intervenire in caso di errore, ma prima che si commetta l’errore; e abbia anche voglia di spiegare perché proseguendo su quella strada si sarebbe corso il rischio di far danni.

Lo dico con rammarico: persone così sono rare. Forse sono io che ho una visione distorta della realtà ma credo che la solidarietà sia una della cose più belle che l’uomo possa mettere in campo. Invece troppo spesso, e lo comprendo dalle vostre mail e dalle storie che mi raccontate, ci troviamo al cospetto di quelli che, come diciamo noi che la mattina ci svegliamo guardando il Vesuvio e rivolgiamo una muta preghiera al vulcano perché non faccia altrettanto, “fanno i preziosi”.

Con evidente spirito polemico li accuso di essere i peggiori. Di recente mi è capitato uno di voi che leggete e che per di più spesso è ricorso alla microfficina che mi ha contattato per un problema tutto sommato semplice, anche se ogni problema è semplice quando conosci la soluzione.

Sintetizzo; sapendo delle mie difficoltà logistiche, avevo troppe bici tra i piedi e nemmeno lo spazio per muovermi (perché c’è chi ti da fretta ma anche chi ti lascia bici a mesi interi senza curarsi se la cosa mi possa creare problemi, costringendomi a rifiutare aiuto ad altri perché non saprei dove metterle) questo nostro collega, che chiamerò Mario per convenzione, ha deciso di lasciare la bici a un altro ciclista che si era offerto di occuparsene. Dopo una decina di giorni ritira la bici con lo stesso identico problema, nulla era stato fatto nel frattempo. Il nostro Mario cambia approccio e chiede al ciclista prezioso se gli spiega almeno dove lavorare per cercare una soluzione; ottenendo per giorni solo risposte vaghe o nessuna. A questo punto mi ha contattato, mi ha spiegato il problema, ci siamo visti in strada per un caffè e con un semplice minitool che avevo con me e 50 centesimi spesi da un ferramenta ho eseguito le regolazioni. Magia o miei poteri soprannaturali? Ma no, era davvero una sciocchezza. Anche se, arriva l’autocelebrazione 😀 , due meccanici non avevano scovato l’inghippo; però va anche detto che quando si tratta di vecchie signore a pedali è normale che meccanici più giovani non conoscano alcuni dettagli.

Comunicato al ciclista prezioso che il problema era risolto si è sentito rispondere che certo, era una sciocchezza, ma visto che ci stava mettendo lui (il proprietario) le mani sopra preferiva aspettare che finisse di far danni e poi avrebbe provveduto a ripulire dalle macerie. Forse sarò eccessivo, ma io l’ho trovata una affermazione disgustosa; anche perché il nostro povero Mario ci stava mettendo le mani data l’inerzia (per non dire peggio) del prezioso…

Posso darvi un consiglio? Se vi imbattete in uno così depennatelo dalle vostre conoscenze senza alcun rimpianto. Non vale il vostro tempo.

Molto meglio se il vostro tempo lo dedicate a pedalare o fare qualunque cosa vi piaccia. E ogni tanto dedicarne uno spicchio a curare la vostra compagna a pedali, da soli. Magari sfruttando qualche articolo presente qui o, per i casi più particolari, contattandomi all’indirizzo mail del blog.

Lo sapete che vi incentivo sempre a lavorare in prima persona e per le operazioni più difficoltose non mi sono mai sognato di attendere le macerie ma vi guido passo passo. Alcune volte sono ricorso persino ai montaggi via Skype per sopperire alla lontananza, ma è piuttosto complicato…

E se malgrado i vostri sforzi o a causa dei miei cattivi consigli doveste sbagliare non è mai un problema. Grossi danni su una bici non è possibile farli, almeno per l’ordinaria manutenzione. Alla peggio si danneggia un cuscinetto.

L’importante è non demordere; però meglio fermarsi un poco, lasciar sedimentare perché col nervoso si peggiora solo tutto e poi analizzare con calma dove può essere annidato l’errore. Di solito è sempre una errata sequenza di montaggio o aver invertito alcuni parti che sembrano uguali. Una cosa è sicura: una volta scovato l’errore non lo ripeterete più. L’errore da irritante contrattempo è diventato occasione di conoscenza. Sbagliando si impara, appunto.

E sempre per incentivarvi a mettere mano agli attrezzi sto lavorando alla stesura di più progetti di bici che partono da alcuni telai e possono essere assemblati con diversi componenti per ottenere se non la bici perfetta quella che più si avvicina. Il primo articolo è quasi pronto, non mi piace l’impaginazione. Troppo lungo in alcune parti, eccessivamente didascalico in altre e nel complesso poco fruibile. Ma ci lavorerò nel fine settimana, se pioverà. Se finalmente la primavera invece dovesse decidere di mostrarsi, una pedalata me la vorrei fare pure io 😀

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Ti è piaciuto questo articolo? Scrivi un commento oppure clicca sul pulsante “Mi piace”. Puoi condividerlo con i tuoi amici sui tuoi social o inviarlo loro via email, basta un clic sui pulsanti in basso. E se vuoi essere sempre aggiornato su ogni nuova pubblicazione non dimenticare di iscriverti al blog.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Andrea

    Quotone 🙂

    Mi dispiace dirlo, ma molti meccanici di bici sono meri venditori e neanche bravi (il cliente andrebbe coccolato, non turlupinato). Avevo avuto problemi al cambio e ed ero stato da due meccanici, non ho risolto nulla, anzi la cambiata andava peggio e uno dei due come miglior soluzione mi ha consigliato di cambiare bici…l’ho sistemato da solo, proprio vero che chi fa da sé fa per tre!
    Poi come è giusto allontanarsi dai meccanici scarsi, tanto più è giusto tenersi stretto un bravo meccanico (ne conosco uno che è anche una persona onesta). Tu faresti faville come meccanico, si vede che hai una manualità che non hanno tutti, oltre ad ottime doti di problem solving (purtroppo non conosco il corrispettivo italiano :D)

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, è vero come è vero che ne esistono di bravi e competenti, come hai notato. E purtroppo è anche vero che spesso quelli troppo bravi sono sprecati con tanti ciclisti…
      Comunque giustifico i giovanotti, quando Huret faceva quella roba manco erano nati o andavano sul triciclo. Disgraziatamente io invece già pedalavo 🙁

      Fabio

      • Francesco

        Ci dovevi svelare l’arcano meccanico!Ora mi ha lasciato la curiosità sul come sei riuscito a riparare la bici.

        • Elessarbicycle

          Oibò, davvero una sciocchezza. I vecchi deragliatori hanno la fascetta in plastica, con la sede sagomata per il dado. Era danneggiata la sede, il dado ruotava e non stringendo più bene a furia di cambiare la tensione cavo faceva scendere il deragliatore. Ho semplicemente avvitato nella sede una bussola filettata, anche perché non è un deragliatore di pregio; però difficile da trovare originale, son passati troppi anni

          Fabio

Commenta anche tu!