Redshift ShockStop

Tempo di lettura: 13 minuti

Il protagonista del test è un attacco manubrio: lo ShockStop dell’americana Redshift che cela un segreto al suo interno: è ammortizzato.

 

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Quando lo vidi la prima volta in rete in occasione del lancio della campagna di finanziamento su Kickstarter confesso che non fui particolarmente colpito. L’idea non è nuova, ci hanno provato per anni a “molleggiare” questo componente con risultati tutto sommato deludenti sia sul piano funzionale che estetico.

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Un duro banco di prova fu la Parigi-Roubaix dove la Bianchi provò un attacco della 3TTT con un ammortizzatore a molla elicoidale e olio.

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Lo schema di fondo con un elemento ammortizzante esterno continua a essere proposto su modelli più moderni.

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La TranzX è una delle poche case a presentare un sistema di assorbimento interno ma siccome non l’ho provato non posso esprimere giudizi.

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E poi abbiamo questo ShockStop che sfrutta un sistema a singolo pivot su cuscinetto e degli elastomeri all’interno proposti in diverse gradazioni per calibrarli sul peso del ciclista.

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Prima di affrontare la dettagliata conoscenza di questo attacco manubrio è bene ripassare qualche nozione base perché su alcuni aspetti molti ciclisti continuano a seguire leggende metropolitane, confondendo la rigidità di un telaio e di una bici in genere con la sua assoluta migliore performance. In realtà non è cosi.

Sotto la spinta della forza impressa alla pedalata l’insieme bici flette; quando parlo di insieme bici intendo telaio, ruote, reggisella, attacco: tutto insomma.

La flessione è necessaria altrimenti si spaccherebbe; ogni flessione comporta un assorbimento di potenza, e maggiore sarà più energia della pedalata andrà dispersa.

I professionisti chiedono telai sempre più rigidi, a loro interessa nulla la durata e men che meno il comfort: non deve disperdersi nemmeno un watt. I cicloamatori seguono a ruota, ovviamente solo metaforica.

La rigidità chiede un prezzo: se non disperde energia della pedalata allo stesso modo non disperderà quella che arriva dalla strada. Forse solo i velodromi hanno la pavimentazione perfettamente liscia, su strada è una condizione che non si verifica mai. Questa energia che per semplicità espositiva chiamerò “di rimando” non è semplicemente un fattore di scomodità: sottrae forza al ciclista. Per questo sconsiglio sempre bici troppo rigide a chi è poco allenato.

L’incubo di ogni progettista è creare una bici che sia rigida nella trasmissione della pedalata e morbida nella risposta inversa. Fino a che le bici erano costruite solo in acciaio ci si affidava alle geometrie; poi sono arrivati i progressi della metallurgia con le tubazioni a sezioni variabili, leghe differenti e qualcosa è cambiato. Il balzo in avanti si è avuto negli ultimi anni col perfezionamento delle fibre composite, dove lavorando anche su trama e materiali dei telai oltre che sulle geometrie abbiamo bici che disperdono poco o nulla della pedalata e al contempo mantengono il ciclista al riparo dagli scossoni. Che ho detto pregiudicano il comfort, stancano e aggiungo sono anche pericolosi. Chiunque di noi si è trovato ad affrontare un tratto di pavé particolarmente ostico si è visto costretto a rallentare non solo per salvaguardare le terga ma anche perché tenere la bici in traiettoria è impossibile.

Pensate alla Mountain bike: front o full suspended, quegli ammortizzatori servono semplicemente a far pedalare comodi o tenere la bici in (fuori) strada? Immaginate che sarebbe guidare una moto o un auto priva di sospensioni? Al primo dosso decolla, alla prima curva sei fuori strada.

Dotare una Mtb o una bici da fuoristrada leggero come per esempio una da trekking di un sistema ammortizzante è una scelta naturale. Con una stradale le cose si complicano, con una sportiva diventa veramente difficile (non mancano esempi lo so, ma sono per ora casi isolati) e l’esplosione del fenomeno gravel sta dando una bella spinta alla ricerca di soluzioni valide. E una è proprio questo attacco manubrio capace di smorzare efficacemente e consentire un passo superiore. Ecco, ci sono ricascato andando subito alle conclusioni. Un altro poco di pazienza, diamo prima una occhiata a questo attacco manubrio, scopriamone il principio di funzionamento, come si installa e poi chiuderemo con la prova su strada; che, anticipo, è stata molto articolata e varia.

Visto “da fuori” nulla lascia immaginare sia un attacco ammortizzato; a uno sguardo disattento potrà ricordare un semplice attacco pieghevole, come è accaduto a chi si è intrufolato di soppiatto nella mia posta.

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Osservandolo meglio si apprezzano la qualità costruttiva e l’ottima lavorazione, col logo della casa poco invadente, le classiche indicazioni sulle corrette coppie di serraggio e quella brugola ben incassata che non lascia intuire il suo reale funzionamento.

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Messo a confronto con un attacco tradizionale classico l’unica differenza apprezzabile è la sezione squadrata del corpo e il suo essere un poco più cicciotto.

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Il principio di funzionamento è semplice nel suo meccanismo e per questo intelligente. Un singolo pivot lavora con l’ausilio di un cuscinetto interno situato in corrispondenza della brugola che lo tiene in sede; all’interno del corpo principale abbiamo una coppia di elastomeri a cui è demandata la funzione ammortizzante.

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In questo disegno ufficiale è visibile l’attacco scomposto nei suoi elementi, tranne il cuscinetto; che è comunque di formato standard e quindi facilmente reperibile se fosse necessario sostituirlo.

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Ma i test svolti dal produttore sono stati lunghi e stressanti e hanno evidenziato una vita utile dei componenti assai durevole, quindi la sostituzione appare un evento remoto.

Questo sistema a pivot ed elastomeri fa si che il corpo principale dell’attacco manubrio si muova su e giù “ad arco” assorbendo il grosso delle asperità; che in tal modo non si propagheranno lungo braccia, collo e schiena del ciclista.

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I grafici ufficiali riportano chiaramente le differenze di comportamento tra un attacco normale e questo ShockStop.

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Come ogni sistema ammortizzante che si rispetti anche questo è regolabile. Di serie sono forniti cinque diversi elastomeri con differente elasticità facilmente distinguibili per colore e con gradazione incisa sul corpo.

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Andranno installati singoli o a coppia a seconda del peso del ciclista e della conformazione del manubrio, come indicato in una tabella compresa nelle istruzioni.

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L’installazione è semplice ma meno di come mostra il sito ufficiale.

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Questo perché l’attacco arriva con una coppia di elastomeri già inserita e se il connubio non è quello esatto per il nostro peso/manubrio allora è necessario sostituirli con quelli giusti. Ho suggerito alla Redshift di consentire già in fase d’ordine la possibilità per il ciclista di avere l’attacco con gli elastomeri in sede in base al proprio peso, magari con un form apposito. A loro è sembrata una buona idea e la valuteranno; oppure avranno solo pensato che sono un gran seccatore…

Comunque l’operazione di sostituzione degli elastomeri è a bassa difficoltà a patto di seguire la procedura corretta. Che vi mostro sia in sequenza fotografica col corredo della spiegazione che con un breve video.

E’ importante che questa operazione sia eseguita con l’attacco manubrio già fissato alla forcella e vedremo perché. Gli attrezzi necessari sono due chiavi a brugola; una da 3mm e una da 4mm. Versione lunga e con manico, meglio ancora se a T.

Per prima cosa dobbiamo rimuovere il carrello che tiene in sede gli elastomeri e lo faremo svitando la piccola brugola da 3mm indicata dalla freccia.

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Rimosso completamente il carrello, aiutandoci con la nostra chiave a brugola dovremo sfilare gli elastomeri sfruttando l’anello saggiamente previsto dal produttore.

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Grazie alla tabella presente nelle istruzioni potremo subito stabilire quale o quali elastomeri inserire.

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Molto importante il verso di inserimento: gli anelli devono sempre essere adagiati alle pareti del corpo dell’attacco e nella parte superiore, come specificato anche nel foglio illustrativo. I segni rossi sono una mia aggiunta e simboleggiano gli anelli.

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Ora non resta che riavvitare il carrello.

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Anche qui c’è una indicazione importante: nell’avvitare il carrello il corpo dell’attacco deve essere premuto con forza verso il basso e tenuto così sino al completo avvitamento, pena il malfunzionamento dell’attacco e la possibile rottura della vite interna.

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Una bella “premuta” e 32 giri completi della piccola brugola da 3mm per rimettere il carrello in posizione di lavoro. Per questo ho specificato sopra che è necessario l’attacco sia già fissato alla forcella e ho suggerito una chiave a brugola col manico o a T, più semplice tenere il conto dei giri.

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Nel video che segue la sostituzione degli elastomeri.

L’attacco è proposto in diverse lunghezze e con differenti angoli, come specificato dalla tabella in basso.

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Come si vede quello da 6 gradi è reversibile. L’importante se si decide di ruotarlo è spostare gli elastomeri nelle “cellette” in alto, altrimenti non lavora in modo corretto.

Inoltre sono previsti due utili accessori originali: un attacco per ciclocomputer (standard Garmin) e un supporto per luci e altro.

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Bene, fine della lunga presentazione ma non siamo dinanzi a un semplice attacco manubrio e merita una accurata descrizione. Ora passiamo al test su strada.

Che è stato lungo, con l’utilizzo di tre bici molto diverse tra loro che hanno percorso asfalto, pavé, fuoristrada e preso pure la pioggia. Che non mi serviva per provare l’attacco, ma indica la mia dedizione al dovere 😀

Solo Elessar è stata esentata, visto il suo attacco artigianale avrei dovuto rimuovere nastro e comandi per sfilare la piega e poi nastrare di nuovo. Troppo.

Il primo test è stato in sella alla mia Rose X-Lite Team, una bici sportiva estrema che ha nell’avantreno il suo lato migliore; nello scarso comfort sul pavé quello peggiore, motivo per cui ogni mia uscita (che ne prevede in gran quantità per forza a meno di volare…) si riduce in uno strazio all’inizio e alla fine, quando cioè sono costretto a pedalare a passo d’uomo sulle martoriate strade che mi consentono di abbandonare la città e rientrarvi. Per accentuare l’effetto “salterino” sul pavé ho anche gonfiato le gomme Michelin Pro4 Endurance in misura 700×23 montate sulle Spada Oxygeno a una pressione superiore a quella giusta per il mio peso.

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Ero scettico, dopo aver installato l’attacco sulla bici e averne saggiato l’escursione da fermo mi ero preparato a trovarmi una bici instabile, col manubrio ballerino e senza l’assoluta precisione di guida garantita dalla perfetta forcella della X-Lite.

Niente di più sbagliato! Poche centinaia di metri e pensavo di avere la gomma a bassa pressione; scendo di sella, controllo, pressione oltre la soglia giusta, altri cento metri e mi fermo di nuovo per prendere la bici del mio compagno di uscita e dare a lui la Rose. Sia per chiedergli un parere e sia per verificare non avessero aggiustato la strada durante la notte trasformandola in un liscio tavolo da biliardo…

Lo scetticismo è passato veloce come il ritmo che sul pavé non ho mai potuto tenere. Postura a sfiorare la sella (lì non c’è alcun sistema ammortizzante) e via a pedalare su strade che percorro solitamente a passo appena turistico. Il manubrio mai flaccido tra le mani, i colpi più forti si sentono ma smorzati e ti accorgi che stai tenendo una andatura che senza questo attacco non potresti mai mantenere.

Proseguo il mio test sullo sconnesso affrontando una salita anche lei tutta pavé e dossi e anche qui il ritmo è alto, decisamente più alto di quanto tengo di solito. Mi alzo spesso a rilanciare con le mani in presa sui comandi per capire se caricando il peso in avanti si avverte l’abbassamento della piega. C’è ma è minimo, ci si abitua subito. La precisione di guida non viene mai meno e questo è fondamentale.

Arrivato in cima preferisco affrontare lo stesso percorso in discesa, quindi insisto col pavé. Avendo ancora una volta conferma che la velocità media è superiore e solo il retrotreno che salta a destra e sinistra sui sampietrini mi impone un calo di ritmo. Risalgo in cima ma per affrontare una discesa ripida e asfaltata: lo scopo è verificare precisione di guida e la sensazione trasmessa in frenata, sia in presa bassa che in presa sui comandi. Ancora una volta il ritmo è più alto, le rugosità dell’asfalto non si avvertono e frenando in presa bassa il manubrio resta saldo tra le mani. Arrivando veloci in ingresso curva in presa sui comandi e azionando decisi i freni si avverte invece un lieve abbassamento della piega, un poco come quando stacchiamo decisi in moto e l’avantreno si accuccia. La precisione di ingresso e la capacità di tenere la traiettoria non sono minimamente scalfite: granitica era la X-Lite prima, granitica resta ora con questo attacco manubrio. Il suo abbassamento in frenata non compromette l’ingresso in curva in nessun modo (la geometria di sterzo non varia, è l’attacco a essere ammortizzato non la forcella) e ci si abitua subito a questo suo comportamento.

Anzi, il vero problema è che ci si abitua troppo presto a questo attacco, finendo col dimenticarsi che è lì. Salvo poi accorgersi di quanto è stato prezioso appena vi rinunci. Che è quello che ho fatto in una successiva uscita, percorrendo gli stessi tratti con l’attacco rigido per poi ripercorrerli subito con quello ammortizzato. Ho preferito questo continuo monta e smonta per strada proprio per non far passare tempo tra una uscita e l’altra. Volevo il confronto immediato a parità di bici e strada. E ogni volta lo ShockStop si è rivelato vincente. Più velocità, più comodità, nessun limite nella precisione di guida. Ho iniziato a passare apposta sopra tombini, rotaie, dossi, avvallamenti, salti vari (si, con la Rose X-Lite e poi ci sono quelli che dicono che il carbonio è fragile…) cercando in ogni occasione di scoprire il limite o una pecca in questo attacco. Tutto inutile, più osavo più questo benedetto attacco assecondava ogni mia balzana interpretazione della strada.

Ovvio che dopo prove così estreme il comportamento su asfalto normale è stato semplicemente eccellente, trasformando per incanto ogni imperfezione in un perfetto manto su cui far scorrere l’anteriore. E riversando parte di tanta efficienza anche al posteriore, sia pure in modo indiretto. Riuscire a pedalare con braccia e schiena che “soffrono meno” e restano morbide consente anche di tenere meglio la bici in traiettoria sullo sconnesso pronunciato. Inoltre tutto il tronco è meno gravato e quindi pedalare a filo sella per ammortizzare con le gambe risulta più facile.

Non è stato semplice interpretare questo comportamento, riuscire a decifrare le sensazioni e associarle in giusta sequenza. Il dato oggettivo è che andavo più veloce e con meno fatica lì dove sono solitamente costretto a calare drasticamente il ritmo nel tentativo di non essere disarcionato.

Sulle bici da corsa sono sensibile al peso, è un aspetto che non trascuro. Senza eccessi soprattutto per il portafoglio, cerco la leggerezza. Ma ho aggiunto con piacere i 110 grammi che separano il mio Ritchey da questo ShockStop che in lunghezza 90mm pesa alla mia bilancia 230 grammi. Sarà dura rimandarlo indietro ora che ho terminato il test…

Il secondo test è stato svolto sfruttando una urban/gravel tuttofare, la PlanetX London Road che ha telaio in alluminio, forcella in carbonio e ruote calzate da panciute gomme in misura 700×35.

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Ho percorso le stesse strade dove ho pedalato con la X-Lite aggiungendo tratti urbani particolarmente martoriati e fuoristrada vario. Ancor più che con la rigida sportiva in carbonio qui lo ShockStop ha mostrato le sue qualità. Grazie alle coperture grosse posso percorrere più agevolmente i tratti sconnessi, ma dopo aver installato questo attacco i punti dove anche con la London Road ero costretto a rallentare innestando un rapporto duro per tenere la bici carica su strada ho potuto percorrerli aumentando allegramente il passo. Soprattutto in discesa ho avvertito netto il miglioramento globale nella tenuta di strada e nel comfort di marcia. Sia su strada che in fuoristrada ho replicato la schema di percorrere gli stessi tratti con un attacco rigido e con questo ammortizzato, sempre per avere subito chiare le differenze e fissare le impressioni. In città, con strade mal asfaltate e tantissimo pavé rovinato ho potuto tenere un ritmo che con l’attacco rigido era improponibile. Lo stesso in fuoristrada, dove ogni sentiero, sobbalzo, radice, salto sono stati sempre affrontati a velocità superiore senza mai rovinare l’ottima precisione di sterzo di questa inglesina tuttofare. Scendendo veloci in presa sui comandi, complici anche i freni a disco, si avverte ancor più l’abbassamento delle piega in frenata decisa. Ma come sulla Rose anche alla guida di questa London Road sono basati pochi metri per abituarmi e nemmeno con questa bici ho avvertito alcun peggioramento nella precisione di guida.

La terza bici coinvolta è una vecchia conoscenza del blog: la Surly Karate Monkey Ops con telaio in acciaio e forcella rigida nello stesso materiale; mi è stata prestata nella sua attuale versione ossia con manubrio dritto, ruote Spada Rapido e grosse Schwalbe Big Apple da 2 pollici.

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Avrete notato che il setup degli elastomeri è molto diverso tra manubrio flat e dropbar. Nella mia fascia di peso dovevo installarne uno solo e di grado medio, francamente non sapevo cosa aspettarmi. E sempre per accumulare quanti più dati era possibile ho usato la bici sia con le Big Apple che con coperture più sottili, percorrendo le stesse strade e identico fuoristrada affrontato con le altre bici.

In questa configurazione e con questa Surly il manubrio è diventato più “morbido” rispetto ai test con la piega da corsa. Soprattutto a bassa velocità e sulle asperità più pronunciate affrontate sempre a ritmo ridotto si avverte in maniera più netta il su e giù del manubrio. Morbido ma non flaccido badate bene. Aumentando il ritmo le sensazioni si sono livellate a quelle registrate con la piega, quindi un aumento globale del comfort di marcia, la possibilità di aumentare il ritmo (soprattutto con le gomme più strette, le Big Apple sono talmente comode che bastano da sole…) e tutto senza mai sacrificare la precisione dell’avantreno.

Nel video che segue alcune situazioni tipiche affrontate in sella alla PlanetX London Road; fuoristrada, asfalto, pavé sia in piano che in discesa. Si può notare il movimento della piega sulle asperità e come scenda in frenata.

Tutto questo non mi è bastato, ho voluto svolgere ulteriori prove cambiando il settaggio degli elastomeri su tutte e tre le bici usate. Con i miei 71 kg sono al primo confine del range previsto che parte da 70 kg fino a 84 kg. Quindi ho eseguito test, sempre a parità di percorso e bici usata, sfruttando la combinazione di elastomeri prevista per la fascia di peso inferiore e superiore.

Un secondo video l’ho girato a distanza di mesi da questo test; lo aggiungo qui perché senza lo ShockStop non avrei mai potuto tenere quel passo in fuoristrada e sul pavè.

I test con il setup previsto per fascia di peso superiore al mio non hanno prodotto risultati apprezzabili. Meno pronunciato l’abbassamento della piega nelle frenate decise ma a parte questo l’attacco non ha potuto dispiegare le proprie qualità. Troppo rigido e con la fastidiosa tendenza a saltellare nelle asperità in rapida successione. Soprattutto sul pavé i riscontri peggiori con un “effetto risonanza” per cui il manubrio, sia drop che flat, continuava a vibrare tra le mani. No, è stato un errore ma andava verificato.

Più interessanti i risultati ottenuti pedalando con elastomeri previsti per la fascia di peso inferiore. Non mi è piaciuto molto con il manubrio dritto, troppo repentino l’abbassamento nelle frenate decise, mentre in quelle più blande è sempre rimasto tutto sotto controllo. Con la piega ho avuto due risposte differenti sulle due bici usate, che giova ricordarlo sono molto diverse tra loro. Il comfort di marcia è aumentato ma mentre sulla London Road non ho avuto controindicazioni in nessun frangente (solo il solito abbassamento in frenata più rapido) con la X-Lite ho avuto qualche indecisione nelle discese più veloci, soprattutto i tornanti stretti entrando in presa sui comandi dove qualche scompenso in ingresso di curva l’ho avuto; probabilmente la variazione di carico, infatti frenando in presa bassa il problema si è quasi annullato. Nulla di pericoloso e solo a velocità queste si pericolose, ma nel complesso ho ritenuto decisamente migliore su ogni bici il setup studiato dal produttore. Comunque sui tratti di pavé peggiori usare elastomeri più morbidi mi ha dato un superiore comfort di marcia con ogni bici usata.

Forse perché col mio peso sono appena sopra il limite minimo del range previsto ho potuto rilevare questi cambiamenti. Probabilmente se mi trovassi più al centro o vicino al limite superiore le risposte sarebbero state diverse. Ma mettermi a dieta e poi ingrassare per verificarlo sarebbe stato chiedermi troppo 😀

Mi è mancato un test che avrei voluto fare ma non avevo possibilità di procurarmi in tempi rapidi una bici adatta: in assetto con le appendici da crono, come queste Quick-Release Aerobars proposte sempre da Redshift.

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Chi le usa o le ha usate sa bene come le asperità si trasmettano decise sugli avambracci premuti sugli appoggi e amplificate dalla presa molto stretta sulle appendici. Sono ragionevolmente convinto dopo tante prove che su una bici così configurata questo attacco potrebbe essere una ottima soluzione. Se Redshift vorrà mettermele a disposizione per proseguire nei test io non mi tiro indietro 😀

Una lunga recensione, credo al momento la più esaustiva in rete. Ma sapete che preferisco essere generoso con le informazioni che sacrificare la completezza alla rapidità imposta dal web. Ora siamo alle considerazioni finali, tenendo d’occhio cosa offre questo attacco anche in rapporto al prezzo, per il momento fissato in 139 dollari USA. Che al cambio attuale è più di quanto ci vuole per un buon attacco rigido in alluminio e molto meno del costo di uno in carbonio.

Soldi ben spesi? Assolutamente si. Qualunque sia la bici, dotata ovviamente di forcella rigida, il miglioramento globale è tangibile, reale. Nessuna controindicazione nella precisione di guida e se non fosse per quell’abbassamento del manubrio in frenata ci si dimenticherebbe subito di averlo. Per poi rimpiangerne le qualità una volta reinstallato un attacco rigido. I pochi grammi in più non rappresentano un limite, collocati poi in una zona della bici dove non influiscono più di tanto come avverrebbe invece con le ruote. Resta da stabilire la costanza di comportamento nel tempo, nel corso degli anni direi. La Redshift ha eseguito molti test in laboratorio e mi ha assicurato che il ciclo vitale è lungo; e non dimentichiamo che sarà possibile cambiare sia il cuscinetto che gli elastomeri se l’usura dovesse peggiorarne la funzionalità.

Ciclisti sportivi, urbani, turisti, fuoristradisti senza Mtb ammortizzate, a tutti loro è rivolto questo attacco e ognuno di loro ne trarrà profitto. Ho potuto usare la sportiva Rose X-Lite come non mi era permesso con il suo attacco, ho tenuto un passo superiore sempre, su ogni percorso e con ogni bici. Scettico e disincantato quando l’ho visto sono bastati pochi chilometri per farmi cambiare radicalmente idea. Non è solo la velocità che aumenta su strade sconnesse: è la godibilità della bici, qualunque bici, che compie un deciso passo avanti in ogni occasione. Se le esigue finanze del “conto bici”, perennemente in rosso tra spese per il blog e la microfficina, mi consentiranno la spesa è sicuro che uno ShockStop troverà casa su una mia bici.

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A distanza di alcuni mesi dalla pubblicazione del test aggiungo una notazione che immagino farà contenti molti: Redshift ha aperto un deposito in Europa. Significa che acquistando direttamente dal sito ufficiale la spedizione non partirà dagli USA, con conseguente aggravio di costi dovuto alle spese doganali, bensì dall’area UE. Resta a carico dell’acquirente l’IVA locale, la nostra cioè. Considerando che il cambio Euro/Dollaro US è di solito a noi favorevole, alla fine abbiamo un buon abbattimento della spesa globale. 

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Intervista a Erik deBrun

Come è nata la “Redshift Sports”?

La “Redshift Sports” è stata fondata nel 2013 da tre ingegneri meccanici con lo scopo di creare prodotti innovativi per aiutare i ciclisti e i triatleti ad andare più veloci e divertirsi di più pedalando. Prima di fondare la “Redshift Sports”, i tre dirigenti, Stephen Ahnert, Erik deBrun e Scott Poff gestivano un’azienda per lo sviluppo di prodotti coronata da grande successo.

Quale è stato il primo prodotto che avete creato?

Nel giugno 2013 abbiamo lanciato lo Switch Aero System su Kickstarter, una piattaforma di raccolta fondi che consente a finanziatori autonomi di avviare piccole imprese e progetti indipendenti. La risposta è stata travolgente ed abbiamo raccolto 2.5 volte in più rispetto al nostro progetto originale di raccolta fondi. Questo ci ha permesso di lanciare sul mercato i nostri primi prodotti: un reggisella a due posizioni e un manubrio da crono a sgancio rapido. Insieme formano lo Switch Aero System, che consente ai ciclisti di alternare tra una posizione aerodinamica e una da strada senza compromettere l’adattamento o il comfort in entrambe le posizioni.

Che test eseguite prima di commercializzare un vostro prodotto?

Eseguiamo un enorme numero di test prima di immettere qualsiasi prodotto sul mercato e continuiamo ad effettuarli dopo aver imparato dove possiamo apporre delle migliorie e garantire la qualità. Lo ShockStop lo abbiamo testato usando gli stessi standard ISO dell’attacco manubrio tradizionale, incluse la fase in (su/giù) e la fase out (destra/sinistra) di sforzo di carico, così come una serie di test di carico statico. Inoltre, abbiamo un certo numero di test sviluppati all’interno dell’azienda, che sottopongono lo ShockStop a carichi di impatto ed altre condizioni che simulano quelle del mondo reale, per essere certi che duri molti anni.

Per i vostri prodotti vi rivolgete a società esterne o fate tutto voi negli USA?

Lavoriamo con produttori sia negli Stati Uniti che in Asia. Abbiamo dei bravissimi partner che hanno una vasta esperienza nel settore del ciclismo, cosa molto importante quando si producono prodotti completamente nuovi ed unici.

State lavorando a un nuovo progetto?

In realtà stiamo lavorando su alcuni prodotti nuovi. Non posso dire troppo, tranne che i nostri clienti dovrebbero essere veramente eccitati per ciò che avverrà. Amiamo lavorare su prodotti nuovi ed innovativi ed ascoltiamo sempre i nostri clienti per conoscere ciò che vogliono.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Davvero una trovata interessante. Semplice e pulito nella linea.
    Lo ritengo davvero utile se si vuole aumentare il comfort della bici.
    Solo una domanda: dato che gli elastomeri sono tarati su un determinato peso del ciclista, come si comporta il manubrio durante i trasferimenti di carico in salita e in piedi sui pedali? Mi spiego meglio: trattansosi di un elemento ammortizzante privo di qualsiasi freno nel ritorno, cosa succede quando lo si sollecita oltre la taratura (che viene fatta in posizione standard, in sella) e ritmicamente?
    Risulta fastidioso in ambito sportivo, sotto questo punto di vista?

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Ciao Daniele, come indicato nel testo si ha solo un leggero abbassamento nel momento in cui alzandosi sui pedali si carica il peso sul manubrio. Poi, aggiungo, torna tutto normale anche pedalando in piedi, con solo una lieve minor escursione. Quando nel video sulla installazione alla fine mostro l’escursione bisogna tener presente che è a bici ferma e caricando il peso. Su strada nessuno pedala premendo così forte il manubrio, dopo un minuto sarebbe già con le braccia a pezzi.
      Nella guida sportiva quindi nessuna controindicazione, dovendo scegliere su quale bici montarlo non esiterei a installarlo sulla X-lite. Infatti alla fine si tiene un passo decisamente più veloce in ogni situazione.

      La taratura prevista dal produttore è stata la migliore per il mio peso; probabilmente se invece di 71 pesassi 83 kg, quindi collocandomi al limite opposto del range, avrei ottenuto risultati diversi nelle mie prove con diversi elastomeri. Credo che la cosa migliore sia seguire le indicazioni fornite ma a seconda di come ci si colloca nel range di peso e dei percorsi/bici sia utile che ognuno qualche esperimento lo faccia.

      Fabio

  • Matteo

    Intanto complimenti per l’ottima e completa recensione!
    Ho sia una BDC (ormai purtroppo inutilizzata principalmente per mancanza di tempo, per i sampietrini, buche ovunque e per il traffico incivile in ogni dove…abito a Roma!) sia una MTB da 26 con forcella rigida in carbonio e monocorona per gli spostamenti quotidiani.
    Sulla MTB ho montato delle big apple da 2.35 su cerchi surly hole rabbit con un generoso canale da 50mm (esterno), diciamo un esperimento di 26 plus per utilizzo principalmente stradale, un po’ per estetica, un po’ per il piacere si smanettare, un po’ per renderla una bici divertente e relativamente leggera in grado di digerire buche e strade scassate senza troppi patemi.

    Mi stavo chiedendo se avesse un senso spendere circa 150€ (per l’utilizzo di cui sopra) per questo attacco manubrio: tu pensi possa valerne la pena oppure i già generosi big apple da 2.35 non lascerebbero a questo attacco un ulteriore e soprattutto apprezzabile miglioramento?

    Oppure potrebbe avere senso magari sostituire i Big Apple da 2.35 con dei Kojack da 2.00 (decisamente più leggeri e scorrevoli) e recuperare confort sull’anteriore montando questo attacco ammortizzato?

    Grazie in anticipo per il tempo che vorrai dedicarmi.
    Un saluto
    Matteo

    • Elessarbicycle

      Ciao Matteo, durante i test mi sono servito come avrai letto anche di una Mtb in acciaio equipaggiata con Big Apple da 2″.
      L’attacco si è rivelato efficace ma ovviamente gomme così larghe e a pressione di lavoro bassa aiutano. Diciamo che più la gomma è larga (e quindi lavora a meno pressione) meno si avverte il lavoro dell’attacco perché è meno sollecitato non perché diventa inefficace.
      L’idea di favorire la scorrevolezza scendendo di sezione e lasciando sia l’attacco a lavorare di più è buona, ma ricorda che ammortizzi avanti; dietro è un lavoro che ho definito indiretto. C’è, ma è meno avvertibile.
      Per poterti dare un consiglio definitivo dovrei guidare la tua bici e con le tue gomme, impossibile. Però in questo lungo test non mi sono risparmiato e le ho provate tutte. In ogni occasione mi sono sempre trovato meglio, con qualunque tipo di bici e gommatura. Più il connubio bici/gomme è “rigido” più apprezzi è vero, ma solo perché la differenza tra il prima e il dopo è più marcato.
      Non so quanto costi la spedizione e le spese doganali, io non ho pagato né l’una né l’altra essendo un prodotto per un test e quindi non so dirti. Certo, son denari ma alla fine è meno della metà di quanto costi la piega sulla X-lite dove con ogni probabilità finirà uno ShockStop appena potrò affrontare la spesa.

      Fabio

  • Salvatore

    Ciao Fabio,
    desideravo chiederti : come si comporta in particolare con i salti?
    Mi interesserebbe capire il comportamento quando si atterra. Arriva a fine corsa e si blocca senza rischio?
    Vorrei montarlo sulla mia ciclocross per aumentare il comfort, faccio spesso giri lunghi in fuori strada e quando torno a casa ho le braccia e le mani intorpidite.

    • Elessarbicycle

      Ciao Salvatore, parliamo di un attacco manubrio e non di una forcella ammortizzata, quindi molto dipende da cosa si intende per salti e cosa ci aspetta. Di sicuro non appunto il comportamento di una forcella ammortizzata.
      In fuoristrada smorza bene, ma avverti la differenza con un altro attacco rigido; ossia è con questo che va fatto il raffronto.
      Precisazione doverosa altrimenti potrei essere frainteso.
      Nei salti nessun problema, li avverti ovviamente perché appunto non è una forcella. L’attacco scende ma la risalita (tra l’altro l’escursione è breve) è immediata e senza contraccolpi. Molto influenza il setup in base al peso. Per esempio ciclisti più leggeri di me hanno preferito usare un setup degli elastomeri previsto per fascia di peso superiore perché l’uso era essenzialmente stradale, e quegli stessi ciclisti hanno poi alleggerito gli elastomeri usando la ciclocross su percorsi molto martoriati.
      Diciamo che ognuno qualche prova è meglio se la fa.

      Fabio

  • Salvatore

    Ciao Fabio,
    grazie per la risposta.
    Chiaramente intendevo salti compatibili con la tipologia di bici :D, per intenderci altezza marciapiede o saltare in velocità un dosso o quello che puoi trovare di equivalente in fuoristrada. Non mi aspetto un comportamento da forcella ammortizzata, altrimenti cambierei tipologia di bici, ma mi piace la piega 😛
    Sono vicino al limite degli 84kg, sarebbe da provare.
    Probabilmente è l’upgrade migliore che potrei fare alla mia bici.
    Grazie ancora.

    Salvatore.

    • Elessarbicycle

      Ok, allora si, ottima scelta. Contattami all’indirizzo del blog se vuoi acquistarlo, ho “contrattato” uno sconto del 15% sul prezzo di acquisto per i lettori del blog. Ha durata limitata nel tempo, ovviamente.

      Fabio

  • Andrea

    Ciao Fabio,
    spulciando tra i vari prodotti presenti sul sito Rose-bikes mi è capitato di incontrare una serie di selle che da quanto ho capito lavorano con la stessa soluzione tecnica dell’attacco da te presentato. Tali selle, marchiate rose, forniscono la possibilità di scegliere tra tre elastomeri da interporre tra lo scafo e la slitta, hai mai provato tale soluzione? Ritieni che possa avere una sua efficacia?

  • Damiano

    Ciao Fabio, ho letto da poco la recensione dell’attacco, mi incuriosisce parecchio, perchè sulla mia Rover Vetta che è pensata per essere molto strada ma anche sterrato (ho doppio paio di ruote che alterno per l’uso) nell’affrontare tracce più impegnative e dissestate ho rilevato una difficoltà notevole quando la velocità aumenta: in discesa lo sconnesso rischia di render abbastanza ingovernabile la bici. Quel che dici sull’effetto nella guidabilità è interessante: non vorrei mettere forcelle ammortizzate o altro, ma ridurre un po’ gli scossoni potrebbe essermi d’aiuto non nella performance ma nella sicurezza di guida.

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, hai centrato il punto: non solo il comfort ma soprattutto la sicurezza di marcia trae gran beneficio. Adesso è montato stabilmente sulla mia ammiraglia sportiva…

      Fabio

  • Lorenzo

    Magari tra un pò ci sarà un distributore europeo a cui rivolgersi per l’acquisto.
    Bisognerà monitorare il WEB

    • Elessarbicycle

      Si Lorenzo, credo ci sarà ma non conosco i dettagli. Da parte mia mi sono adoperato tra i miei contatti sia Italia che nel resto d’Europa e sembra che un accordo di distribuzione sarà chiuso, ma non sento i ragazzi di Redshift da un mesetto circa, ho avuto mille cose da seguire. Dovrò ricontattarli per fine mese, l’idea è provare l’aero system e gli dissi che li avrei avvisati io dopo aver completato altri test. Con l’occasione chiederò dettagli. Resta comunque valido un codice sconto che ho ottenuto per i lettori del blog.

      Fabio

  • Sandro

    Ciao Fabio,

    componente molto interessante ed ottimo articolo; è da quando ho superato i 50 che cerco e mi interesso di comodità in BDC, sia che passi attraverso il setup, geometrie o componenti.
    Questo attacco sembra un must have per me…è ancora validi il codice sconto di cui parlavi in qualche risposta più sù?

    P.S.: ho letto il tuo libro e trovo la tua filosofia di andare in bici molto simile alla mia, cosiccome la storia…solo che la mia micro-officina serve solo la mia bici.
    Dicevo che ho letto il libro, tutto d’un fiato, scaricato dal kindle e letto in un pomeriggio che non sono uscito in bici…a parziale consolazione.
    Mi è piaciuto, anche se a tratti avrei preferito andare più in profondità su alcuni argomenti…tipo geometrie del telaio, ruote…
    Ma lo voglio rileggere, in modo meno “furioso”.

    Grazie per il tuo blog,
    Sandro

    • Elessarbicycle

      Ciao Sandro, per il codice temo di no, è passato tempo e non poteva rimanere attivo per mesi. Mi spiace.

      Capisco quando dici che avresti voluto andare più in profondità su alcuni argomenti. All’epoca scrissi che non potevo accontentare tutti, lettori ed editore che mi commissionò il lavoro compreso, ma solo cercare di scontentarne il meno possibile. Io avrei voluto più tecnica, l’editore no e quello che hai letto è stato il compromesso raggiunto. Comunque a supporto c’è il blog, dove la tecnica non manca e per quello che non trovi nemmeno qui c’è un indirizzo mail a cui contattarmi. Bene o male, riusciamo sempre a venirne a capo.

      Fabio

      • Questo mio feedback solo per dare due informazioni in più per chi si accinge ad acquistare (come io ho fatto) questo attacco.

        Spedizione velocissima (3gg) ed ottimo feedback dal supporto tecnico.
        Il costo della dogana per me è stato di 52.59€
        Il peso del 120mm si attesta a 312g…chi si fa gli schemini in excel con il costo per grammo (risparmiato) dei componenti è avvisato.

        Ciao!
        Sandro

        • Elessarbicycle

          Ciao Sandro, meno male che è arrivato questo tuo commento, la scorsa settimana avevo confuso te e Damiamo e ci stavo diventando scemo…
          Hai pagato la dogana più del dovuto, come sempre. E’ ingiusto. Ok i dazi, ma non arbitrari.
          Il 120 mm pesa abbastanza, sono 80g più del mio da 90mm; comunque è peso che vale la pena portarsi dietro, io sto per dotare anche altra mia bici con questo attacco. Solo Elessar non lo riceverà mai, ma come si a togliere quel capolavoro a congiunzioni?

          Fabio

  • Damiano

    Ciao! Mi permetto con molta umiltà di contraddire Fabio 😀 : il codice funziona ancora! Ho appena effettuato un ordine dell’attacco dal sito della redshift ed in effetti inserendo il codice mi applica lo sconto! Fortuna nostra!

    • Elessarbicycle

      E io mai come stavolta sono felice, per voi, di essere stato contraddetto.
      Unica cortesia: il codice, per precisa richiesta di Redshift, non può essere pubblicato qui ma solo comunicato in privato. Chi vuole mi invii una mail all’indirizzo di posta del blog.

      Fabio

  • Damiano

    Aggiorno: mi è arrivato a tempo di record l’attacco (spedito venerdì, lunedì ce l’avevo in mano).
    Il prezzo è un po’ elevato, fra spese di importazione e tutto il resto. La sensazione iniziale è piuttosto spiazzante, come diceva Fabio, sembra di avere la gomma a terra. Dato il mio peso piuttosto ridotto (67kg) ho montato gli elastomeri giallo e blu come consigliato. La prima prova oggi con salitina di 10km – 400m di dislivello, mi ha dato ottime impressioni su pavè, che viene attutito moltissimo, e su strada sconnessa in genere. Le riduzioni in performance non sono rilevanti, direi, anzi non visibili per ora, almeno con la mia media (bassa) preparazione atletica.
    Unico appunto per ora nel momento di alzarmi sui pedali, lì si sente abbastanza la flessione. Questo aspetto devo approfondirlo e capire se mi da fastidio, o aumenta lo sforzo, o semplicemente devo abituarmi. Ma domani arriva il test vero: passerò alla modalità sterrato e farò i soliti 30km per andare al lavoro su strade bianche, molto sassose e sconnesse come ci sono qui sul Carso. Sono però molto speranzoso, secondo me potrebbe essere una soluzione molto interessante per strade sterrate e ghiaia (gravel :D) in genere.

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, purtroppo la dogana incide e fa rabbia che incide più del dovuto. L’aliquota dovrebbe il 22% (o 23) ma se ti fai due conti vedi che non è così. Inoltre applicano un tasso di conversione euro/dollaro di uno a uno. Un ulteriore svantaggio quindi, visto che l’euro vale di più. Comunque, al di là di questo, veniamo all’attacco.
      L’abbassamento quando ci si alza sui pedali, come ho indicato nel test, è avvertibile. Dopo poco ci si abitua e non ci si fa più caso, ma le prime volte è spiazzante.
      Piuttosto faccio però una altra considerazione: io ho testato un 90mm, tu mi hai detto aver preso un 120mm. Ora, c’è una bella leva in più, 30 mm sono tanti. Hai fatto giustamente installare gli elastomeri in azienda in base al tuo peso (e sono contento che Redshift abbia accolto questo mio suggerimento, perché seppur facile, non tutti hanno voglia di smontare e montare) però, forse, se avvertissi eccessiva cedevolezza potresti modificare il connubio degli elastomeri.
      Anche se le indicazioni Redshift sono precise e veritiere, in alcuni casi cercare una differente personalizzazione può essere una buona idea. Seguendo le istruzioni dell’articolo vedrai che cambiare elastomeri è una passeggiata. Basta non sbagliare dimenticandosi di premere a fondo quando si inserisce il carrello e dare il giusto numero di giri alla vite.

      Fabio

  • Damiano

    In effetti il mio attacco è più lungo ma non così tanto, ho un 100mm. A dire il vero ho installato io gli elastomeri giusti, l’opzione di montaggio non è ancora attiva sul sito (ma sicuramente avrei potuto chiederlo via mail, mi hanno risposto ad una domanda molto celeremente). Come dici tu il montaggio/cambio elastomeri/rimontaggio è molto intuitivo seguendo le loro istruzioni (precise fino al numero di giri della chiave). Domani provo la bici su sterrato e vediamo, in realtà potrebbe andare bene questa cedevolezza proprio per l’uso fuori strada, motivo per cui l’ho comprato.

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano scusami, ho fatto confusione io. Poco prima del tuo precedente commento ho ricevuto via mail la comunicazione di altro lettore che invece ha preso il 120, da qui la mia valutazione sulla leva. Tra l’altro tramite richiesta via mail ha avuto già gli elastomeri regolati.
      Chiedo ancora scusa, a volte faccio fatica a seguire tutto e tutti, ho fatto caso adesso che i nomi non coincidono e nemmeno gli indirizzi mail. Però capirai, ordinati e arrivati negli stessi giorni, facile confondersi…

      Oltre le istruzioni ben fatte da Redshift ci sono anche le mie 😀
      Scherzi a parte, è davvero semplice regolare il tutto. Ti confermo che in fuoristrada aver un set up morbido è meglio. Non perdi in guidabilità e guadagni in comfort. Praticamente puoi pedalare sempre in presa sui comandi o presa bassa senza problemi. Di contro c’è la storia della coperta troppo corta, per cui poi su asfalto non tutti gradiscono. Un mio amico che lo usa solo su asfalto, nemmeno pavé, ha infatti installato gli elastomeri per fascia di peso superiore e adesso pedala felice così. Io invece continuo a preferire il set up per il mio peso, che mi offre comfort sul pavé e all’abbassamento quando mi alzo sui pedali non faccio più caso.
      La migliore prova che puoi è percorrere lo steso tratto prima con lo stem ammortizzato e poi senza: hai l’immediato raffronto della differenza.
      Facci sapere come ti sei trovato

      Fabio

      • Elessarbicycle

        Aggiungo.
        Ho appena avuto uno scambio di mail con Redshift, la pubblicazione dei commenti mi ha ricordato dovevo contattarli, e sono ovviamente contenti che lo stem stia piacendo. A me sono simpatici, sono tre ragazzi anzitutto ciclisti appassionati e questa non è la loro principale attività. Ma la seguono con passione e io, lo sapete, non resto indifferente davanti alla passione.
        Comunque mi hanno ribadito che per qualunque problema di settaggio o altro loro sono a disposizione (in inglese) ma comunque potete chiedere pure qui perché conosco bene il sistema.
        Stanno lavorando per trovare il modo di avere uno stock in Europa e risolvere il problema della dogana, il che abbasserebbe non poco i costi per noi.

        Il prossimo mese, ho detto non ora perché sto davvero troppo pieno, mi manderanno il loro aero system; che è dedicato essenzialmente al triathlon, ma è comunque un oggetto interessante.

        Fabio

      • Damiano

        Nessun problema Fabio figurati!! Dopo i primi test fuori strada, devo dire che mi sto trovando benissimo! Confort ottimo, ne migliora sia la velocità sia il piacere d’uso. Sull’uso su strada va fatta l’abitudine, penso sia solo questo. Comunque prodotto superconsigliato e di ottima qualità.

        • Elessarbicycle

          Ottimo, son contento. E’ una bella cosa per me trovare riscontro delle mie impressioni nelle vostre prove. Insomma, non sono io che mi sono fissato con questo attacco, che presto equipaggerà ogni mia bici tranne Elessar, ma effettivamente il suo lavoro lo fa.

          Fabio

  • Gianluigi

    Ottima recensione, volevo chiederti ho degli amici che si recano in USA la prossima settimana e volevo far acquistare l’attacco in questione ma non trovo se hanno un distributore o negozio in Florida a Miami. Sai dove posso reperire una lista di venditori dei loro prodotti in Florida? Grazie ancora del bellissimo sito.

    • Elessarbicycle

      Ciao Gianluigi, per distributore in USA devi chiedere direttamente a loro. So però, perché me lo ha detto Erik la scorsa settimana, che al momento hanno terminato lo stock e il materiale dovrebbe arrivare a fine mese.
      Comunque, una soluzione è anche farseli spedire a un indirizzo USA e poi portarsi il tutto al rientro.
      In ogni caso, anche se ormai si è instaurato un buon rapporto tra noi, io resto pur sempre solo il tester che lo ha provato e che convinto della bontà del prodotto ha cercato uno sconto per i lettori; ma il mio coinvolgimento commerciale è fermo a questo.
      Però sono davvero premurosi, compatibilmente col fuso orario costa est, in 24h ti rispondono; e se gli dici che vieni da questo blog sono pure più contenti…

      Fabio

    • Elessarbicycle

      Aggiornamento al 7 marzo per Gianluigi; ho chiesto in Redshift, mi confermano che hanno esaurito lo stock, hanno venduto più di quanto prevedevano. Da un lato, ovvio, sono contenti, dall’altro un poco dispiaciuti perché non possono accontentare subito le richieste. Se i tuoi amici restano abbastanza a lungo a Miami, possono spedire lì, a un indirizzo indicato da te.

      Fabio

  • Gianluigi

    Ho trovato un distributore a Londra ne sai nulla?

  • Gianluigi

    kitradar e sembrano anche disponibili a 150 euro compresa spedizione

    • Elessarbicycle

      Ciao Gianluigi, ne stanno avviando diversi in Europa, ma non sono ancora del tutto operativi. Mi avevano detto di accordi vari, ma partiranno da aprile, massimo maggio causa necessità di approvvigionarsi. Verifica bene, non credo sia subito disponibile

      Fabio

      • Gianluigi

        Si ho mandato una email dove ho chiesto se li hanno disponibili vediamo cosa rispondono. Grazie Fabio sempre gentilissimo

        • Elessarbicycle

          Ben fatto, tienici aggiornati.
          Ho visto ora i tuoi precedenti commenti non pubblicati, il sistema di sicurezza li aveva messi automaticamente in spam, forse per i link (anche se è impostato per bloccare dai tre link a salire) e mi spiace. Ma sono cose che accadono e onestamente non so spiegarmi né provo a capire: la gestione tecnica non è il mio forte…

          Fabio

          • Gian Vottero

            Ciao Fabio, mi hanno risposto li ricevono a metà aprile, si può comunque fare eventualmente il preordine. Spediscono con Royal mail che non mi entusiasma ma è comunque tracciata.

            • Elessarbicycle

              Ottimo; la tempistica corrisponde, sia per l’entrata a regime di questi e altri shop europei (al momento nessun italiano) e sia per l’approvvigionamento. In casa madre hanno praticamente finito in netto anticipo sulle previsioni gli stem e un nuovo stock arriverà per fine marzo. Comunque aggiornerò con un commento qui in coda l’arrivo degli stem in sede, ne sto aspettando uno per me per ulteriori test (per evitare di montare e smontare di continuo andrà su una bici in modo fisso e da lì valuterò la costanza di rendimento nel tempo) e viaggerà insieme al sistema aero, così, giustamente, Redshift risparmia una spedizione.
              Comunque ti conviene fare il preordine, così sei sicuro che nel prossimo stock ci sarà anche il tuo.
              Royal mail è lenta una volta arrivata in Italia, quando cioè passa a Poste Italiane, ma affidabile. A volte impiegano anche tre/quattro settimane e poiché viaggia come una nostra raccomandata la seccatura è che se l’omino non ci trova lascia l’avviso e poi dobbiamo andare noi all’ufficio inevasi; però nel complesso non è male il prezzo finale, il risparmio c’è rispetto alla dogana.

              Fabio

  • Gianluigi

    Ciao Fabio, è arrivato l’attacco che avevo preordinato su kitradar, ho preso la misura di 100m, ottimo prodotto e ottimo distributore arrivato tutto in una settimana con il we di mezzo. Spediscono con RoyalMail tracciabile ed arriva a noi come raccomandata. Non mi rimane che provarlo sulla mia bici.

    • Elessarbicycle

      Ottimo Gianluigi. Mio consiglio: se sei al limite superiore o inferiore con le fasce di peso per gli elastomeri, fai una prova anche passando di categoria.
      Comunque sono sicuro ti troverai bene. Dopo poco nemmeno ti accorgerai di averlo, sentirai la differenza solo tornado a un attacco tradizionale.

      Ho visto ora che c’è un tuo precedente messaggio, il sistema lo ha dirottato in cartella spam a causa dei link. Mi spiace, ma ho dovuto settare in modo più stretto i parametri di spam e di sicurezza in generale, a causa di continui tentativi di intrusione.

      Fabio

  • Gianluigi

    Oggi, dopo un periodo di fermo per una brutta laringite che mi ha impedito di uscire in bici, finalmente ho provato l’attacco redshift montato sulla mia specialized awol, bici in acciao votata ai viaggi ed ai percorsi gravel. Ne sono veramente contento riduce di molto le vibrazioni sui percorsi sterrati, si riesce a mantenere una velocità più elevata evitando quasi del tutto i contraccolpi alle braccia e spalle, anche su asfalto devo dire che si sente la differenza. Grazie Fabio per la tua recensione che mi ha permesso di conoscere il prodotto.

    • Elessarbicycle

      Ciao Gianluigi, sono davvero contento ti sia trovato bene. Ci sono alcuni prodotti che ho recensito in questi mesi su cui sto “spingendo” molto perché ne ho compreso le grandi qualità. L’attacco Redshift è uno di questi, dal primo momento che l’ho provato l’ho trovato non solo comodo ma capace di farti andare più veloce in sicurezza. Ho appena finito di montare l’Aero system sempre di Redshift, e anche qui ho apprezzato da subito la grande qualità costruttiva. Certo, siamo su un componente del tutto diverso, indirizzato essenzialmente al duathlon/triathlon o a chi si fa lunghe sparate in pianura, ma ha alcune soluzioni interessanti; i reggisella che avanzi con un clack mentre pedali e i quick release per rimuovere tutto in 5 secondi lasciando sulla bici solo due leggeri collarini. Nei prossimi giorni lavorerò sull’assetto (ha regolazioni infinite) e fra qualche settimana leggeremo la recensione.
      Nel frattempo goditi l’attacco e, mio consiglio, per scrupolo fatti qualche prova cambiando gli elastomeri. Buone pedalate.

      Fabio

  • Claudio

    Sto valutando l’acquisto ora che l’attacco si trova anche qui in Europa.
    Vedo che un sito tedesco vende anche – come ricambio – il set di elastomeri.

    C’è già un’idea della loro durata.
    Qualcuno qui – soprattutto Fabio – ha notato cambiamenti di resa nel tempo?

    saluti, claudio.

    • Elessarbicycle

      Ciao Claudio, oltre il tedesco c’è anche un sito inglese che lo vende; c’è da farsi i conti tra cambio e spedizione chi conviene. Anche se, però non ne sono del tutto sicuro, i ragazzi di Redshift hanno messo su un “deposito” in Europa per eliminare le esose tasse doganali. E’ praticamente dal test che li martello per questa scelta; vero che la dogana la pagano loro nel mio caso perché per un test non possono essere a carico mio le spese, ma si sono spaventati pure loro con gli invii…
      Manda una mail direttamente a loro, Erik è sempre disponibilissimo e risponde a stretto giro (calcolando il fuso orario USA costa Ovest, ora credo sia in California) così ti fai due calcoli. Se l’opzione acquisto in USA con spedizione dall’Europa e se è attivo ancora il codice sconto del 15% riservato ai lettori del blog la cosa si fa conveniente.

      Per la durata degli elastomeri nessun problemi, fino a cinque anni è più non perdono le loro caratteristiche. Stima prudenziale, Redshift poco ci manca li garantisce a vita. Comunque è facile ottenerli come ricambio. Fondamentale per un buon funzionamento sono il corretto montaggio e, se ci trova al confine del limite di peso, qualche prova variando il set-up degli elastomeri.
      Il video che ho pubblicato nell’altro post l’ho aggiunto pure qui; senza lo ShockStop col cavolo che andavo così in fuori strada…

      Fabio

  • Claudio

    Mi sembra che la gestione del sito sia in stile PlanetX.
    Sono entrato come “signor nessuno” ed un pop-up mi ha proposto “solo per oggi -25% se iscritto alla newsletter”.
    Dopo mezz’ora son rientrato e mi ha proposto -15%, sempre “solo per oggi”.
    All’inizio mi è uscita una pagina di FAQ specifica per l’acquisto in Europa (che ora non trovo più).
    Ci guardo stasera con + calma!!!

    claudio

    • Seguo con interesse
      si sa mai che in futuro procederò con l’acquisto

      • Elessarbicycle

        Ti ci troverai benissimo Lorenzo; non ho alcuna difficoltà ad ammettere che sto “spingendo” molto questo attacco manubrio. Non per mio interesse, chi mi conosce sa che agisco sempre e solo nell’interesse dei ciclisti e di voi lettori, ma proprio perché mi ha più che convinto.
        Di mio sto cercando di convincere Redshift ad approntare una versione silver, così da avere anche questa ulteriore opzione.
        Comunque prima di acquistare avvisami.

        Fabio

    • Elessarbicycle

      Beh si, diciamo che non è proprio il top. Ormai ho instaurato un buon rapporto con i ragazzi di Redshift e non gli faccio torto se racconto che l’azienda è la loro seconda attività. Sono anzitutto ciclisti appassionati ma consapevoli che non bastano attacco e prolunghe per camparci; quindi si tengono stretti il loro principale lavoro e per forza non possono seguire ogni dettaglio al meglio. Per fortuna alla fine si perdono solo in queste bazzecole, sulle cose serie sono assai precisi.
      Comunque, per sicurezza, ho scritto a Erik che mi ha confermato (stranamente subito, chissà che fuso orario ha stavolta…) che la spedizione parte dall’Europa anche ordinando sul sito ufficiale. Quindi si paga l’IVA ma non la dogana. E lo sconto per i lettori del blog è ancora valido.

      Fabio

  • Gianluigi

    Io lo uso da 5 mesi e oltre a chiedermi come facevo prima senza, ti posso dire che per adesso non noto nessuna perdita di efficacia negli elastomeri. Posso solo parlarne bene io l’ho acquistato sul sito inglese. Lo utilizzo sulla bici gravel da viaggio, sono veramente contento!

    • Elessarbicycle

      Ottimo Gianluigi, sono contento pure io. Come ho detto in risposta a Claudio, sono talmente convinto della bontà di questo stem che vado sul sicuro a consigliarlo, nella certezza nessuno resterà deluso.
      Hai detto benissimo: “come facevo prima senza”. Ecco, questo stem lo comprendi appieno non quando lo usi ma quando dopo averlo provato rimonti uno rigido. Senti talmente la differenza che non ci pensi su due volte e lo piazzi a vita sulla bici. Io lo monto sia sulla London Road che sulla X-lite; solo Elessar no ma lì ho un attacco fatto a mano con le congiunzioni specifiche. E poi nero sarebbe orribile…
      Ma se lo faranno silver, come sto chiedendo, chissà…

      Fabio

  • ruggiero

    Salve. Mi piacerebbe sapere se questo stem possa lavorare bene su una mtb con questo assetto: telaio carbonio, forcella rigida carbonio, cerchi Mavic 29″, gomme 2,25. I percorsi che faccio sono di XC, preferisco tragitti lunghi e salite piuttosto che salti, discese e tratti particolarmente dissestati. Ho il dubbio che questo stem sia stato progettato più per le gravel, e vorrei essere sicuro che, a livello di tenuta e di robustezza, vada bene anche per il mio tipo di uso. Grazie mille!

    • Elessarbicycle

      Ciao Ruggiero, problemi non ce ne sono. Ovviamente non ha la resa di una forca ammortizzata, ma la robustezza è a tutta prova. Anche la durata nel tempo, ormai è oltre un anno che lo uso e l’efficienza è ancora totale.
      L’unico limite nell’uso Mtb, se di limite vogliamo parlare, è la lunghezza minima perché sotto il 90mm non esiste, non ci sarebbe spazio per il meccanismo e gli elastomeri. Quindi se il tuo assetto prevede da 90mm in su, è fattibile.

      Fabio

  • xtanatos

    Finalmente posso dare il mio giudizio su questo attacco: FANTASTICO !

    • xtanatos

      L’anno scorso mi sono avvicinato al Cycle To Work, assemblando prima una bici partendo da telaio ibrido CUBE SL Road a cui ho inizialmente abbinato una forcella ammortizzata da 63mm. La scelta di non usare la forcella rigida nasceva dal fatto che il percorso che dovevo far comprende tratti di pavé e sconnesso che erano impegnativi.
      Alla fine (per colpa di questo blog e del buon Fabio… 🙂 ) sono finito ad assemblare una London Road a cui ho abbinato l’attacco RedShift. Oggi, dopo più di un mese di utilizzo sia urbano che off road mi posso dire estremamente soddisfatto del livello di confort che questa soluzione riesce a regalare !

      • Elessarbicycle

        Ah, ma lo sai che il fatto avessi una LR proprio non lo ricordavo? Se è diventata così preziosa per me in tanti test è proprio grazie a questo attacco, che ne ha esaltato molte virtù. Bene, mi fa piacere ancora di più, è bello avere un riscontro da voi che poi usate quello che testo.

        Fabio

        • xtanatos

          Alla fine ho trovato il momento dell’offerta sul telaio al 50% e mi sono fiondato.
          Devo dire che sono molto soddisfatto del risultato finale. Avendo delle buone ruote sono riuscito ad assemblare una bici URBAN che pesa sotto i 10kg: questo la rende versatile come Gravel e in assetto Urban (con Portapacchi, parafanghi e borse) discretamente leggera.

          • xtanatos

            A breve commento il test della tua London aggiungendo anche delle foto della mia…

            • Elessarbicycle

              E se invece di breve commento ti cimentassi in una tua recensione? Sarebbe interessante un secondo punto di vista.
              Se vuoi, lo spazio è tuo. E se hai difficoltà nella composizione, io sono qui.
              Immagini, tante foto, dimensioni come puoi leggere nella pagina “Collabora” e altri piccoli dettagli che, se interessato a scrivere la tua recensione, ti spiego via mail. Piccole cose ma necessarie a me per rendere tutto subito compatibile con l’impaginazione senza dover modificare, ridimensionare, ecc che porta via tantissimo tempo.
              Pensaci…

              Fabio

    • Elessarbicycle

      Bene, sono contento!
      Da settimane ho sul notes l’appunto per un articolo sui test che più mi hanno soddisfatto, lì dove per soddisfazione intendo l’avervi fatto conoscere qualcosa che vi è davvero utile, e questo attacco manubrio è il primo della lista.
      Fra una settimana vi darò anche una novità, per ora c’è l’embargo sulla notizia…

      Fabio

  • xtanatos

    Per la recensione parliamone !
    Non ci avevo pensato dato che hai già fatto tu un’ottima recensione.; ti scrivo via mail…

  • ruggiero

    Ciao Fabio. Ieri prima uscita con il nuovo stem. Ero partito per fare asfalto con la mia mtb 29″ rigida in carbonio, giusto per abituarmi al nuovo assetto, e per questo ho gonfiato a 2.5 bar (gomme da 2.25”). Poi però non ho resistito e ho deciso di fare i percorsi xc che faccio abitualmente (in genere a 1,9 bar). Ho subito notato una enorme differenza: il lavoro dello stem si sente tutto. Io dovrei essere un tester affidabile perchè l’unica mtb che ho avuto è quella attuale e non ho mai guidato una mtb ammortizzata, per cui al ritorno a casa l’effetto positivo su polsi, collo e spalle l’ho sentito tutto. Ho notato soprattutto la differenza di rigidità tra la parte anteriore (ora “ammortizzata”) e sella-ruota posteriore (che sono rimaste come prima). Non farò la contro-prova con uno stem rigido perchè ho guidato così per 4 anni…La qualità costruttiva è eccellente e giustifica il prezzo. Tra l’altro credo che un attacco simile prolunghi la vita per lo meno del manubrio, se non di forcella e ruota anteriore. Due considerazioni:
    1) io peso 68 kg e ho montato un solo elastomero da 60 (come da istruzioni). Rispetto ai video che ho visto, nonostante abbia messo un solo elemento, non riesco ad abbassare manualmente il manubrio perchè già un elastomero sembra piuttosto “duro”. Non riesco a capire come nei video si riesca ad ottenere così facilmente l’effetto di ammortizzazione. Forse sono stem più lunghi o è il manubrio curvo (ma in quel caso ci dovrebbero essere due elastomeri). All’inizio infatti ero un pò scettico perchè pur forzando sul manubrio non riuscivo ad abbassarlo come nei video. Proverò il 50 per vedere se ci riesco.
    2) Non capisco progettualmente il motivo di tenere abbassato lo stem quando si avvita il “preload wedge”. Perchè comprimere gli elastomeri in fase di montaggio? Non dovrebbero essere montati senza compressione?
    Volevo anche sottolineare che in rete ho trovato, tra diversi video che mostrano il montaggio, uno che mi sembra fuorviante perchè mostra il montaggio con gli elastomeri in basso.
    Ci sono due “contro”:
    1) Almeno nel mio caso ci si sente subito portati a spingere di più rispetto al solito in preda all’entusiasmo (non dimentichiamo mai la prudenza)
    2) Ora è la sella a sembrare rigida…
    In conclusione: un acquisto che mi sento di consigliare senza riserve e che, nel caso di mtb non ammortizzate, è davvero una piccola rivoluzione.

    • Elessarbicycle

      Ciao Ruggiero, sono davvero contento per te. Continuo a ripetere che questo test è stato uno di quelli che mi ha fatto più piacere, perché lo scopo delle mie prove su strada non è semplicemente sapere come funziona cosa ma trovare ciò che ci migliora la vita sui pedali. E lo ShockStop la migliora tanto, lo dimostrano i vostri commenti.
      Montaggio; parto dai video che hai trovato. A parte una obbligatoria tirata d’orecchie perché c’è il mio che basta e avanza 😀 ho capito a quale video fai riferimento. Internet è una gran cosa, permette a ognuno di dire la sua. Purtroppo libertà di dire la propria non significa libertà di dire sciocchezze. Persino l’azienda ha chiesto all’autore di rimuovere quel filmato, proprio perché commette un errore grossolano e c’è il rischio che qualcuno gli dia persino credito, facendo danni.
      La compressione è dovuta alla necessità di allineare perfettamente la brugola col foro in cui deve essere avvitata. Non comprimendo non ci sarebbe allineamento, col rischio che si spezza. Le immagini sia nel test che nel foglio illustrativo (che poi quelle sono) lo spiegano bene.
      Compressione che non è difficile, fa solo un poco male sul palmo ma usando dei guanti si risolve.
      Hai sollevato una questione interessante quando scrivi che ti porta a spingere da subito e di più.
      E’ vero, e me ne accorsi quando l’usai sulla Rose X-Lite Team: mai stato così veloce sul pavè. La controindicazione è che ho dovuto fare più spesso manutenzione alle ruote con tutti quei colpi…
      Sella rigida? Beh, aspettiamo di mettere le mani sul nuovo reggisella ammortizzato, visto che la campagna Kickstarter sta avendo successo e quindi entrerà in produzione.
      Aggiungo una ultima notazione; in caso di manubrio dritto io ho usato un set up per peso molto superiore al mio. Ho perso molto comfort su strada a fuoristrada leggero, ho guadagnato una capacità di assorbire i salti superiore. Molto dipende dai percorsi, è una soluzione valida solo se si “salta” tanto e si è disposti a sacrificare il comfort per il resto del tempo, perché diventa parecchio rigido.

      Fabio

  • ruggiero

    Sulla compressione avevo capito che serve all’allineamento della vite. Però mi sembra che si vada a ridurre il potere ammortizzante degli elastomeri se li montiamo già un pò compressi. Boh!.
    Sul “contro” della sella mi riferivo proprio al fatto che, siccome l’appetito vien mangiando, mi troverò costretto prima o poi a valutare un ulteriore upgrade…
    Invece, dalla tua esperienza, mi sembra di capire che le combinazioni più soft aiutano più nelle piccole vibrazioni mentre quelle più dure, sacrificando un pò il comfort, ammortizzano meglio i salti più impegnativi.
    Aggiungo che questo stem consente di avere una maggiore elasticità nella scelta della pressione delle gomme. Ora posso girare con una pressione maggiore, ottenendo più scorrevolezza nei tratti asfaltati e non compromettendo per niente il comfort su sterrato.

    • Elessarbicycle

      Ciao Ruggiero, in realtà non riduce la capacità degli elastomeri ed evita ci sia una sorta di corsa a vuoto iniziale, quasi un leggero gioco che renderebbe la bici solo molto fastidiosa da guidare.
      Per quanto riguarda il setup, quello migliore è sempre quello previsto dalla casa, poco da fare. Però a volte qualche piccola personalizzazione ci può stare, tenendo presente che il prezzo da pagare di solito è la perdita di armonia. In pratica si estremizza una data reazione a scapito però di altre e non è detto sia sempre la strada giusta.
      Ormai pedalo con questo attacco da oltre un anno, l’ho provato su tante bici e i tante situazioni e continuo a preferire il setup degli elastomeri così come da tabella ufficiale. Solo in alcuni casi ho variato, ma per affrontare percorsi particolari, poi sempre tornato alla configurazione classica.
      Ma più delle mie parole vale l’esperienza personale che farai tu; l’unica per capire davvero questo attacco è provare di persona le modifiche, tanto una volta presa la mano ti accorgerai che la sostituzione degli elastomeri è lavoro di cinque minuti.

      Fabio

  • xtanatos

    Update dopo svariati mesi di utilizzo.
    Vi riporto la mia esperienza per capire se è capitato a qualcun altro e come promemoria da aggiungere ai controlli periodici che si fanno sulla bici.
    Premetto che la prima parola che mi viene in mente pensando allo ShockStop è DROGA ! Impossibile farne a meno !
    Questa estate ho avuto un piccolo problema: ad un certo punto il “gioco” verticale dovuto agli elastomeri è diventato molto fastidioso tanto che in salita era quasi impossibile da usare. Ho smontato il manubrio e mi sono accorto che uno degli elastomeri era uscito dalla sede, per cui ho provveduto a rimetterlo al suo posto, pensando di aver risolto il problema (la cosa mi sembrava molto strana…) anche se non mi sembrava tornato come era la prima volta; inoltre ogni qualvolta affrontavo un tratto sconnesso sentivo uno strano rumore metallico. A distanza di una settimana il gioco si è ripresentato per cui ho deciso di indagare meglio. Anche questa volta l’elastomero era uscito dalla sede ma il problema era legato al carrello che si era svitato dalla sede !!!! La vite dei famosi 32 giri si era svitata e il carrello si muoveva liberamente non facendo più la sua funzione di blocco degli elastomeri e producendo il rumore metallico.
    In sostanza, affrontando quotidianamente nel tragitto Casa Lavoro parecchi tratti sconnessi le vibrazioni, così come per molte altre viti, devono aver allentato progressivamente la vite del carrello.
    Una volta sistemato dovere il carrello tutto è tornato normale .

    • Elessarbicycle

      Ciao Massi, mi hai anticipato di un paio di giorni. Già, mi ero ripromesso al rientro di inserire questa notazione. Perché il problema lo ha avuto Claudio ma non so dopo quanto effettivo utilizzo; l’ho avuto io la scorsa settimana (dopo due anni di intensissimo utilizzo) e ora tu.
      Più che difetto lo volevo annotare come normale manutenzione. Controllare i serraggi è qualcosa che va fatto sempre e rientra nella routine della cura periodica. Vorrà dire che c’è un controllo in più.

      Per il resto hai ragione: io ormai non riuscirei a stare senza. Che poi alla fine non lo monto su ogni mia bici perché su quella da corsa mi sfasa le risultanze dei test vari (comfort gomme in primis) e su Elessar c’è il suo a congiunzioni. Ma per esempio sulla LR è lui il maggior responsabile del miglioramento in fuoristrada e davvero lì non potrei farne a meno.

      Fabio

      Ps oggi pomeriggio, max domani prometto che leggo la tua mail. Scusa ma sono in enorme arretrato.

  • xtanatos

    Ciao Fabio,
    immaginavo che fosse successo ad altri, ma non avendone la certezza ho preferito condividere l’esperienza.
    Sicuramente non è un difetto, ma deve rientrare nei controlli periodici dei serraggi.

  • GOZZI GIANNI

    buonasera io ho una gravel e vorrei montare questo accessorio solo che la gravel in questione e una giant TOUGHROAD SLR GX 1 con un sistema misto freni idraulici e a corda sullo sterzo con pompa olio sul davanti dello sterzo applicata sulla piastra di chiusura del reggi sterzo domanda posso sapere la distanza dei 4 bulloni in modo di vedere se e compatibile grazie

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