Quanto sei alto?

L’altra sera mi sono imbattuto nell’articolo di una nota rivista di divulgazione che, per determinare la “taglia della bicicletta” (non ho scritto taglia del telaio apposta e l’ho virgolettato, leggendo capirete perché…) invita i lettori a misurare la propria altezza e da lì stabilire il diametro delle ruote.

 

0987 Quanto sei alto

Si, avete capito bene: per loro la taglia di una bicicletta è il diametro delle ruote. E se qualcuno potrebbe trovare difficoltà, pronti i redattori rassicurano che non c’è bisogno di alcuno strumento, il diametro è impresso sui copertoni. Wow!

Ora, che ci siano persone alle quali della bici non interessa più di tanto ed entrano in negozio chiedendo una 26 o una 28, tanto non coprono distanze superiori ai 300 metri che li separano dal bar, ci può stare.

Che una rivista che fa del rigore scientifico la propria bandiera scriva una simile boiata no, proprio non ci può stare.

Pubblicare è sempre una grossa responsabilità; ricordo bene la febbrile fase di verifica al termine di ogni articolo quando collaboravo alla carta stampata, consapevole che se una notizia la pubblicavo chi l’avrebbe letta partiva dal presupposto che fosse vera. Perché chi legge deve potersi fidare di te e si fida, non puoi tirargli il bidone o essere approssimativo.

Inutile raccontare gli innumerevoli controlli (con revisione da parte di esperti dei singoli campi) che ho svolto durante la stesura del libro, conscio che puoi scrivere 299 pagine perfette ma la gente ricorderà solo la 300esima in cui hai scritto una sciocchezza.

E tutti una sciocchezza possiamo scriverla: il punto è quale sciocchezza.

Una volta l’accesso alle informazioni era difficile e lento, adesso in pochi secondi trovi fonti che quando ero all’università avrei impiegato settimane a scartabellare archivi. Ci vuole tanto a verificare una così grossolana sciocchezza come confondere il diametro ruote con la taglia delle bici? Oppure, come ho letto una volta in un articolo del “tecnico” di una famosa catena di abbigliamento e attrezzatture sportive, scegliere la misura della bici (continuo volutamente a non chiamarla taglia) valutando in che modo i piedi poggiassero al suolo?

Mentre borbottavo il mio disappunto, mia moglie con pragmatismo tutto femminile troncava con un lapidario “Ma che ti importa…”.

Invece importa, a me le bici piacciono e sono contento quando vedo un ciclista felice.

E se sceglie la bici confrontando altezza e diametro ruote o come tocca i piedi al suolo, non sarà mai un ciclista felice.

Parliamoci chiaro: sul posizionamento io sono di manica larga, nel senso che i tanti pedalatori che sono qui dove mi trovo in (finta) vacanza, persone che intendono i 3 chilometri che ci separano dal borgo più vicino una distanza da grandi corse a tappe, li sistemo a occhio. Poggio la bici al fianco, regolo la sella, al limite il manubrio e via.

Con quelli che percorrono la ventina di chilometri per fare un poco di movimento sono più preciso, ma non mi danno l’anima più di tanto. E quando mi dicono che però così non toccano bene terra, spiego che importa il modo in cui le zampe arpionano i pedali, perché è su quelli che poggiamo le nostre estremità.

Qualcuno insiste sulla storia delle ruote da 26 o da 28, prendendo questo dato a parametro della taglia della bici (e adesso so chi è il colpevole…) e io un poco mi spazientisco, perché già mi sei venuto a cercare mentre ero bellamente rilassato in piscina a godermi le (poche) bellezze locali, ci sono 35 gradi e sto sudando sotto il sole a sistemarti la bici presa coi punti del distributore carburante, stai zitto e ascolta, diamine!

Poi mi ribattono che la storia delle ruote l’hanno sentita anche nel tal negozio di bici, quello dove una volta mi recai a prendere due camere d’aria.

Entro, con tutta la bici da corsa per non lasciarla fuori: “Salve, mi da due camere da 23 per favore, valvola presta da 53 se c’è, comunque non inferiore a 5cm”.

E il grande tecnico proprietario del negozio, con le sue vetrine intasate di bici all’ultimo grido che mi guarda come fosse appena disceso da Marte: “Le camere da 23 non esistono…”.

Grande genio della lampada, sono qui, con una bici da corsa, ti indico anche tipologia e lunghezza valvola, ci vuole tanto a capire che il 23 non il diametro della ruota ma solo la larghezza della camera?

Ma siccome a volte mi riesce di essere calmo e persino gentile: “Ha ragione, scusi, sono stato impreciso: intendevo 700x23C; se non le trova provi a vedere sulla scatola, potrebbero recare la dicitura 23-622 o, ma è raro, 28x 7/8…”.

Continuiamo così, facciamoci del male…

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Non ho letto l’ articolo di cui scrivi… Posso però testimoniare che le cose più interessanti si sentono spesso nelle officine/negozio di biciclette dove ho il piacere di non essere spesso e dove alcuni pseudo ciclisti – campioni mancati, invece che essere a fare nuovi record, piantano le tende e raccontano di imprese che fanno traballare (!) il limite del record dell’ ora di Moser!
    Ebbene: i venditori (per questo io vado solo da un paio che conosco e faccio tramite web) secondo me cercano di creare problemi di comunicazione per poi far sembrare di essere coloro che ti risolvono il problema!
    Guai per un venditore furbo avere davanti un ciclista che sa cosa gli serve, finisce che alla fine non riesce a venderti quel che vuole!
    La migliore mi é capitata qualche anno fa: entro in un negozio (non dirò nemmeno sotto tortura dove e da chi) e chiedo se trattano di telai in acciaio (é vero, si trattava di una richiesta buttata lì per capire come lavoravano…). Risposta: “I telai in acciaio non esistono!”. “Grazie, arrivederci!”.
    Capirai che quando hai scritto della camera d’ aria mi é sembrato un parallelo notevole per cui non ho potuto esimermi dallo scrivere questa sbrodolata, perdona!

    • ehhhhhhhhhh Franz, pure tu però!
      Ma che ti salta in mente? Telaio in acciaio? Ovvio che non esiste!
      Solo bici in cartone riciclato, che alla prima pioggia si accartocciano 🙂

      Io ci rido su, ma è sconfortante, se ci pensi. Il venditore di cui parlo è concessionario ufficiale di marchi blasonati, vanta al suo interno un centro di biomeccanica e posizionamento, e poi sta lì a vedere come tocchi terra coi piedi…

      Interessante osservazione la tua sulla “disinformazione”; in effetti ha una sua logica.
      Mi ricordano quelli che di bici capiscono una cippa e poi ci scrivono su persino un libro: ne conosci qualcuno? 🙂

      Un abbraccio e continua con le tue belle pedalate, non commento ma le leggo sempre sul tuo blog

      Fabio

      • Breve trattato sulla scelta della bricichetta

        La misura della bici si ottiene facendo il la radice quadrata della panza fratto la voglia di pedalare.
        Se il rapporto è inferiore allo 0.63 allora prendi una stradale, se il rapporto è compreso tra 0.63 e 1.27 prendi una bici olandese con cestino, se il rapporto super 1.27 prendi l’elettrica……. ma la usi senza pedalare.

        Per tutto il resto Messieur Girardengo Docet 😉

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