Quanno sona la campana

Il titolo è dedicato a una canzone contenuta in bellissimo album (una volta c’erano i 33 giri e si chiamavano così) dei Musicanova e mi è capitato di ascoltarla oggi mentre pedalavo a provare la Peugeot Anjou.

Il fatto che sia stata la prima canzone a partire nel momento in cui ho acceso il lettore l’ho preso come un segno, perché una delle ultime strofe è dedicata agli Angioini, che per un periodo hanno dominato Napoli.
E la Peugeot si chiama Anjou, con riferimento a una regione della Francia che è stata luogo di nascita e governo proprio degli Anjou, ossia gli Angioini. Insomma, è contorto lo so, ma mi piace pensare che stavolta “l’angioina” è sbarcata nel golfo non per dominare ma per trovare le sue radici.

Giro breve causa temporale improvviso, sufficiente a inzupparmi, e in ogni caso era solo per provare che tutto andasse a dovere. Disgraziatamente nel passaggio dalla scheda di memoria al computer si sono danneggiate quasi tutte le immagini delle sequenze dei lavori svolti, che ho fatto sia per revisionare la bici ma anche perché poteva essere interessante per il blog. Ma senza foto non vale la pena scriverne, si capirebbe poco.

Non mi sono cimentato in un restauro per diverse ragioni. Anzitutto la bici è complessivamente ben messa, poi non è modello di pregio (era nella gamma media dell’epoca) e francamente la voglio usare e non tenere sei mesi sul cavalletto.
Quindi un paio di giorni di lavoro, che hanno significato la revisione di tutti i componenti, la lucidatura a specchio di alcuni particolari, la sostituzione dei copertoni da 700×28 con altri da 700×32, le canoniche guaine nuove (bianche), sella, borsetta sottosella (più vecchiotta dell’epoca della bici), nastro manubrio, cavi, una catena e l’aggiunta di un secondo faro all’anteriore, un catarifrangente al portapacchi, una coppia di portaborraccia e una pompa da telaio. Avevo già quasi tutto, quindi alla fine ho dovuto acquistare solo le guaine, la catena e il nastro manubrio. Dovrò prendere però anche le camere d’aria perché ero convinto di averle e invece erano finite; risolto montando le vecchie, del resto è difficile trovarle di sabato sera e mi ero ripromesso di uscire oggi con lei.

Al solito sono partito smontando tutto per poter lavorare con agio su ogni componente, secondo lo schema mostrato a proposito della bici da palo. Ovviamente qui ho prestato maggiore cura ai dettagli, anche estetici, perché non è bici che sarà usata in città e lasciata ore attaccata a un palo. Mi farà compagnia in vacanza, sostituendo la mia cara Trek che attende ancora le mie cure. Per questo le ho aggiunto una coppia di borse dell’epoca, nulla di eccezionale ma mi sembra ci stiano bene.

Come si può vedere nelle immagini i cavetti non sono ancora tagliati (aspettavo di provarla prima su strada) e c’è ancora da sistemare in modo aggraziato i cablaggi elettrici del doppio faro anteriore; la bulloneria originale l’ho cambiata quasi tutta usando brugole M5 in modo da poter usare un solo attrezzo per rimuovere gli accessori.

I freni adesso fanno quasi completamente il loro dovere, ma le tacchette andranno sostituite. Un montaggio non ottimale le ha tenute troppo inclinate, determinando il consumo “a fetta di salame” con un angolo però eccessivo.
Certo, adesso la bici frena, ma conosco quest’impianto e so che con buone tacchette e la giusta regolazione ha una ottima potenza, anche sfruttando le leve ausiliarie.

La scelta di aumentare la sezione delle coperture si è rivelata ottima per il comfort di marcia, un poco meno per la scorrevolezza e il peso, ma visto l’utilizzo cui la bici è destinata va bene così.
Nei prossimi giorni provvederò a dare le ultime sistemate (non ho più né una fascetta né un capofilo né tutte quei piccoli dettagli che servono a completare un montaggio ben rifinito, la microfficina ha finito le scorte…) e poi mi dedicherò a qualche uscita più decente, per riportare qui le impressioni.

Per adesso vi lascio con qualche immagine della bici a lavori quasi ultimati.
La posizione molto avanzata dei faretti, ottenuta montandoli sfruttando una coppia di staffette degli americani di Velo Orange, l’ho scelta per non pregiudicare la superfice di appoggio del portapacchi, già compromessa nella parte posteriore dalla presenza delle doppie leve che potrebbero diventare difficile da manovrare nel caso di oggetti voluminosi, quelli cioè che trasporterò…
Per motivi di sicurezza ho tagliato le guaine freno molto alte, in modo da avere sempre facile accesso alla parte alta della piega. Con guaine più corte è abbastanza facile che il polso si blocchi sotto la guaina, visto il tipo di assetto che si assume su una bici così, per nulla sportivo.

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Qui in basso un dettaglio dei corpi dei cantilever, lucidati e con la scritta verniciata, come si usava all’epoca.

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Aggiungo alla fine le uniche immagini che non si sono danneggiate, relative ai freni prima e dopo la lucidatura.

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COMMENTS

  • Aaaah, bella, la voglio! Complimenti Fabio! Mi piace molto e fa molto rando “classic”. Non discuto sui particolari provvisori o su qualche altra scelta personale, la bici é bella così. Quei due faretti sembrano due occhioni e le donano un aspetto simpatico. Ti mancano due bei paraspruzzi (mud flaps) in questo caso magari Berthoud… E personalmente monterei anche il terzo portaborraccia (o un portaoggetti).
    Unico problema potenziale che mi pare di intravvedere sono i corpi del cantilever che non sono poi lontani dall’ andare a interferire con le borse… (anche e soprattutto all’ anteriore) ma tutte cose relative. La bici é bella! Ha carattere da vendere e mi dispiace che non ne facciano più così a favore di bici molto performanti ma anonime e come una birra calda senza bollicine…

    • Ciao franz, si è venuta carina.
      Necessita di essere ancora sistemata nei dettagli (i cavetti elettrici così sono orribili) e c’è d lavorare un poco ancora sui freni oltre a dare una centrata alle ruote (ma ho io mio centraruote rotto) però nel complesso è venuta bene, confrontata con le immagini pubblicate nel posto prima di questo.
      Il terzo portaborraccia non ce l’ho, ne avevo solo due e io non monterei mai dei portaborraccia diversi 🙂
      I faretti mi sono simpatici, servono a nulla ma danno carettere, però penso che li sposterò leggermente più in basso.
      Insomma, per adesso volevo metterla in strada, altrimenti finisce che la tengo smontata a mesi interi, come la trek…
      Dai, adesso tocca a te, su, troviamo una Peugeot 🙂

      Fabio

  • Paolo

    Complimenti! Sto sempre più apprezzando questi modelli grazie a te. Mi viene da chiedere se sono esistiti modelli italiani corrispondenti per epoca, caratteristiche e destinazione…
    Un saluto

    • Ciao Paolo, no, i “grandi marchi” italiani snobbavano questa tipologia di bici. Qui costruivamo ottimi telai da corsa, mentre per uso disimpegnato c’era il condorino. Qualche artigiano telaista e qualche produttore minore hanno proposto bici da rando/turismo, ma erano quasi sempre brutte copie.
      Del resto queste bici le hanno inventate i francesi o, meglio, hanno inventato loro un certo modo di vivere il ciclismo e poi hanno deciso di costruire bici adatte allo scopo. Gli altri, inglesi in testa, si sono accodati, basta guardare i cataloghi e confrontare gli anni di produzione dei vari modelli.
      Se non fosse che te le rubano, sarebbero ottime bici “tuttofare”, soprattutto nella versione con tripla anteriore perché il peso c’è. Nulla di grave, questa con tutti gli orpelli montati supera di poco i 13 chili, quindi più o meno (anzi, qualcosa in meno) di tante bici moderne paragonabili per tipologia.
      Poi è questione di gusti personali, ma io mi ci trovo benissimo. Del resto Elessar è una versione moderna e ottimizzata di questo tipo di bici 🙂

      L’unica cosa che non avrei rimontato è il cavalletto, accessorio che non ho mai amato; ma mia figlia ha deciso che la bici le piace (ormai usa la mia stessa taglia) e lei lo vuole; questo significa che alla fine la userà lei, temo…
      Fabio

  • Cesare

    Ciao Fabio, io ho una bici esattamente uguale a questa, che necessiterebbe di qualche piccolo lavoretto di “ringiovanimento”, non riesco a trovare i “poggiamani” di gomma del manubrio, quelli sopra i freni, mi puoi aiutare, tu sai dove potrei trovarli?

    Cesae

    • Ciao Cesare, purtroppo in negozio sono introvabili, originali.
      Ci vuole o tanta fortuna a trovarli a prezzi umani NOS su ebay o tanta pazienza ad adattarne di repliche per altre versioni, tipo quelle die compe. Però il lato interno è sempre più doppio, quindi la leva ausiliaria si blocca; con attenzione vanno ridotti di spessore.

      Fabio

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