Proviz REFLECT 360+

Tempo di lettura: 10 minuti

Noi ciclisti siamo la seconda categoria più a rischio sulle strade dopo i pedoni. Con i quali condividiamo l’essere indifesi, privi della robusta armatura in metallo che protegge i guidatori a quattro ruote. Abbiamo poche armi a disposizione: la prudenza nostra e altrui, la speranza di infrastrutture a misura di bici, l’utopia di regole di circolazione che ci tutelino e renderci ben visibili da chiunque condivida la nostra strada. Ben misero arsenale, quindi.

Per fortuna il mercato ci viene incontro. Talmente tanti per foggia e dimensioni i faretti in commercio e con prezzi vantaggiosi che è impossibile non trovarne di adatti per le proprie tasche ed esigenze.

Un deciso passo avanti è stato fatto anche nel campo dell’abbigliamento ad alta visibilità; sono lontani i tempi in cui mi rifornivo di bretelle riflettenti in un negozio di attrezzature antinfortunistica: l’effetto “cantiere” era assicurato ma quello c’era. Anni fa ero fermo a sbirciare i lavori della metropolitana perché scavando avevano portato alla luce vestigia dell’antica città greca; uno degli operai mi avvicinò domandando se fossi un suo collega. Quando gli dissi che no, sarei stato onorato ma nella vita facevo altro e quelle bretelle le usavo per sicurezza in bici, spiegandogli anche fin dove dovevo arrivare per trovarle, mi rispose di aspettare lì. Tornò nel cantiere per uscirne subito dopo con una busta piena di bretelle riflettenti “Tieni, dalle pure agli amici tuoi”. Un grande. Da qualche parte ne conservo ancora un paio.

Oggi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta; gilet, giacche, accessori, bracciali, borse, zaini, caschi, guanti e così via: nulla è sfuggito, ovunque fosse possibile inserire un inserto riflettente è stato inserito, qualunque capo d’abbigliamento potesse essere cucito con tessuto riflettente è stato cucito, qualunque accessorio potesse essere assemblato con tessuto riflettente è stato assemblato.

Ma, e qui la metafora calza, non è tutt’oro ciò che luccica. Con tanti prodotti diventa difficile discernere quelli efficaci da quelli no, quelli che dopo pochi minuti di pedalata si trasformano in saune infernali da quelli traspiranti e comodi, quelli realmente riflettenti anche con una bassa sorgente luminosa da quelli che pure sotto i riflettori di uno stadio lanciano si e no un leggero baluginio.

Sensibile all’argomento sicurezza mi sono messo alla ricerca di un prodotto al top, perché spendiamo cifre assurde per le nostre bici e poi trascuriamo acquisti davvero importanti per la nostra incolumità.

Mantenendomi su un livello medio la scelta è stata ampia ma quando ho alzato il tiro delle mie priorità ho finito col trovarmi sempre al cospetto dello stesso marchio: l’inglese Proviz.

Una azienda giovane, nata a Londra nel 2008 dall’idea di due fratelli ciclisti che non trovavano in commercio qualcosa che potesse soddisfarli nei loro spostamenti sulle sponde del Tamigi; chissà, avessero incontrato un operaio generoso come capitò a me nello stesso periodo forse non starei qui a scriverne… 😀

Dal piccolo appartamento londinese in cui nacque il Proviz Triviz, un triangolo elettroluminescente da applicare ovunque grazie anche all’imbracatura e premiato con il Red Dot design, si è arrivati a una azienda distribuita in 40 Paesi e che spazia dal ciclismo al running, senza tralasciare le attività all’aperto e con una diramazione che si occupa di abbigliamento da lavoro.

Il catalogo ormai è ampio e in continuo aggiornamento perché la fantasia di questi due fratelli non sembra conoscere limiti. Vi consiglio di dare una occhiata al sito, in particolare alla sezione dedicata al ciclismo ovviamente.

Rivolgermi a loro è stata quindi una scelta naturale e mi hanno messo a disposizione la giacca Reflect360+, oggetto dell’odierno test.

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Già appena tolta dalla confezione colpisce la buona cura; per esempio le cerniere sono protette da qualche giro di carta velina per evitare di graffiare il tessuto. E siccome la giacca è garantita impermeabile il mio controllo è andato subito alle cuciture e alle cerniere.

Le cuciture presentano una accurata lavorazione, nastrate e ben sigillate contro le infiltrazioni d’acqua.

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La cerniera centrale a tutta lunghezza scorre bene, assicura la perfetta chiusura e presenta sia le fasce termosaldate che la classica bandella antivento. E’ provvista di un comodo laccetto che aiuta la presa.

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Lo stesso per le due cerniere delle tasche in petto.

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Un consiglio per chi, come me, non ama fermarsi per agire sulle cerniere ma preferisce farlo mentre pedala: date una passata con una noce di paraffina ogni tre o quattro mesi. Migliora la scorrevolezza e aumenta l’impermeabilità. E non macchia.

E’ una giacca per stagioni fredde, da usare in autunno/inverno e malgrado l’assenza di una imbottitura termica conserva bene la temperatura corporea. Confortevole  il rivestimento in vellutino dell’avvolgente colletto, la cui cerniera è protetta da una piccola palpebra di tessuto.

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Solitamente i capi impermeabili e per climi più freddi hanno come rovescio della medaglia la scarsa traspirabilità. Nel nostro caso ad evitare l’accumulo di condensa troviamo una serie di feritoie appena sotto le spalle e due cerniere sotto le braccia che, una volta aperte, consentono una migliore areazione.

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Avrei voluto due laccetti per rendere più agevoli le operazioni di apertura e chiusura anche stando in sella.

Tre le tasche esterne: due anteriori in petto e una grande, singola, sulla schiena.

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Una la tasca interna e con chiusura in velcro.

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Pedalando in questo fine autunno che si illude primavera ho notato che tenendo le tasche anteriori aperte migliora l’afflusso d’aria, comodo quando fa più caldo. La tasca posteriore è protetta dalla pioggia e la sua dimensione è notevole, adatta a contenere oggetti ingombranti. Per quelli più piccoli ci sono le tasche in petto e non si avverte la mancanza quindi del taschino posteriore (tipico di maglie e giacche più sportive) dove riporre banconote o un piccolo mazzo di chiavi.

Le maniche terminano con due linguette in velcro che permettono una efficace chiusura a vento e pioggia; nella parte bassa invece provvede il classico cordoncino elastico coi morsetti a molla, soluzione più da giacca outdoor che da ciclismo sportivo ma funzionale al tipo di utilizzo di questa e, come vedremo, alla sua vestibilità.

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Tutto l’interno è foderato con una morbida e confortevole rete, anche lei robusta; non sembra possibile strapparla impigliandola.

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Una volta indossata ci si accorge subito che la vestibilità è larga, votata al comfort. Non è infatti una giacca sportiva, aderente, che ha la tra le sue priorità la migliore penetrazione aerodinamica. E’ una giacca per gli spostamenti quotidiani, in abiti civili e magari con una felpa sotto. L’ho usata anche in alcune uscite di allenamento e complice la posizione più sportiva ho potuto notare che è si larga ma sulle spalle calza bene, aderente il giusto senza essere costrittiva; solo con un assetto in sella più estremo si arriva a creare un “effetto palloncino” sulla pancia che comunque non pregiudica la pedalata quotidiana e, anzi, risulta provvidenziale perché dai la colpa alla giacca e non al barattolo di Nutella che hai fatto fuori l’altra sera 😀

Le maniche invece sono lunghe, forse troppo; vero che la chiusura ai polsi consente di stringerle e alla fine ne guadagna la comodità soprattutto indossando una felpa o un maglione più spessi, però le avrei preferite un poco più corte per le pedalate sportive. In ogni caso il pericolo di prendere acqua o freddo dai polsi è scongiurato.

Ma tutto questo diventa un dettaglio secondario appena si chiede alla giacca di fare il suo mestiere: riflettere la luce per renderci visibili anche da grande distanza. E lo fa bene, talmente bene che descriverlo a parole è difficile.

Nella immagine in basso la giacca “a riposo”, non colpita direttamente dalla luce. Conserva il suo sobrio colore grigio, adatta a ogni situazione e abbigliamento.

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E poi investita dalla luce: brillante!

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La versione fotografata è da uomo e di una taglia troppo grande per la longilinea modella che si è gentilmente prestata. Precipito subito la media estetica dell’articolo con altre foto e un altro modello, decisamente meno attraente.

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Immagini scattate al tramonto, con luce naturale e poi illuminando la giacca con un piccolo faretto a led, di quelli che servono giusto a farsi vedere in bici.

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E questa la piccola luce usata.

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Taglia M e una leggera felpa. Si può notare che le maniche sono lunghette, però la vestibilità resta aderente sulla schiena dove la giacca tende ma senza stringere. Il suo notevole sviluppo in lunghezza nella parte posteriore è un ottimo riparo da vento e pioggia. Nei dettagli le prese d’aria sulle spalle e quelle con cerniera poste sotto le braccia.

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Il prodigio è dovuto al particolare tessuto tempestato di migliaia di microsfere di vetro, che catturano e riflettono anche la pur minima sorgente luminosa.

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Investite direttamente brillano, se la luce arriva angolata si creano scenografici effetti cangianti.

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L’arrivo del freddo accompagnato da un forte vento mi ha consentito ulteriori test, perché questa è una giacca per climi più rigidi e da quando mi è arrivata ho avuto alcuni giorni di pioggia e poi un ritorno alla primavera. Quattro settimane in cui l’ho usata ogni giorno, con pioggia forte e leggera, temperature molto variabili e alcune volte pedalando sferzato da un forte vento. Posso dire quindi di aver raccolto una buona messe di dati e sono pronto per le conclusioni.

VISIBILITA’.

La visibilità della giacca è eccellente in ogni condizione di luce, il suo tessuto coperto da migliaia di microsfere di vetro cattura ogni raggio. E se con l’illuminazione diretta la vediamo brillare, anche nelle grigie ore dell’alba o col cielo che tende a imbrunire basta una minima sorgente luminosa che immediatamente questa viene catturata e amplificata, con piacevoli effetti cangianti a seconda dell’angolo con cui è colpita. Solo la fioca luce giallastra dei lampioni stradali non le consente di esprimere tutte le sue potenzialità; quella bianca invece non crea alcun problema.

Non è una giacca da usare solo col buio, anche se ovviamente la sua resa migliore è in condizioni di scarsa luminosità. Proprio la sua caratteristica di saper catturare la luce e rifletterla la rende ben visibile anche di giorno. Il sobrio grigio permette di indossarla quotidianamente, senza l’imbarazzo che in alcuni provocano le giacche in squillanti tinte fluorescenti.

Di contro il suo colore rappresenta anche un limite, perché soprattutto all’alba se non si è investiti da qualche fonte di luce il grigio della giacca tende a confondersi con l’ambiente, diversamente da quanto avviene con quelle in colori accesi. Comunque Proviz ha in catalogo anche versioni più appariscenti (ma in tessuto diverso), quindi il problema è facilmente risolvibile.

VESTIBILITA’

Sul sito esiste una tabella per calcolare la taglia ed è precisa. Bisogna però tener presente che è una giacca pensata per uso quotidiano, soprattutto per chi in bici si reca al lavoro e quindi indossa abbigliamento non tecnico. Questo spiega il taglio largo e la lunghezza delle maniche; che se da un lato potrebbero far storcere il naso agli sportivi incalliti, dall’altro garantiscono tanto spazio per un maglione più pesante o una voluminosa felpa. E anche la lunghezza delle maniche, che le prime volte mi ha lasciato dubbioso, con l’uso continuo e l’abbassamento delle temperature si è rivelato un vantaggio perché non abbiamo quel fastidioso arricciarsi o tirare del maglione indossato sotto.

Sempre nell’ottica del comfort condivido la scelta di avere più larghezza sull’anteriore, sia perché così le tasche sono realmente sfruttabili (mai inserito il telefono o il portafoglio in una giacca attillata? Praticamente ti mozzano il fiato…) e sia perché non crea impaccio qualunque sia la posizione in sella per la bici usata: schiena dritta da citybike, moderatamente inclinata da touring e trekking o inclinata da sportiva l’unico fastidio è solo estetico in quest’ultimo caso. Non ci sente mai costretti o troppo fasciati. Solo pedalando in presa finale e usando un forte dislivello sella /manubrio si avrà il contatto tra la parte superiore della coscia e il “palloncino” creato dalla giacca all’altezza dell’addome.

E condivido la scelta di tenere un taglio più aderente sulla schiena, perché così la giacca non si gonfia col vento della corsa, non entrano spifferi dal colletto e non sbatte in velocità. Il colletto protegge bene, è morbido e piacevole a contatto con la pelle; la rete interna che è cucita in tutta la giacca, maniche comprese, è confortevole anche sulla pelle nuda. Nelle giornate più calde basta una leggera t-shirt e non hai quell’irritante sfregamento contro la plastica come avviene con prodotti economici.

A catalogo per ogni modello di giacca, gilet o pantaloni sono presenti sia la versione femminile che quella maschile. Quindi taglio e vestibilità adatti alla diversa struttura fisica.

TRASPIRABILITA’

Ho pedalato con temperature primaverili e invernali in questo strano scampolo di autunno, usando la giacca con temperature esterne che hanno oscillato da 5 a 19 gradi. A seconda del clima del momento ho indossato una semplice T-shirt a manica lunga o una felpa o un pile. Non ho mai sofferto il freddo e nemmeno il caldo. Solo affrontando le salite più ostiche e lunghe ho avvertito la necessità di aprire la giacca per avere un poco di fresco e migliore traspirazione. In nessun caso ho registrato la formazione di condensa, aiutato molto dalla presenza delle prese d’aria sotto le braccia e sulla schiena. Anche le tasche in petto, tenute vuote e aperte, hanno contribuito a rinfrescare nei momenti più caldi, sia per temperatura che per percorso. Indossata in uscite sportive, quindi a ritmi ben superiori, ha richiesto solo una sottile maglia termica, che è già traspirante di suo, e anche qui non ho registrato fastidiosi accumuli di umidità. Inoltre in questo frangente ne ho potuto apprezzare l’efficace azione antivento. Visto che il tessuto e la lavorazione sono gli stessi del gilet, posso ragionevolmente supporre che anche questo si comporterà allo stesso modo. Non posso dirlo con certezza perché ho provato solo la giacca; vedremo, chiederò in futuro alla Proviz se potranno mettermi a disposizione anche il gilet, sicuramente più adatto al clima mite che allieta chi vive sotto l’occhio del Vesuvio.

QUALITA’

Le lavorazioni sono perfette, con cuciture e cerniere correttamente nastrate e rinforzate. Si vede che sono fatte per durare. La loro impermeabilità è ottima, nessuna infiltrazione o via d’acqua. L’imbottitura è leggera e calda e la rete interna molto tenace, non di quelle che basta impigliarle una volta e si strappano come sottili ragnatele. Il tessuto è resistente, morbido e riesce ad adattarsi comodamente sulla persona, senza quel “tirare” tipico di giacche impermeabili economiche.

UTILIZZO

E’ una giacca molto tecnica ma non nel senso a cui siamo abituati, soprattutto noi ciclisti più sportivi se non nel passo almeno negli atteggiamenti. Ho gradito moltissimo il colore, soprattutto per mia idiosincrasia alle tinte fluo tipiche dell’abbigliamento ad alta visibilità. Ho apprezzato il taglio comodo e confortevole nell’uso quotidiano, finalmente una giacca da ciclismo pensata da chi va in bici per chi va in bici e a cui riesco a chiudere la cerniera se indosso un pile o una felpa. O la grisaglia da lavoro. Per me, che ho un vasto campionario di giacche invernali di tutti i tipi nella continua ricerca di quella adatta anche a pedalare negli spostamenti quotidiani, è stato come trovare il tesoro a lungo cercato. Nelle uscite di allenamento, quindi con abbigliamento specifico da ciclismo, la abbondante vestibilità non è stata di impiccio ma nemmeno un vantaggio. Sicuramente in questo specifico caso l’avrei preferita più stretta e aderente al busto.

L’effetto palloncino, di cui ho parlato sopra e che non mi ha creato alcun problema negli spostamenti quotidiani, si è rivelato seccante solo pedalando in presa finale, quindi con la schiena massimamente distesa, dove non urtare con le cosce il rigonfiamento è impossibile. Hai questo continuo frusciare nel contatto col tessuto, ed è pure ben udibile. In compenso tieni il conto della cadenza 😀

Nelle discese più ripide, con velocità medie di 50 km/h e punte di 70-75 km/h, le maniche lunghe e quindi arricciate sulle braccia sbattono un poco. Non so se posso annoverarlo nella colonna difetti di questa giacca, pensata per i pendolari del ciclismo piuttosto che per gli sportivi tutti di un pezzo. Comunque lo riporto per completezza di cronaca. Nessun rigonfiamento o scuotimento ho registrato sulla schiena.

Sia in uso disimpegnato che sportivo il notevole sviluppo posteriore è stato sempre un vantaggio. Schiena protetta e calda, senza spifferi e ben al riparo anche dall’acqua. Sia quella che piove da sopra che quella, ben più insidiosa con giacche dal taglio sportivo e corto, che arriva da terra e sparata dalla ruota posteriore.

Avrei gradito due tasche per le mani, magari foderate in pile o dello stesso tessuto del colletto e chiudibili con le cerniere. Perché è si una giacca che si indossa in bici e pedalando la roba nelle tasche basse è solo un fastidio; ma è anche una giacca che si indossa piacevolmente dopo aver lasciato la bici e avere un riparo per la mani sarebbe comodo. Sono presenti nella versione Outdoor, insieme a un pratico cappuccio e chissà, io lancio l’idea… Nulla vieta comunque di usare la giacca Outdoor, che però usa un tessuto diverso, anche in bici.

Avrei gradito ancor di più un modello con le maniche staccabili, perché il poterlo trasformare in gilet avrebbe ampliato e di molto lo spettro di utilizzo di questa giacca. Esiste a catalogo un gilet, adatto a climi più caldi; però se fosse possibile acquistare un capo solo e avere sia la giacca che il gilet sono convinto i ciclisti gradirebbero. Altra idea buttata lì, se Proviz vorrà farla sua a me non dispiace…

Del resto una versione convertibile, che però usa altro tessuto, è già a catalogo.

Un piccolo laccio su ogni cerniera che apre le feritoie di aerazione lo possiamo aggiungere noi, perché governarle mentre si pedala è difficile, troppo piccola la presa offerta soprattutto calzando i guanti invernali.

CONCLUSIONI

Molte parole per tutte le caratteristiche della giacca e poche per quella principale: l’incredibile capacità riflettente. Mai come in questo caso è vero l’adagio che una immagine vale più di mille parole; e io non ne ho avevo di adatte per descrivere l’effetto luminoso se non ricorrendo a una vasta schiera di iperbole. Meglio per voi aver pubblicato le foto…

E’ una giacca dalle tante qualità, indirizzata a uno specifico ciclismo che è quello dei pendolari, ossia di chi si sposta quotidianamente in bici e lo fa con poca luce. Non ho scritto “ciclisti urbani” di proposito perché sarebbe riduttivo circoscrivere l’uso ai percorsi cittadini.

Potrebbe non essere gradita ai ciclisti più sportivi che vorrebbero taglio e vestibilità meno abbondanti. Considerando il surplus nella lunghezza delle maniche, è molto probabile otterrebbero il risultato voluto ricorrendo alla taglia inferiore. Per averne certezza dovrei confrontarle e non mi è possibile. Io però l’ho usata anche in allenamento e nella quasi totalità delle situazioni è stata perfetta. Come scritto sopra, solo in una determinata posizione di guida l’avrei desiderata più aderente.

Con qualche miglioria, piccola come l’aggiunta delle tasche e grande come rendere le maniche staccabili, sarebbe ancora più fruibile. Ma già così ho scoperto un prodotto di ottimo livello, di notevole qualità ma soprattutto pensato veramente per chi usa la bici ogni giorno e in ogni condizione e abbigliamento. Sapete che ho il pallino delle bici scacciapensieri, quelle dove sali in sella e pedali senza preoccuparti della strada, del ritmo, del clima e dell’abbigliamento. Ecco, questa giacca è il naturale complemento: la indossi e via, senza star lì a pensare come sei vestito, se piove o c’è luce.

Il prezzo può sembrare elevato ma solo se raffrontato a giacche economiche reperibili presso le grandi catene di abbigliamento sportivo. Che non possono vantare la stessa qualità e la stessa capacità riflettente. Soldi ben spesi? Se tenete alla vostra sicurezza si, senza dubbio.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Lorenzo

    Bravo come al solito Fabio nell’esposizione dei fatti 🙂
    Non riesco a capire se mi sarebbe più utile un gilet o la giacca….
    Non riesco però a trovare sul sito la tabella per le misure

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, devi andare sul sito ufficiale, selezionare il capo che ti interessa e lì trovi la “Size guide”.
      Penso giacca per te, qui siamo in primavera (stamattina alle 11,30 il termometro segnava 18 gradi) ma dalla tue parti non credo…

      Fabio

      • Lorenzo

        Infatti inizia a far freddo, mercoledì dopo il giro in bici ho avuto mal di testa tutto il giorno.
        Giri sospesi
        Ma la giacca è del tipo ripiegabile e può stare in una piccola borsetta? mi pare di no giusto?

        • Elessarbicycle

          No infatti, è una giacca e non la mantellina antivento. Ma sul sito Proviz c’è un poco di tutto, dagli uno sguardo.

          Fabio

          • Lorenzo

            Grazie Fabio, sto guardando ma l’inglese non mi aiuta.
            Spunto per un nuovo articolo: come si deve vestire e cosa deve avere il ciclista nelle 4 stagioni 🙂

            • Elessarbicycle

              Mica facile; quello che serve a te non serve a me e viceversa. Troppe variabili legate al clima differente tra le varie zone e infinite possibilità a seconda dell’utilizzo. O ti viene fuori un articolo lunghissimo o uno pieno di banalità, in ambedue i casi quindi inutile.
              Mi appunto l’idea, ma non so se le darò seguito.

              Fabio

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