Progetto VO Pass Hunter Disc

Quest’articolo è un esperimento e spero avrà successo. Una formula nuova, mai usata da altri: uno schema di assemblaggio di una bici partendo da un telaio di serie. Si, ma che tipo di bici? Ecco, qui descrivere diventa complicato. Con gioco di parole potrei dire una bici che ha la sua specialità nel non essere specialistica. Oppure evitare queste orribili perifrasi e dirvi semplicemente che è una bici pensata per divertirsi. Oltremodo impegnativo come obiettivo.

Tutto nasce dalla mia esperienza con voi che leggete, dal continuo e incessante scambio di messaggi e telefonate da cui emerge la costante ricerca di una bici ben fatta, gradevole alla vista e capace di soddisfare esigenze differenti senza eccellere in nulla ma senza nemmeno sfigurare. Finora nessuno di voi che si è affidato alle mie consulenze è rimasto deluso; però si è sempre trattato di singole bici per singoli ciclisti e questo in un certo senso semplifica le cose. Il difficile viene quando vuoi accontentare anche un secondo ciclista con la stessa bici. Figuriamoci tanti di voi.

L’idea di donarvi questo progetto, che in un primo momento avevo pensato di commercializzare io preferendo però rinunciare per tanti motivi, nasce si dall’esperienza dei nostri scambi ma il progetto in sé è figlio della mia esperienza. Nel montaggio, nel provare bici, nel consigliare, nella conoscenza di dettagli che altri non curano: più di tutto in questa strana capacità che mi ritrovo di vedere una bici ancor prima che sia completa, perfettamente chiara in ogni dettaglio e sapere come si comporterà. Si, dopo un montaggio se la taglia me lo consente la provo sempre, ma mi arrivano solo conferme a quanto ero certo sarebbe successo. Fortuna? Può essere. Ma se la tengo, tanto vale sfruttarla. Ce l’avessi pure con la lotteria…

Lo schema scelto prevede un telaio e tutto ciò che serve per mettere la bici in strada escluso eventuali accessori come per esempio portapacchi e parafanghi o impianto luci. Nonché i pedali, scelta troppo personale per trattarla qui. Bici nuda quindi ma con alcune opzioni tra cui scegliere per i componenti, in modo da assecondare più esigenze.

Ogni componente è accompagnato da alcune note di presentazione perché ho scelto quasi tutti componenti che conosco bene per averli usati o montati per altri ciclisti. Quasi però, perché per alcune scelte mi sono lasciato guidare dall’istinto e dato fiducia alle schede tecniche dei produttori. Se però si ha sufficiente esperienza si riesce a discernere tra chiacchiere da cartella stampa e sue potenzialità.

Inoltre nel testo non ci saranno link commerciali ma solo link e immagini prelevate dai siti dei produttori; anche se ho l’affiliazione con un negozio che vende bici e suoi componenti e accessori nonché attrezzature per il montaggio (il banner che lampeggia in alto alla pagina) ho scelto di non servirmene. E’ una affiliazione, significa che io guadagno solo se acquistate su quel sito passando dal blog: quindi non inserire i link è una scelta commercialmente suicida per me. Ma preferisco ugualmente non inserirli, non voglio possiate pensare che suggerisco una tale guarnitura o ruota per interesse personale. A me interessa vedervi felici in sella. E, questo si ammetto è un pelo egoistico, mi piacerebbe vedere questa bici su strada. Quindi in definitiva io indico le parti necessarie, a voi scovare offerte, sconti e prezzi migliori in genere.

Se poi qualcuno vorrà tradurre in realtà questo progetto ma non se la sente di affrontare le difficoltà di un montaggio potrà contattarmi all’indirizzo elessarbicycle@gmail.com per ricevere consigli oppure per affidarmi l’assemblaggio. In quest’ultimo caso sarà cura del ciclista farmi pervenire tutto il necessario, portandolo da me o spedendolo; a montaggio ultimato la spedizione della bici sarà sempre a carico del ciclista. Per me chiedo solo un modesto contributo per sostenere le spese del blog e della microfficina, senza una proporzione diretta con le ore di lavoro impiegate. Fino ad ora ho sempre chiesto in cambio attrezzi o materiale proprio per la microfficina, ma ormai ho quasi tutto il necessario e ciò che resta da acquistare ha costi talmente elevati che non posso farli gravare su un ciclista solo. Quindi meglio un bel salvadanaio, raggiunto l’importo si acquista l’attrezzo.

Bene, lunga introduzione ma necessaria data la novità dell’idea: adesso passiamo alla bici.

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Tutto ruota intorno a questo telaio proposto dagli americani di Velo Orange: il Pass Hunter Disc. Scelto perché offre ciò che cerco, ossia tanta comodità senza essere fiacco, ottima precisione di guida senza essere nervoso, possibilità di essere ben gommato per usi diversi, buone capacità di carico e quel pizzico di esclusività pur essendo un prodotto di serie. L’ho usato e mi ha rimandato solo conferme a ciò che avevo intuito. Sali in sella e ti dimentichi di tutto il resto, ti godi solo la pedalata qualunque sia la strada o il tuo ritmo. Certo, pesa più di un telaio in alluminio o carbonio ma conta davvero così tanto il chilo in più in questo caso? No, non conta. In questo articolo la mia recensione statica.

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Serie sterzo della stessa casa, perfetta la Grand Cru.

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Per il trittico reggisella/attacco manubrio/piega ci sono due opzioni con un elemento in comune.

Si può conservare continuità col marchio americano installando reggisella e attacco manubrio Grand Cru, con quest’ultimo dalla foggia particolare che ha pro e contra.

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Reggisella ad offset zero, senza arretramento quindi. Il telaio ha geometrie “rilassate” e montando una piega si rischia di pedalare troppo arretrati se si preferisce un reggisella con offset classico da 20mm. L’attacco manubrio invece come detto è particolare. Consente di sollevare o abbassare la piega senza che spunti l’odioso torretta sopra l’attacco; perché basta avere liberi 1,5cm di tubo forcella per serrarlo. Ma se uno ne lascia di più può mettere uno o due spessori sotto e alzare quando preferisce un dislivello quasi nullo con la sella; per poi riabbassare tutto quando preferirà un assetto sportivo. Senza deturpare l’estetica. Il problema è che chi preferisce un assetto più sportivo è limitato, visto che c’è una altezza minima determinata dalla foggia che è di 3,5cm circa. Il telaio ha tubo sterzo, nelle varie taglie, piuttosto compatto. Ma se sommiamo alla altezza delle calotte serie sterzo beh, 3,5cm (stack complessivo 7,5 cm) sono parecchi.

La piega invece viene da casa Ritchey ed è la Comp Evomax in alluminio.

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Reach e drop di 120/73, quindi contenuti.

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Fornisco qualche altro dato. L’apertura verso l’esterno è di 102 gradi, presenta una leggera curvatura di 4 gradi verso l’interno in zona alta e la “sporgenza” della parte terminale è di soli 12 gradi. Siamo su valori ben lontani da quelli più estremi di tante altre pieghe da fuoristrada e non è detto sia un male.

La mia preferenza per il trittico omogeneo fa si che suggerisca a chi non vuole ricorrere a reggisella e attacco proposti da Velo Orange di volgere lo sguardo ancora a Ritchey.

Alluminio sia l’attacco che il reggisella, le versioni in carbonio sarebbero in un inutile innalzamento dei costi.

Per il reggisella la versione WCS Alloy 1 bolt, ossia a bullone singolo. Ovviamente offset zero.

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Attacco manubrio stessa casa, va benissimo il Comp 4 axis che non costa uno sproposito.

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Con questa seconda opzione non bisogna dimenticare di acquistare un set di spessori da installare sotto l’attacco manubrio. Quanti non è possibile dirlo con esattezza, dipende dalle quote di ogni ciclista. Meglio sempre abbondare però, avere cioè una altezza di almeno 4cm da gestire oltre a uno spessore supplementare da 5mm da montare sopra l’attacco manubrio. Il perché l’ho spiegato spesso e cioè che è sempre meglio tagliare la forcella a filo o poco più con l’attacco e ricavare la luce necessaria per la regolazione della serie sterzo grazie a uno spessore. In questo modo l’attacco manubrio ha serraggio migliore.

La sella è una scelta assai personale. Di certo con una Brooks Cambium C15 è impossibile sbagliare. Comoda, esente da manutenzione, ottima anche pedalando senza fondello; però costa cara, ma secondo me li vale tutti. In questo articolo la mia recensione.

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Quando la casa anglo italiana la propose ero scettico; colpa del mio tradizionalismo, difficile digerire una Brooks non in cuoio. Poi ci ho pedalato sopra e se non fosse che mi è rimasta la B15 dopo il furto della mia Elessar sicuramente l’avrei presa.

Passo da un estremo all’altro e indico una seconda possibilità, decisamente più economica della Brooks ma con un ottimo rapporto qualità prezzo: la Selle Italia Nekkar, presenta sia in versione classica che flow, ossia forata.

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Ottimo rapporto qualità prezzo non significa ottima qualità in assoluto; costa un sesto rispetto alla Brooks, non aspettatevi le stesse performance. Ma può essere una buona idea per abbattere i costi complessivi senza eccessivi sacrifici.

Le ruote sono una scelta difficile, influenzano il comportamento globale della bici ben più del telaio. Sbagliarle significa mortificare un ottimo telaio, sceglierle bene può tradursi in un netto miglioramento di un telaio mediocre. Il nostro è un ottimo telaio e merita buone ruote; non ruote al top che alzerebbero troppo la spesa ma ruote robuste, comode e adatte a ospitare gomme larghe. Se i cerchi sono anche predisposti per i tubeless è meglio.

Due le coppie di ruote che ho selezionato, una più sportiva e l’altra più adatta a calzare gomme da fuoristrada.

La coppia sportiva è della francese Mavic che schiera le ottime Aksium disc. Malgrado la raggiatura bassa sono molto robuste e rigide il giusto, possono ospitare pneumatici fino a 700×32 e anche i tubeless. Necessitano di manutenzione quasi nulla e questo rappresenta un vantaggio per una bici spensierata così come l’ho pensata.

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La seconda coppia è un arrivo recente sul mercato italiano e sono le Ready 15 proposta dai pirati portoghesi della Black Jack.

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L’unico limite è la grafica un poco chiassosa, per il resto solo pregi. Sulla carta però perché questo è uno dei casi in cui mi affido alla mia esperienza nel valutare ma ancora non ci ho messo le mani. I raggi sono 28 su tutte e due le ruote, c’è sempre compatibilità coi tubeless e possono montare gomme fino a 700×37. Ossia la misura massima prevista per il telaio. Ovviamente ho contattato la casa madre prima di scriverlo, per avere conferma ufficiale.

Per uso prevalentemente stradale suggerisco gli ottimi Panaracer Pasela in misura 700×32. E in versione bicolore sono pure assai eleganti e per nulla stonano nell’insieme.

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Per frenare una sola scelta: i Trp Spyre. Gli Avid BB7 non possono montare su questo telaio e a parte gli Shimano meccanici francamente altre possibilità non ne vedo. Si, coi Tektro si risparmia qualcosa, ma vale la pena risparmiare proprio sui freni? No, ovvio.

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Sul blog ho recensito la più lussuosa versione SLC e qui si che consiglio di risparmiare qualcosa prendendo quella base. Scegliere la versione con disco sei fori da 160mm sia avanti che dietro.

Così come è stato facile scegliere i freni così è stato problematico scegliere la trasmissione. Doppia, tripla, monocorona, doppia compatta, doppia turistica, doppia da Mtb, perno quadro, perno passante, 10 velocità o 11 ecc.? Insomma, non è stato facile. Dovevo stabilire delle linee guida e mi sono ispirato a: robustezza, affidabilità, facilità di gestione dei comandi in qualunque posizione siano le mani, semplicità nelle modifiche e possibilità di usare un pacco pignoni agile. Senza spendere una fortuna. Tutto questo ha ridotto di molto la ricerca, portandomi a scegliere lo Sram Apex.

Diversamente da come avevo previsto in un primo momento son tornato sui miei passi rinunciando alla guarnitura 48/34 in favore della tradizionale 50/34. Cambio in versione WiFli, deragliatore a saldare per doppia (quindi ci vuole una fascetta da 28,6 di diametro), pacco pignoni 12-32 (12-13-14-15-17-19-22-25-28-32), catena sempre di casa Sram e ovviamente i comandi col comodissimo ed estremamente efficace sistema di cambiata Double Tap.

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Fermo restando tutto il resto ho valutato due ulteriori opzioni ma solo per la guarnitura. Prima opzione la Sram X5 (più economica della X9 che avevo inizialmente previsto) con dentatura 42/28. Richiede il suo movimento specifico e l’uso degli spessori (di solito forniti di serie, ma meglio assicurarsene col venditore) per adattarlo alla scatola BSA e quindi da 68mm del telaio.

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Funziona perfettamente col deragliatore Apex. Si può addirittura pensare di prendere tutte e due le guarniture e i rispettivi movimenti, in quindici minuti si esegue il cambio e si regola il deragliatore e si possono avere due bici assai diverse nell’uso con una spesa tutto sommato limitata.

Ma c’è una altra possibilità, a cui mi sono avvicinato per tre motivi. La dentatura 48/32, il perno quadro (più economico) e il costo relativamente basso. E’ nel complesso un buon risparmio ricorrere a questa nuova FSA Vero Pro.

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Per completare l’assemblaggio serve poco altro. La fascetta da 28,6 per il deragliatore l’ho detta; un paio di fermaguaina perché il telaio li ha ma la forcella no, un poco di guaina freni perché quella fornita di serie coi comandi è insufficiente a coprire sino alle pinze freno (sono tagliati per caliper), il nastro manubrio (meglio se del tipo in microfibra e interno in gel), una coppia di portaborracce e i pedali. Su questi ultimi preferisco non fornire indicazioni, ognuno ha le sue preferenze. Prediligo i pedali con aggancio, ma su una bici così potrebbero andare bene anche dei pedali da freeride. Ma è davvero scelta troppo personale per scriverne qui.

Aggiungo solo un ultimo piccolo consiglio: sostituire le brugole esistenti e occupare i fori inutilizzati (è una forma di protezione) con altre brugole: nere, bombate, M5x12.

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Può sembrare futile, ma vi garantisco che l’effetto finale creato da questi piccoli “bottoncini” è assai gradevole.

Bene, siamo alla fine. Con una ricerca non troppo approfondita ho stabilito che, al netto delle offerte e di possibili saldi, la spesa complessiva varia dai 1500 ai 1750 euro per acquistare tutto, spedizioni incluse. Si può scendere ancora risparmiando su ruote e freni ma non ne vale la pena. Si può salire, e di molto, con ruote top, trasmissione 11v e freni idraulici ma nemmeno in questo caso ne vale la pena. Così come ve lo propongo questo progetto è un ottimo punto di incontro di tante esigenze, non ultima non investire un patrimonio. Ne viene fuori una ottima tuttofare, facilmente accessoriabile con parafanghi e portapacchi così come allestibile per il bikepacking; comodissima in ogni situazione e assai divertente da guidare (con allestimento diverso l’ho testata e vi assicuro: è uno spasso) e senza eccedere in preziosismi che finirebbero con l’occupare la mente di mille pensieri invece di liberarla. Che dite, vi piace l’idea?

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COMMENTS

  • Lorenzo

    Grazie Fabio,
    bellissimo regalo questa ricetta per il Pass Hunter 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, qualcosa potrebbe andar bene anche per la tua Gitana; ma come ti ho detto meglio prima che rifletti bene sule tue esigenze e poi valutiamo le opzioni.

      Fabio

  • Standig ovation!
    Questo è un vero DONO perchè passione, amore e conscenza sono fusi in qualcosa che è oltre la ragionevole condivisione. Siamo “altrove”.

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, “altrove” sono tanti luoghi e non tutti piacevoli: in quale mi hai messo? 😀 😀

      Scherzi a parte, nel testo ho usato la parola “dono” ma perché dovevo contrapporre questo progetto a un precedente articolo in cui scrivevo che forse l’avrei commercializzata io. Quindi è stato necessario ribadire la gratuità, almeno dell’idea se qualcuno decidesse di montarsela. Purtroppo la microfficina non sarà più gratuita invece, ma questo è discorso che affronterò in futuro.

      Fabio

  • La voglio fare!!!

    Daniele

    • Elessarbicycle

      ehhhhhhhhh Danié, la fai e poi monti la pinza freno storta… 😀 😀 😀

      Vabbè, scherzo. Vernicia la Specy invece, che è carina ma quel grigio la mortifica. E cambia sella

      Fabio

  • Mattia

    ho scoperto solo ora il tuo blog… che dire… ci metti una passione indescrivibile! scelte ben pensate e ragionate… un piacere leggerti!
    con immensa stima,
    un archicyclist che pedala per il gusto di pedalare…

    • Elessarbicycle

      Ciao Mattia, ti ringrazio. Anche se non cerco complimenti non ho mai negato che mi fanno piacere, sono il modo per comprendere che lavoro sulla giusta strada. Al di là delle mie chiacchiere o della tecnica quello che ho sempre cercato di trasmettervi è la passione e, come fai tu, pedalare per il gusto di pedalare.
      Grazie ancora

      Fabio

  • francesco

    ma qualche foto della bici montata? ciao, Francesco.

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, sottomano per fare foto ne ho solo una, ma allestita in modo differente quindi non avrebbe molto senso pubblicarla.

      Fabio

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