Press-fit, installazione e manutenzione

Continua il viaggio nel mondo dei diversi sistemi per il movimento centrale, stavolta tocca al Press-fit. Ossia quel movimento da inserire a pressione, il termine giusto è per interferenza, all’interno di una scatola movimento priva di filettatura.

Infatti, come possiamo vedere nella immagine in basso, le calotte si presentano completamente lisce.

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Quali i vantaggi teorici e pratici di questa soluzione? L’ingombro laterale assai ridotto che consente di progettare guarniture con minimo fattore Q (in teoria, in pratica sono le stesse che montiamo con le calotte BSA o ITA…), la ridotta e assai rapida manutenzione e una ancor più rapida installazione. Anche se, come sempre, qualche accortezza ci vuole. Soprattutto nella delicata fase di inserimento delle calotte, che se non eseguito a regola d’arte e con attrezzi idonei renderà la vita dei cuscinetti assai breve.

Come sempre la rete pullula di video dove assistiamo a una pletora di improvvisati meccanici che prendono le calotte a martellate o utilizzano presse autocostruite con due pezzi di legno o qualche rondella. Non ci siamo. Col martello, anche frapponendo un pezzo di legno (perché c’è pure chi martella i cuscinetti) è impossibile esercitare uguale e costante pressione lungo tutta la circonferenza della calotta. Con le presse artigianali, a meno che non abbiano elementi di spinta sapientemente torniti, il problema è lo stesso, ossia l’impossibilità di esercitare uguale pressione.

Perché la regola fondamentale in fase di montaggio è che le calotte entrino perfettamente dritte. E non dobbiamo trascurare anche una altra questione: montaggio per interferenza non significa che i due elementi hanno uguale diametro. Nel nostro caso, riferito a una scatola movimento centrale, le calotte sono solitamente un paio di decimi di millimetro più larghe del diametro della scatola. Questo determina una deformazione (ridotta e priva di effetti collaterali, è progettata per questo) della stessa scatola movimento. Voi andreste a cuor leggero di martello? Io no.

Senza dimenticare che su telai in fibra di carbonio la scatola movimento non è provvista di una bussola in alluminio e il contatto avviene tra calotte e fibra di carbonio. Motivo in più per lavorare con coscienza.

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In quest’articolo vedremo anzitutto come eseguire velocemente l’ordinaria manutenzione; poi come rimuovere un movimento Press-fit e infine come installarlo correttamente. In questo modo dovrei coprire tutte le esigenze: di chi lo possiede già e vuole solo curarlo oppure ha necessità di sostituirlo a chi deve installarlo per la prima volta su un telaio nudo.

Ultima notazione; anche in questo articolo troverete dei link pubblicitari, non fini a sé stessi però. Riguarderanno il materiale utilizzato per la stesura di quest’articolo. Sto ancora lavorando alla ricerca di una impaginazione che non renda la lettura infastidita dai link; sul punto i vostri commenti e suggementi, anche in privato se volete, saranno graditi.

 

Ordinaria manutenzione

Possiamo iniziare a sporcarci le mani di grasso; provvediamo all’ordinaria manutenzione. Che, come abbiamo visto per esempio nell’articolo sull’Ultra Torque, si riduce a pulire e dare grasso nuovo ai cuscinetti.

Per farlo è necessario rimuovere guarnitura e pedivella, a seconda della marca la tecnica è differente. Qui lavoreremo su una Sram, ma chi avesse Shimano può fare riferimento agli articoli presenti in Officina sullo smontaggio delle guarniture Hollowtech.

Nel caso della guarnitura Sram Force dobbiamo partire dalla pedivella sinistra, che presenta una grossa brugola da 8 autoestraente. Prendiamo la nostra chiave a brugola e svitiamo.

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Come sempre con questi sistemi autoestraenti i primi gradi di rotazione sono “liberi”, resistenza nulla. Poi si avverte una decisa opposizione: nessuna paura, agiamo.

Se chi ha montato il gruppo ha avuto l’accortezza di dare un velo di grasso all’asse su cui è infulcrata la pedivella questa verrà via senza sforzo. Altrimenti qualche colpo, a mano e in prossimità dell’innesto sull’asse, il più lontano possibile dalla sede dei pedali per capirci.

Pedivella sinistra rimossa, in dettaglio il meccanismo autoestraente.

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Rimuoviamo anche il parapolvere rosso, prestando attenzione al verso per quando dovremo rimontarlo; per buona memoria il segno grafico deve essere a vista, ossia guardare la pedivella e non il movimento.

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Cuscinetto sinistro a vista.

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Adesso sfiliamo la guarnitura; anche qui se in fase di montaggio si è avuta l’accortezza di ingrassare l’asse questa verrà via senza problemi. Altrimenti qualche colpetto con un mazzuolo in legno sul lato sinistro, ossia lì dove prima era infulcrata la pedivella.

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Adesso ci serve un ago robusto o una spilla da balia. Con delicatezza solleviamo la palpebra esterna del cuscinetto.

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Per sole esigenze fotografiche ho rimosso il cuscinetto, ma è operazione non necessaria. Per pulirlo e dare nuovo grasso lo possiamo lasciare in sede.

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Palpebra rimossa, ecco come appare il cuscinetto al suo interno.

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Puliamo se necessario l’interno del cuscinetto; va bene uno sgrassante non troppo aggressivo, come il WD-40, che in troppi continuano a ritenere, erroneamente, solo un lubrificante. Attenzione quando spruzziamo, meglio coprire con un panno la zona intorno la scatola movimento. Asciughiamo con cura e diamo nuovo grasso.

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In questi casi la mia preferenza va al grasso Shimano Dura Ace. Che ha un costo al chilo da far dubitare la sanità mentale di chi lo propone; ma tutto si ridimensiona acquistando la confezione da 50 grammi, che dura parecchio visto che ne necessita davvero poco ad ogni applicazione.

Rimontiamo le palpebre e abbiamo fatto.

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Prima di reinstallare la guarnitura è buona abitudine spennellare con grasso al teflon la parte esterna dei cuscinetti. La funzione è essenzialmente protettiva, una sorta di sigillatura contro acqua e sporco. Grasso anche sulla circonferenza interna del cuscinetto, aiuterà il successivo inserimento dell’asse.

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Adesso non resta che reinserire la guarnitura, nel nostro caso abbiamo visto una Sram Force e quindi non dimentichiamo la rondella ondulata e il parapolvere rosso lato guarnitura (il segno grafico del parapolvere deve guardare la pedivella) e quello opposto lato pedivella. In realtà sia il parapolvere che la rondella ondulata non li avremo rimossi per il solo ingrassaggio dei cuscinetti, saranno rimasti solidali all’asse.

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Importante ingrassare la zona dell’asse su cui andrà a innestarsi il cuscinetto; anche qui la soluzione migliore è ricorrere al grasso al teflon.

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Parapolvere sinistro e grasso sui denti dell’asse.

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Anche una goccia d’olio nel meccanismo della vite autoestraente, dall’interno. Va bene un normale olio per catene piuttosto denso, e avendo usato grasso al teflon la scelta è caduta su un olio anch’esso al teflon.

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Sull’esterno della brugola autoestraente è serigrafato il range di coppia a cui serrare; usiamo una chiave dinamometrica ed è buona norma rispettare queste indicazioni.

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Bene, fin qui l’ordinaria manutenzione. Adesso vedremo come operare la sostituzione di un movimento Press-fit, quindi la rimozione del vecchio e l’installazione di uno nuovo. Quest’ultima fase è ovviamente applicabile per chiunque si trovi a operare un primo montaggio su telaio nudo.

 

Rimozione del movimento Press-fit

Dopo aver sfilato via guarnitura e pedivella dobbiamo procedere a tirar via il vecchio movimento. Che sappiamo è inserito per interferenza, quindi ci serve un attrezzo apposito.

Possiamo ricorrere a un estrattore a battuta, ossia un tubo di metallo da inserire nel lato opposto a quello da rimuovere e poi battere con un mazzuolo pesante.

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Quest’attrezzo ha il vantaggio della rapidità di azione e non costa molto. Copre gli standard BB86 e BB90 (per il BB30 ne serve un altro) ma non funziona al meglio con lo Sram Gxp che ha la circonferenza interna del cuscinetto di sinistra leggermente più piccola dei canonici 24mm. Nessun problema con movimenti Shimano.

Vediamo come usarlo.

Inseriamo l’attrezzo all’interno del cuscinetto.

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Spingiamo fino in fondo fino ad avvertire un piccolo scatto: sono le lamelle che hanno fatto presa.

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Per sicurezza diamo una occhiata al lato opposto a quello dell’inserimento e verifichiamo che l’attrezzo sia correttamente in posizione.

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Torniamo dall’altro lato, impugniamo il nostro martello e battiamo qualche colpo deciso.

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Meglio mettere una mano dal lato di uscita del cuscinetto, giusto per non farlo schizzare via.

Breve intermezzo: anche se appare come un corpo unico, il movimento è composto di due parti, altrimenti sarebbe impossibile montarlo e smontarlo.

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Come detto il vantaggio di questo attrezzo è la rapidità di azione. Ha però uno svantaggio: è perfetto per la rimozione dei cuscinetti, meno per quello delle calotte. Nel senso che può accadere che sfili via il solo cuscinetto ma la calotta resti in sede. A questo punto, se dovesse accadere, possiamo anche decidere di lasciare le calotte sul telaio e pressarvi dentro i nuovi cuscinetti. Oppure possiamo spingere via le calotte aiutandoci con uno scalpellino, la cui lama però dovrà essere stata molata per smussarne il taglio.

Agendo lungo tutta la circonferenza interna, battendo cioè contro la palpebra su cui poggiava il cuscinetto, con piccoli colpi è facile rimuovere la calotta. Che è in materiale plastico, cedevole; priva della tensione interna data dal cuscinetto verrà via con facilità.

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Io però confesso di non trovarmi benissimo, preferisco un altro mio attrezzo, ossia l’estrattore per cuscinetti multi standard. Lo abbiamo visto in azione sia nell’articolo sul BB30 che in quello sull’Ultra Torque.

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E’ oggettivamente più laborioso da usare ma ha il vantaggio di racchiudere in un unico attrezzo, e quindi una unica spesa, la capacità di lavorare su formati diversi. E questo per una officina domestica è un vantaggio.

Lo svantaggio è che con il Press-fit non riesce a tirar via le calotte ma solo i cuscinetti; questo perché gli uncini non hanno presa lungo le lisce pareti interne del tubo che unisce le due parti del movimento centrale.

Inseriamo il nostro estrattore sul lato destro portandolo in leggera tensione e assicuriamoci che gli uncini abbiamo fatto correttamente presa.

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A causa degli incavi presenti sulla tazza esterna dell’attrezzo oltre al cuscinetto anche la calotta scorrerà fuori di un paio di millimetri; ma è un vantaggio.

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Continuiamo ad agire col nostro estrattore sino alla fuoriuscita completa del cuscinetto.

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Portiamoci a sinistra e sfiliamo anche l’altro cuscinetto.

A questo punto la situazione che abbiamo davanti vede le calotte prive di cuscinetti (quindi scariche dalla tensione) e leggermente sfilate dalla scatola movimento.

Prendiamo il nostro scalpellino, infiliamolo da sinistra in modo da rimuovere prima la calotta destra e battiamo come abbiamo visto sopra, rimuovendo così la calotta.

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Per sfilare l’altro elemento, solidale al lungo tubo di unione nel nostro caso, ho preferito battere inserendo un paio di elementi di spinta della pressa che servirà a installare il nuovo movimento. Sistema veloce.

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Bastano un paio di colpetti leggeri, la calotta viene via subito.

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Per quanto possa apparire un sistema un poco estremo, in realtà grazie all’assenza dei cuscinetti che liberano le calotte dalla tensione dell’interferenza (la plastica di cui sono fatte è più cedevole del materiale della scatola movimento) il lavoro richiede pochissima forza. E se anche in qualche modo dovessimo rovinare le calotte il problema non si pone perché le stiamo rimuovendo per installare le nuove. E vediamo come fare.

 

Installazione movimento Press-fit

L’installazione del Press-fit non è tecnicamente difficile; al solito richiede solo un poco di esperienza, qualche attenzione e un attrezzo adatto.

L’esperienza viene con la pratica e non posso descriverla qui; posso però indicarvi quali attenzioni adoperare.

La prima è la preparazione della scatola movimento e delle calotte per assicurarci un agevole inserimento. Dobbiamo però distinguere a seconda del materiale del telaio, anzi della parte interna della scatola movimento, quella che andrà a contatto con le calotte.

Se è in alluminio diamo una spennellata di grasso al teflon (non al litio, non ama troppo questa plastica) sia alla superfice esterna delle calotte che all’interno della scatola movimento. L’unico scopo è facilitare l’inserimento. Se in fibra di carbonio il grasso non possiamo usarlo, la resina mal sopporta il contatto col grasso.

Possiamo ricorrere o alla vaselina tecnica o alla paraffina. La prima non è semplice da trovare nei normali negozi di ferramenta e io avevo finito la mia. Con la conseguenza di lunghi giri per la città alla ricerca di un ferramenta fornito e sorvolo sulle facili battute. La seconda è più semplice da trovare, almeno in confezione solida, ma dura tantissimo e ha mille applicazioni. L’unica scomodità è che la si trova in panetti da 20x20x5, poco maneggevoli quindi. Si può però ricorrere alla paraffina granulare: basta scaldarne in una formina una piccola quantità e una volta raffreddata sarà molto più semplice da usare. Nelle immagini che seguono non fatevi trarre in inganno dalla forma che ricorda quella delle candeline per le lanterne: semplicemente uso proprio i contenitori delle candele per creare le mie formine di paraffina.

Alcuni preferiscono usare la pasta grippante per la fibra di carbonio, quella che di solito si applica per accoppiare un reggisella in fibra di carbonio con un telaio dello stesso materiale. Io non l’ho mai fatto, onestamente non so se sia più efficace o meno. Altri invece, sbagliando, indicano la necessità di applicare del frenafiletti. Assolutamente no, e non perché a me il frenafiletti non piace (ma lo uso se serve, e in futuro lo vedremo) ma perché sull’accoppiata plastica/fibra di carbonio o plastica/alluminio il frenafiletti non ha alcuna capacità di attecchire.

Bene, continuiamo col montaggio. Prendiamo la nostra vasellina (in pasta, non liquida) o la paraffina e diamo una abbondante strofinata lungo le pareti interne della scatola movimento.

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Il secondo passaggio è controverso, nel senso che c’è li consiglia e chi lo reputa superfluo. Io sono solito eseguirlo ed è l’ingrassaggio della superfice interna della calotte. Con grasso al teflon, preserva il profilo esterno dei cuscinetti dall’ossidazione.

Sfiliamo a mano ambedue i cuscinetti, vengono via facili, e spennelliamo la loro sede all’interno delle calotte; poi pressiamoli nuovamente nelle calotte, sempre a mano.

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Adesso una passata di paraffina o vaselina lungo la circonferenza esterna delle calotte, quella che andrà a contatto con la scatola movimento.

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E poi impuntiamo a mano le calotte all’interno della scatola movimento, assicurandoci che siano perfettamente dritte. Se non ne siamo certi sfiliamo e riposizioniamo.

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Bene, siamo al momento più importante: dobbiamo pressare le calotte. Che è una operazione semplice, l’unica certezza che dobbiamo avere è che stiano entrando dritte.

Per inserire le calotte in modo corretto abbiamo bisogno di una pressa per cuscinetti, la stessa vista in azione nell’articolo sul BB30; e che ha il vantaggio di essere fornita con gli elementi di spinta adatti anche al BB86 e al BB90.

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Purtroppo non prende il cuscinetto sinistro Sram, che ha diametro interno più piccolo, di poco, dei canonici 24 millimetri e questo ci obbliga ad agire in modo differente.

Apriamo la nostra pressa e armiamola con gli elementi di spinta giusti, nel nostro caso ricorreremo a quelli per il BB90.

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Inseriamo la prima parte della pressa, con il suo elemento di spinta che batte perfettamente sul cuscinetto.

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Chiudiamo poi sul lato opposto, nel nostro caso quello sinistro e, poiché abbiamo detto che il cuscinetto Sram ha circonferenza interna più piccola, monteremo l’elemento di spinta al contrario, ossia con il lato piatto (quello con la scritta) che preme sulla circonferenza esterna del cuscinetto.

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Nessun problema in questa procedura, perché la spinta è esercitata su un elemento forte, l’anello esterno del cuscinetto, senza possibilità di contatto e quindi schiacciamento, delle sfere interne. Inoltre non dimentichiamo che bisogna pressare sui cuscinetti e non sul bordo esterno delle calotte perché i cuscinetti non sono a filo con queste ma sempre un filo incassati all’interno.

Mettiamo l’attrezzo in leggera tensione (ossia avvitiamo leggermente, tanto quanto basta per mantenere in posizione ma non per pressare) e verifichiamo, ancora una volta, che nel nostro armeggiare le calotte siano ancora ben posizionate.

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Si, la posizione è giusta, possiamo pressare.

Portiamo il tutto a battuta, una leggera stretta finale, smontiamo la nostra pressa ed ecco il nostro movimento perfettamente in sede.

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Non resta che montare la guarnitura, la procedura varia a seconda del modello.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Adriano

    Ciao, mi piace con i link perchè ci rende conto dei prezzi degli attrezzi e dei materiali e, in più, la certezza di non sbagliare gli acquisti!
    Ottimo. Grazie.

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, ti confesso che invece a me i link non piacciono, soprattutto quelli a fine articolo. Però, sembra vedendo le statistiche, che siano proprio loro ad aver generato in questi pochi giorni da che ho introdotto la novità un discreto traffico. Che, sempre statistiche alla mano, mi dimostra che il “banco vince sempre” perché questa tagliola delle 24h o del non chiudere la sessione vanifica tre quarti degli acquisti fatti direttamente dal blog.

      I link nel testo invece li trovo accettabili, mi spiace solo che non posso dargli un formato diverso rispetto ai link che rimandano invece ad altri articoli del blog. Chessò, un diverso colore per esempio. Studierò una soluzione.

      Fabio

  • Domenico

    Ciao Fabio, dopo la lettura del tuo articolo ho provato a smontare le pedivelle per ingrassare i cuscinetti, ma quelli del mio movimento centrale (MTB) non mi sembra siano ingrassabili, non ho trovato la palpebra cui facevi riferimento.
    Purtroppo prima di richiudere (errore gravissimo) non mi sono segnato i codici. Ti risulta che vi siano movimenti press fit a cuscinetti sigillati?
    Grazie.
    Domenico
    P.S.
    Da campano (Torre del Greco) emigrato per lavoro in Toscana, ti faccio i complimenti per la capacità di affrontare Napoli in bici; da ragazzo uscivo alle 6:00 per evitare le auto ed i sampietrini non davano tregua, sembrava quasi di essere alla Parigi Roubaix…

    • Elessarbicycle

      Ciao Domenico, tranne i cuscinetti dei movimenti perno quadro (sigillati per davvero ma apribili pure loro…) quelli dei press-fit hanno sempre la protezione in gomma removibile. Ma può sfuggirmi un tipo differente che non ho mai incontrato. Appena puoi scatta una foto e mandamela all’indirizzo del blog, così vediamo come è fatto.
      P/R? Magari, almeno lì molte zone sono belle, qui ormai è tutto uno sfacelo…

      Fabio

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