Playlist?

7019-playlistPedalo a suon di musica; un auricolare solo, mai tutti e due che è pericoloso. Lo faccio per compagnia, perché mi piace e perché mi aiuta a tenere il ritmo e la misura del tempo trascorso.

Sono da sempre allergico ai ciclocomputer più o meno evoluti. Uno ho dovuto prenderlo, davvero basico ma comunque difficile per le mie scarsissime capacità a gestire questi cosi elettronici, e lo piazzo dove serve perché, se voglio pubblicare dei test attendibili, è necessario che le mie sensazioni filtrate dall’esperienza trovino conferma nei numeri.

Ma a parte i test, sia quelli svolti per pubblicare qui che quelli mie privati per provare qualche bici o qualche componente, è raro vi ricorra durante le uscite. Uso la musica come parametro.

Non tutta la musica che ho caricata sul telefono ma alcune cartelle create apposta con differenti selezioni, a seconda del percorso di allenamento. Io le chiamo semplicemente liste, mia figlia mi rimprovera spiegandomi che il termine corretto è playlist.

I percorsi di allenamento sono sempre i soliti, sfruttando sequenza e durata delle canzoni so quasi esattamente quanto sto andando e come. Certo, si potrebbe obiettare, stessi percorsi e stessa colonna sonora, sai che noia. Infatti lo è, ma sempre meglio che diventar scemo a settare ventiquattro schermate e una cinquantina di funzioni di un ciclocomputer, roba che dopo tre ore sono ancora fermo in cortile per cercare di accenderlo.

La scelta dei brani non segue solo il gusto personale, però ovviamente è solo musica che mi piace pescata fra le migliaia in memoria: nel corso degli anni è stata calibrata sui percorsi. In questo modo parto, per quella ventina di chilometri di pianura che sfrutto per scaldare la gamba ascolto soprattutto brani nostrani, canticchiando durante la noia della pedalata senza dislivelli. Arrivo ai piedi della salita e il ritmo della musica si alza come contraltare a quello della cadenza che scende, nei tratti più duri parte qualche bel pezzo rock grintoso che mi da la carica, in discesa arriva di solito una musica più dolce per ricordarmi di darmi una calmata.

Se mi parte una Loreena McKennit mentre ansimo disperato su qualche rampa vuol dire che sto salendo decisamente più piano di quanto faccio di solito. Se mentre scendo a palla Bruce Springsteen mi accompagna tra una curva e l’altra vuol dire che sono salito decisamente più veloce del solito.

Un sistema per nulla scientifico il mio, ma siccome sono della vecchia scuola, quella che “se la gamba gira pedala forte, se la gamba non gira pedala come puoi”, e preferisco interpretare i segnali che arrivano dal corpo piuttosto che consultare grafici sul pc al mio rientro, mi trovo bene con questo raffronto musicale.

Se invece la mia uscita è randagia, di quelle che iniziano col lancio della monetina “testa a destra, croce a sinistra” e poi vediamo dove si arriva non uso list…ehm, playlist sorry ma avvio tutta la musica in cartella affidandomi alla riproduzione casuale. Che mi sembra pure accordata al tipo di pedalata.

Ma c’è il ma. Ho gusti piuttosto eterogenei in fatto di musica, spaziando da Fabrizio de André agli Eagles, da Guccini ai Queen, dai Mumford and Son ai Jethro Tull e così via saltellendo tra generi e ritmi. Mi diverte Sergio Caputo, mi intriga Alan Stivell, mi rilassa Paolo Conte, mi gasa Dolores O’Riordan mentre tanti altri sono lì perché quella canzone, quella melodia mi rimandano alla memoria momenti vissuti, persone, un viaggio, un incontro. Dicono che i profumi siano in grado di risvegliare alla memoria ricordi assopiti. Io non ho buona memoria e comunque mi succede con la musica.

Ed eccoci al ma: fra tanta roba c’è pure musica che non apprezzo più come un tempo ma resta lì a memento di qualcosa oppure semplicemente poco adatta a quella pedalata. E parte sempre nel momento sbagliato.

Caldo torrido, salita interminabile, le ultime due dita d’acqua nell’ultima borraccia disponibile, almeno altri 20 km di cui una buona parte in forte pendenza prima di raggiungere un centro abitato per fare rifornimento e quando ormai disperi di arrivarci zakkete! ti parte un Branduardi che ti avvisa si sta facendo sera, non hai compagni e men che meno un passo segreto che ti fa risparmiare chilometri. E porca paletta! Molli lì la bici e chiami il 118, cavolo!

Sali svelto, dopo quattro chilometri di inseguimento hai quasi raggiunto quel gruppo che avevi intravisto in lontananza, li stai per acciuffare volando sulla note dei Cranberries perché si, sto arrivando e fareste bene a crederci  che puff! ti sgonfi come un palloncino bucato con questi accidenti di Inti Illimani che stai lì a chiederti perché ancora li tieni, che tanto la rivoluzione non l’hai fatta più e il pueblo unido è stato sconfitto senza sparare un colpo dalle crociere all inclusive.

Scendi tranquillo godendoti il versante aperto sul panorama e zot! Patti Smith ti urla che la notte è nostra, promette faville e lussuria e tu che fai, contempli le amene valli? Conti le pecore? Ma sei scemo? Pesta sui pedali, va!

Scendi a palla tutto gasato su questa strada dall’asfalto perfetto, fatta di curve tutte con l’uscita ben visibile e traffico nullo che ti consente di sfruttare quasi sempre l’intera carreggiata e sbam! il buon De André ti ricorda che Elmer, Herman, Bert, Tom, Charley, Ella, Kate, Maggie, Edith, Lizzie, i generali e i figli della guerra e pure quel saggio del suonatore Jones dormono per sempre in collina, e tu, beh, con la scusa di aggiustare il fondello una toccata ai gioielli te la fai e molli il ritmo, come minimo.

Pedali serafico in piano pensando ai fatti tuoi e alle sciocchezze che scriverai sul blog che boom! arriva Ruggeri che ti inchioda con Gimondi che non molla mai e col cacchio che lascia la ruota del Cannibale, salite da fare, rapporti da cambiare, giornali sullo stomaco che invece tu potresti leggerlo per quanto vai piano e ti senti del tutto inadeguato a venticinque all’ora sulla strafiga bici-astronave in carbonio che pesa la metà di quelle che spingevano loro.

Stai buttando l’anima su questo infinito rettilineo per tenere la scia del disgraziato che ti sta davanti e pedala sciolto sul passo dei quarantacinque, rischi di ammazzarti per bruciare gli incroci e le auto che si immettono in corsia sennò perdi la ruota e poi quando la riprendi più che porc! ti arriva un Guccini a dirti che lunga e dritta correva la strada e pure l’auto e dimmi un po’, che hai pensato quando il cielo di sopra è crollato? e tu a ‘stò punto ti ricontrolli il fondello, ti alzi dal manubrio e cerchi la prima traversa per tentare una onorevole uscita di scena.

Insomma, pedalare a suon di musica è bello: però scegliamola bene…

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COMMENTS

  • Luca Mazzarese

    Non sei il solo!!!
    Anche l’inossidabile Bruce (quando ancora non aveva lo smartphone) contava così il tempo

    https://www.youtube.com/watch?v=D8KvM3vZo0w

    🙂

  • Giovanni

    Io uso un sistema analogo a quello che hai a disposizione sull’altra tua bici :-)…l’orologio 🙂 Almeno così mi evito “l’uno su mille ce la fà”.quando sei con la lingua di fuori sull’ultimo muro e vorresti mollare, il non “si può morire dentro” quando fai una discesa in curva con un bel canale sulla destra oppure “bello pedalare sotto il sole” mentre il diluvio universale si abbatte su di me.

  • Elessarbicycle

    Si, ma vediamo se qualcuno si applica e indovina tutte le canzoni citate 😀

    Fabio

  • Luca

    Le canzoni che hai citato credo di conoscerle quasi tutte. Io per le mi mie uscite non uso playlist, ma vo sempre di musica casuale, che tanto posso “skippare”.
    Per la sicurezza ho trovato le cuffie a conduzione ossea, orecchie sempre libere, sia di ascoltare la musica che di sentire il mondo attorno a me.
    Unico neo la mancanza di bassi, che mi fa optare per quelle in-ear quando sono in casa e non voglio dar fastidio alla famiglia, ma per la strada sono ormai insostituibili.

  • francesco

    io le cuffie le trovo pericolose onestamente… difatti metto il telefono nello zaino e riproduco attraverso il suo altoparlante: in salita e in pianura si sente ed è di compagnia, in discesa non si sente per il vento e questo mi aiuta a non distrarmi col rischio di dover essere raschiato da qualche guard rail

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, usando un solo auricolare e riproducendo a volume non elevato la sicurezza non è compromessa, si sente bene ciò che avviene intorno. Non ho mai usato le cuffie a conduzione di cui parla Luca, ma pure potrebbero essere una alternativa.

      Fabio

  • Lorenzo

    non ascolto musica quando pedalo, mi piace il vento nelle orecchie e il rumore delle foglie

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