Pista!

No, la pista del titolo non è un circuito ma quella frenante; tutti i freni a pattini sfruttano l’attrito tra questi e la pista frenante ricavata sulla circonferenza esterna del cerchio.

Perché un impianto frenante renda al massimo delle sue capacità è necessario non solo che sia settato nel modo giusto ma che pattini e pista frenante siano puliti; perché la presenza di sporco e olio, soprattutto al posteriore dove può schizzare l’eccesso di quello della catena peggiorano le prestazioni anche del miglior impianto.

Se eseguita spesso la pulizia delle piste richiede pochi minuti, in genere è sufficiente una spugnetta con dello sgrassante o acetone (non l’acetone profumato che contiene olii); se invece il cerchio è piuttosto malconcio come questo in foto allora bisogna essere più drastici.

 

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Non spaventi il profondo solco centrale, quello è l’indicatore di usura; anzi, più è profondo e visibile meglio è perché vuol dire che la pista frenante ha ancora molta vita davanti.

Non esistono ricette miracolose per riportare a nuova vita una pista frenante, solo una spugnetta abrasiva, detersivo sgrassante, acqua e tanto, ma tanto olio di gomito.

Ci sono lavori che vogliono il loro tempo e il giusto impegno per venire bene; scorciatoie o prodotti che fanno tutto da soli non esistono. E quelli troppo aggressivi possono danneggiare la verniciatura del cerchio.

Però poi il risultato finale ripaga degli sforzi.

 

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Importante è lavorare sulla costanza nei passaggi e non cedere alla pressione forte con la spugnetta abrasiva (va bene anche una paglietta metallica per le stoviglie, ma qui bisogna lavorare con ancora più delicatezza) perché si è stufi e si vuole velocizzare l’operazione.

Ma lo scopo di questo breve articolo è un altro: la pulizia di una bici è manutenzione.

Esattamente come ogni altra operazione, dalla registrazione dei freni o della trasmissione alla lubrificazione della catena, una bici pulita è anzitutto una bici ben tenuta e che funziona bene. Lo sporco rovina i componenti, li condanna a una precoce usura e non gli consente di lavorare al meglio.

La prima operazione che svolgo quando ho da revisionare a fondo una bici è smontarla completamente per poter pulire bene ogni singolo pezzo. Se non è perfettamente pulito non posso capire se un componente è usurato o danneggiato.

Mi fanno sorridere (sorriso sardonico, ovvio) quelli che fanno del tenere la bici sporca una bandiera “Ah no, io non la lavo mai, mica sono uno di quei fissati coi completini di lycra…” e poi dicono che i loro freni sono scadenti (e grazie, tra piste e tacchette hai accumulato sei kg di porcherie) il cambio non funziona bene perché è un entry level (magari se gli togli il fango da dentro quello funziona…) o la trasmissione è rumorosa (bravo, puliscila e lubrificale, vedrai che poi si zittirà: il rumore che senti sono le proteste) e tante altre sciocchezze.

Ogni giorno ci laviamo e lo facciamo per elementari norme di igiene, perché ci sentiamo meglio dopo una doccia e perché curarci significa rispettare noi stessi. Con una bici è uguale.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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