Pirelli Velo Cinturato

Le conclusioni

Tempo di lettura: 9 minuti

Le conclusioni 

Test lungo, pedalato come dico io.

Ho sintetizzato le risultanze dei tanti chilometri percorsi nelle diverse configurazioni, o almeno sintetizzato per i miei (lunghi) standard di scrittura. Ma di sicuro nulla ho tralasciato.

E’ stata una prova strana per molti versi, sia perché iniziata con me non ancora del tutto rimesso in sesto e sia perché l’aver usato ruote prelevate dal parco test ha complicato le cose.

Strana soprattutto perché all’inizio, quando ho installato le Pirelli Velo Cinturato su Elessar per prenderci confidenza non sono rimasto colpito. Non mi hanno da subito trasmesso tutte le qualità e il carattere di famiglia delle sorelle Velo che ho ampiamente testato.

Ci sono; però in filigrana. Avverti il potenziale eppure senti che manca quella frazione per arrivare al massimo delle loro potenzialità.

Col passare dei chilometri è cresciuta la confidenza, ho imparato ad apprezzarne le tante qualità ma sempre frullava la fatidica domanda per la testa: perché queste Cinturato? 

Le cose sono iniziate a cambiare quando dall’asfalto mi sono trasferito alla terra battuta. Un passo simile e guida così sicura mai mi era capitata con gomme non tassellate.

Sapete sono uno che non si ferma al primo ostacolo; se quella mattina sono in giro con l’ammiraglia da corsa o con la luccicante Elessar e mi viene la fregola di scoprire quel sentiero dove porta non mi spavento per la leggera bici in carbonio o per le cromature di sua maestà. Vado.

Ma vado cauto; non mi metto certo a saltare con la sportiva né a cercare (troppi) ostacoli con Elessar.

Vuoi perché Raun è la bici da test, quella sacrificabile diciamo così; vuoi perché dopo i mesi di stop forzato avevo voglia di divertirmi senza pensieri; vuoi perché mi serviva solo una scusa per portare le Pirelli Velo Cinturato a sporcarsi per campi ma appena lasciato l’asfalto non mi sono posto problemi o limiti: solo cautela in curva a causa del battistrada privo di tacchette.

E tra un giro di pedale e l’altro con la memoria riandavo a quando quello stesso sentiero l’avevo percorso con un’altra gomma Pirelli, la Velo sportiva. Andando più piano e senza la stessa sensazione di sicurezza.

Così queste Cinturato hanno iniziato a trovare un loro perché: quello di copertoncini adatti a più usi. Tutti in chiave sportiva, ovvio. Ma con quale copertoncino sportivo puoi fare questo? Meglio; con quale copertoncino sportivo ho potuto tanto? Nessuno. 

Mi sono rasserenato, avevo qualcosa da annotare sul notes; che poi è sempre il fine ultimo dei miei test.

Rasserenato fino a un certo punto.

Pirelli è tornata nel ciclismo senza timore reverenziale, ha colmato da subito ogni gap con la concorrenza e si è posta col chiaro intento di conquistare da subito la fascia alta di mercato, per tecnologia e prestazioni.

Obiettivo raggiunto immediatamente con le Velo, le Velo 4S e le Velo TT. 

Poi arrivano le Velo Cinturato, con uso a più ampio spettro. Vuoi vedere che tanta polivalenza ha significato rinunciare a qualcosa?

Un minimo, una linea sottile, però qualcosa in meno forse c’è.

Questi i miei appunti sparsi, le domande a cui cercavo risposta.

Fino al punto di svolta: il montaggio tubeless.

Può l’assenza di camera cambiare così tanto il comportamento? No, ma nel caso dei Cinturato lo migliora in ogni frangente.

E ha senso; è il primo tubeless messo a catalogo da Pirelli, tanto valeva spingere su questa modalità d’uso.

La più gratificante sensazione di guida della gamma Velo, quella di avere sempre più gomma a terra di quanto la sezione faccia supporre e che è reale perché figlia di una deformazione perfetta frutto della tecnologia di costruzione, è arrivata piena, completa.

Usandoli con la camera resta una rigidità di fondo che forse pochi avvertiranno, anche perché non pregiudica la resa più di tanto.

Usandoli tubeless hai il massimo che queste gomme possono dare, in ogni frangente.

Diligente ho ripercorso ogni metro dei circuiti di prova, replicato all’infinito ogni singola manovra eseguita sino a quel momento con le camere d’aria e ne ho ricevuto solo conferme.

Si, usarle tubeless è molto più bello.

Sia chiaro: sono copertoncini di altissimo livello, montarle con camere significa avere comunque un copertoncino sportivo polivalente, tetragono agli sforzi, leggero, scorrevole, robusto, comodo e dal gran grip. 

Capace di far contenti tanti ciclisti.

Poi togli le camere e tutte le qualità alzano il livello.

Se non avessi deciso di testarle anche tubeless, se non avessi cioè toccato con mano la differenza, sarei rimasto comunque contento delle prestazioni dei Cinturato.

E’ stato l’averle provate in doppia configurazione che ha fatto emergere le differenze. Una interpretazione a ritroso la mia. Tutte le note appuntate all’inizio le ho rilette, reinterpretate diciamo così, alla luce delle sensazioni nate dopo aver rimosso le camere.

Non avessi deciso per il doppio test adesso stareste leggendo di un copertoncino ottimo su strada, capace di traghettarci indenni nel fuoristrada, molto bello nella guida sportiva, comodo il giusto in ogni frangente. Quindi non è che usandoli con le camere ci troviamo due pezzi di gomma dura.

Per capirci: Elessar non ha cerchi TL, quindi lì solo con camera. Bene, a dispetto di cromature e accessori, sua maestà è una bici che nella guida sportiva sopravanza tante racing pure. Peso a parte, che la penalizza in salita. Ma quando c’è da scendere forte vai proprio tanto forte. Bene, con le Cinturato sono andato tanto più veloce rispetto al solito.

Quindi anche usandole con camera d’aria abbiamo comunque due copertoncini molto prestanti a gestire la nostra bici.

E’ che c’è poco da fare: una volta usate tubeless te ne innamori.

Pirelli ha fatto nuovamente centro, è arrivata col suo primo tubeless ready e già si è posta ai vertici. 

E io dopo tutto questo lodare la configurazione tubeless ho continuato a usarle con le camere, su Elessar. Si, perché mi ci sono talmente divertito che qualche altra bravata insieme la faremo. Peccato i fregi verdi, non si intonano. Ah, ma se faranno una versione col rosso, allora… 😀

Chiudo coi soliti link e il mio ringraziamento ad Antonello Ferrara per il contributo fondamentale alla parte fotografica in esterno

Pirelli Velo road

Pirelli Velo Cinturato

Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Damiano

    Per una vlta ti ho anticipato, ho montato le Cinturato a settembre e le ho tolte solo due settimane fa, quindi le mie valutazioni le ho fatte alla cieca, diciamo, senza l’influenza che il tuo giudizio avrebbe avuto 🙂
    Premessa importante: sono un convertito al tubeless da tempo, lo sai, e per il primo montaggio avevo scelto una coppia di Schwalbe Pro one (superscontata al tempo, altrimenti mica li avrei comprati…). Mi aprirono un mondo al tempo, con un grip mostruoso e una sicurezza che non ha paragoni fra tutti gli altri copertoncini con camera che avevo provato fino a quel momento.
    Complice l’arrivo del primo inverno da passare qui in Austria, e vista la quantità di ghiaia che veniva sparsa per le strade, volevo passare ad uno pneumatico più adatto alle intemperi e più robusto.
    Il Cinturato possiede tutte queste caratteristiche. Buono spessore al centro, ottima mescola che garantisce un grip eccezionale in condizioni normalmente impossibili. Ad esempio ho percorso decine di chilometri sulla ciclabile alpeadria diventata una lastra di ghiaccio ininterrotta senza problemi e con un controllo che avrei pensato impossibile.
    Ma c’è un caveat. Solidità e resistenza arrivano a discapito della cedevolezza e della capacità di conformarsi alle asperità della strada, rendendo non solo confortevole, ma molto più sicuro il rotolamento sull’asfalto. La differenza risultò molto netta la momento di passare dalle Pro one a queste coperture.
    Sia chiaro, sto confrontando, nella mia mente e nella mia esperienza, le Pro One alle Cinturato. QUindi sto facendo forse un paragone improprio, anche per il target di utilizzo. Però è bene essere consapevoli della differenza: ho usato estesamente e continuerò ad usare i Cinturato come eccezionale gomma da inverno e dove le condizioni sono difficili. Ma le Pro One rimangono un gradino più su per la pura prestazione sportiva, la velovità, il controllo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, anzitutto grazie per questo tuo prezioso contributo. I vostri pareri “pedalati” valgono molto per me, sono frutto di esperienza diretta e non chiacchiere per sentito dire e ho sempre gran piacere nel leggerli.
      E poi leggo li hai usati a lungo, molto più di me. E’ vero, io sono arrivato tardi con questo test, ma a parte l’infortunio bisogna tener conto che il materiale destinato ai test arriva alle agenzie di comunicazione e agli uffici stampa molto dopo la distribuzione al mercato.

      Hai sintetizzato in modo efficace i Cinturato. Il parallelo coi Pro One è interessante ma come giustamente sottolinei, sono gomme diverse per destinazione d’uso.
      Il tedesco è essenzialmente votato alla guida sportiva, l’italiano si rivolge al mercato allroad, come dimostra l’ampia scelta di misure.

      Mi fa piacere leggere che hai provato anche sul ghiaccio; qui trovarne è raro e l’ultima volta che ho avuto questa inaspettata fortuna son volato con la Gios in prova e fermo diversi mesi. Non voglio riprovare…

      Un solo punto del tuo contributo non mi è chiaro: “Solidità e resistenza arrivano a discapito della cedevolezza e della capacità di conformarsi alle asperità della strada, rendendo non solo confortevole, ma molto più sicuro il rotolamento sull’asfalto.”

      Mi aiuti a capire meglio?

      Era saltato un pezzo. Riscrivo.

      Condivido il tuo entusiasmo per i tubeless; peccato ci sia poca scelta per noi stradisti. Poche aziende vi hanno puntato, anche per una certa resistenza dei ciclisti. Hanno indubbi vantaggi, soprattutto per gli amatori. Ma questo è mondo che scimmiotta i prof e se non li usano loro…
      Io di contro non li uso seppure li apprezzi. Ma per me è diverso: cambio gomme di continuo, addirittura la mattina esco con un allestimento e il pomeriggio con un altro. Per via dei test, ovviamente. E quindi la praticità della camera d’aria è irrinunciabile, 5 minuti e via.
      Ormai riesco a ritagliarmi non più di quattro o cinque settimane l’anno per uscire in bici solo per svago e per come stanno le cose, mi sa che quest’anno saranno ancor meno. Appena avrò conferma dell’arrivo del nuovo telaio per allestire la prossima bici dedicata ai test (è un 2020, consegna slitta di continuo) dovrò iniziare a lavorare su lui e sulle pubblicazioni autunnali.

      fabio

      • Damiano

        Verissimo quel che dici, cambiare goimme in tubeless è un esercizio piuttosto tedioso e “sporchevole” 🙂 Infatti non è mia intenzione criticare la tua scelta, tuttaltro! Ognuno deve (dovrebbe…) scegliere i compenenti da utilizzare che siano i più adatti alle proprie necessità. Mi interessa un buon rendimento ma soprattutto una affidabilità eccellente: penso di non aver più forato dal cicloviaggio di due anni fa, ed allora un chiodo da 10cm aveva attraversato tutto lo pneumatico…
        Andare sul ghiaccio è un po’ un terno al lotto (o richiede attenta valutazione): se il ghiaccio è “secco” ovvero la temperatura è bassa a sufficienza perchè non si sciolga in superficie, si può viaggiare tranquilli. Se poi invece si scioglie in superficie crea il famoso effetto del pattinatore 😀 Sono caduto pure io quest’inverno, per fortuna una scivolatlunga e basta!

        Riguardo all’effetto di “Solidità e resistenza” forse sono stato poco chiaro: lo spessore maggiore del battistrada rende la gomma leggermente più rigida nei Pirelli rispetto ai ProOne. Questo di per sè non è un gran problema, a meno che uno non sia abituato altrimenti… Se la carcassa si adatta alle piccole asperità (piccole biche, irregolarità) la ruota non sobbalzerà ed il controllo in curva o in altre sitazioni di guida “non lineari” ne risulterà migliorato. Per questo ritengo (o sento) più “sicuro” uno pneumatico più duttile, che si conforma al terreno. Però si tratta pur sempre di sensazioni, spesso opinabili… Servirebbero dati… Tipo quei pazzi del GCN che testano fino la velocità limite di tenuta di uno pneumatico in curva 😀 Si potebbe ingaggiare qualche pazzo disposto a provare cadute su pneumatici diversi ed in condizioni diverse…

        • Elessarbicycle

          Grazie Damiano, ora ho capito cosa intendevi. Tanto sveglio non sono, è notorio…

          Tubeless; avevo capito non intendevi criticare ma io spesso uso le risposte anche per portare a conoscenza di tutti. E tanti mi chiedono perché non uso i tubeless, mai.
          Non lo faccio non per questioni tecniche ma pratiche. Da tempo non posso più comportarmi come un normale ciclista, le esigenze del blog dettano le mie scelte. Non avessi questo strano diario probabilmente avrei massimo 4 bici e non mi preoccuperei di aggiungerne. Invece in estate ne arriverà una altra ancora e solo per il blog.

          Fabio

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