Pirelli Velo Cinturato

Come è fatto

Tempo di lettura: 9 minuti

Come è fatto 

Ampia disponibilità di misure, da gomma turistica più che sportiva. Dato che mi fa assai piacere, da tempo sostengo che sfruttare copertoncini più ampi ha tanti benefici.

Scegliere quale sottoporre a test di contro non è stato facile. 

I Pirelli Velo Cinturato sono proposti in quattro varianti: 700×26, 700×28, 700×32, 700×35. 

Spiccano la scelta di partire già alti (ma ormai la 700×23 sta perdendo appeal tra i ciclisti sportivi) e la presenza della 700×35, dimensione che siamo abituati ad associare a bici da turismo.

L’idea iniziale era un test confronto tra gli estremi, mettendo in strada le 26 e le 35; che avrebbe significato un test al quadrato perché da subito avevo deciso per la doppia prova in configurazione tubeless e con camera.

Poi l’indisponibilità della 700×35 e uno stato di forma che fatica ad arrivare dopo l’incidente di gennaio (con convalescenza lunghissima, ormai gli anni chiedono tributo) mi hanno fatto recedere da questo proposito stakanovista e dirottare su una sola dimensione.

Ho escluso da subito la più piccola per una recensione in solitaria; voglio portare queste gomme ovunque e venendo meno un confronto diretto sulla guida al variare della sezione ho preferito andare su qualcosa di più corposo.

E’ stato dura decidermi se scegliere le 700×28 o le sorelle subito più grasse ma alla fine ho optato per le 700×32, per diverse ragioni e le vedremo nel prossimo paragrafo, quello dedicato alla prova su strada.

Questo è riservato alla conoscenza statica e facciamo le presentazioni.

Mi sono abituato alla confezione dei Pirelli Velo, tanto che ormai quando mi arrivano copertoncini nella solita scatola di cartone o con solo una piastra a cui sono fissati li guardo con una certa sufficienza. 

La dimensione scelta per questo test è, come detto, la 700×32

Sul retro un iconico riassunto della tanta tecnologia presente.

Troppo breve, non fa per noi: a noi piace approfondire 😀

Seguo l’ordine di esposizione previsto sulla confezione.

L’ Armour Tech™ è una delle caratteristiche principali delle Pirelli Velo Cinturato e offre gran robustezza, con efficace scudo contro le forature, valido anche a bassa pressione e senza sacrificare una stilla di comfort. 

La costruzione Armour Tech™ combina uno strato di Nylon ad alta densità che va da tallone a tallone con un ulteriore strato tessile e particelle di fibre aramidiche disperse nella mescola battistrada; il loro lavoro in simbiosi riesce a proteggerci bene e non ci rimanda una gomma pesante, a tutto vantaggio del piacere di guida. 

La mescola è quella classica dell’azienda; la SmartNET Silica di cui abbiamo già parlato in precedenti test e garantisce poca resistenza al rotolamento e ottima aderenza sul bagnato. Questo perché la molecola a base di silice che è utilizzata per la mescola ha forma “a bastoncino”: si dispone naturalmente in modo ordinato a non casuale come avviene con le molecole di silice sferiche.

TLR è invece un acronimo che incontriamo per prima volta parlando di copertoncini Pirelli. Uno specifico design del profilo del tallone fatto per massimizzare la compatibilità e tenuta su cerchi tubeless-ready, oltre ad uno specifico materiale e costruzione che permettono un montaggio agevole con camera d’aria, senza compromettere la tenuta e sicurezza se usato in configurazione tubeless con liquido sigillante.

L’immagine in basso riassume quanto detto fin qui.

Importante: sono copertoncini tubeless ready e questo significa due cose.

La prima è che devono essere montati in configurazione tubeless sempre ricorrendo al lattice.

La seconda è che il cerchio deve essere del tipo hook, cioè con la lavorazione delle pareti provviste di bordo di tenuta; come ci ricorda anche la confezione, insieme all’indicazione di non usare cerchi con canale maggiore di 21.

Tante informazioni fornite; non tutte però.

Quindi provvedo io a integrare.

Altre due tecnologie proprie di Pirelli sono riversate in questa gamma di copertoncini. 

Il battistrada sfrutta il Functional Groove Design che garantisce comfort ed espulsione dell’acqua dalla superficie a contatto con il terreno.

Gli angoli molto stretti della fascia centrale dell’impronta forniscono un appoggio regolare, mentre quelli più larghi sulle fasce laterali aumentano la sensazione di sicurezza e la risposta del pneumatico in piega. La trama “a fulmine” riduce il rumore ed aumenta l’espulsione laterale dell’acqua, per un’esperienza comoda e sicura. Da ultimo, la crescente profondità del disegno assicura un’alta durata e una risposta immediata del pneumatico.

E abbiamo l’Ideal Contour Shaping, che si traduce nella presenza di differenti raggi e disegni della carcassa sul fianco e sul battistrada per ottenere un’impronta sull’asfalto perfetta.

Queste le informazioni invisibili; ora quelle subito a nostra disposizione poste sul fianco del copertoncino che è ovviamente pieghevole.

Doppia scritta speculare: una dedicata alla versione, l’altra all’azienda.

Come in ogni Pirelli Velo abbiamo due baffi colorati a incorniciare le scritte argentee; in questo caso domina il verde e al momento in cui scrivo è l’unica colorazione disponibile. Non so se in futuro ci sarà un ampliamento cromatico, sulla scia di quanto avvenuto per altri modelli.

E’ presente l’icona per il verso di montaggio, anche se secondo me sbagliare è impossibile visto il disegno del battistrada.

A seguire le dimensioni in doppia scala.

E poi, finalmente mi vien da dire, la pressione di esercizio sia in configurazione tubeless che con camera.

Dico finalmente perché tante le gomme TLR sul mercato e sempre è riportata la pressione di esercizio per montaggio tubeless, generando confusione tra i ciclisti. Infatti se montate con camera, la pressione dovrà essere superiore. Sul quanto in più siamo sempre andati a occhio, prove ed esperienza ad aiutarci. Avere una indicazione “ufficiale” è assai gradito.

E’ inconfondibilmente un copertoncino Pirelli: suo il battistrada a “fulmini”.

L’estensione e diffusione sono una via di mezzo tra i Pirelli Velo e i Pirelli Velo 4S.

E qui mi sorge una domanda; nulla capisco di marketing però questo battistrada sembra preso pari pari dalle Diablo, gomme Pirelli sempre per le due ruote ma a motore. Ora, dovendo scegliere un richiamo a un nome classico della casa, invece del settore auto non si poteva pescare da quello moto? Estetica a parte, le Pirelli Velo donano guida “motociclistica”, al netto delle naturali differenze. Vabbè, era per dire.

Diversamente dal solito, stavolta ho scelto di fotografare il battistrada con qualche chilometro percorso. Mi sono reso conto che le immagini a rodaggio ultimato (rodaggio breve, basta una uscita media) riescono a far risaltare meglio la rugosità della mescola.

Il profilo è sportivo senza ombra di dubbio; già così pregusti il grande appoggio in piega che sicuramente troverai.

Montata su cerchio con canale da 17, queste 700×32 mi hanno dato una misura da fianco a fianco di 28mm; installate su cerchi con canale da 19 ho ritrovato i 32mm promessi.

Unico effetto collaterale della mia scelta fotografica post rodaggio è aver perso parzialmente la chiara visione delle linee longitudinali della costruzione a fasce del battistrada. Qualcosa si scorge ancora, comunque.

Bene, sappiamo tutto il necessario di queste Pirelli Velo Cinturato, è il momento di saltare in sella e divertirci.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Damiano

    Per una vlta ti ho anticipato, ho montato le Cinturato a settembre e le ho tolte solo due settimane fa, quindi le mie valutazioni le ho fatte alla cieca, diciamo, senza l’influenza che il tuo giudizio avrebbe avuto 🙂
    Premessa importante: sono un convertito al tubeless da tempo, lo sai, e per il primo montaggio avevo scelto una coppia di Schwalbe Pro one (superscontata al tempo, altrimenti mica li avrei comprati…). Mi aprirono un mondo al tempo, con un grip mostruoso e una sicurezza che non ha paragoni fra tutti gli altri copertoncini con camera che avevo provato fino a quel momento.
    Complice l’arrivo del primo inverno da passare qui in Austria, e vista la quantità di ghiaia che veniva sparsa per le strade, volevo passare ad uno pneumatico più adatto alle intemperi e più robusto.
    Il Cinturato possiede tutte queste caratteristiche. Buono spessore al centro, ottima mescola che garantisce un grip eccezionale in condizioni normalmente impossibili. Ad esempio ho percorso decine di chilometri sulla ciclabile alpeadria diventata una lastra di ghiaccio ininterrotta senza problemi e con un controllo che avrei pensato impossibile.
    Ma c’è un caveat. Solidità e resistenza arrivano a discapito della cedevolezza e della capacità di conformarsi alle asperità della strada, rendendo non solo confortevole, ma molto più sicuro il rotolamento sull’asfalto. La differenza risultò molto netta la momento di passare dalle Pro one a queste coperture.
    Sia chiaro, sto confrontando, nella mia mente e nella mia esperienza, le Pro One alle Cinturato. QUindi sto facendo forse un paragone improprio, anche per il target di utilizzo. Però è bene essere consapevoli della differenza: ho usato estesamente e continuerò ad usare i Cinturato come eccezionale gomma da inverno e dove le condizioni sono difficili. Ma le Pro One rimangono un gradino più su per la pura prestazione sportiva, la velovità, il controllo.

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, anzitutto grazie per questo tuo prezioso contributo. I vostri pareri “pedalati” valgono molto per me, sono frutto di esperienza diretta e non chiacchiere per sentito dire e ho sempre gran piacere nel leggerli.
      E poi leggo li hai usati a lungo, molto più di me. E’ vero, io sono arrivato tardi con questo test, ma a parte l’infortunio bisogna tener conto che il materiale destinato ai test arriva alle agenzie di comunicazione e agli uffici stampa molto dopo la distribuzione al mercato.

      Hai sintetizzato in modo efficace i Cinturato. Il parallelo coi Pro One è interessante ma come giustamente sottolinei, sono gomme diverse per destinazione d’uso.
      Il tedesco è essenzialmente votato alla guida sportiva, l’italiano si rivolge al mercato allroad, come dimostra l’ampia scelta di misure.

      Mi fa piacere leggere che hai provato anche sul ghiaccio; qui trovarne è raro e l’ultima volta che ho avuto questa inaspettata fortuna son volato con la Gios in prova e fermo diversi mesi. Non voglio riprovare…

      Un solo punto del tuo contributo non mi è chiaro: “Solidità e resistenza arrivano a discapito della cedevolezza e della capacità di conformarsi alle asperità della strada, rendendo non solo confortevole, ma molto più sicuro il rotolamento sull’asfalto.”

      Mi aiuti a capire meglio?

      Era saltato un pezzo. Riscrivo.

      Condivido il tuo entusiasmo per i tubeless; peccato ci sia poca scelta per noi stradisti. Poche aziende vi hanno puntato, anche per una certa resistenza dei ciclisti. Hanno indubbi vantaggi, soprattutto per gli amatori. Ma questo è mondo che scimmiotta i prof e se non li usano loro…
      Io di contro non li uso seppure li apprezzi. Ma per me è diverso: cambio gomme di continuo, addirittura la mattina esco con un allestimento e il pomeriggio con un altro. Per via dei test, ovviamente. E quindi la praticità della camera d’aria è irrinunciabile, 5 minuti e via.
      Ormai riesco a ritagliarmi non più di quattro o cinque settimane l’anno per uscire in bici solo per svago e per come stanno le cose, mi sa che quest’anno saranno ancor meno. Appena avrò conferma dell’arrivo del nuovo telaio per allestire la prossima bici dedicata ai test (è un 2020, consegna slitta di continuo) dovrò iniziare a lavorare su lui e sulle pubblicazioni autunnali.

      fabio

      • Damiano

        Verissimo quel che dici, cambiare goimme in tubeless è un esercizio piuttosto tedioso e “sporchevole” 🙂 Infatti non è mia intenzione criticare la tua scelta, tuttaltro! Ognuno deve (dovrebbe…) scegliere i compenenti da utilizzare che siano i più adatti alle proprie necessità. Mi interessa un buon rendimento ma soprattutto una affidabilità eccellente: penso di non aver più forato dal cicloviaggio di due anni fa, ed allora un chiodo da 10cm aveva attraversato tutto lo pneumatico…
        Andare sul ghiaccio è un po’ un terno al lotto (o richiede attenta valutazione): se il ghiaccio è “secco” ovvero la temperatura è bassa a sufficienza perchè non si sciolga in superficie, si può viaggiare tranquilli. Se poi invece si scioglie in superficie crea il famoso effetto del pattinatore 😀 Sono caduto pure io quest’inverno, per fortuna una scivolatlunga e basta!

        Riguardo all’effetto di “Solidità e resistenza” forse sono stato poco chiaro: lo spessore maggiore del battistrada rende la gomma leggermente più rigida nei Pirelli rispetto ai ProOne. Questo di per sè non è un gran problema, a meno che uno non sia abituato altrimenti… Se la carcassa si adatta alle piccole asperità (piccole biche, irregolarità) la ruota non sobbalzerà ed il controllo in curva o in altre sitazioni di guida “non lineari” ne risulterà migliorato. Per questo ritengo (o sento) più “sicuro” uno pneumatico più duttile, che si conforma al terreno. Però si tratta pur sempre di sensazioni, spesso opinabili… Servirebbero dati… Tipo quei pazzi del GCN che testano fino la velocità limite di tenuta di uno pneumatico in curva 😀 Si potebbe ingaggiare qualche pazzo disposto a provare cadute su pneumatici diversi ed in condizioni diverse…

        • Elessarbicycle

          Grazie Damiano, ora ho capito cosa intendevi. Tanto sveglio non sono, è notorio…

          Tubeless; avevo capito non intendevi criticare ma io spesso uso le risposte anche per portare a conoscenza di tutti. E tanti mi chiedono perché non uso i tubeless, mai.
          Non lo faccio non per questioni tecniche ma pratiche. Da tempo non posso più comportarmi come un normale ciclista, le esigenze del blog dettano le mie scelte. Non avessi questo strano diario probabilmente avrei massimo 4 bici e non mi preoccuperei di aggiungerne. Invece in estate ne arriverà una altra ancora e solo per il blog.

          Fabio

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