Piega Pro Bike Gear medium flare Discover

La prova su strada

Tempo di lettura: 4 minuti

La prova su strada

In una piega come non c’è tanto da descrivere così non c’è molto da provare; però c’è una difficoltà, perché assetto in sella e foggia dei comandi possono modificare pesantemente i risultati.

Per questo ho deciso di installare la piega su due bici, e usare due comandi diversi: uno stradale e l’altro studiato appositamente per il gravel.

Questo mi ha permesso di essere, come sempre provo, esaustivo.

Poche righe per l’uso stradale, prima di affrontare la guida off road che sicuramente interessa ai più.

Pedalando su asfalto, e ci tocca farlo a meno di non abitare in mezzo ai boschi, non ti interessa il flare, hai le mani in presa alta o in presa sui comandi.

In presa alta quindi come termini la piega non lo guardi nemmeno, ti concentri sulla forma anatomica, leggermente a ovetto.

Che si rivela molto comoda e ampia, seppure nastro e guanti non permettano di apprezzare in pieno le sagomature di questa zona.

Serve una uscita per capire come orientare la piega, altrimenti una cattiva regolazione rovina l’ottimo comfort che la Pro Bike Gear Discover riesce a offrire.

E una volta regolata questa c’è da adeguare l’altezza comandi di conseguenza, per questo io consiglio di non nastrare subito la piega ma attendere quei pochi minuti necessari a una breve uscita di prova.

Reach e drop contenuti permettono una installazione delle leve alta, a filo quasi con la parte superiore della piega, senza determinare la loro eccessiva inclinazione verso l’esterno.

Nei fatti è come avere una piega stradale con tanta comodità in più.

Molto comoda la presa dietro i comandi, sia usando leve stradali che comandi con ergonomia studiata per il gravel, come nel caso di quelli della famiglia Shimano GRX.

Sempre nella guida stradale non si apprezza, come normale che sia, la foggia gravel usando la presa finale.

Ne viene fuori una posizione innaturale delle braccia, coi gomiti che aprono, quindi meglio avanzare un poco la presa. Ma visto che non è per questo che è pensata ed è ovvio e comune problema a qualunque piega gravel lo riporto solo per completezza, per chi mai ha pedalato con manubrio siffatto.

Mi è piaciuta molto la zona della curva superiore, che è larga quasi quanto la parte piatta. E’ un punto che uso spesso su strada, pedalando rilassato; che poi, ormai, è sempre, e chi ce la fa più…

Hai tantissimo spazio per poggiare i palmi, riesci a sentire la bici e controllarla, e puoi sfruttare il flare per tenere quelle due dita a carezzare la parte bassa per affrontare in scioltezza i tratti di asfalto malmesso.

Certo, sei lontano dai freni quindi è presa da usare solo con strada libera e buona visuale, mi raccomando. Oppure risolvi installando le leve supplementari 😀

Come si vede, montano perfettamente.

Ma è piega studiata per il fuoristrada, ed è lì che conta portarla.

Guida gravel, da non confondere mai con quella ciclocross.

Perché nel primo caso pedaliamo per la quasi totalità del tempo in presa sui comandi, nel secondo in presa dietro i comandi. E se nel gravel il tempo in sella si dilata, ci perdiamo con piacere nella natura, nel ciclocross diamo tutto noi stessi ma per poco, al massimo 45 minuti. Che sembrano eterni, ma non lo sono.

Per questo sono pochi i ciclocrossisti che ricorrono a pieghe dal flare pronunciato, a loro interessa poco o nulla.

A noi zingari su due ruote invece interessa, perché ci piace pedalare e, almeno io, con l’avanzare degli anni preferisco sempre più farlo in comodità.

Che significa maggior ricorso alla presa alta e avere un reach assai contenuto per favorire la presa sui comandi senza averli troppo distanti.

Due caratteristiche che la Pro Bike Gear Discover garantisce ampiamente.

Pedalando in presa alta si apprezza lo spessore insieme alla forma anatomica, e se tutto è stato ben posizionato le forze si scaricano in modo naturale, senza stress per i polsi.

Pedalando in presa sui comandi si apprezzano anche altri aspetti; il reach modesto già l’ho detto. Aggiungo il perfetto controllo grazie alla curvatura determinata dai soli 12 gradi di flare, per cui non ti trovi a poggiare le mani sulla zona esterna dei copricomandi, come purtroppo avviene con alcune pieghe più estreme, ma sfrutti efficacemente gli ammortizzatori.

Con comandi sportivi stradali, come gli Ultegra usati per la prima metà del test; e soprattutto coi nuovi GRX, dalla forma ottimizzata proprio per questo tipo di presa.

Lo spazio offerto dai GRX è maggiore, gli ammortizzatori sono più corposi rispetto agli Ultegra Di2; e qui gioca a favore ancora una volta il reach corto della piega, che non allontana in modo eccessivo le leve.

Leve (ambedue le tipologie) che è facilissimo raggiungere in presa dietro i comandi e sulle quali possiamo agire velocemente perché il flare minimo non le porta in alto.

E quando il gioco si fa duro, come usa dire, ecco che avere una piega gravel ha senso: in fuoristrada, soprattutto nelle discese più concitate, il controllo offerto dalla leva superiore (perché alla fine una piega che allarga quella è) si fa prezioso. 

Persino allargare i gomiti, operazione su strada controproducente, in offroad è ottimo sistema per dare scioltezza ai movimenti, con le braccia che ammortizzano i colpi più duri. 

Si riesce così a comprendere perché, dopo anni di dimenticatoio, con solo poche aziende che le proponevano, le pieghe con flare sono prepotentemente tornate in auge, sotto la spinta dell’esplosione del fenomeno gravel.

Superfluo sarebbe aggiungere ma io lo faccio lo stesso: il connubio con l’ergonomia dei comandi GRX è perfetto, si vede come i secondi siano studiati in riferimento alla prima. Che sia questa o una altra, vabbè. Io però questa sto recensendo adesso…

Ultime brevi note, inutile dividere con paragrafo a se per le conclusioni.

Qualcuno potrebbe storcere il naso per il materiale, alluminio.

E seppure sia uno che sulla sua specialissima da corsa ha venduto un rene per montare la piega in materiale nobile, vi dico che fu uno sfizio, non necessità né ricerca della leggerezza. La piega in carbonio infatti non ha mai significativa differenza sulla bilancia; la mia, da 300 e passa euro solo lei, pesa 230 grammi. Questa Pro Bike Discover aggiunge appena 40 grammi e rende assai più pesante il portafoglio.

Da una mia ricerca in rete presso i soliti store ben forniti, è emerso un prezzo medio di appena 40 euro.

Sia per la versione vista qui che la sorella con flare da 30 gradi.

La qualità costruttiva è ottima, le finiture buone (solo la scritta Discover tende a graffiarsi) e soprattutto le geometrie particolarmente indovinate.

Una volta nastrata il flare è visivamente molto più discreto e questo, seppure sia considerazione del tutto personale, rende la linea della bici più armoniosa.

Perché sapete come la penso; una bici deve essere bella da pedalare ma anche da guardare.

Vi lascio il link alla pagina Pro Bike Gear per quanto riguarda le pieghe gravel.

Pro Bike Gear pieghe gravel

Quando tutto questo finirà e potrò uscire, testerò la versione Pro Discover Carbon, montata per la sua recensione il 9 marzo e il 10 sappiamo tutti cosa è successo. Non testerò la versione Big flare, comprendete che non mi viene proprio in mente di richiedere qualcosa che chissà quando potrò uscire a provare.

Buone pedalate.

COMMENTS

  • ginogino

    Interessante, ancora non ho potuto finire di assemblare la mia gravel, questa storia del coronavirus ha bloccato gli ultimi acquisti che mi servivano per completare l’assemblamento della mia prima gravel, comunque ho già preso una venturemax e ho in mente di provare anche altri manubri, che differenza c’è tra questa e una cowchipper/woodchipper. Ho guardato sul sito del produttore e di questi manubri non c’è traccia.

    Ps. Trovo veramente fastidioso e irritante il fatto che sia bloccato il tasto destro del mouse, quasi al limite di cancellare questo sito dai miei siti preferiti.

    • Elessarbicycle

      Ciao Gino, io trovo invece fastidioso e irritante che troppi per troppo tempo abbiano usato il tasto destro per copiare gli articoli e pubblicarli sui loro siti.
      Poiché questa impostazione di sicurezza non inficia la lettura, resterà.
      Se questa semplice misura di sicurezza che non va a discapito di nessuno di voi e anzi va a vostro beneficio perché potete sempre essere sicuri della fonte di ciò che leggete ti induce a non venire più qui, mi spiace. Ma non posso fare altrimenti.

      Fabio

  • Salvatore Cara

    Lo sto utilizzando sulla monster cross dal dicembre scorso. Anch’io trovo che sia ottimo. Costa meno del venturemax ed è pure più leggero. Inizialmente avevo scelto la versione con 30° di flare ma non essendo disponibile ho ripiegato sul 13° che invece si è rivelato molto più versatile da utilizzare, almeno se lo confronto con l’altra piega gravel che ho su un altra bici, il On-one midge, decisamente esagerato come flare. Aspetto con interesse la prova della versione carbonio, su queste bici il confort non è mai abbastanza.
    Saluti Fabio.

    • Elessarbicycle

      Ciao Salvatore, temo dovrai aspettare a lungo.
      Ho montato piega (con reggisella e attacco nonché sella dedicata) il 9 marzo; dal 10 stop uscite, e finché non si potrà, ovviamente non avrò elementi da offrire a voi.

      Fabio

    • Damiano

      Io sono recentemente passato dal Woodchipper al On-one midge. L’ho utilizzato un totale di mezza volta, visto che poi è successo quel che è successo. Mi trovo molto meglio ad ogni modo con il Midge, ma devo sottolineare che la mia monster cross è veramente moster, Fargo con Rohloff e forcella ammortizzata Fox32, che uso sia per sentieri (un poco) impegnativi che per trail e lunghe (lunghissime a volte) distanze. Non si tratta in entrambi i casi di manubri gravel, mi sento di dire. Sono manubri da monster cross, appunto, fortemente spinti sul lato offroad tecnico. La mia Vetta gravel infatti (che uso anche e soprattutto su strada) ha una compact standard Deda. Forse ne guadagnerei mettendo un manubrio gravel, ma alla fine vista la percentuale di tempi di utilizzo, in questo modo sono molto più versatile.

      • Elessarbicycle

        Ciao Damiano, una monstercross è, come giustamente sostieni, una bici che travalica e di molto il “semplice” gravel.
        Poi non dimentichiamo che un test è un test, dove la ripetizione indica che è singolo.
        Si parla di ciò che è in prova, impossibile ampliare poi il discorso a ogni componente simile o quasi simile, e quando ne usciremmo più?

        Fabio

        • Damiano

          Concordo pienamente! Grazie per i tuoi sforzi e per i test veramente esaustivi che fai, il resto è chiacchiera da bar e intrattenimento di ciclisti rullano sulla ruota come i criceti 🙂

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