Perché tanta fretta?

Perché tanta fretta?

Me lo chiedo sempre più spesso in questi ultimi tempi, leggendo le mail che ricevo.

Vero, molti sono solamente pigri e invece di impiegare un poco di tempo per guardarsi in giro e informarsi preferiscono il quesito secco. Che però è sempre generico.

Come si fa a rispondere a chi chiede: “che bici mi serve?”.

E io che ne so, non mi dici se fai strada o fuoristrada, sei turista o sportivo, che vuoi farci, che strade, qual’è il limite di spesa, tutto il necessario insomma.

Te ne serve una con i pedali, oltre non posso rispondere senza compromettermi…

L’ho scritto in questo blog, credo (scusate se mi ripeto quindi, ma la memoria dimentico sempre dove l’ho lasciata) ma quando per un periodo scrivevo per un sito, c’era la regola delle 5000 battute massimo, perché altrimenti chi si trova davanti al monitor si annoia, troppo tempo da dedicare alla lettura.

0520 Perche tanta fretta

Io non concordo, se un argomento è interessante e ben scritto io impiego tutto il tempo necessario a leggerlo.

Mi spiegarono che è “…nelle dinamiche della rete”. Non so cosa volessero dire, ma non lo chiesi per non sembrare il solito uomo della pietra.

Vero che quando ero all’università internet non esisteva; anzi, esisteva (non sono poi così vecchio…), ma era ancora appannaggio di pochi. Se dovevo fare una ricerca impiegavo la prima settimana in biblioteca solo a cercare i testi che forse mi sarebbero serviti. Adesso digiti due parole su google e ti arriva tutto. Che poi ci voglia lo stesso una settimana a dividere il poco oro delle notizie utili dalla molta sabbia di quelle inutili, mi spiegarono sempre quelli delle dinamiche della rete, è altro discorso che a noi (cioè me, in quel momento) non deve interessare. E vabbè.

Mia figlia, con le sue 90 battute al minuto, senza errori grammaticali e senza uso della k, pena lo scioglimento nell’acido del suo smartphone, mentre “wathsappa” (sic) mi guarda stranita quando le spiego che si, un mondo senza internet è esistito.

Non mi sfugge il paradosso che questa parole le sto digitando con un pc per poi riversarle in un blog che gira su internet e rivolto quindi a un pubblico di internauti. A parte dimostrare, con queste parole, che non sono fermo alla penna d’oca, il semplice fatto che finora abbia usato 2171 battute compreso queste ultime senza ancora entrare nel merito di quello che vorrei dire, dimostra che a me delle 5000 battute non è che freghi più di tanto.

Eppure è un problema che dovrei pormi. Il libro che sto scrivendo è arrivato all’inizio del quarto capitolo e sono già un poco oltre le 300.000 battute. Con una media di 2000 battute a cartella, senza immagini supero le 150 pagine. Me ne mancano almeno altrettante, ma temo assai di più, malgrado abbia lavorato con l’accetta per sfrondare e abbia rinunciato (con dolore…) a un eccessivo approfondimento tecnico per venire incontro alle esigenze di una più vasta platea.

Ora il dubbio: la regola delle 5000 battute vale solo per internet oppure anche per un ebook?

Il fatto che uno lo legga su un tablet o kindle o come accidenti si chiamano questi cosi, trasforma il lettore in un frettoloso fruitore della rete o è un normale lettore che non vuole portarsi dietro il peso di migliaia di volumi e sceglie il formato elettronico?

Ma, soprattutto, voi le leggereste oltre 300 pagine scritte da me? Se si, complimenti al vostro coraggio 🙂

Ps: mi sono tenuto abbondantemente sotto le 5000 battute: sono stato bravo?

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Fabiano

    ciao,
    Ti rispondo sperando che tu non abbia a noia i miei numerosi commenti.
    credo che il problema semplicemente non sussista in quanto se scrivi di più, ti leggerà chi è interessato ad approfondire. Se sintetizzi ti leggerà il neofita.
    Comunque vada sarà un successo.
    A parte gli scherzi credo che sintetizzare troppo possa rappresentare un pericolo, potresti appiattire un prodotto valido per inseguire una platea che già dispone di “manualetti”.
    Io faccio il tifo per un prodotto editoriale forse di nicchia, ma che possa rappresentare un ponte da conoscenze basilari ad avanzate.
    Ovviamente con il rigore di chi sa e non improvvisa.
    Come giustamente rilevi, oggi il problema dell’accesso alla conoscenza non è la ricerca delle informazioni, quanto la sua selezione.
    La differenza la fa la qualità, non il numero di battute.
    my two cents.
    p.s.
    Che bici mi serve?

    • Ciao Fabiano, il tuo, come i commenti di tutti, non solo non mi vengono a noia, ma sono per me importanti perché mi consentono di conoscere le vostre esigenze.
      Mi spiace però deluderti, io non punto al prodotto di nicchia, quanto al prodotto che non c’è.
      Mi sono guardato intorno prima di decidere l’impostazione. Molti, troppi libri decisamente generici, più filosofici radical chic che tecnici; pochi realmente tecnici ma rivolti a chi ha già una buona se non ottima conoscenza della bici.
      Nulla che aiuti il ciclista nel momento più delicato: scegliere la bicicletta.
      In questi casi il nostro ciclista tipo cosa fa? Cerca in rete. Trovando però una pletora di leggende metropolitane e consigli sballati. Molti forniti in buona fede, per carità. Per esempio, adesso sto scrivendo della sella. Come si fa a dire a un ciclista “compra il modello xy, io mi ci trovo benissimo!”? Non si può, la sella è personale, io mi trovo bene con una, un altro ciclista con altro modello. Posso però fornire dei criteri oggettivi che aiutano la scelta.
      Stesso problema con i rapporti. I forum sono pieni di ciclisti che “col 34/25 vai dappertutto!”. Ma chi? Quello che non è mai andato in bici, alla sua prima bdc, magari sovrappeso e privo di allenamento? Lo vogliamo far stramazzare al primo cavalcavia?
      E bada bene, non parlo di ciclisti da supermercato. Proprio l’altro giorno ho revisionato per conto di un amico la sua prima bdc. Gli ho dovuto spiegare tutto, compreso il funzionamento dei comando cambio, cioè proprio come azionarli per cambiare rapporto.
      Forse la cosa ti farà sorridere, ma a Napoli diciamo che “nessuna nasce imparato”, nessuno di noi conosce le cose alla nascita, le apprendiamo.
      Quando sram presentò il double tap, mica sapevo già come era fatto. Se mi avessero piazzato il prototipo davanti, io sarei rimasto basito dalla mancanza di uno dei due pulsanti di cambiata, mica lo capivo da subito, solo guardandolo, che con la stessa leva si sale e si scende di rapporto.
      Il libro è, per sua stessa natura, un prodotto commerciale, quindi l’obiettivo è raggiungere la platea più ampia. Per vari motivi, di cui ho parlato, ho dovuto porre un limite alla parte relativa alle operazioni di manutenzione, che saranno però appannaggio del blog o del sito quando avrò tempo per occuparmene. Lavorando in simbiosi.
      Alla fine il mio sarà un viaggio verso la bicicletta più che nella bicicletta. Se avrò raggiunto degnamente la meta, lo scoprirò solo alla fine.

      Fabio

  • Caro Fabio,
    non credo che il problema sia le 300 pagine, di più o di meno. Dipende molto da come sono impaginate, se la grafica é piacevole, se l’ organizzazione del materiale é efficace. IN questo caso le 300 pagine (e sarà così) saranno ricchezza in quanto presentano tutti i contenuti necessari, o quasi. Altrimenti si rischia il mattone. Ma come dicevo, credo che non sia un discorso di lunghezza in assoluto. Poi, forse in rete é diverso, ma non sta a me giudicare.

    • Ciao Franz, mattone spero non sarà 🙂
      Comunque, un assaggio della impostazione, seppure non definitiva, lo state avevdo con gli articoli della sezione “Pedalare bene”. Anche se, proseguendo, ho via via abbondonato il tono manualistico usato parlando del telaio, che proprio non mi piace, per passare a uno più colloquiale, “caldo” passami l’espressione.
      Resta il problema, se così vogliamo chiamarlo, che non potrò fornire dati assoluti. Tu più di me puoi capirlo, quando ti chiedono se la sella brooks che usi va bene pure per loro; e saggiamente rispondi che è la tua sella, va bene per te mica è detto vada bene per chiunque, preferendo analizzare in modo oggettivo pro e contra di quel modello.
      Io non posso analizzare il modello, di sella come di qualunque componente, perché sono migliaia. Quindi devo per forze ricavare parametri oggettivi ai quali il ciclista possa rifarsi per compiere la sua personale scelta. Detto così sembra una cosa facile: non lo è,…

      Fabio

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