Per me niente Giro

Oggi è partito il Giro e per la prima dopo tanti anni non sono davanti uno schermo a seguire il mio sport preferito.

Una scelta, se vogliamo possiamo chiamarla politica. Un minuscolo boicottaggio di cui l’organizzazione nemmeno farà caso. L’unico a rimetterci sarò io, perdendomi lo spettacolo che amo.

Ma ho sempre avuto il vizio di unire pensiero e azione; e se i pensieri non sono all’altezza non lo saranno nemmeno le azioni, ma tant’è: preferisco sapere chi è il mandante delle boiate che faccio.

Perché questa mia scelta? Posto che qualcuno possa trovare interessante conoscerne le motivazioni e ne dubito. Comunque sono qui, da tempo, mi conoscete, e vi beccate pure queste chiacchiere. Alla peggio, mollate e passate ad occupazioni più divertenti.

Che ogni grande evento sportivo o artistico sia organizzato per ricavarne denaro è qualcosa di assolutamente normale. E’ una attività imprenditoriale e nulla ci trovo di disdicevole. Anzi, è giusto che chi lavori per farci godere un bel concerto o, nel nostro caso, tre settimane ad ammirare i nostri idoli, sia adeguatamente ricompensato per lo sforzo.

Quando il grande evento diventa solo il pretesto per far denari, allora no, inizia il mio disaccordo. Se poi ci ritroviamo pure a raccontare balle per rivestire il tutto di nobili propositi io spengo la televisione.

E’ necessario conoscere qualche dato, anche se parziale perché tutti non sono riuscito a conoscerli stante l’omertà di qualche amministrazione comunale.

Ed è necessario capire che il Giro è da sempre il fratello povero del Tour. Non come spettacolo, dicessero quello che vogliono i nostri cugini d’oltrealpe ma le nostre strade sono più belle e le salite più toste. No, intendo come fatturato.

Ogni anno il Tour incassa circa 150 milioni di euro, il Giro ha avuto il suo miglior risultato lo scorso anno con appena 35 milioni di euro. Appena rispetto ai francesi, sono comunque bei soldini.

La Francia fa sistema intorno al Tour, a usare espressione cara agli economisti. Promuove la corsa promuovendo se stessa. Le città fanno a gara per assicurarsi un arrivo o una partenza. Londra, quindi non proprio un borgo sconosciuto alle masse, decise di investire nel 2007 circa 7,5 milioni di euro per avere la partenza, calcolando un ritorno più che raddoppiato.

E’ un volano turistico notevole, basta vedere quanto tempo è dedicato alle riprese dall’elicottero per mostrare le bellezze dei luoghi attraversati. Con il Tour ci guadagnano tutti, dagli organizzatori a chi ci investe. Lo sanno loro, lo sappiamo noi e rubando pragmaticità e franchezza agli yankee (che spesso guardano dall’alto in basso ma il business sanno come si fa) lo dicono: noi offriamo questo, tu quanto lo vuoi pagare?

Onesto, alla luce del sole.

Il Giro ha perso questa occasione.

Oggi partono da Gerusalemme e fin qui nulla di strano. Ha pagato, pare 4 milioni di euro, ha vinto. E si chiuderà a Roma, che pure ha pagato ma non si sa quanto. L’amministrazione parla di appena 100.000 euro, io non credo che l’organizzazione avrebbe ceduto per così poco.

E dove sta la balla? Quella che riveste il tutto di nobili propositi? Nel raccontarci che questo è il Giro della pace e della comunanza delle religioni, unendo in un percorso ideale due grandi capitali care una alle tre religioni monoteiste più seguite, l’altra alla cristianità.

Per questo si parte da Gerusalemme; non perché ha offerto più di tutti. Ma va? Sorvolo sulla pessima figura fatta da Rcs sulla questione Gerusalemme Nord poi subito rimosso.

E si arriva a Roma per unire le religioni? O perché il sindaco di Milano ha detto che i 500.000 euro necessari per aggiudicarsi l’arrivo non c’erano in cassa, facendo si che l’organizzazione subito guardasse altrove?

Se, per dirne una, Pisa avesse offerto un milione per l’arrivo del Giro, che si sarebbero inventati? Le Repubbliche Marinare?

Pensate l’ironia se una offerta fosse giunta da Brindisi: il filo conduttore sarebbero state le Crociate? Chissà, non ci sono limiti alla vergogna.

Averceli i soldi, avrei fissato l’arrivo sotto casa mia, sai che gusto…

A me non da fastidio che il Giro parta dallo Stato di Israele né che arrivi a Roma.

A me da fastidio che lo si faccia passare come nobile scelta quando in realtà ha semplicemente vinto chi paga di più.

I francesi lo dicono, lo fanno: sono onesti, in questo. Noi no.

Buone pedalate, per chi non starà i prossimi giorni incollato alla tivvù.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • edofal

    Allora siamo in due

    • Paolo

      …direi che siamo in tre .
      A parte il fatto che non amo lo sport agonistico:)
      comunque anche a me questa storia di Gerusalemme non mi è propri andata giù…

  • Antonio Daniele

    Sono perfettamente d’accordo con te

  • stefano

    Beh,sì,a pensarci bene,hai proprio ragione.Ciao,da Stefano.

  • Giovanni

    IL Giro come diverse altre situazioni sono lo specchietto di questa nostra “Italietta” che è diventata così perchè l’abbiamo resanoi tale.Siamo convinti di essere superiori agli altri ma ci dimentichiamo di dimostrarlo. Esempio lampante l’uscita dai mondiali di calcio, ci sentiamo l’essenza di questo sport e poi facciamo solo pessime figure in Europa come nel Mondo.Fino a che non capiremo che dobbiamo salire in sella e pedalare a testa bassa meritandoci le cose non andremo da nessuna parte. Personalmente il Giro lo guardo per rispetto ai corridori che ci mettono anima e cuore il primo come l’ultimo ma rimane l’amaro in bocca per quello che potremmo essere e non siamo per colpa nostra.
    Giovanni

  • Luca

    Non posso che condividere in pieno!!!

  • Ieri sono stato all’arrivo di tappa su Montevergine, un pretesto per organizzare una pedalata e un ricco pranzo al sacco fra amici e colleghi di lavoro. Ahimè non sono mai stato appassionato di ciclismo agonistico, mi è sempre piaciuta semplicemente la bicicletta, dalla prima passione di un bambino… Ecco io questo ho visto ieri, tanti appassionati che salivano più o meno lentamente la montagna,il nostro gruppo di schiappe ha impiegato ben 1h 45′ per la scalata, 21 km in tutto, compresi i 5 km che separano casa mia dai piedi della montagna, non proprio un ottimo risultato… nemmeno ci abbiamo fatto caso…Abbiamo scambiato parecchie chiacchiere con gli appassionati come noi lungo il percorso, c’erano due signori ottantenni su delle Wilier triestina ramate che ho rivisto solo all’arrivo! Mi ha superato un signore di mezza età su una Bianchi celeste che avrà avuto al massimo 6 rapporti! C’era veramente tanta passione della gente comune e questa cosa quì è stata lveramente a più bella, ed è stato ciò che più di tutto ha riempito la mia giornata, ed ha vinto sulla fatica, la pioggia e il freddo.
    Il ciclismo è una cosa fantastica, nonostante gli interessi in gioco in queste situazioni qui, gestite alla solita italietta.

    • stefano

      Sono esperienze bellissime.Anche io ho ricordi stupendi.Avevo già superato la cinquantina da un bel pò e partimmo alla volta del Santuario dal mio paese d’origine,Piedimonte Matese,alto casertano,in tutto oltre 200 km.Gipornata splendida,ma al ritorno beccammo un acquazzone che ancore me lo ricordo.

  • Giovanni

    Come sapete io il Giro lo sto guardando e devo dire che il giovane Yates, a mio personale avviso, sta incarnando al meglio i valori della maglia Rosa, che da troppo tempo erano passati in secondo piano rispetto alle strategie. Lui attacca, vince, si difende, rilancia. Veramente uno spettacolo che non si vedeva da anni.
    Giovanni

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