Per favore, non chiamatela ciclabile…

Napoli non è città a misura di bicicletta, ne ho già parlato in questo blog.

Limiti fisici dovuti alla sua orografia, allo sviluppo viario confuso e a una generale incuria della rete stradale la rendono poco “pedalabile”.

Malgrado ciò, da anni uso la bici per i miei spostamenti urbani e, da quando le due ruote a pedali sono tornate di moda, anche tanti miei concittadini stanno scoprendo quanto possa essere piacevole recarsi al lavoro in bicicletta oppure usarla per una tranquilla passeggiata.

Da molto tempo giaceva in qualche cassetto del Comune di Napoli un ottimo progetto di pista ciclabile, fortemente voluto dall’assessore all’ambiente della giunta precedente a quella attuale, ciclista appassionato e competente.

Due anni fa, più o meno, nuovo Sindaco, nuova Giunta, progetto della ciclabile sempre chiuso in un cassetto.

Per essere improvvisamente tirato fuori, rimaneggiato in peggio (molto peggio) e presentato come il progetto di “ciclabile più lunga d’Europa”.

E qualcuno ci è persino cascato.

Mi è tornato in mente il celebre slogan sessantottino “una risata vi seppellirà” quando hanno iniziato a comparire i ridicoli stencil delle biciclettine un poco ovunque. Invece i disegnini hanno seppellito le strade e, a quanto pare, anche la capacità critica di molti napoletani.

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Brutte, verniciate in modo pessimo (e infatti sono quasi tutte sparite), assolutamente ridondanti (una ogni cinque metri circa, follia) e, soprattutto, inutili.

Ecco alcuni esempi di “bici fantasma”

 

 

 

 

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Perché non basta disegnare una bicicletta sul selciato per trasformare quel tratto in una ciclabile.

 

 

 

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Quella ripresa sopra è una strada a senza unico, aver aggiunto dopo il cartello “eccetto bici” non significa che il ciclista non si troverà una auto venirgli contro, con poco o nullo spazio a disposizione perché pochi metri più avanti la carreggiata è stretta, e molto.

Ma tant’è, al Comune e, purtroppo, molti napoletani si ostinano a chiamarla ciclabile.

Un poco come in quelle favolette per bambini, dove l’eroe tira fuori un pennello e per magia il disegno diviene realtà.

Ma non siamo in una favola, solo in una farsa.

Più delle mie parole, valgono le immagini che ho scattato oggi.

In quei pochi tratti dove esiste una vera corsia dedicata, viene ogni volta sacrificata alla sagra del momento. Che sia la festa della pizza o la passerella delle barchette americane, il Comune non esita a occupare la porzione di strada dedicata alle biciclette.

Sotto gli stand delle foto in basso, sorgeva una ciclabile…

 

 

 

 

 

 

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In altro quartiere l’unica soluzione a cui si è pensato è stato riverniciare di arancione (chissà perchè questo colore) il marciapiede.

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E lì dove il marciapiede arancione è stato vietato dalla sopraintendenza, sono comparsi gli stencil, con una caotica, e pericolosa, commistione tra pedoni e ciclisti.

Oppure si è pensato ad improbabili percorsi, dove spingere la bici a mano; almeno si suppone questo voglia comandare il disegnino.

 

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A proposito, l’immondizia in queste foto non è stata aggiunta per coreografia: c’è, come sempre, perché oltre la favola della ciclabile è stata inventata anche quella della città pulita.

Oppure ancora si termina il percorso all’improvviso, in una aiuola.

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Se esistesse ancora la dignità, chi ha spacciato questa presa in giro per ciclabile dovrebbe avere il coraggio di chiedere scusa ai napoletani, ammettere che è null’altro che un auspicio a muoversi in bicicletta e smetterla di vantarsi di aver voluto la ciclabile più lunga d’Europa.

Come recitava un mio illustre concittadino, principe della risata ma soprattutto di intelligenza, ogni limite ha una pazienza. Io ho superato limite e pazienza.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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