Pedali Crank Brothers Eggbeater 3

I pedali con aggancio sono sempre la mia prima scelta e li consiglio: la pedalata è più rotonda, si lavora meglio con tutte e due le gambe, se le tacchette sono ben posizionate e l’assetto preciso non si avranno dolori e sia spinta in salita che controllo in discesa sono sempre superiori rispetto a pedali senza aggancio.

Gli standard sul mercato sono diversi; non la sola distinzione tra pedali stradali e da fuoristrada, perché anche nella stessa grande famiglia troviamo sistemi tra loro differenti.

Come quello tipico messo a punto da Crank Brothers che prevede tacchette rettangolari (senza contare la svasatura per le viti) per unirsi a un pedale a quattro punti di attacco. E’ questa la caratteristica peculiare; infatti i pedali stradali hanno l’attacco su un solo lato, quelli da Mtb su due mentre qui la forma particolare, che li fa somigliare a un frullatore e infatti spesso così li definiamo senza dimenticare che letteralmente si chiamano “sbattiuovo, prevede quattro innesti posizionati a croce.

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Il vantaggio è avere il pedale sempre “disponibile” all’aggancio, qualunque sia la sua posizione; inoltre la notevole luce presente sul sistema di aggancio con queste ampie finestre limita drasticamente l’accumulo di fango. Pedali da fuoristrada puro quindi: e allora che ci fanno qui, su questo blog dove il mondo off road non è mai trattato? Perché ritengo pedali, e quindi scarpe, da fuoristrada una ottima soluzione per bici tuttofare o che comunque richiedono spesso nell’uso di poggiare i piedi a terra. Lo sgancio è sempre più veloce dei pedali da strada e la suola delle scarpe da Mtb ha (non tutte, ma quasi tutte) supporti in gomma o tacchetti che consentono una buona presa messo il piede a terra.

Per chi è costretto ad affrontare il traffico caotico delle metropoli o si trova ad avere l’esigenza di non rinunciare né all’attacco né alla possibilità di brevi tragitti a piedi pedali e scarpe da fuoristrada sono la scelta migliore; pagando solo il prezzo di una inferiore spinta, intesa come possibilità di applicare forza, rispetto ai pedali stradali che se abbinati a una scarpa dalla suola rigida sono una soluzione di grande efficacia.

Facciamo conoscenza con questi pedali dalla famiglia Eggbeater, che comprende varie versioni: tutte accumunate dallo stesso sistema di aggancio ma differenziate per materiali, peso e quindi prezzo. I nostri sono i Crank Brothers Eggbeater 3, colorazione nero argento.

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Il peso dichiarato dal costruttore per questa versione è 288 grammi; una media di dieci pesature mi ha dato 290 grammi, quindi siamo lì.

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Le tacchette sono comprese coi pedali, e non sempre avviene con qualunque produttore, soprattutto quando li propongono a prezzi bassi.

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Lo sgancio avviene secondo il classico movimento del tallone da far ruotare verso l’interno o l’esterno. La particolarità di queste tacchette è che possono essere montate per avere due differenti angoli di apertura: 15 o 20 gradi.

Nel primo caso avremo uno sgancio più rapido ma anche un aggancio meno tenace; nel secondo avremo uno sgancio più lento ma una presa più salda. In ambedue i casi abbiamo una leggera mobilità angolare del piede per meglio adattarsi alla pedalata.

Come è possibile variare l’angolo di sgancio? Variando il verso di montaggio delle tacchette. Osserviamole in dettaglio.

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Come si può notare nell’immagine in alto una delle tacchette presenta due segni circolari, evidenziati dalle frecce. A seconda di quale scarpa riceve la tacchetta punzonata l’angolo di sgancio sarà maggiore o minore.

Per esattezza, montando la tacchetta punzonata sulla scarpa sinistra avremo l’angolo di 20 gradi, montandola sulla scarpa destra quello di 15 gradi.

Nelle immagini in basso ho simulato il montaggio come se vedessimo le scarpe da sotto, quindi la vista è speculare; ossia la tacchetta a destra delle schermo corrisponde alla scarpa sinistra. Vi riporto anche il dettaglio del foglio illustrativo.

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Tra tacchetta e suola deve essere interposta la guarnizione in gomma.

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I pedali si presentano decisamente minimali, non come alcuni pedali stradali tipo gli Speedplay che quando te li trovi tra le mani ti chiedi come farai a pedalarci, ma comunque snelli e leggeri. Per avvitarli è previsto l’ingaggio a brugola all’interno dell’asse e in corrispondenza del lato di attacco alle pedivelle è serigrafato il numero che indica la serie del pedale.

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La casa li propone in diverse varianti cromatiche per meglio adattarsi all’estetica della bici. Il corpo è quasi sempre lo stesso, cambia il colore della molla.

Molla che deve essere periodicamente lubrificata con olio e non grasso; l’intervallo dipende dall’uso e dai terreni affrontati. La freccia indica le zone da oliare.

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La manutenzione è piuttosto semplice, basta svitare la grossa vite a cappuccio posta all’estremità e si liberano le varie parti del pedale, asse e cuscinetti, per una pulita e una nuova lubrificata; esiste anche un kit di ripristino proposto dalla casa madre che consente la revisione totale del pedale.

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Tranne la serie 1, le altre vantano un pregevole cuscinetto a rullino, la tecnologia migliore per i pedali e riservata solo ai top di gamma e nemmeno tutti.

Pregi e difetti di questi pedali? L’aggancio continuo, chiamiamolo così, è una bella comodità; sono leggeri, almeno da questa versione 3 a salire e l’ampia luce nei rettangoli di attacco impedisce l’accumulo di fango garantendo sempre un ottimo aggancio. Sono abbastanza rigidi da trasmettere bene la forza della pedalata e vantano un fattore Q (la distanza tra loro) ragionevolmente basso, più di tanti pedali con sistema di aggancio Spd. I cuscinetti richiedono un certo tempo per rodarsi bene e la facilità di manutenzione fa risparmiare tempo quando dobbiamo metterci le mani.

Di contro a parte la possibilità di variare l’angolo di sgancio cambiando posizione alle tacchette manca un sistema che governi la tensione della molla in modo continuo, secondo me più pratico. Ma quello che non me li ha mai fatti preferire è la difficoltà a pedalare sganciati. Un controsenso solo apparente, perché scelgo i pedali in base all’uso e alle strade che dovrò percorrere con quella bici. Infatti, malgrado non ami i pedali flat, sulla bici urbana quelli uso.

Mi capita di dover pedalare su brevi tratti o in particolari condizione, col piede sganciato durante le mie uscite; è una questione di sicurezza, in alcuni tratti arrivo a pedalare con un piede solo tenendo l’atro libero o con tutte e due i piedi sui pedali ma di pianta, ossia in zona priva di tacchette. E’ una necessità mia, dovuta al fatto che abito in a metropoli caotica, parto da un centro città ancora più caotico e anche dopo averlo finalmente abbandonato mi trovo a riattraversare zone densamente trafficate dove regna la confusione più totale. In queste condizioni pedalare agganciati è pericoloso, il pedone col naso nello smartphone che ti passa davanti all’improvviso è la norma e soprattutto la domenica gli ultimi due chilometri che mi separano da casa mia spesso devo percorrerli a piedi tante le persone che mi trovo davanti. Insomma, sono esigenze particolari, solo mie.

Esigenze invece un poco di tutti sono quelle dei tratti in fuoristrada da affrontare a piede libero e qui effettivamente la mancanza di appoggio si fa sentire, la scarpa scivola facilmente, molto più che con pedali Spd. Ma Crank Brothers propone in questi casi due altre serie, provviste di una buona piattaforma di appoggio: la Mallet e la Candy.

Una volta c’era anche un pedale tipicamente stradale, ma non lo vedo più sul sito ufficiale; non so se incapace io a trovarlo o lo hanno tolto dalla gamma.

Infine alcune considerazioni sul prezzo: la versione 1 ha un costo nella media, ma anche soluzioni povere, come la mancanza dei cuscinetti a rulli. Buon rapporto qualità prezzo per la versione 2. Ma forse la migliore resta questa 3.

Salendo di fascia si scende di peso e le richieste economiche aumentano, ma con cifre non sempre giustificate appieno. Peseranno anche meno di 180 grammi la coppia, ma gli oltre 380 euro richiesti per la versione 11 mi sembrano un eccesso.

Sono pedali “modaioli”, hanno una loro esclusività e questo lo sappiamo, si paga.

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COMMENTS

  • valentino

    ciao Fabio,

    grazie per la recensione.

    Io ho i mallet, che hanno una grossa piattaforma, e consentono di pedalare senza aggancio, sia con le scarpe senza tacchette che con quelle con le tacchette; li ho presi per la MTB, in cui a volte uso normali scarpe da trekking (se devo fare lunghi tratti con la bici a spalla, o se la discesa è troppo tecnica – per il mio scarso livello – e non mi fido ad usare gli agganci). Ne sono molto soddisfatto.
    Un punto a sfavore di questi pedali (per me l’unico) sono le tacchette che si consumano molto velocemente, molto più velocemente delle SPD, a causa del metallo molto tenero di cui sono fatte.
    L’aggancio è più “ovattato”, meno secco che con gli SPD, ma basta farci l’abitudine. La facilità d’uso (sgancio e aggancio) è molto simile.

    valentino

    • Elessarbicycle

      Ciao Valentino, si, avere una piattaforma è sempre la soluzione migliore quando si ha necessità di pedalare sganciati e i Mallet hanno pure buon appoggio, come ben sai.
      Poi alla fine la scelta del pedale è sempre dettate da esigenze personali, su Elessar preferisco gli Shimano 545 e ne ho un altro paio che monto sulle bici da testare, su quella da città uso pedali flat in resina perché pedalo su brevi tragitti e sempre senza aggancio e così via.
      Sarebbe bello scrivere dei vari pedali ma dovrei prima procurarmeli e le aziende non aiutano…

      Fabio

  • lorenzo

    Candy serie 1 (nuovi tutti e due pagati 40 euro) per la mia Gitana
    provati intanto sulla MTB e mi trovo bene 🙂

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