Parafanghi SKS Bluemels

L’inverno è arrivato, qui da me è ancora una promessa, ed è il momento di un accessorio utile: i parafanghi.

E prima di pensare che ho sbagliato a pubblicare questo articolo nella categoria “Officina” e non in quella dei test, anticipo subito che qui vedremo il montaggio.

Che ci vorrà mai a installare due parafanghi? Giusto, è semplice. Le cose si complicano se si opta per la protezione offerta da parafanghi molto estesi; che però non vanno d’accordo con i telai per freno a disco, soprattutto se le pinze sono a comando meccanico (più larghe di quelle idrauliche) e dietro l’attacco della pinza è sul posteriore e non nell’angolo del carro. Qualche trucco ci vuole, e mi sono accorto che spesso classifico come troppo semplici o banali alcuni argomenti scoprendo poi che invece li trovate utili; come quando pubblicai  gli articoli sulla nastratura del manubrio o quelli su pedali e pipa di sterzo ossidati.

Ma parliamo dei parafanghi. Sulla bici da corsa non li ho mai amati ma li ho usati. Dopo molti anni di fermo per motivi di salute scelsi una bici da corsa comoda ed economica, dotata di una bellissima trasmissione Campagnolo 10 velocità con tripla anteriore. Scala delle corone: 53-42-30. Mi guardavano dall’alto in basso, il mediocre sarcasmo si sprecava. Io però andavo veloce con la 53, la 42 è una corona bellissima da usare e con la 30 salivo ovunque e a tanti spegnevo il sorriso ebete sul volto mentre restavano piantati. Sto divagando, torno in tema.

I parafanghi su una bici da corsa si scontrano con l’oggettiva difficoltà della poca luce sia alla forcella che al carro. Io scelsi gli SKS Raceblade, perché all’epoca usavo solo quella bici e la usavo per tutto, compreso il quotidiano diporto.

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Come si vede nelle immagini (di scarsa qualità e scattate anni addietro) risolvono il problema del passaggio al carro e alla forcella semplicemente “accorciandosi”. L’attacco è del tipo rapido, usa delle fascette in gomma che io sostituì con quelle da elettricista.

Invece i parafanghi su una bici non da corsa li reputo assai utili; soprattutto se quella bici è destinata a essere usata con qualunque fondo stradale e con la pioggia. Indispensabili, sempre secondo il mio punto di vista, su bici urbane e sulle quali si pedala in abiti civili e la priorità è arrivare al lavoro intonsi.

Il fenomeno gravel è esploso, io continuo a chiamarle bici tuttofare, e sono biciclette che ben si comportano anche nell’uso quotidiano. Prima usavamo adattare bici da ciclocross, i telai per freni a disco non esistevano e installare due parafanghi era semplice.

Ora i dischi stanno diventando la norma, ma molti telai conservano la disposizione per la pinza posteriore in posizione arretrata e non nella confluenza tra i tubi del carro. Questo determina non pochi problemi per il montaggio dei parafanghi e anche di un portapacchi, ma quest’ultimo lo vedremo in futuro.

I produttori di parafanghi stanno ovviando con la presentazione di modelli specifici per il montaggio coi freni a disco, come gli SKS Primus che abbiamo conosciuto sulla Rose DX Team 3000 Randonneur di cui potete leggere il test su questo blog.

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E la cui efficacia ho sperimentato sotto un diluvio torrenziale, ricevendo buona protezione all’anteriore, meno al posteriore che non è eccessivamente esteso, caratteristica comune a tutti questi tipi di parafango.

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La presenza di una sola astina, in luogo della classica V prerogativa di modelli più lunghi, risolve il problema del fissaggio su telai con freni a disco.

Io però volevo la massima protezione e in casa avevo già una coppia di SKS Bluemels in versione da 45mm, quindi adatti fino a coperture da 35/37 mm. Ed è loro che ho deciso di installare, anche se è stato necessario perderci del tempo per ovviare al problema degli ingombri.

Iniziamo col vedere come sono fatti questi parafanghi.

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Una volta tirati fuori dalla loro confezione subito si nota la notevole estensione, soprattutto del posteriore. La presenza dei mudflaps, non bellissimi da vedere ma utili, ne amplia la capacità di proteggere.

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Quattro supporti a V, differenziati per anteriore e posteriore.

L’anteriore presenta un sistema in plastica a sgancio; nelle intenzioni del produttore se un corpo solido si infila, per esempio un rametto, lo sgancio dei supporti scongiura il pericolo di caduta. Sono dubbioso.

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Quelli posteriori non hanno analogo sistema.

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Per collegare parafanghi e supporti a V sono previsti una serie di viti forate da chiudere con piccoli dadi e dei cappucci in gomma di protezione e finitura.

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Molti gli elementi previsti per diverse tipologie di montaggio; questa in basso è una staffetta da collegare al parafango posteriore per quei telai privi di ponticello forato dietro la scatola movimento. Una volta fissati gli elementi diventa una sorta di clip a pressione.

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Sempre al parafango posteriore è dedicato questo altro supporto in plastica, da fissare al ponticello superiore, quello nella parte alta del carro.

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Infine tutto il corredo di brugole, rondelle e dadi autobloccanti.

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Come detto, i parafanghi hanno dei lunghi mudflaps per ampliare la protezione.

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Sono fissati con un sistema a spina a pressione, facilmente removibile.

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Resta però il foro se li togliamo, ed è bruttino. A un prezzo un poco inferiore esiste comunque una versione senza i mudflaps e senza il foro.

Inoltre il parafango anteriore ha una ulteriore piccola palpebra in gomma.

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E presenta già rivettata sul corpo la staffa a L per il fissaggio alla testa della forcella.

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La versione che stiamo vedendo è da 45mm per ruote da 700; significa coprire fino alla 700×35/37. Ma SKS li propone anche in misure diverse, fino alla 53.

Bene, iniziamo a montare partendo dal parafango anteriore.

Per prima cosa dobbiamo accertarci di avere una vite sufficientemente lunga per l’attacco alla testa della forcella.

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Lunga a sufficienza significa che deve sporgere di circa 1cm senza il parafango montato.

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Questo perché oltre lo spessore della piastrina a L del parafango stesso dovremo avere spazio anche per una rondella in metallo e una in teflon; e lasciare abbastanza filettatura per un dado, meglio se autobloccante.

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Adesso dobbiamo decidere se fissare il parafango dietro o davanti la testa della forcella.

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Nel nostro caso, vista la presenza dei mudflaps meglio il fissaggio anteriore, altrimenti la parte finale del parafango finirebbe troppo “bassa”, un fastidio per una bici che vivrà in ambito urbano e qualche marciapiede lo scenderà.

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Si, anche con fissaggio anteriore resta una buona capacità di protezione.

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Adesso che il parafango è in sede verifichiamo se la vite scelta ha lunghezza idonea.

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Si, quindi montiamo una rondella in teflon e un dado autobloccante.

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La rondella in teflon perché non stringeremo la brugola ma il dado; e l’inevitabile rotazione della rondella non graffierà la vernice, visto che è in teflon.

Dalla dotazione di astine a V scegliamo quelle con supporto in plastica, perché sono loro a dover essere montate davanti.

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La posizione di aggancio classica è all’occhiello filettato presente sulla forcella.

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Il problema sorge però spostandoci dall’altro lato, quello del freno a disco. Qui l’ingombrante presenza della pinza impedisce lo sfruttamento dell’occhiello in prossimità del forcellino.

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Con parafanghi ad astina singola come quelli visti montati sulla Rose DX Team la questione non nasce; ma con queste astine a V si. In questo caso ci viene in soccorso la presenza di bussole filettate sui foderi della forcella. La loro funzione è quella di sorreggere un portapacchi anteriore, ma noi possiamo tranquillamente sfruttarle anche per i parafanghi.

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Ma ecco nascere una altra difficoltà. Montando le astine in questa posizione i fori di aggancio al parafango non sono più allineati.

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Per fortuna però le astine sono abbastanza flessibili; in poco tempo possiamo allargarle e piegarle a mano in modo che si trovino allineate coi fori di fissaggio.

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L’aggancio della astine al parafango è assicurato da viti forate al cui interno far scorrere l’astina e un dado di chiusura.

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Fissiamo a tutti e due i punti di ancoraggio e diamo una leggera stretta.

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Volendo potremmo decidere di montare il parafango dal lato della pinza freno sfruttando la bussola sulla forcella mentre dal lato opposto lasciare il supporto fissato al foro filettato sopra il forcellino.

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Questa determina una asimmetria che è solo estetica e non funzionale.

A me non piace e sposto anche l’altra astina sulla bussola alla forcella.

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Breve intermezzo; possiamo semplificarci la vita sulla questione dell’allineamento astine/fori semplicemente invertendo il montaggio delle viti forate e bypassando un foro.

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Montando le astine alla forcella queste saranno molto lunghe, quindi durante le nostre prove è meglio proteggere l’obliquo. Per le foto l’ho rimosso, ma durante i lavori era sempre presente.

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Una volta stabilito che tipo di montaggio abbiamo scelto è il momento di tagliare l’eccesso delle astine. Che andranno chiuse con dei cappucci in plastica.

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Questi cappucci non sono sciolti ma devono essere fissati inserendoli nelle staffe presenti sul parafango; un sistema intelligente che ne evita lo smarrimento.

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Segniamo il punto dove le astine toccano la staffa.

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Smontiamole e inseriamo i cappucci.

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Tagliamo le astine aggiungendo alla misura presa prima la lunghezza dei cappucci e rimontiamo il tutto.

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Con l’anteriore abbiamo finito, passiamo al parafango posteriore.

Qui abbiamo tre punti di fissaggio. Il primo in prossimità del forcellino…

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…il secondo nella parte alta del carro…

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…e il terzo dietro la scatola movimento.

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Partiamo da quest’ultimo. Per i telai sprovvisti di foro filettato, in dotazione è fornita la piastrina vista sopra che diventa una clip da fissare a pressione al tubo di irrigidimento dietro la scatola movimento.

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Ma nel nostro caso il foro filettato c’è, in formato M5, ed è quello che andremo a sfruttare. Usando però una brugola dalla testa bombata, più bassa di quelle a testa cilindrica in dotazione. Questo per evitare possibili interferenze con il copertoncino, soprattutto quelli tassellati. Una accortezza tutto sommato inutile, le brugole in dotazione vanno bene.

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Risalendo lungo il carro incontriamo un problema: la staffa non è adatta al tipo di attacco al telaio.

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Questo tipo di supporto infatti va bene su telai che hanno il foro di fissaggio in posizione differente, non dal basso come quello su cui stiamo lavorando.

Tipo questo per capirci.

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Dobbiamo praticare noi un foro, operazione molto semplice perché è plastica: dobbiamo solo essere certi della misura.

Poggiamo il parafango al carro, per farci una idea della zona da forare. Nel farlo lasciamo il parafango avvitato al supporto in basso, quello dietro la scatola movimento.

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Copriamo, abbondando, la zona con del nastro carta e prendiamo il segno, sia sopra che sotto rispetto al foro filettato.

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Smontiamo il parafango assicurandoci che i segni siano ben visibili.

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Aiutandoci con un metro da sarto puntiamo il centro esatto dei nostri riferimenti, ottenendo così il punto di foratura.

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Foriamo e fissiamo il parafango, anche qui ho scelto una brugola a testa bombata, frapponendo una larga rondella.

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Questo parafango è in plastica, una punta per ferro forando a bassa velocità è più che sufficiente. Per i parafanghi in acciaio o alluminio è meglio mettere un legno tondo all’interno del parafango, in modo da avere pulizia di taglio ed evitare deformazioni. Ma la tecnica la vedremo quando tratterò il montaggio di parafanghi in sottile alluminio.

Due punti di fissaggio completati, resta il terzo. E si, abbiamo un altro problema. Anche qui la pinza freno impedisce di usare i fori filettati già presenti sui forcellini.

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In soccorso stavolta ci viene un accessorio esterno: le fascette. Sono specifiche per montare parafanghi su telai privi di occhielli o dove non sono facilmente sfruttabili come nel nostro caso. Hanno una guaina in gomma morbida che protegge la verniciatura e sono reperibili in molte diverse misure per adattarsi ai differenti diametri dei tubi, compreso una misura maggiore per le forcelle .

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Una brugola, una rondella, un dado autobloccante è anche quest’ulteriore impiccio è facilmente risolto.

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Ora non resta che prendere la misura per tagliare l’eccesso delle astine…

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…inserire i cappucci in gomma…

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…e dopo il taglio rimontare tutto.

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Per chi avesse difficoltà a reperire le fascette o se è soluzione che non gli aggrada, una alternativa è sfruttare uno dei due attacchi della staffetta che sorregge la pinza freno. In questo caso bisogna sostituire la brugola originale con una circa 5/7mm più lunga. Dall’altro lato useremo l’attacco filettato presente al telaio. Ne risulta un montaggio asimmetrico, ma come per l’anteriore è una asimmetria solo estetica, problemi tecnici non ce ne sono.

Un ultimo dettaglio; malgrado tutte le nostre attenzione può accadere che al posteriore si presenti una “luce” nella parte superiore. Non è colpa nostra, non abbiamo sbagliato con le misure. Semplicemente la distanza dei fori per gli attacchi non è uguale su ogni bici e può essere necessario un ulteriore ausilio.

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Se quel leggero rigonfiamento ci disturba basta distanziare il parafango dal suo attacco al telaio ricorrendo a una piccola bussola.

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Questo semplice espediente eliminerà un difetto che è puramente estetico.

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Se si rivelasse necessario lo stesso sistema potremo applicarlo anche all’altro attacco, quello dietro la scatola movimento.

Bene, direi che abbiamo fatto un buon lavoro.

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Come vedete alla fine la decisione di scriverci un articolo ha avuto un senso, viste le difficoltà incontrate. Nulla di irrisolvibile, basta perderci un poco di tempo e ricorrere a qualche trucco. Forse ci vuole meno tempo a fare il lavoro che a leggere questo articolo, ma non volevo lasciare dubbi sulla procedura. E ricordate che all’anteriore si parte sempre fissando prima la staffa alla testa della forcella; al posteriore si parte sempre dall’attacco dietro la scatola movimento.

In chiusura due parole su questi parafanghi. Possono sembrare cari ma hanno molte qualità che ne giustificano il prezzo. La plastica è sottile e flessibile ma non debole e questo significa leggerezza e facilità di adattamento. La dotazione di accessori per il montaggio è ampia e, diversamente da altri, è possibile acquistare la minuteria anche come ricambio. Se per esempio decidessimo di spostare i parafanghi su una nuova bici basterà ordinare solo i supporti a V nuovi se i vecchi si rivelassero troppo corti.

La protezione è ottima in questa versione lunga e con mudflaps; che continuo a trovare bruttini da vedere ma fanno il loro dovere. Sono parafanghi che monto da diverso tempo su bici varie a chi me lo chiede e nessuno si è pentito. Il profilo più squadrato li rende adatti a bici che montano gomme leggermente tassellate e grazie alla presenza a catalogo di differenti misure è facile trovare quelli per la nostra bici.

Sullo sconnesso “duro” qualche rumore si sente, soprattutto al posteriore. Ma resta solo rumore e gli sbatacchiamenti vari non li rovinano come invece accade con quelli in acciaio o alluminio. Avrei preferito che la staffa a L rivettata sul parafango anteriore non fosse stata inserita di serie, per poter decidere in autonomia dove collocarla o evitarla proprio, ricorrendo al sistema francese, quello con la vite forata nascosta nella testa della forcella; mi rendo pure conto però che sarebbe stata una complicazione in più per chi preferisce pedalare e basta piuttosto che giocare con gli attrezzi.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Interessantissimo.
    Almeno così eviterò di farti qualche domanda in merito 😀

    Daniele

  • Ottimi parafanghi. Io li ho sempre su, estete ed inverno, con mudflaps!
    Montarli la prima volta può non essere così semplice… per cui ottima idea l’articolo!
    Ora sono passato al modello “Olympic”, più stretto (42mm per copertoni 28/32), neri e lucidi; forse anche più belli!
    L’unico rammarico… è averli comprati proprio su Amazon prima che tu ti affiliassi, ora avrei contribuito a finanziare una giusta causa!
    Con simpatia e stima
    ciao

    • Elessarbicycle

      Ecco, Daniele e Francesco, cosa intendevo quando ho scritto che spesso sottovaluto gli argomenti.
      Ho una cartella sul pc battezzata “Articoli possibili” dove riverso le immagini che scatto (stavolta pessime ma per ragione tecniche) e che conservo pensando, chissà, potrebbero tornare utili.
      Queste sui parafanghi sono state lì un paio di settimane, non tanto quindi, e ho pubblicato perché ho la microfficina ferma per ragioni mie e su altri articoli in programma al momento non posso lavorarci.
      Pubblicato sempre però col pensiero che secondo me era banale, inutile e invece mi smentite. E mi fa piacere mi abbiate smentito.

      Postilla per Francesco; apprezzo molto il pensiero e lo spirito della “giusta causa”.

      Fabio

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