Panaracer Pasela PT

Tempo di lettura: 7 minuti

Se è vero che una bici deve essere bella da guardare è altrettanto vero che deve essere anche bella da guidare. Un insieme di tanti parti che lavorano in perfetta armonia; invece spesso trascuriamo uno dei componenti più importanti: le gomme. Su quei pochi millimetri quadrati poggia la bici: a loro il compito di tenerci in strada, non farci scivolare, assicurare la tenuta sul bagnato ed essere il primo baluardo contro gli scossoni che arrivano dal manto stradale. Eppure pochi si soffermano per una scelta ponderata, almeno nel settore delle gomme più turistiche. Perché se gli sportivi prestano la massima attenzione a peso e scorrevolezza e i fuoristradisti alla tenuta su terreni pesanti, noi semplici pedalatori valutiamo poco il peso, della scorrevolezza non ne facciamo una priorità, a volte badiamo alla resistenza alle forature, spesso dimentichiamo di usarle alla giusta pressione. Col risultato di mortificare un bel telaio o una costosa coppia di ruote, perdendo molto della bellezza di guida della nostra bici. Coperture da turismo di ottima fattura esistono e hanno prezzi di conseguenza. E’ proprio il costo finale lo scoglio maggiore, perché troppo spesso mi sento rispondere “eh, ma io mica ci devo correre, che ci faccio con questi copertoncini…”. Nulla di più sbagliato. Il mercato offre ampia scelta e io non posso affermare di aver provato tutto; però molto si e la mia preferenza è da tempo per la Panaracer Pasela PT, che ho scelto per la mia Elessar oltre che per tante bici che ho assemblato. E ne siamo tutti contenti. Conosciamole.

Panaracer è azienda giapponese con lunga tradizione alle spalle e che come tutti i produttori del Sol levante offre un alto standard produttivo: per loro fare le cose per bene è un punto di onore e sappiamo come i nipponici all’onore ci tengano. Non sono facili da trovare in Italia, io le ordino online cercando di volta se qualcuno le ha in promozione, perché non sono carissime ma nemmeno regalate. Il prezzo medio online si aggira sui 40 euro a copertone, poi molto dipende da misura e colore.

Due i colori proposti: il nero e il nero/para. Credo sia uscita di catalogo la versione tutta bianca, non ne ho più notizia. Tante invece le misure disponibili, sia per ruote da 26″ che da 28″; e, buona notizia per gli amanti delle classiche francesi e qualche vecchia signora a stelle e strisce, la rara misura da 27″. Senza citare qui ogni singola dimensione vi rimando alla pagina ufficiale della gamma touring; cliccando sul modello apparirà la scheda completa.

Come specificato nel titolo oggetto del test è la versione PT, sigla che indica la protezione alle forature ProTite Belt. C’è infatti a listino una versione priva del PT ma francamente la trovo poco appetibile. Di solito le gomme con protezione antiforatura pesano più di quelle prive di scudo e questo porta alcuni a preferirle ma invece in questo caso avviene il contrario, con la gomma PT più leggera della standard.

Basandosi sui dati ufficiali abbiamo 390g della standard contro i 350g della versione con protezione, ambedue in misura 700×32. Io però ho rilevato un peso inferiore, ossia 320 grammi per le 700×32 PT in prova. Di solito è il contrario, in tanti anni è la prima volta che mi imbatto in un peso effettivo assai più basso di quanto dichiarato, siamo prossimi al 10% in meno.

La mia colorazione preferita è la classica nero/para; l’inconveniente quando si sceglie una gomma bicolore e si montano i parafanghi è che il montaggio di questi deve essere perfetto, altrimenti staglia subito la discrepanza tra il profilo del parafango e quello della gomma. Superfluo ricordare che lo verifico al millimetro, lasciando però sempre una distanza un pelo superiore sul posteriore, per evitare che piccoli detriti si incastrino.

Non tutti prediligono il bicolore, è vero; eppure su una bici dall’impostazione classica io non riesco a immaginare combinazione diversa.

Sulla parte in para troviamo le solite indicazioni su misura e pressione di gonfiaggio, in doppia scala.

Dato il disegno del battistrada che lascia facilmente intuire il verso di montaggio la freccia che lo impone sarebbe inutile, ma c’è.

Inutile perché sono evidenti le V asimmetriche delle incisioni centrali, e la gomma solo così potrebbe essere montata; sempre puntigliosi i giapponesi.

Giocando con la luce ho cercato nell’immagine di destra di rendere la profondità degli incavi, che è buona. La profondità, non la foto…

Sul fianco una moderata tassellatura, efficace su terreni compatti.

Il profilo è tondeggiante, a tutto vantaggio della maneggevolezza.

Tutta la superfice a contatto col suolo è provvista di una fitta bugnatura, buona su asfalto e sterrati compatti.

Meno efficace se il sentiero è umido perché essendo ravvicinata si riempie facilmente di terriccio.

Bene, fin qui la presentazione della copertura; adesso vediamo come si comporta su strada e nel moderato fuoristrada che ha dimostrato di poter tranquillamente affrontare.

Avete presente gli overcraft, quei veicoli che scivolano su un cuscino d’aria? Ecco, questa fu la mia sensazione la prima volta che pedalai con queste gomme e il motivo per cui me ne innamorai. Col tempo ho imparato ad apprezzarne le qualità, ma quella prima piacevole sensazione mi è rimasta impressa.

Se dovessi stilare una classifica dei pregi al primo posto mi verrebbe naturale mettere il comfort, ma sarebbe ingiusto perché anche la tenuta è di gran livello. Almeno finché ci si muove sul suo terreno, ossia strada e moderato fuoristrada.

Su asfalto questo copertoncino si trova perfettamente a suo agio e grazie sia alla sezione scelta, più alta di una gomma sportiva anche se presto vedremo ammiraglie calzate dai 32, e alla efficace scolpitura laterale ho potuto affrontare discese molto veloci senza altro pensiero che trovare la traiettoria migliore. Il profilo arrotondato non fai mai avvertire alcuna inerzia o scalino come succede usando gomme dalla forma più squadrata, per esempio le Schwalbe Century di cui leggeremo a breve un test. Se l’impianto frenante è di buona qualità è facile sfruttarne tutta la potenza perché anche nelle staccate più violente la gomma anteriore resta ben attaccata al suolo.

In salita emerge la leggerezza di questa gomma che pur senza far gridare al miracolo sfodera comunque un peso assai basso per una copertura in misura 700×32. Paragonabili per prestazioni ed utilizzo e che siano più leggere mi vengono in mente le Fairweather Traveler (comunque create in collaborazione con Panaracer), che però mostrano maggiori limiti in fuoristrada leggero. Confrontando i dati nella tabella ufficiale scopriamo del resto che la misura più piccola, cioè la 700×23, ha un peso pochissimo più alto delle migliore gomme sportive in analoga misura, segno quindi che la gamma è valida. Qualcuno potrebbe obiettare che il peso non è così determinante in una gomma tendenzialmente turistica, visto che poi basta caricare un poco di bagaglio in più che il vantaggio è perso. Non condivido. Anzitutto perché il peso in meno sulle ruote “vale di più” rispetto a quello che possiamo eliminare da altre zone della bici. E poi nessuno gira con la bici eternamente carica di bagagli e avere due copertoncini leggeri la rende assai più divertente da guidare.

Il comfort di marcia è sempre elevatissimo e se in discesa ci concentriamo sulla tenuta e in salita apprezziamo la leggerezza è una volta in piano, con la strada che si staglia infinita davanti a noi, che a mente sgombra scopriamo quanta comodità sanno offrire queste Pasela. Un overcraft ho detto prima ed è perché più che scorrere le ruote sull’asfalto è l’asfalto che sembra scorrere sotto di noi.

C’è da lavorare un poco per trovare la ottimale pressione di esercizio in base al peso; con una pressione massima di 6,5 bar il range utile non è tantissimo e sotto i 5 bar sconsiglio di scendere a meno di non essere molto, ma molto leggeri. Il mio consiglio è eseguire prove partendo da poco sotto la soglia massima e scendere gradualmente, lasciando sempre uno 0,2 bar di differenza tra anteriore e posteriore. Usando questi copertoncini a pressioni troppo alte si perde tutto l’ottimo comfort, facendoli lavorare a pressioni troppo basse si perde la notevole precisione di guida. Ma una volta trovata la giusta taratura in base al proprio peso allora le gomme daranno il meglio di sé.

La tenuta con la pioggia battente è ottima, il drenaggio perfetto e la sensazione trasmessa è sempre di gran sicurezza. Mi aspettavo invece risultati decisamente migliori con strada umida, su quella patina infida che si crea al primo mattino o dopo una leggera e veloce pioggerillina. D’accordo, è una situazione in cui qualunque gomma va in crisi e le bici si trovano meglio rispetto ad altri veicoli solo perché più leggere. Però dopo essermi goduto tanta eccellenza non mi aspettavo una tale delusione. Finché si procede dritti problemi non ce ne sono. Ma appena si prova ad accentuare la discesa in piega o si pinza più forte scompare la sensazione della gomma che lavora sull’asfalto, lasciandoci a pedalare nel dubbio se terranno. Scivolato no, non mi è successo con nessuna delle bici su cui ho pedalato, mie o di altri. Qualche spavento in frenata si, quando costretto ad alleggerire per smorzare il bloccaggio e quindi la ruota che scivola mi sono trovato fuori traiettoria, nella opposta corsia di marcia. Dire che è tutto risolvibile semplicemente calando il passo è buon senso ma non sarebbe giusto per la completezza di un test. Capirne la causa non è facile, si dovrebbe avere accesso alla formula chimica e poi la capacità di comprenderla. Io non ho né l’uno né l’altra. Posso solo rilevare che non ho avvertito così netto il problema su gomme, anche slick (perché in queste condizioni la scolpitura serve a nulla), e per le quali i produttori assicuravano un elevato apporto di silicio alla mescola. Forse, ma la mia è pura ipotesi senza alcun elemento scientifico a supporto, qui si dovrebbe lavorare ancora un poco sulla mescola.

Lasciato l’asfalto per il fuoristrada leggero, cioè sentieri battuti e sterrato, la tenuta continua ad essere di ottimo livello così come il comfort di marcia. I terreni pesanti e il sottobosco umido, quello con tante foglie a terra, non sono assolutamente alla loro portata. Ma non è certo un difetto per gomme non tassellate. Per questo specifico sempre fuoristrada leggero: non è una gomma da Mtb ma nemmeno adatta a una gravel con forte propensione all’off-road. E’ una gomma per ciclisti randagi come me, che durante una uscita non vogliono limitarsi al solo asfalto e se c’è da sporcarsi un poco di terra non si tirano indietro, ma restando lontani dai percorsi dedicati alle mountain specialistiche. Se il terreno è asciutto la tenuta è più che soddisfacente con problemi di trazione solo nelle salite più impervie, dove anche spostando il peso è quasi impossibile non far scivolare una gomma priva di tacchetti.

Un primo test di queste gomme lo avevo in programma molti mesi fa e le montai sulla prima Elessar; quel giorno però venni meno al mio senso del dovere e decisi di godermi l’uscita, senza doverla spezzare per appuntare le sensazioni, provare e riprovare i passaggi e le manovre per trovare i punti deboli e fare tutto ciò che solitamente faccio in un test; che in parole semplici si traduce nell’annullamento di una pedalata spensierata. Poi si accavallarono gli impegni, il test finì in coda sino al furto della mia amata compagna; ho conservato le foto che scattai quel giorno ma non mi è mai capitato di doverle pubblicare. Farlo qui, in quest’articolo che apre con le immagini della sorella che le è succeduta mi sembra giusto.

Credo sia la prima volta che vedete la prima Elessar in questa veste più aggressiva; certo che la Panaracer Pasela ci stavano bene ed Elessar era un gran bel pezzo di figl…ehm, di bici…

Oltre le immagini conservo ancora qualche appunto di quella giornata, poche righe prima che riponessi tutto nello zaino per godermi solo la bici. Impressioni poi confermate nei mesi successivi, con altre bici e con la seconda Elessar, sulla bontà di queste gomme nell’off-road turistico.

La durata è più che ragionevole; sinora la coppia di Pasela che sto monitorando e che ha percorso più chilometri ha superato quota 6000, forando una sola volta e mostrando segni di usura evidenti al posteriore ma è ancora “pedalabile”. Soprattutto non si avverte un calo nella tenuta, e questo è l’elemento più importante.

Difficile per me trarre un giudizio conclusivo imparziale. Ho aperto professando il mio amore per queste gomme, che imparzialità posso offrirvi? Anzi, vi dirò che se tanto ho atteso, indeciso se pubblicare un test o no, è proprio per la mia smaccata preferenza per questi copertoncini. Che trovo perfetti per il mio ciclismo non sportivo, cioè non su una bdc pura; infatti equipaggiano la mia Elessar, che a dispetto di peso e impostazione sa mostrare anche una discreta verve se la gamba quel giorno gira per il verso giusto.

Ci provo lo stesso. Una gomma all season, perché se scrivi quattro stagioni ti viene in mente la pizza, e poi con questi intermezzi english mi do un tono; una gomma turistica perché offre tanto comfort ma anche una gomma che non teme la velocità; una gomma leggera quanto basta per non mortificare una buona coppia di ruote; una gomma stradale che non disdegna sterrati e sentieri, garantendo tenuta e sicurezza e cedendo il passo solo lì dove serve il tassello per proseguire; una gomma che infonde una tale sicurezza da risultare pericolosa nell’unica situazione in cui non si è dimostrata eccellente e cioè l’umido (da non confondere col bagnato dove è ottima) perché ci si potrebbe fidare lì dove invece è meglio darsi una calmata; una gomma che in migliaia di chilometri, percorsi da me come da altri ciclisti con altre bici, ha lamentato solo due forature e non è male visto che sono state usate senza risparmio. Il costo? Alla luce di quanto offrono assolutamente conveniente. La godibilità nella guida? Di alto livello e sicuramente superiore a buone gomme ma forse sopravvalutate come le Schwalbe Marathon nelle versioni top, spesso usate allo stesso modo di queste Panaracer. Che pesano poco più di un terzo e costano a volte meno. Che volere di più?

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Ti è piaciuto questo articolo? Scrivi un commento oppure clicca sul pulsante “Mi piace”. Puoi condividerlo con i tuoi amici sui tuoi social o inviarlo loro via email, basta un clic sui pulsanti in basso. E se vuoi essere sempre aggiornato su ogni nuova pubblicazione non dimenticare di iscriverti al blog.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
Se l’articolo che stai leggendo ti piace, condividilo sui tuoi social usando i pulsanti in basso. E’ facile e aiuti il blog a crescere.

COMMENTS

  • Lorenzo

    Caro Fabio concordo in tutto.
    Nero e para sono favolose ma unico neo per me (pignolino da pippe mentali qual sono) mi disturba assai che sulla para del pneumatico posteriore ci finiscono quei sgradevoli puntini neri d’olio a seguito della lubrificazione della catena 🙁
    Ci passo un sacco di tempo per ripulirlo ma non con buoni risultati in quanto la spalla in alcune parti è incisa e gli schizzi non si tolgono nemmeno a spararli!
    70 kg di peso e sto sui 5,6 e 5,4 ca. questa le mie pressioni.
    Stavo inoltre pensando di acquistare due ulteriori gomme da sostituire alle ottime Pasela per i terreni più pesanti (fango) da mettere in occasione d’avvenimenti Gravel con il maltempo. Qui ha possibilità d’indirizzarmi?

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, se schizza olio è perché ne metti troppo e fin qui è facile; ma le molecole d’olio legano tra loro, e quindi eccedendo con l’olio di fatto è quasi come non lubrificare proprio perché va tutto via. Mettine meno, avrai le gomme pulite ma soprattutto la catena correttamente lubrificata.

      Gomme in alternativa? Mumble mumble, assai dipende dal terreno e da cosa ci farai. Di sicuro devi orientarti su gamma da ciclocross e non gravel; mtb sarebbe eccessivo suppongo. Belle gomme sono le Challenge baby limus. Costano abbastanza ma sul fango vanno alla grande. O le Grifo, stesso produttore. La scelta dipende dai percorsi.

      Fabio

  • Francesco Vigotti

    Bella prova, soprattutto perchè ormai ti propongono solo le marathon.Non capisco perchè c’è sempre questo fenomeno di un certo appiattimento nelle scelte nel mondo della bici su alcune componenti per poi arrivare invece ai mille standard per il movimento centrale ad esempio.
    Comunque mi ha dato indirettamente un’idea. Siccome sono indeciso se montare gomme nere o nere e para quando sarà il momento della sostituzione, pottrei fare una prova “estetica “con delle Kenda.

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, come ho scritto in chiusura le Marathon sono ottime gomme ma abbastanza sopravvalutate. E’ poi vero che molti leggono Marathon e non comprendono ne esistono una miriade di versioni e spesso sbagliano acquisto. Non sono cattive, Schwalbe non sbaglia un prodotto, ma se guardiamo alla gamma top della serie Marathon allora beh, si trova di meglio a prezzi anche inferiori. Sicuramente qualcosa di più leggero, il vero limite di quelle gomme.
      Le Kenda suppongo fai riferimento a quelle viste qui sul blog; assolutamente non paragonabili alla Pasela, siamo lontani anni luce. Però costano meno di un quinto…
      Tieni presente che la zona para delle Kenda è più scura di quelle delle Pasela; lo specifico giusto perché vuoi fare una prova estetica.

      Fabio

  • Francesco Vigotti

    Si esatto , mi riferisco alle Kenda. Girarci un paio di mesi in città e vedere l’effetto che fa con il color para prima di investire su coperture più costose.

  • alessio michelotti

    C’è tanta differenza con le michelin cyclocross?

    • Elessarbicycle

      Ciao Alessio, non sono paragonabili. Alla fine è vero che ci fai quasi le stesse cose, ma restano comunque gomme diverse tra loro, ognuna coi sui punti di forza e deboli. La scelta quindi va fatta in base a come si pedala.

      Fabio

Commenta anche tu!