Oggi no…

Ci sono periodi in cui pedaliamo nemmeno stessimo preparando il Giro e altri in cui la voglia di mettersi in sella è poco più di una aspirazione.

Ci alziamo al mattino, prepariamo il necessario, controlliamo la bici, colazione, insomma i riti soliti. Però; però ogni gesto è rallentato, svogliato. E ci appaiono mille difficoltà.

Guardiamo la bici e non ci sembra attraente come qualche giorno prima; il fondello dei pantaloni è improvvisamente troppo usurato; il casco non è regolato bene; la cucitura sui guanti da fastidio; fa troppo caldo; fa troppo freddo; c’è vento; non c’è abbastanza vento; la strada da percorrere è sempre la stessa, che noia; la strada da percorrere è nuova, meglio non rischiare; a 500km da qui è cattivo tempo, chissà; quella solitaria nuvola all’orizzonte è l’avanguardia di un tornado; c’è traffico; non c’è nessuno per strada, se succede qualcosa è brutto stare da soli; la tacchetta delle scarpe si è spostata di mezzo millimetro; la sella si è consumata ed è diventata scomoda; il nastro manubrio è sporco; il quarto pignone fa rumore, dovrei controllare; la catena non è ben lubrificata; chissà quel rumorino da cosa dipende, forse è meglio se metto la bici sul cavalletto e le do una occhiata; mi è rimasta una sola camera d’aria, che faccio se buco due volte; la bici è sporca, dovrei lavarla. Insomma, oggi è meglio lasciar perdere…

Ecco, alzi la mano chi non ha usato almeno una di queste scuse per saltare una uscita. Nessuno eh?

Bene, siamo ciclisti normali e se anche stabiliamo un preciso piano di allenamento le giornate in cui non riusciamo a rispettarlo ci sono e ci saranno sempre.

La bici è anzitutto un piacere, deve essere anzitutto un piacere: se quel piacere viene meno inutile insistere. Non siamo diventati all’improvviso dei pigri o si è spento il sacro fuoco. Semplicemente non è giornata. Punto.

Ma non si tratta di banale svogliatezza, accampiamo improbabili scuse prendendoci per i fondelli (lo sappiamo, i ciclisti sono abili a prendersi in giro da soli) perché alla base c’è un motivo reale, concreto: siamo stanchi.

Non la stanchezza che ci prende dopo una uscita particolarmente impegnativa, muscoli indolenziti e spossatezza ma in grado di conquistare il mondo. No, questa è più subdola, non ci rimanda segnali evidenti. Anzi, ci sentiamo in gran forma, abbiamo nelle gambe chilometri e chilometri, le salite le aggrediamo con un pignone in meno, in piano teniamo un passo elevato, ci alziamo a rilanciare senza difficoltà: ma quale stanchi!

E invece è proprio lì il problema. Prendiamo i professionisti: chi corre il Giro raramente partecipa al Tour e viceversa. Sono pochissimi i campioni che hanno gareggiato nelle due competizioni più famose vincendole o comunque ben figurando. Perché dopo uno sforzo prolungato devono recuperare, il mese che separa le due maggiori corse a tappe è troppo poco.

Per noi semplici pedalatori è lo stesso. Con le dovute proporzioni, ovvio. Un periodo di allenamento intenso, prolungato, senza il necessario tempo per recuperare ci butta giù. Il nostro organismo è più intelligente di noi, ci avvisa che ha bisogno di riprendersi, di assestarsi diciamo così. Non avvertiamo la classica stanchezza e questo ci porta fuori strada. Ma è proprio un periodo di riposo quello che ci chiede mentre noi intentiamo scuse per non uscire.

Ogni allenamento porta con sé delle modifiche al nostro corpo; meno siamo allenati più rapide le modifiche, ma anche più lunghi i periodi perché queste modifiche si stabilizzino. Non è proprio la spiegazione scientifica però rende l’idea.

Ma troppo spesso dimentichiamo che il recupero è fondamentale quanto l’allenamento, il recupero è esso stesso allenamento. Non è vero che più usciamo in bici migliore sarà la nostra forma fisica se non diamo il giusto tempo al nostro organismo per riprendersi. Un giorno, una settimana, un mese? Boh, ognuno è diverso. L’unico punto fermo è che maggiore e prolungato lo sforzo maggiore sarà il tempo di recupero. Alcuni sforzi sono talmente elevati che possono buttare a terra anche un campione. Moser mi ha raccontato che in tanti pronosticavano come il suo tentativo di battere il record dell’ora avrebbe quasi sicuramente posto fine alla sua carriera, perché l’allenamento richiesto e l’età erano fattori in suo sfavore, mai avrebbe recuperato. Li ha smentiti, ma non significa sbagliassero in assoluto, solo con il campionissimo.

Figurarsi per noi, semplici pedalatori della domenica (e sapete non uso questa definizione in senso spregiativo ma solo a indicare noi che possiamo permetterci di uscire poco) che significa affrontare due o tre mesi con uscite di allenamento tre o quattro volte a settimana. Pedaliamo meglio, ovvio, perché la bici pretende costanza; ma ci stanchiamo e non diamo tempo al corpo di riprendersi dallo sforzo.

Quindi se una mattina quel punto luminoso in cielo non ci è sembrato un areo ma temiamo sia un Ufo che potrebbe rapirci lungo il tragitto e preferiamo non uscire non facciamone una tragedia. E’ solo stanchezza. Il giusto riposo e torneremo in sella meglio di prima.

Vabbè, mi fermo qui e vado a svestirmi; ormai si è fatto tardi per uscire in bici, fa caldo, il sole è già alto, ci sarà traffico sulle strade ed era importantissimo che pubblicassi questo articolo … 🙂

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Carlo Gallia

    Oltre che competente sei anche molto spiritoso. E’ sempre un piacere leggerti.

    • Elessarbicycle

      Ciao Carlo, grazie per i complimenti; ma come potrà confermarti il tuo corregionale Daniele che è passato da queste parti, dal vivo sono molto meno interessante di quel che sembra leggendomi… 🙂

      Fabio

      • Capita a tutti. Ne sono convinto. Per fortuna per noi la bici non è un mezzo di trasporto, non è un mestiere bensì un piacere. Un piacere dev’essere farci un giro a mille, occuparsi della manutenzione o più semplicemente usarla per una trotterellata lungo mare con un amico. A questo serve. A questo è servita a me. E finora non mi ha mai deluso.
        Per quanto riguarda Fabio, se ci si immagina un un personaggio altezzoso, pieno di se e con unico pensiero la bicicletta e il mondo che gli ruota attorno, beh si, c’è il rischio di rimanere delusi.
        Ciò che ho trovato io è semplicemente una persona con una vita come tante altre. Non un fanatico della bici, piuttosto un padre di famiglia premuroso e poco incline a nascondere il suo grande amore per la sua (vera) creatura. La sua più grande debolezza è l’amore per la sua famiglia, la sua più grande forza sta nel suo grande spirito sbarazzino. Un eterno Peter Pan insomma, incapace di volare se non con una penna in mano o in sella alla sua bicicletta.

        Daniele

        P.S. E comunque in sella, se la cava alla grande 😉

  • Carlo Gallia

    Una ulteriore dimostrazione di spirito. Beato Daniele che ha saputo scegliere le sue mete e impegnare bene il suo tempo.

  • Francesco

    Anche a me capita …la sera prima mi metto a studiare un bel percorso alpino, sto sveglio fino a tardi e alla fine mi addormento con la cartina aperta senza aver deciso nulla. Al mattino mi sveglio tardi e la bici la uso per andare a fare le spese. Ma va bene così, ormai mi conosco e tu mi confermi che è così.
    Altre volte, invece, parto, ma con false ambizioni sulla maglia a pois, mentendomi spudoratamente sulle “sensazioni” (come dicono i pro). In questi casi, come dico io, vado dove mi porta il manubrio e in genere non sbaglia. Accantono GPM di prima categoria e ripiego in più gustosi mangia e bevi, in tutti i sensi…
    Con simpatia
    Francesco

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, il tuo è proprio l’approccio alla bici che mi piace 🙂

      Approfitto del tuo commento per qualche spiegazione aggiuntiva, in risposta anche alle mail arrivate in privato.
      Questo blog prevede la divisione degli articoli in categorie; quando pubblico qualcosa e lo inserisco in “Pensieri su due ruote”, come le parole messe in fila sopra, vuol dire che non c’è alcuna velleità tecnica o scientifica. E’ quello che nel giornalismo si chiama “colore”.
      In realtà le cause della malavoglia a pedalare possono essere diverse, seppure sia sempre una questione di stanchezza. Ma non è detto sia solo una stanchezza dovuta a un eccesso di allenamento. Siamo ciclisti amatoriali, e questo significa che pedaliamo nel tempo libero. Il resto della giornata lo dedichiamo al lavoro, alla famiglia e a tutti gli altri impegni che la vita ci propone. Accumulare stanchezza è facile.
      Sempre nella lunga chiacchierata con Moser (l’intervista pubblicata è un estratto diciamo così) il campione mi ha spiegato più volte gli enormi sacrifici imposti dalla bici e lì lui pone la causa di tanti abbandoni dei giovani per questo sport. Ha ragione, ovvio. La bici pretende sacrifici straordinari, incompatibili con uno stile di vita normale. Quindi figuriamoci quanto è facile per noi ciclisti normali accumulare fatica di tutti i tipi.

      Quindi, e non lo dico a te ma come detto sto sfruttando l’occasione per rispondere anche ad altri, quest’articolo non ha velleità scientifiche; se e quando riuscirò a far partire una rubrica apposita ne parlerò. Per ora solo pensieri su due ruote, nel vero senso della parola perché lo spunto per questo articolo me lo ha dato una chiacchierata mentre pedalavo tranquillo con Daniele che è passato a trovarmi.
      E più che le causa della svogliatezza che a volte ci coglie, il punto focale è la mia fissa che andare in bici deve essere sempre e solo fonte di felicità, mai accanirsi se le gambe (e la testa…) non funzionano al meglio quel giorno. Non è importante: conta solo tornare a casa contenti.

      Fabio

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