Non sparate sul meccanico

Seguo alcuni forum a tema ciclistico, sia per tenermi informato sulle novità che per “scoprire” problemi e soluzioni che potrebbero tornarmi utili. Oltre a dare un consiglio, quando ne ho la capacità.

Li seguo anche perché è un ottimo sistema per tastare il polso dei ciclisti, delle loro necessità, richieste, desideri, lamentele.

E uno degli argomenti, ho notato, spesso dibattuti ha come tema i meccanici di bicicletta. Dove un po’ tutti riportano le loro esperienze, quasi sempre positive, talvolta negative; anche se spesso lamentano esosità e una eccessiva rapidità nello svolgere i lavori richiesti.

Tralascio del tutto la categoria dei meccanici incapaci, che esistono come esistono in tutte le categorie quelli che il loro lavoro non sanno farlo, preferendo spendere qualche parola in difesa di una categoria spesso mal giudicata.

Perché bisogna guardare dentro le cose per capirle, come quando una bici la smonto per vedere come è fatta.

Certo, potrei sembrare una delle persone meno deputate a parlar bene dei meccanici di bici, visto che negli ultimi dieci anni credo di non aver speso in manodopera più dell’equivalente di una serata in pizzeria, e solo perché ero fuori e non avevo l’attrezzatura con me, quindi fui obbligato a rivolgermi a una officina. Ma frequento questo mondo da troppi anni per non aver avuto la possibilità di comprendere cosa avviene dietro le quinte.

Le obiezioni, dicevo all’inizio, riguardano il conto finale che ad alcuni sembra eccessivo e il fatto che sembrano impiegare troppo poco tempo. Tenendo presente che il semplice meccanico, quello cioè che svolge solo manutenzione alla bici, non esiste più. Si tratta sempre di un negozio dove acquistare la bici, l’abbigliamento, gli accessori e dove far fare anche la manutenzione, ed è con questo che bisogna fare i conti, in senso letterale, anche.

Iniziamo dalla prima. Io ho la mia microfficina in casa, non ho un magazzino ricambi da tenere fornito, non ho utenze da pagare, non ho dipendenti, non ho imposizioni fiscali e burocratiche eppure  mi ritrovo lo stesso ad avere un costo per quello che per me è un hobby. Questo significa che sono in perdita (a volte elevata) sotto l’aspetto economico. Aiutato con donazioni di materiale dai frequentatori della microfficina, ma sono in rosso lo stesso. Perché gli attrezzi si usurano e devi cambiarli; e costano, anche tanto. Le case costruttrici non sanno che inventarsi e ogni anno tirano fuori qualche piccola modifica che mi obbliga ad acquistare l’adattatore o l’attrezzo specifico nuovo. Un ciclista normale con un flacone d’olio per catena ci lubrifica tutto l’anno; a me, se va bene, dura due mesi. E così per tutto il resto.

Adesso provate a immaginare di avere il fitto di un locale commerciale da pagare ogni mese, di adeguata metratura perché lo spazio serve. A cui aggiungere un deposito. Se in quel locale svolgete attività di officina meccanica, avrete una serie di incombenze e vincoli, dallo smaltimento rifiuti al rispetto di una infinità di norme per la sicurezza. Tutto sacrosanto, ma tutto anche costoso. Almeno una persona con voi deve esserci, perché gestire un attività da solo è praticamente impossibile. O parli col cliente o lavori sulla bici, le due cose insieme non si possono fare. Non puoi certo avere una serie di attrezzi incompleta come me che lo faccio per hobby, e una fresa per la scatola movimento costa mezzo stipendio di un operaio. Poi c’è l’aspetto dei rapporti coi fornitori, che di darti una mano sembra non gli intereressi proprio. Una miopia nei rapporti commerciali (e bancari) tutta italiana, dove il pesce grande punta a mangiare il pesce piccolo e basta. Senza capire che a lungo andare il pesce piccolo scompare e quello grande morirà di fame. Imporre acquisti minimi, che di minimo hanno ben poco, ai negozianti, a prezzi spesso troppo alti perché il venditore finale possa essere competitivo con chi, come gli store online, ordina migliaia di pezzi per volta, modificare di punto in bianco il listino verso il basso per qualche promozione senza riconoscere analogo sconto al venditore che quindi dovrà vendere in perdita pur di non perdere il cliente e via così vessando, si riverbera, per forza, sui noi ciclisti che a quel negozio ci rivolgiamo. Perché il meccanico/venditore dovrà in qualche modo trovare i soldi prima per pagare tutto e poi per guadagnare qualcosa, altrimenti che razza di attività imprenditoriale sarebbe?

E non crediate che il margine di guadagno sia così elevato, almeno per quanto riguarda bici e componenti. L’abbigliamento è altro argomento e lì, è vero, si guadagna bene.

A un negoziante amico tempo addietro chiesi se poteva procurarmi, tramite il distributore nazionale, un telaio di una nota ditta Statunitense. Non ne facemmo più nulla, perché il distributore pretendeva l’acquisto minimo di quaranta pezzi, e non di quel telaio e basta ma almeno tre telai per ogni versione presente tra i vari marchi che distribuiva. Praticando un prezzo che era più alto di quello offerto, per lo stesso telaio, da un negozio online tedesco molto famoso.

C’è anche un altra conseguenza di questa necessità di monetizzare al massimo il tempo impiegato, ed è il modo di lavorare.

Io posso permettermi di perdere una ora vicino una vecchia catena per riportarla a nuova vita, perché è il mio tempo libero e ne faccio quello che voglio. Ma un meccanico, giustamente, non può e la catena la cambia e basta, senza perdere tempo.

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Per questo spesso mi portano i telai da montare. Io posso usare mezz’ora in più per trovare una lunghezza delle guaine  che sia funzionale e anche gradevole esteticamente, un meccanico no. Lo potrebbe fare, per carità, ma quanti sarebbero disposti a pagare per quel tempo in più?

E visto che parliamo di tempo, passo alla seconda obiezione, ossia la rapidità con cui vengono svolti i lavori.

Dato per scontato che parlo di lavori eseguiti bene e non pastrocchi, metterci poco tempo, meno (molto meno…) di quello che avremmo impiegato noi è sinonimo di capacità.

Vi è mai capitato di passare una giornata per scoprire la fonte di quel rumore fastidioso, senza trovarlo e poi un meccanico con due colpi di pedale trova la causa e la risolve? Oppure avete provato a montare un componente o regolarlo senza riuscirci e il meccanico invece in cinque minuti monta e regola perfettamente? Ecco, quella è esperienza. Non vuol dire, badate bene, che è facile. Vuol dire che il lavoro sa farlo e sa farlo bene. E, credetemi, accumulare questa esperienza non è facile e anch’essa ha un costo. Tempo passato a studiare, a informarsi, a lavorare sui pezzi per fare le prove e memorizzare le sequenze; insomma, tutte cose che noi non vediamo ma che ci sono.

Paradossalmente, più il componente è costoso, minore è il guadagno per il meccanico.

Prendiamo una coppia di ruote di alta gamma, ossia qualcosa che costa dai mille euro a salire.

Per essere competitivo con le numerose offerte online, il nostro meccanico/venditore dovrà darvi quelle ruote a un prezzo che spesso è più o meno lo stesso che ha pagato lui.

Sono ruote delicate, leggere, bisognevoli di cure. Un fosso, una buca e si rende necessaria una centratura. Che non potrà essere “frettolosa” come quella che facciamo sulla city bike del supermercato, ma richiederà tempo e attenzione. E alla fine il nostro meccanico/venditore non chiederà alcun compenso, perché rischierebbe di perdere il cliente che ragionerà più o meno così “ Embé, dopo che ti ho dato mille euro, che devo fare, pagare pure per una centratura?”. Succede.

E io che credevo che fare manutenzione sulle bici di bassa gamma fosse antieconomico, mi sono dovuto ricredere quando dall’altra parte del bancone ci sono stato io. Fare manutenzione su una specialissima da corsa è molto, ma molto più oneroso. E quasi sempre il tempo impiegato è maggiore di quello fatturato.

Quindi, posto che a nessuno deve essere chiesto di lavorare gratis, tenuto conto di quanto ho detto finora, quel conto vi sembra più accettabile?

Allora, per favore, non sparate sul meccanico. Se è bravo, competente, svolge il suo lavoro con passione ed onestà, pagate senza tante storie e tenetevelo stretto. Perché dietro c’è di più, molto di più.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • bikediablo

    Molto, molto, molto condivisibile.

  • Ben detto, belle parole e complimenti per la tua passione e competenza, cosa che vedo anche su Bdc forum.
    Saluti, Davide.
    Ah si, ho un meccanico di fiducia super e, me lo tengo stretto;)

    • Grazie Davide; il fatto che ricorra molto raramente al meccanico e solo per quelle operazioni per le quali non ho gli attrezzi (ma alla fine li prendo in prestito oppure, se l’attrezzo è molto costoso, svolgo l’operazione in officina, ma sempre io ci metto le mani 🙂 )non è dovuto a disistima verso la categoria (nella quale però ci sono anche i cialtroni, come dappertutto) ma solo al fatto che, e questo blog credo lo dimostri, mi diverte essere io a mettere le mani sulle bici.
      Crearsi una piccola officina, almeno per affrontare le operazioni di manutenzione più semplici (che spesso richiedono tempo e quindi è anche consigliabile far da sé, perché un meccanico il suo tempo deve, giustamente, farselo pagare e a volte tira via proprio perché alla fine non chiederà un cent) è una spesa onerosa ma non troppo; e si ripaga col tempo. Ma per le operazioni più complesse o si hanno esperienza e attrezzi giusti (e costano tanto…) oppure meglio, molto meglio, affidarsi a un bravo porfessionista.
      Fai bene allora a tenerti stretto il tuo.

      Fabio

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