Non esiste la bici ideale…

…esiste la bici perfetta.

 

0623 Elessar Vetta randonneur bicycle 300

Rileggendo le bozze sono stato catturato da questa mia affermazione; sorvoliamo che nemmeno ricordo cosa scrivo.
Cosa ho voluto dire? Che la bici ideale, quella adatta a tutti e buona per ogni occasione non esiste; la bici adatta a ognuno di noi, perfetta per le nostre esigenze si.
Il controsenso è solo apparente, perché ogni ciclista è storia a sé, troppo diverse le aspettative, il modo di vivere sui pedali: non scrivo le necessità perché rimanderebbe a un concetto utilitaristico della bicicletta che non mi appartiene.
Una bici è passione, tanto che in altra parte ho scritto “…la bicicletta non è un oggetto o, peggio, un mezzo di trasporto“.

Mi trovo nella fase critica della revisione delle bozze, quella dove sono lentissimo e perennemente insoddisfatto, capace di passare una ora a fissare il monitor alla ricerca di quella parola che è lì, ne intravedo il guizzo ma non riesco ad afferrarla.
E con questa sensazione continua che qualcosa non funziona; forse però ho capito cosa.

Chi segue il blog conosce almeno per sommi capi la storia di Elessar, come abbia sacrificato la mia Trek in anni di esperimenti per studiare la migliore configurazione che poi avrei travasato nella nuova bici. Non cercavo la bici ideale, volevo quella perfetta. Una bici non adatta a chiunque, solo a me.

Ecco dove credo risieda l’errore: non posso scrivere il libro ideale, quello dove chiunque trova tutto ciò che cerca. Non posso accontentare tutti, solo cercare di scontentarne il meno possibile.
Invece nella mia foga di voler toccare ogni aspetto, teorico e pratico, ho finito con l’essere prolisso, a tratti confuso, eccessivamente manualistico.
Non puoi in un solo libro trattare tutto il ciclismo, da come è fatta una bici a come si cura ogni componente, da come si sceglie la taglia fino al posizionamento, dall’abbigliamento all’alimentazione. E’ troppo e qualcosa deve essere sacrificato.

Inutile dire che la parte che mi sta più a cuore, quella tecnica, è anche quella più facilmente sacrificabile. La rete abbonda di istruzioni su come regolare un cambio o sostituire un movimento centrale o revisionare dei mozzi.
La rete abbonda anche di sciocchezze spacciate come verità incise nella pietra e proprio in questi giorni una università americana (sempre prodiga di ricerche bizzarre) ha cercato di quantificare il danno provocato dalle tesi scientifiche inventate che prolificano nel web.

E di danni le leggende metropolitane sulle bici ne fanno tanti, lo leggo ogni giorno con la posta che mi arriva, lo ascolto nelle chiacchiere dei ciclisti e lo verifico nei quesiti posti sui forum. Ecco, riuscire a fare chiarezza sgombrando il campo dai falsi miti forse è la cosa più importante.

Il conto alla rovescia per la consegna del materiale è iniziato, manca un mese da oggi ed è molto meno di quanto avrei bisogno. Ma credo che se anche davanti a me di mesi ne avessi dodici, alla fine troverei sempre qualcosa che non va bene, come facevo sempre al giornale dove consegnavo esattamente allo scadere della dead line e sempre con un “Ok, te lo mando, ma andrebbe rivisto in alcune parti…”.

In ogni caso dovrò sfruttare al massimo questi ultimi giorni, e questo significa niente uscite in bici, attività della microfficina ridotta all’osso, la mia povera Trek che attende smontata da prima di Natale che mi ci dedichi e che dovrà attendere ancora, niente articoli tecnici per il blog e netto ritardo nello sbrigare la corrispondenza.

Se almeno afferrassi quel guizzo…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

Commenta anche tu!