Non è vero…ma ci credo

Non è vero…ma ci credo è una esilarante commedia scritta da Peppino de Filippo nel 1942, da cui un decennio dopo è stata ricavata anche una versione cinematografica.

E’ la storia di un imprenditore, il commendatore Savastano, che attribuisce il cattivo andamento dei suoi affari all’influsso iettatorio di un suo impiegato; finché in azienda è assunto un altro impiegato, con la gobba, e gli affari iniziano a girare bene.

Il nuovo assunto si innamora della figlia del commendatore e questo convince la figlia a sposarlo. Presto però il timore che i futuri nipoti potrebbero nascere anch’essi con la gobba induce il commendatore Savastano a voler invalidare le nozze.

Ma scoprirà di essere stato preso in giro, perché il gobbo altro non è che il ragazzo di cui la figlia è sempre stata innamorata, la gobba non esiste, era solo un artificio per entrare nelle grazie del futuro suocero e alla fine l’amore trionferà, con l’assenso alle nozze.

Perché, anche se la gobba è finta, il prossimo genero porta bene…

Sono partenopeo, e per tradizione appartengo anche io alla scuola del “non è vero ma ci credo”.

Piccoli gesti, abitudini direi, innocui, su cui spesso ci ridiamo su, ma che conservo e coltivo con affetto.

Donare ad un amico un amuleto, il classico cornetto napoletano non è un gesto (solo) per tenere lontana la malasorte: è una dimostrazione di affetto, vuol dire comunicare a quella persona che si spera per lui ogni bene possibile. Sappiamo tutti che non sarà quel talismano ad avere efficacia, eppure ce li scambiano ugualmente, e quel gesto vale più di tante parole perché in esso è racchiusa una intera gamma di sentimenti.

Ce li regaliamo perché, per essere efficace, il cornetto non deve essere acquistato dalla stessa persona che lo userà: regalato o, meglio, sottratto con destrezza a un precedente proprietario (che però bisogna avvisare subito dopo: se riconosce di essere stato gabbato per bene, vi donerà il cornetto definitivamente), a cui poi un altro amico ne regalerà un altro e così via, finché nessuno ricorda più bene quel dato cornetto per quante mani sia passato.

Più di uno mi ha messo in guardia su Elessar, invitandomi a “fare attenzione”. Una cosa che non si dice, perché quando qualcuno ti ricorda di “fare attenzione” (ai ladri, ai graffi, alle buche stradali che potrebbero rovinarla ecc.) vuol dire che sta inviando una jattura, ed è necessario correre immediatamente ai ripari.

L’occasione è stata un piccolo cornetto di corallo che mi è stato regalato dai genitori della classe di mia figlia in occasione della festa di fine anno, come ringraziamento per l’attività svolta come rappresentante di classe e per mandarmi quell’augurio pieno di tanti significati cui ho accennato.

Sulla piega di Elessar si è così materializzato il cornetto.

0134 Elessar Vetta randonneur bicycle 244

 

Che non servirà a scongiurare i furti, evitare di centrare una buca o impedire che una accidentale caduta graffi il telaio; però pesa poco, non intralcia, è carino, insomma, non sarà vero, però…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

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