Ne abbiamo persa una altra…

Di cosa? Di battaglie per città più vivibili. Il colosso del bike sharing GoBee abbandona l’Italia.

Di più: abbandona tutto il Vecchio Continente, perché oltre il 66% del parco veicoli è stato vittima di vandalismo. Qualcuno già si è consolato dicendo che in realtà il problema non è solo italiano, ma di tutte le nazioni europee dove la società ha operato. Addirittura c’è chi ha voluto il distinguo: nella mia città meno che nelle altre.

Provincialismo di bassa levatura, come se l’aria che respiriamo conoscesse confini: ah, scusa, quel comune è virtuoso, ora faccio il giro dall’altra parte. Ridicolo.

Sono arrabbiato, si intuisce? Penso di si.

Lo sono perché io qui, a Napoli, il bike sharing manco so cosa sia. Un tentativo pilota fu fatto, destinato al fallimento già prima che venisse avviato, date le premesse. Un buon modo per favorire, finanziando, i soliti amici degli amici.

Lo denunciai, proprio su questo blog, già all’epoca; beccandomi gli automatici reprimenda dei pasdran della rivoluzione che ogni giorno è pubblicizzata ma di cui non si è mai vista l’ombra.

Gli stalli giacciono abbandonati, il Comune incolpa il Ministero, il Ministero, giustamente, vorrebbe sapere perché dovrebbe cacciare denari per qualcosa che non funziona, i diretti interessati urlano al complotto dei poteri forti e la società che secondo l’amministrazione locale avrebbe dovuto prendere in carico il prosieguo è la stessa che tiene oltre due terzi degli autobus fermi perché non ha soldi per la manutenzione e che, se fossimo meno un Paese da barzelletta, avrebbero già chiuso d’imperio, portato i libri contabili in Tribunale e chi ha (mal) amministrato il denaro pubblico a vedere il cielo a scacchi.

Questa la situazione a oggi, foto scattate stamattina presto. La bici è mia, mica in condivisione…

Poi vedo che in altre città il bike sharing esiste, è fatto bene, funziona, è utile, è comodo. E mi arrabbio perché mi chiedo: capperi, perché qui no?

Poi vedo che quello stesso bike sharing che esiste, è fatto bene, funziona, è utile, è comodo, viene tolto di mezzo perché c’è una masnada di idioti che non sa come riempire il vuoto delle proprie esistenze se non vandalizzando biciclette. E mi arrabbio ancor di più.

Scusate, mi sono fatto prendere la mano e non ho seguito le regole del buon giornalismo. Ho citato GoBee, avrei dovuto scrivere al secondo capoverso chi è.

Rimedio. Gobee è società con sede a Hong Kong e che si occupa di bike sharing a flusso libero. Che significa? Significa una bella comodità, perché non ci sono stalli preordinati: prendi la bici, vai dove ti pare, la molli lì. Un altro ciclista, che è in zona, tramite la app proprietaria riceverà l’informazione su dove si trova la bici più vicina alla sua posizione; la prende e parte, lasciandola a disposizione di altro ciclista lì dove gli è servito arrivare. E così via. Bellissimo.

GoBee sino ad oggi ha operato in Italia in tre città: Roma, Torino e Firenze. Non è però l’unica società che gestisce il bike sharing a flusso libero; per esempio a Milano hanno due società, la MoBike e la Ofo. E mi chiedo per quanto ancora, visto che pure all’ombra della Madonnina stanno a ripescare bici dai Navigli.

Che poi, scusate ma sto così furioso che salto da una cosa all’altra: usando come fonte il Sole 24 ore, leggo che a Milano ci sono 12.000 biciclette in condivisione. Qui a Napoli misero in giro 100 bici, che in pratica erano pure meno perché manco sapevano riparare una bucatura, e l’hanno propagandata come la rivoluzione del secolo, “una città smart” dicevano. E c’è persino chi c’è cascato. Vabbè.

Torno sul pezzo. Uno dirà: ok, ma se proprio ci tieni, allora compratela la bici. E potrebbe pure aggiungere: parli tanto di bike sharing, ma perché, le otto o nove bici che tieni non ti bastano?

E no, non va bene, domande non pertinenti. Sarebbe come negare assistenza sanitaria a un medico perché tanto sa curarsi da solo.

Io pretendo il bike sharing, punto.

Però distinguiamo. Nel caso della mia città la responsabilità del fallimento del bike sharing è TUTTA dell’amministrazione comunale, quella stessa che si è sovente pavoneggiata per la sua ciclabile e che non solo la occupa per feste e festicciole a ogni occasione ma ha pure chiuso l’unico tratto che era utile a tanti; in concorso di colpa coi dilettanti allo sbaraglio che (mal)gestivano il servizio.

Nel caso di GoBee la società non ha colpe: puoi mica chiedergli di fare beneficenza? Ti distruggono due terzi delle bici, le ripari a tue spese ma a un certo punto dici basta.

Guardate questa sequenza fotografica che ho trovato in rete: è la testimonianza di un ciclista francese. Possiamo davvero incolpare la società se molla?

Ci lamentiamo delle poche infrastrutture, delle misere ciclabili, dei tanti treni o trasporti locali che impediscono di farci salire con bici al seguito o affidano alla discrezione del capotreno la decisione, delle strade malridotte, dell’assenza di rastrelliere o parcheggi custoditi e quant’altro renderebbe noi pedalatori sereni e le nostre città un luogo migliore; e poi scopriamo che una pletora di imbecilli si diverte a distruggere bici e tutti noi ne paghiamo le conseguenze.

Si, sono arrabbiato. Arrabbiatissimo. Anzi, ve lo dico senza mezzi termini: sto incazzato come una iena.

Buone pedalate, non condivise, ahimè.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Michele Maietti

    Condivido ogni singola parola

  • Luca

    Io preferisco pedalare, sempre e comunque, con le mie bici, che non sono bici da passeggio e sono controllate, pulite e lubrificate da me.

    Detto questo, il bike sharing funzionante in città sarebbe la soluzione ideale per potenziali ciclisti che non hanno grandi esigenze, se non quelle di lasciare la macchina a casa, fare un pò di salutare moto e comprendere quanto è bello vivere la città in maniera sostenibile.

    Purtroppo il vandalismo che ha obbligato GoBee ad andarsene è il segno di un’arretratezza culturale che, come al solito, penalizza il nostro Paese, basti guardare l’esempio di Copenaghen:

    https://www.bikeitalia.it/2016/05/25/noleggiare-una-bicicletta-a-copenhagen/

    Prima di fare piste ciclabili, incentivare il bike sharing, varare leggi quadro sulla mobilità sostenibile, bisogna fare italiani più civili ed al passo con un mondo che cambia sempre più rapidamente.

    Basta fare un esempio concreto che non ha bisogno di verifiche.

    Articolo 191 del Codice della strada:

    http://www.aci.it/i-servizi/normative/codice-della-strada/titolo-v-norme-di-comportamento/art-191-comportamento-dei-conducenti-nei-confronti-dei-pedoni.html

    Un articolo del cds che viene violato ovunque e costantemente, cosa che non accade negli altri paesi.

    Se non ricordo male, un dato ufficiale diceva che siamo al primo posto in Europa per incidenti sulle strisce pedonali.

  • Luigi

    Caro Fabio, forse il motivo principale di questa “perdita” non è il vandalismo (che pure è un problema):

    https://www.bikeitalia.it/2018/02/15/gobee-bike-falisce-la-bolla-del-bike-sharing-inizia-scoppiare/

    Naturalmente non ho la verità in tasca e non voglio nemmeno minimizzare i problemi culturali che abbiamo in questo paese, però se il vandalismo (magari con dimensioni nettamente inferiori) esiste pure in altri paesi europei (e ho letto di problemi analoghi, incredibile, anche a Singapore) e però altre compagnie di bike sharing stanno avendo successo nelle stesse città italiane e negli stessi paesi europei dove GoBee va via, forse qualche considerazione va fatta.
    E, mi spiace dirlo, sono le stesse considerazioni che dovrebbero fare alcuni titolisti che in queste ore hanno riportato la notizia sulle principali testate nazionali. Dopo tutto è il loro mestiere (ma forse il mestiere di titolista è molto diverso da quello del giornalista).

  • xtanatos

    Ciao, sono pienamente d’accordo con te !
    Vivendo a Milano e utilizzando i mezzi pubblici (aimé troppo poco…) questo tipo di servizi sono veramente utili: una volta sceso dal mezzo possono essere utilizzati per compiere il breve tragitto fermata posto di lavoro.
    La cosa però che mi da fastidio sono i titoli dei giornali che non riportano correttamente la notizia: Gobee Bike non lascia l’Italia ma lascia l’Europa perché gli stessi problemi avuti in italia si sono replicati in altri paesi europei !
    Io vedo il bike sharing come elemento complementare alla mobilità urbana pubblica e una delle soluzioni all’inquinamento che affligge le nostre città.
    In un certo senso questo post è collegato al tuo precedente “E’ davvero tutta colpa dei ragazzi ?”
    Come genitore (mia figlia è ancora piccolina) vedo come uno dei miei compiti spronarla a fare sport ma anche a comprendere che il rispetto verso le proprie cose e quelle degli altri è importantissimo !
    Sulle bici bisognerebbe attaccare un cartello come quello che si trova dei bagni: “Lascia questa bici nelle stesse condizioni in cui vorresti trovarla !

  • Ciao Fabio,
    a Milano , dove abito, il bike sharing esiste dal 2008.Partito senza troppa convinzione si è sviluppato e cresciuto (anche lentamente).
    Furti e danneggiamenti non sono mancati, ma il risuktato dopo quasi dieci anni è molto positivo.
    Il disastro è nel flusso libero, dove al netto dei vanadalismi, manca la volontà delle società si bike sharing di fare quest’attività.
    Nè Ofo nè Mobike avevano previsto un’officina di riparazione, si rifiutavano (!) di recuperare bici danneggiate o segnalate in luoghi privati.In Cina disastri simili ,ma con un’aggressione al marcato spaventosa, bici in strada a ciclo continuo (testimoniza diretta di un mio amico per qualche mese in Cina che la utilizzava).
    Il punto centrale a mio avviso è che la civiltà deve andare di pari passo con la volontà della società di bike sharing di essere tale e non qualcos’altro per raccogliere dati ecc.
    Bike Mi si fonda sulle concessioni pubblicitarie , ma funziona, le altre funzionicchiano, non hanno una struttura se non dei social media mannager.
    Il flusso libero può funzionare? Si ma con latre premesse, nostre e loro.

    • Elessarbicycle

      Ciao, scusa ma mi era sfuggito questo tuo intervento.
      Non ho capito la questione del flusso libero. Premettendo, come sai, che qui il bike sharing non esiste in nessuna forma, non ho esperienza diretta sul flusso libero. A me sembra una bellissima cosa, senza la schiavitù degli stalli.
      Dove è che trovi esattamente i limiti? Si, vero che tutte queste società, e non solo loro ma in qualunque campo, sembrano dare più importanza a una foto su Instagram che al servizio o al prodotto, ma da come mi dicono amici milanesi ormai tutto funziona bene, al netto dei vandalismi.
      Mi interessa la questione; interesse accademico, figurati se qui lo farebbero…

      Fabio

  • Ciao Fabio,
    il problema del flusso libero, almeno all’inizio , è stato quello di non supportare a livello tecnico il bike sharing.
    Mi spiego meglio:hanno messo bici ovunque ma non le redistribuivano in caso di eccessivi ammassi e non sembravano minimamente interessati a recuperare le bici (bada bene recuperate in acqua da volenterosi ) e a ripararle (non avevano officina nè ricambi!).
    Ora sembra che girino con i camion a ripararle(casomai fossero rotte ) e a distribuirle meglio , avendo il problema opposto al bike sharing a stallo.
    Quest’ultimo infatti ha delle rigidità ma ti permette di avere dele certezze soprattutto su percorsi abituali.
    anche se tra tutti i bike sharing il preferito da alcuni milanesi rimane quello delle BikeMi(quelle con lo stallo) rosse, cioè a pedalata assistita.
    Ciao
    Francesco

    • Elessarbicycle

      Ciao Francesco, ecco un chiaro esempio del perché prima di parlare serve l’esperienza sul campo. Infatti, io che di esperienza diretta sul bike sharing ne ho poca visto che qui non esiste e quel poco che c’è stato era pessimo, sulla carta attribuisco un gran valore al bike sharing a flusso libero.
      Però la tua esperienza vale molto più della mia perché lo vedi ogni giorno, dandomi una chiave di lettura che non avevo.
      Quindi, se ho ben capito: a parte la fase iniziale che ora sembra risolta, col flusso libero all’atto pratico potrebbe risultare più difficile trovare una bici disponibile, giusto?
      E’ come se tutti raggiungessero gli stessi luoghi ma tutti partono da punti diversi, per cui magari sotto il Duomo hai 8000 bici, a san Siro manco una? Luoghi a casaccio, giusto per fare un esempio.
      E così l’azienda riporta le bici dove servono; se non le riporta, o se un ciclista la bici non la trova, se la fa a piedi.
      Ho inquadrato, o no?
      Messa così, gli stalli effettivamente riacquistano valore. Sai sempre dove trovare una bici.
      Mumble mumble, mi hai fatto cambiare prospettiva, grazie per il tuo contributo, utilissimo.

      Fabio

  • Ciao Fabio,
    si esatto .Per fortuna non siamo al livello dei cinesi ma ora si vedono i camion dei bike sharing a flusso libero per riposizionare le bici o ripararle.
    Il bike sharing a flusso libero è secondo me un sistema che va ad integrarsi molto bene su un bike sharing con stalli, ma non puà essere totalmete libero, deve esserci una regia operativa dietro, pena il fallimento.
    Ciao Francesco

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