Montiamo la Shimano Hollowtech 2

In questo articolo vedremo la sequenza di montaggio di movimento e guarnitura Shimano con tecnologia Hollowtech 2.

Come sappiamo questa tecnologia, usata da Shimano per una infinità di guarniture sia stradali che da Mtb o da trekking, si basa su un lungo perno integrato alla guarnitura, che viene poi chiuso a sinistra grazie alla pedivella mandata in battuta da una grossa vite in plastica e fissata sull’asse da due brugole.

A fare da modella per questo articolo ho chiamato una guarnitura doppia da Mtb, la Shimano Slx.

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L’asse ruota su cuscinetti contenuti nelle calotte del movimento centrale.

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Abbiamo già visto su questo blog sia la teoria che la procedura per smontare questo sistema. Qui di seguito ci occuperemo della sequenza di montaggio del movimento prima e della guarnitura poi, con immagini migliori di quelle già pubblicate.

Partiamo dal movimento, uno Shimano BB70 adatto sia a scatole movimento lunghe 68mm (misura tipica delle stradali) che scatole da 73mm (misura tipica delle Mtb) grazie ad appositi distanziali forniti insieme al movimento.

In pratica ricorrendo a questo movimento possiamo decidere di utilizzare una guarnitura doppia da Mtb anche su una bici da turismo, e questo rappresenta un indubbio vantaggio.

Quelli per stradali “puri” non hanno distanziali perché standardizzati sulla lunghezza di 68mm.

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Come possiamo vedere da questa immagine prelevata dai documenti tecnici Shimano, dove e come collocare i distanziali dipende non solo dalla lunghezza della scatola movimento ma anche dal tipo di deragliatore installato.

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Le calotte presentano la caratteristica corona di incavi, tipica di Shimano, che richiede un attrezzo specifico per il montaggio.

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Può essere la chiave aperta classica o quella a tazza.

Come chiave aperta abbiamo quella originale Shimano, codice TL-FC32.

E anche come chiave a tazza possiamo ricorrere a quella originale Shimano, codice TL-FC33.

La mia preferenza va a quella a tazza, la chiave aperta è più comoda se è necessario adoperare un riduttore per calotte di diametro inferiore.

Di seguito la chiave aperta, quella a tazza e quella aperta ma con l’uso del riduttore.

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Due parole per spiegare le immagini in basso. Quello che vediamo applicato alla chiave aperta è un riduttore. Al momento in cui scrivo ne esistono due e servono per poter montare i movimenti centrali delle serie Ultegra e Dura Ace.

Nel caso della serie Ultegra il movimento è il modello SM-BBR60, fornito con il suo adattatore TL-FC25, che in mancanza è possibile acquistare a parte.

Nel caso della serie Dura Ace il movimento è il modello SM-BB9000, fornito con il suo adattatore TL-FC24, che in mancanza è possibile acquistare a parte.

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Shimano non dimentica mai di specificare che tipo di attrezzo è richiesto, quindi se avete dubbi meglio prima consultare i techdocs ufficiali, e scoprire così se basta la chiave standard o ci vuole anche il riduttore. Sono trascorsi diversi mesi dall’introduzione di questo nuovo standard e molti produttori stanno proponendo chiavi a tazza specifiche. A un costo decisamente più elevato dei pochi spiccioli del riduttore; l’acquisto quindi ha senso se si ha necessità di molti montaggi, altrimenti va benissimo l’attrezzo fotografato sopra. Anche perché a complicare le cose la misura minore non è unica ma, abbiamo visto, doppia, una per il movimento Ultegra (compatibile anche con il 105) e l’altra per il Dura Ace. Non so per le guarniture più recenti da Mtb, mondo che sapete bazzico poco e del quale non seguo i costanti aggiornamenti.

Iniziamo il montaggio.

La prima operazione è prendere un calibro e assicurarci della corretta lunghezza della nostra scatola movimento in modo da capire se e dove dobbiamo installare i distanziali e quali.

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Come si può vedere (cliccando l’immagine per averla a tutto schermo…) la nostra scatola misura 73mm; poiché il deragliatore usato su questa bici è del tipo a fascetta, la documentazione ufficiale ci informa che è necessario un solo distanziale da 2,5mm posto sul lato destro, tra calotta e telaio.

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Partiamo dalla calotta di destra e ingrassiamo la filettatura.

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Devo farvi il solito discorso che le filettature le ingrasso sempre, sono contrario al frena filetti e così via? No, stavolta ve lo risparmio. Voi se vedete una filettatura la ingrassate, punto. 🙂

Inseriamo il distanziale sulla calotta.

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Avvitiamo A MANO la calotta, prestando attenzione al verso; qui è passo inglese, quindi sappiamo si avvita in senso antiorario a destra e orario a sinistra. Perché ho urlato “a mano”? Perché è facile fallire l’inserimento, facendo entrare le calotte leggermente storte diciamo così. Usando l’attrezzo la leva sua impedisce la chiara percezione di una eventuale forzatura. Con le mani la sensazione è immediata, e se sentiamo che forza a entrare svitiamo e ritentiamo.

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Portiamo la calotta a battuta, sempre a mano. Nell’immagine di destra la freccia indica il distanziale che abbiamo usato.

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Adesso ingrassiamo la calotta di destra e avvitiamola; a mano e in senso orario.

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Una volta che tutte e due le calotte sono a battuta possiamo dare la stretta finale con la chiave, aperta o a tazza a seconda delle preferenze e della disponibilità.

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Movimento montato.

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Un trucchetto; la chiave a tazza è preferibile, si riesce a serrare meglio. Però se la lavorazione della chiave non è perfetta oppure è del tipo multiuso, per esempio quella che consente sia il montaggio dell’Ultra Torque che dell’Hollowtech, è facile lasci segni sulle calotte. Bruttissimi.

Possiamo se non evitare i segni almeno impedire siano a vista. Basta serrare la calotta e poi, prima di dare l’ultima stretta, che è quel mezzo giro finale che riga immancabilmente le calotte, posizionare la chiave a ore 13 e tenere in tensione la chiave da sinistra a destra, spingendo con la mano nel verso della freccia. In questo modo se segno si creerà, sparirà alla vista finendo sotto.

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Col movimento in sede è il momento di passare alla guarnitura; facciamo la sua conoscenza.

A fare da modella è una Shimano Slx, una doppia per Mtb. I lettori più affezionati avranno riconosciuto anche la bici su cui sto installando questa guarnitura, il colore del telaio è unico. Si, è la Surly karate Monkey Ops che è stata sottoposta all’ennesima modifica, visto che il suo proprietario da un lato non trova pace e dall’altro ha deciso di aggiungere una seconda bici, più stradale, che sarà montata con parte dei componenti che una volta erano sull’ultima configurazione della KM.

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Come si vede il lungo asse è solidale alla guarnitura, mentre la pedivella sinistra è libera.

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Pedivella sinistra che presenta una fitta calettatura femmina, da associare a quella maschio presente sulla zona terminale dell’asse.

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All’interno dell’asse, in corrispondenza con la zona di attacco della pedivella sinistra possiamo notare la presenza di una filettatura.

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A che serve? Serve ad accogliere il tipico bullone Shimano che manda la pedivella a battuta. Chi volesse dare una nota personale può sostituire il bullone in plastica originale con uno in alluminio nel colore intonato.

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L’ingaggio ha forma stellare e richiede un attrezzo tipico; esiste quello originale Shimano come esistono una miriade di versioni di altri produttori, compreso uno comodo che da un lato ha l’ingaggio per questo bullone e su quello opposto quello per le calotte. Sia in plastica che in metallo. La mia preferenza va a quello in plastica, incapace a rovinare l’ingaggio come potrebbe fare quello in metallo se adoperato male. Ho scelto una versione con un ingaggio esagonale per una chiave, lo trovo più comodo.

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Ovviamente la ritenuta della pedivella non è affidata solo a questo, seppur tenace, bullone di plastica: ci sono due brugole montate specularmente per offrire la corretta pressione. E’ visibile anche una linguetta di plastica, ha la funzione di “fermo” nel serraggio. Nelle intenzioni dovrebbe impedire di stringere troppo rovinando l’asse. Dico la verità: ho montato e smontato decine di Hollowtech dove i proprietari avevano smarrito questa linguetta e francamente ci sta o meno io differenze non ne ho trovate. Però se mamma Shimano la vuole, noi da bravi ubbidiamo.

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Ora che sappiamo come è fatta la possiamo installare.

Una bella spalmata di grasso sull’asse; ho un poco abbondato sia per esigenze fotografiche che per la nota incuria del proprietario di questa bici, che prende acqua spesso e ho preferito evitare ogni possibilità di ossidazione. Il grasso infatti non serve a garantire una migliore rotazione ma ha appunto funzione protettiva nonché facilitare l’inserimento e lo smontaggio quando necessario.

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Infiliamo la guarnitura, una bella manata e ce la ritroviamo in sede. Se proprio volete, qualche colpetto leggero col mazzuolo in gomma, ma di solito non è necessario.

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Spostiamoci a sinistra e osserviamo l’asse che è fuoriuscito dalla sua sede nel movimento. Come possiamo vedere presente una fitta calettatura per l’accoppiamento della pedivella, con due parti speculari più larghe.

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Le zone più larghe sono per l’accoppiamento con analoghe lavorazioni presenti all’interno della pedivella.

La doppia immagine in basso ha messo a fuoco prima la zona sull’asse e poi quella nella pedivella.

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Inseriamo la pedivella, con tanti riferimenti è impossibile montarla storta.

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Prendiamo il bullone di plastica e avvitiamolo a mano.

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Poi usiamo l’attrezzo specifico per il serraggio finale.

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L’ultima stretta, quella definitiva, possiamo darla usando una chiave fissa (se abbiamo scelto un attrezzo con l’apposito ingaggio) ma non ruotando la chiave bensì la pedivella. In pratica con la chiave manteniamo fermo l’attrezzo e sfruttiamo la pedivella come leva per serrare. Perché? Perché l’attrezzo è di plastica e la chiave combinata no: in questo modo esercitiamo comunque una buona coppia di serraggio ma senza pericolo di rovinare l’attrezzo in plastica. Che costa una inezia, vero; ma che è anche difficile da reperire in negozio ed è imbarazzante spendere in spedizione dieci volte il suo costo per ordinarlo online…

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Adesso prendiamo la linguetta di plastica e “chiudiamola”, portandola a filo col profilo della pedivella.

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Manca il serraggio finale, quello da eseguire sulle due brugole speculari poste sulla testa della pedivella.

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Prendiamo due chiavi a brugola e avvitiamole in contemporanea, stringendo finché il serraggio non ci appare sufficientemente tenace. Mai avvitare completamente prima una e poi l’altra.

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Posiamo le chiavi a brugola e impugniamo la chiave dinamometrica; non l’ho usata per le calotte, raramente lo faccio e non perché non necessario. E’ solo una questione di esperienza, alla fine si impara a “decifrare” quanta forza stiamo impiegando. Per le due brugole invece preferisco usarla sempre, impostata a 12 Nm come prescritto dal produttore.

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Stretta finale, a questo punto possiamo tranquillamente agire prima su una brugola e poi sull’altra perché prima ci saremo avvicinati moltissimo al giusto valore di coppia, e abbiamo finito. Movimento e guarnitura perfettamente installati e, grazie all’abbondante spalmata di grasso, anche facili da rimuovere in caso di bisogno.

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La rimozione tra l’altro è molto semplice, basta seguire all’inverso la procedura vista fin qui.

In pratica prima allentiamo le brugole, poi rimuoviamo la vite di plastica e infine sfiliamo la guarnitura. Se si dimostrasse restia a liberarsi dalla bici può essere efficacemente convinta con qualche colpetto col mazzuolo in gomma, dato sul perno a sinistra. Ultimo consiglio: se smontate prendete sempre la misura della lunghezza del perno che fuoriesce a sinistra. Serve per verificare nel successivo rimontaggio. Una differenza di pochi decimi di mm è normale, ricordate che quando la smontate la guarnitura è assestata, quindi nessun problema. Se la differenza inizia a superare il mm allora vuol dire che è necessario insistere nell’inserimento.

Buon lavoro.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Grazie Fabio, ho cambiato con successo il mio Hollowtech 2 sulla mia mtb teutonica…una curiosità guardando la foto della documentazione Shimano dell’articolo: perchè viene descritta come “larghezza della cassa della forcella inferiore” la larghezza della scatola del MC? Mai sentito prima questa definizione, ma l’ignoranza, per fortuna, non mi manca….
    🙂

    • Elessarbicycle

      Non sei tu l’ignorante ma chi traduce quelle istruzione; secondo me nemmeno col peggior traduttore automatico riuscirebbero a ottenere simili obbrobri…
      Però almeno i disegni tecnici li hanno sempre fatti bene (tanto non devono tradurli…) e tra quelli e i miei articoli se ne viene a capo 🙂

      Fabio

  • rispo domenico

    Ciao ti vorrei fare una domanda il bullone di plastica va serrato fino alla fine o fino a quando la pedivella SX non si indurisce, ti chiedo questo perche un adattatore della kcnc, quando lo ho messo e ho avvitato il bullone di plastica fino in fondo la pedivella SX andava dura. Questo problema non mi capitava con le calotte originali 7900 con pf30,il venditore ha detto che è normale la vite va serrata fino a quando la leva va libera e non fino in fondo,e cosi o c’è qualcosa che non va?

    • Elessarbicycle

      Ciao Domenico, quando si parla di serraggi è sempre difficile decifrare frasi come “fino in fondo” o “pedivella dura” e questo perché si tratta di sensazioni in un certo senso; mentre sui serraggi l’unico dato oggettivo è la coppia esercitata.
      Quindi per avere una idea chiara della situazione dovrei vedere e toccare con mano, qui posso solo formulare ipotesi.
      E’ quasi sicuramente un problema di dimensionamento dei componenti: finché hai usato i vecchi componenti tutte le misure erano perfette, adesso hai probabilmente un leggerissimo aumento nello spessore, per cui la pedivella finisce a battuta sulla calotta troppo presto.
      Se è questo il caso va bene quanto indicato dal venditore, ossia lasciare comunque la pedivella libera. Ma andrebbe però verificato il dimensionamento del nuovo adattatore, perché in ogni caso la soluzione indicata dal venditore è un palliativo. Il bullone in plastica andrebbe serrato alla giusta coppia indicata da Shimano e a questo valore la pedivella deve essere ben inserita sull’asse e al contempo girare fluida. Se ciò non è possibile c’è da lavorarci un poco.
      Ma, ripeto, formulo ipotesi, perché a distanza avere un quadro preciso è difficile.

      Fabio

  • Ciao Fabio…una tua riflessione sulla lunghezza pedivelle: per “taglie” grandi di ciclisti sono sempre consigliate da 175 mm…ma montando invece – ad esempio – una guarnitura con pedivelle da 170 mm (perchè ce l’ho, me le hanno regalate, in offerta solo questa opzione, et cetera) un ciclista non sportivo ha una perdita di rendimento avvertibile, vista la leva minore suppongo, oppure…?
    🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, la leva c’entra poco, non è per questo che si sceglie una certa lunghezza, altrimenti sarebbe come affermare che i ciclisti più lunghi hanno meno forza e necessitano, per questo, di più leva.
      La perdita, consistente o meno dipende da tanti fattori, è nella posizione. Il ginocchio non si trova più in quella corretta, per compensare si arretra di sella, per compensare si accorcia il manubrio e via compensando sfasi tutto.
      Mezzo centimetro non è poco se lo rapportiamo al fatto che i piedi sono vincolati con gli attacchi. Prova a pedalare con le tacchette spostate di 5mm, sai i dolori alle ginocchia?
      Però c’è sempre il però e tutto si ridimensiona per noi semplici pedalatori, che non siamo certo le macchine perfette che sono i professionisti.
      E aggiungo: in alcuni casi è persino consigliabile la pedivella più corta. Pensiamo alle bici di impostazione turistica, anche con la piega, dove facciamo ampio uso di rapporti agili. In questi casi una pedivella più corta significa “meno strada” compiuta dalla gamba e se aggiungiamo che per sfruttare l’agilità è preferibile una posizione un pelo arretrata (attiviamo il bicipite femorale) allora come vedi cambia tutto.
      Insomma, una regola generale, valida per qualunque ciclista, qualunque ciclismo e qualunque bici non esiste ed è sempre necessario valutare il singolo caso. Solo così si trova la soluzione ottimale.

      Fabio

      • Io ho provato a montare le pedivelle 175 mm ( a parte il fatto che difficilmente monto gli attacchi, di solito pedali piatti, quindi posso spostare il piede liberamente ) … sono alto 183 cm … ma ho fatto questo ragionamento … quando salgo su pendenza ripidissime, con il 28-34 ( il 36 non l’ho messo per la capacità del cambio posteriore di 45 denti totale ), avendo una pedivella più lunga, dovrei riuscire a salire subendo meno la fatica e la respirazione dovrebbe guadagnarne. Poi non so quanto, ma secondo il mio ragionamento, se dovesse funzionare, dovrei essere aiutato in salita con il 175. Nel caso delle bici da corsa, invece, dove le velocità sono superiori ed il chilometraggio elevato, ho optato per un 172,5. Il 170 mm mi sembra esagerato. Poi non saprei se le differenze siano minime o marcate.

        • Elessarbicycle

          Ciao Gabriele, la lunghezza pedivelle si sceglie in base alle proprie misure antropometriche, ma è possibile montare una misura in più o in meno a seconda dello stile di pedalata.
          Però non confondere la leva fissa, cioè la pedivella, con il braccio di leva che invece parte dal punto in cui la corona ingrana la catena. Facendo lavorare la corona piccola aumenti il braccio di leva, poi gestisci coi pignoni il rapporto che ti serve. Sto scrivendo questa risposta usando il telefono come hot spot perché ho ancora problemi con la rete, ma se cerchi sul blog c’è sicuramente un articolo in cui ne parlo. Usa la finestra Cerca che trovi nella colonna destra e digita “braccio di leva”.

          Fabio

  • Ciao Fabio ! Anche a me è capitata la stessa cosa dell’amico qui nei commenti. Montato tutto alla prefezione, scatola larga 68 mm, spessori da 2,5 due a destra, uno a sinistra, montato il tutto, chiudo la vite di plastica della pedivella sinistra, e mi rallenta la scorrevolezza della guarnitura. Quella che avevo smontato, 7 v ( ora ho montato Shimano Deore 9v ) girava benissimo. Questa è veramente lenta. Mezzo giro e si ferma. Disastro. A saperlo il perchè … !

    • Elessarbicycle

      Ciao Gabriele, non bisogna montare tutti gli spessori. Quando prendi un movimento per scatole 68/73 ne vanno solo due. Basta calcolare: 73 meno 68 uguale 5. Quindi con la coppia di spessori da 2,5, uno per lato, hai risolto.

      A parte questo, che incide perché crea pressione sui cuscinetti frenandoli e rovinandoli, tieni sempre presente che storicamente quei movimenti hanno bisogno di un buon rodaggio per rendere al meglio.

      Fabio

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