Montare il copertoncino

Si, lo so che pensate: un articolo per una operazione così semplice, addirittura? Beh, a parte che tutto è semplice quando sai come si fa, a giudicare da quello che leggo e vedo in rete ho l’impressione che grande sia la confusione sotto il cielo. Arriva il neociclista e si presenta come tale su uno dei tanti forum chiedendo come mai il suo copertoncino non entra nel cerchio. Tanti soloni sbraitano su compatibilità, errore di misura, produttori incapaci e il poverino si sente perso. Certo, qualche incompatibilità esiste, ma 999 volte su 1000 è semplicemente un errore nella procedura di montaggio.

Da parte mia invece c’è l’errore della presunzione. Molte operazioni le considero scontate, patrimonio comune. Eppure in questi anni da che ho il blog avrei dovuto capire che invece tante semplici operazioni patrimonio comune non sono. Pubblicai un breve articolo sulla nastratura manubrio, una operazione banale; ero persino indeciso se metterlo online, mi sembrava inutile. Ma come, pensai, nastrare il manubrio? E’ un intervento standard, che ci sarà da dire? E invece ebbe successo e compresi che non devo dare nulla per scontato. Il fatto che lo compresi non significa che dopo mi sia messo sulla retta via, perché poi io son bravo a sproloquiare ma all’atto pratico mi dimentico tutti i buoni propositi.

Cerco di rimediare con questo articolo, che nasce da una doppia constatazione: l’articolo sulla tabella delle misure delle gomme è il più letto di sempre e molti i messaggi in privato di chi chiede delucidazioni sulla compatibilità copertura/cerchio perché ha avuto difficoltà a installare le gomme.

Il problema è un classico: gli ultimi venti centimetri. Quello che si tenta di risolvere impugnando con forza le levette cacciacopertoni e si finisce col rigare i cerchi e pizzicare la camera. Ora, domanda retorica, è possibile che i produttori sono impazziti e mettono in commercio copertoncini che non montano o ruote fuori misura? Ovvio che no, quindi dovrebbe nascere il sospetto che stiamo sbagliando noi. Già, ma cosa, se poi chiedendo in giro e cercando in rete vediamo tutti usare le levette? Ecco, l’errore è proprio qui, nell’usare le levette.

Piccolo inciso: io sovente le uso per calzare il copertone quando buco su strada. Ho sempre avuto, tranne l’ultima, bici da corsa bianche con nastro manubrio bianco. Uso le levette per non sporcarmi le mani e quindi macchiare il nastro candido. Ma non andrebbe fatto, il rischio di pizzicare la camera è concreto e farlo quando si è per strada è oggettivamente una sciocchezza. Ma non ho mai sostenuto che dovete replicare ciò che faccio, solo seguire i miei consigli. Che poi le boiate le faccio pure io è altro discorso, voi non imitatemi…

Leggere le istruzione è sempre noioso, lo so. Eppure quanti errori ci eviteremmo se seguissimo questa sana regola. Quindi per capire il perché della procedura che vi mostrerò è necessario prima osservare un copertoncino.

Superfluo specificare che se ho titolato “Montare il copertoncino” vuol dire che faremo riferimento a copertone e camera d’aria, non al tubolare né al tubeless; ambedue vogliono una procedura differente. Inoltre farò riferimento a coperture di gamma alta e medio alta, con filo d’acciaio.

Iniziamo dal copertoncino, ricordando che ne esistono due versioni: rigida e pieghevole. Tutte e due hanno lungo la circonferenza interna che chiameremo tallone un sottile cavetto d’acciaio.

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Questa circonferenza interna è ovviamente inferiore a quella esterna del cerchio, quella cioè che corre lungo il bordo della pista frenante.

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Significa che la copertura ha sempre un diametro interno inferiore a quello che dovrà attraversare per essere posizionato. Bella scoperta eh? Già, eppure nessuno ci pensa prima di incolpare i produttori.

Se abbiamo un copertone rigido nessuna operazione preliminare; se invece è pieghevole, e quindi confezionato nella sua scatolina tutto ripiegato, lo possiamo tendere.

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Io sono solito tenderlo come si usa fare coi tubolari, per ridargli forma. Non tutti lo fanno è vero, e spesso non è necessario. Lo trovo comodo con coperture di maggior sezione, per esempio quelle turistiche da 700×32, quasi mai tendo le sportive 700×23-25.

Qui in basso una immagine prelevata dall’articolo sui tubolari; ecco cosa intendo per tendere la copertura.

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I copertoncini hanno un verso di montaggio lungo la direzione di marcia, tranne quelli completamente slick.

Di solito c’è una freccia sul bordo della copertura.

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In mancanza possiamo far riferimento al disegno del battistrada che presenta sempre i solchi orientati in un certo modo. Nella immagine in basso notiamo come i “tagli” assumono la forma dei lati di un triangolo, seppure incompleto.

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In quest’altro copertoncino, che è slick al centro e con un leggero battistrada sulla spalla, vediamo tanti piccoli segni in diagonale.

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Ecco, la punta virtuale, quella che si otterrebbe congiungendo questi intagli, deve essere orientata nel senso di marcia. Crearla su quella immagine è oltre le mie capacità, ricorro a un esempio più semplice qui in basso.

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Può sembrare una di quelle cose scontate, eppure ancora mi imbatto in bici coi copertoni montati al contrario.

Ora che sappiamo il verso di montaggio possiamo inserire un solo lato, un solo tallone cioè.

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Io per abitudine allineo la scritta al foro valvola, centrandola.

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Il motivo è oggigiorno superato e tutto sommato inutile per me ciclista della domenica: serve a rendere subito visibile la zona valvola per una rapida sostituzione. Già, una volta in gara non si cambiava la ruota, si cambiava la camera, anzi il tubolare: e ogni secondo era prezioso. A noi interessa poco, però siccome io ho la mania dei dettagli incurante della modernità, mi diletto ad allineare. Con eccessi imbarazzanti, per esempio quando la scritta è molto lunga e io la misuro per essere certo della corretta centratura.

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Capisco che sembra ridicolo, ma io quando taglio una forcella limo sia il bordo esterno che quello interno. Qualcuno lo vedrà mai? No, ma io so che la finitura è perfetta e tanto mi basta. Torniamo alla nostra ruota.

Col copertone parzialmente montato dedichiamoci alla camera d’aria. Che ovviamente dovrà essere della corretta misura e non mi riferisco al solo diametro ma anche alla larghezza. Solitamente le camere coprono un range di valori. Per esempio abbiamo una copertura 700×23. Esiste la camera specifica che riporta sulla confezione la sola dicitura 700×23. Ma più facile trovare quelle da installare su differenti misure, per esempio delle camere previste per gomme da 700 e con larghezza da 18 sino a 25.

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Quale è preferibile? Una precisa o una “multimisura”? E’ indifferente, credetemi. Solo nel caso di copertoncini molto sottili, ormai in disuso ma ancora ci sono bici che girano coi 700×21, preferisco ricorrere a una camera specifica o almeno una che abbia un range molto ridotto, giusto per evitare il rischio di qualche bozza in zona valvola. Altrimenti van bene tutte.

Una leggera pompata alla camera, per farle assumere la forma. Poca aria, deve essere semplice comprimerla. Per capirci, due colpi con la pompa da officina son sufficienti.

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Ora non domandatemi quante atmosfere. Posso scommettere su chi me lo chiederebbe ma leggendo ci ha rinunciato. Vai a occhio, va bene così, caro Michele… 😀

Inseriamo la camera nel cerchio, partendo ovviamente dalla valvola e senza fissarla con la sua rondella filettata, se presente.

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Possiamo seguire due strade. O inseriamo bene la camera nel “cielo” del copertone o nella gola del cerchio. Partendo dalla valvola e muovendoci simmetricamente lungo la circonferenza.

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Tutti e due i sistemi sono validi, spesso è questione di preferenze personali o di tipo di copertura. Con le ruote grasse da fuoristrada viene più semplice inserire nel cielo del copertone, con le strette ruote sportive io preferisco adagiare la camera nel canale del cerchio. A tatto mi rendo conto meglio se è giustamente posizionata. Ma, ripeto, tutti e due i sistemi vanno bene, ognuno seguirà quello con cui si trova meglio.

L’importante è il risultato finale: la camera deve essere perfettamente inserita. Se sporge anche solo una porzione infinitesimale al momento del montaggio si bucherà o gonfiando la camera questa scoppierà.

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Quindi massima attenzione a questa fase, soprattutto se si è in strada e si dispone di una sola camera di scorta. Distruggerla per un nostro errore è, diciamolo, da scemi. Prendiamoci il tempo necessario e controlliamo sempre con accuratezza. E, vi anticipo, questo controllo andrà eseguito nuovamente a copertone installato.

Ma prima dobbiamo installarlo. Partiamo dalla zona valvola e sempre in modo simmetrico “spalliamo” la gomma nel cerchio.

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Operazione da fare a mano, ovviamente. E qui nasce il problema classico: gli ultimi venti centimetri.

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Perché, come scritto in apertura, la circonferenza interna della copertura è minore di quella esterna del cerchio, quindi è logico che non potrà entrare agevolmente. Se così fosse, non avrebbe tenuta.

Moltissimi ricorrono alle leve e alla forza bruta. Una roulette, il rischio di pizzicare la camera è reale, così come rovinare la finitura del cerchio con le leve.

La soluzione non è avere le mani di Hulk ma capire come è fatto un cerchio.

Nella immagine in basso vediamo l’interno di un cerchio.

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Notate come il profilo interno è scavato al centro? La zona dove alloggia il nastro paranippli? Ecco, significa che quella circonferenza che chiamerò interna è minore di quella che chiamerò esterna e lungo la quale tallona la gomma. Giusto quello di cui abbiamo bisogno.

Prendiamo allora la nostra copertura: afferriamo saldamente mantenendo sempre in tensione la zona da inserire.

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IMPORTANTE: è fondamentale tenere questa zona sempre in tensione, mai rilasciare. Altrimenti è inutile.

Poi con l’altra mano portiamoci a ore 17, ponendo che la zona che stiamo tenendo in tensione equivale a ore 12.

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Indico le zone simulando un quadrante di orologio per semplicità espositiva. Poi ognuno piazzerà la ruota in grembo come meglio si trova, basta rispettare la distanza tra i due punti. A proposito, vi siete mai chiesti perché l’orologio è tondo ma poi si parla di quadrante? Ok, non c’entra nulla con l’articolo, scusate…

In alcuni casi è preferibile prima di iniziare questo “massaggio” schiacciare la valvola verso l’interno, farla rientrare un poco nel cielo del copertone. Facilita il compito su gomme strette.

Mani in posizione, parte il massaggio. Cos’è? Significa “spingere” verso l’interno la porzione di copertone già inserita, muovendoci nel verso della zona ancora da inserire (da tenere sempre in tensione, mi raccomando) con movimenti costanti. Lo scopo è far scendere il tallone del copertoncino in quella gola dalla circonferenza inferiore vista prima.

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Perché? Perché così il copertoncino perderà tensione lavorando su una circonferenza minore e quindi la zona che prima ci sembrava impossibile da tallonare, i famosi ultimi venti centimetri, saranno decisamente più morbidi e felici di sistemarsi nella loro nuova casa.

E’ qualcosa che non è possibile descrivere a parole, ma vi assicuro che avvertirete netta sotto la mano che tiene la parte in tensione una sua decisa diminuzione.

Vi consiglio di esercitarvi un paio di volte con calma. La tecnica è semplice ma come per ogni cosa richiede allenamento per essere padroneggiata.

Esiste anche un attrezzo che svolge la funzione della nostra mano in tensione. E’ una semplice levetta a tenaglia, a volte ha la forma di una tenaglia. Non la possiedo e quindi non la uso, la provai ma non mi ci trovavo bene, non sentivo il rilascio della tensione con la stessa chiarezza della mano nuda. Non significa sia un attrezzo inutile, solo una mia preferenza non ricorrervi. E’ da un pezzo tra l’altro che non la vedo in vendita, chissà se la fanno ancora.

Ultimo controllo prima del gonfiaggio, in teoria inutile se abbiamo fatto tutto bene ma l’errore è sempre dietro l’angolo. Ispezioniamo l’intera circonferenza, sia a destra che a sinistra, stringendo il copertone per osservare l’interno del cerchio: non deve mai essere visibile la camera, altrimenti gonfiando scoppierebbe.

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Nell’immagine appena vista il nastro paranippli è bianco. Io consiglio sempre di installarne uno che crei facile contrasto con la camera. Bianco, giallo, rosso, insomma va bene tutto tranne nero. Se me lo ritrovo nero applico un giro di nastro carta per mascheratura, quello color sabbia per capirci. Non pesa, non si sposta e fornisce un buon fondale di contrasto.

Una leggera gonfiata, a un terzo circa della pressione di esercizio sulle ruote sportive. Ossia se andranno a 7bar fermiamoci a 2-2,5 bar. Facciamo girare la ruota tra le mani tenendola per il mozzo e assicuriamoci che il copertoncino sia montato dritto e non ci siano bozze, soprattutto nella zona della valvola. Una volta sicuri che sia tutto in ordine possiamo terminare il gonfiaggio, spingendoci sempre quel pelo in più a quanto ci serve per compensare la lieve perdita di pressione che, sempre, si crea quando stacchiamo la pompa.

Fatto, ci vuole molto più tempo a leggere questo articolo che a montare correttamente un copertoncino, senza sbagliare, senza pizzicare la camera e senza temere che i produttori abbiano fallato la misura.

Sono consapevole del rischio di ritrovarmi criticato da chi ha sempre usato le levette e potrebbe sostenere di non aver mai pizzicato la camera. Io non ci credo, almeno una volta uno la pizzica. Ma non è questo il punto.

Questa procedura è figlia dell’esperienza, non mia ma di chi lavora solo ed esclusivamente sulle ruote e che me la trasmise. Nessuno di noi nasce sapiente, ogni giorno impariamo spinti dalla curiosità e dall’amore per le cose fatte bene. Il mio errore, l’ho detto all’inizio, è supporre che alcune nozioni basilari siano già patrimonio comune tralasciando così di scriverne. Ho ragionevole certezza che in molti al “massaggio” per far scendere la copertura non hanno pensato e sarà la prima volta che ne sentono parlare. Se invece sbaglio, scusatemi e passate oltre.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • michele

    Ciao Fabio, mi fa piacere quando mi pensi e tiri fuori questi articoli…
    Non dare mai nulla per scontato e spiega come se lo dovessi fare a un bambino . Vai avanti così! Sei stato bravissimo

    Articolo da stampare e da tenere in garage .

  • pizzicate non una ma due camere la prima volta che cambiai i copertoncini alla mia bici da corsa, pagato di tasca mia l’esperienza! Ma non esisteva ancora il blog!!Tutto sembra semplice quando a farlo è qualcuno che lo sa fare….

  • Andrea

    Buonasera Fabio,

    in rete ci sono molti video e spiegazioni sull’installazione dei copertoncini, ma fatti veramente bene come questo articolo non credo ce ne siano molti. Ottima la dritta!
    Porto ancora i segni delle due vesciche che mi sono fatto sulle dita installando due vecchi copertoncini su dei cerchi medio profilo di marca ignota, mentre installando i Pro 4 Endurance su Shimano R501 ho fatto molta meno fatica. Il problema è che se sforzi troppo e poi ti viene male alle dita, ci si fa prendere dall’isteria e si perde la pazienza.
    Ho incontrato gente che ha bucato più volte e ancora aveva problemi a reinserire il copertoncino e manco aveva una pompetta che consentisse di gonfiare in modo almeno discreto una camera da corsa 🙁 È molto banale ma poi alla fine tantissime persone sono impreparate, conosco ciclisti che spendono per la bici, la componentistica e l’abbigliamento e poi girano senza camera d’aria di scorta…Io per i giri lunghi me ne porto anche due più toppe adesive e un pezzettino di vecchia camera (basterà a coprire un eventuale taglio della copertura?). Solo che…tutta sta roba dove la metto? Ora che fa ancora caldo e mi servono due borracce ho una borsetta da manubrio, ma oltre a essere brutta è anche un po’ scomoda e rumorosa. Qualche consiglio? Scusa l’OT e se mi sono dilungato ma era un po’ che non scrivevo 🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, confesso che a spingermi a scrivere questo articolo è stato proprio il materiale presente in rete. Tutti a indicare l’uso delle levette. E’ un errore, anche se pure io spesso le uso come ho scritto. Ma è una situazione diversa, in genere vi ricorro con copertoni ormai “ammorbiditi” con l’uso, non ho voglia di sporcarmi le mani perché sono in bici e in ogni caso il massaggio lo faccio lo stesso. E ugualmente una volta pizzicai, le levette sono assassine.

      Per il materiale da portarsi dietro l’unica è una borsa da sella, magari del tipo estensibile così puoi variare la capacità a seconda del carico e non avere sempre questa cosa ingombrante quando hai poca roba. Il pezzo di camera è meglio di niente, ma è preferibile la pezza adesiva apposita. Le ha Park tool, sono semplici da installare e ti fanno tornare a casa sereno. Poi la gomma va cambiata, non è mai una riparazione definitiva.

      Fabio

  • mattia

    ciao Fabio,
    io ho sempre tirato come un pazzo per tallonare….. bella dritta!
    quando faccio il lavoro a casa metto un po di talco sulla camera per evitare che si incolli al copertone….
    Ho acquistato un paio di ruote da corsa che potrebbero montare tubless, cosa ne pensi di questo sistema?
    buona serata

    • michele

      Cospargere di talco la camera d’aria e l’interno del copertone può aiutare le due parti in contatto a scorrere tra di loro riducendo il pericolo di pizzicare?

    • Elessarbicycle

      Ciao Mattia, ormai con le camere/copertoni moderni l’uso del talco è diventato superfluo. Fino a qualche anno fa vi facevo ricorso pure io, soprattutto per conservare le camere e non trovarmele incollate al momento del bisogno sul ciglio della strada. In ogni caso male non fa, però attenzione perché poi la presa sulla gomma diventa scivolosa con la mano sporca di talco e finché stai lavorando in casa poco male, ma se sei per strade è una bella seccatura.

      Il tubeless sulla bdc è ormai maturo (immagino ti riferisci alle bdc e non alle mtb) e i produttori hanno ampliato l’offerta. A me piacciono molto guidabilità e comfort del tubeless, uso ruote predisposte ma alla fine sulla mia continuo a usare la camera. E’ una esigenza pratica, i miei primi 20 km (e quindi anche gli ultimi) prevedono l’attraversamento di zone dove le strade sono un disastro. Soprattutto la domenica, quando per lasciare la città devo attraversare le zone della movida, col loro bel tappeto di bottiglie e cocci lasciate a terra da questi giovanotti arroganti. Un tubeless lo latticizzi e risolvi, ma buca una volta, due, tre alla fine lo butti e costa. Una camera costa molto meno e io, purtroppo, buco spesso a causa delle strade. A volte butto lo stesso il copertone, all’improvviso si aprono vere e proprie voragini e ci finisci dentro. Ma se non avessi questo handicap avrei già messo i tubeless da tempo.

      Fabio

  • Omerissimo

    Fabio posso solo dirti grazie. Domani sera mi alleno un poco e poi spero di forare presto. No non sono impazzito: voglio vedere la faccia di mio padre, che mi ha insegnato a cambiare copertone con i levagomme, quando talloneró a mani nude.

    Ora vado a dormire ma domani cercherò di capire anche la storia del quadrante.

    • Elessarbicycle

      No dai Omar, non farlo, te lo dico da genitore. Mia figlia è perfettamente allenata dalla nascita a inchiodarmi su ogni mio errore, è fastidioso, credimi…
      😀 😀

      Allenati, le prime volte non è semplice. Inoltre meglio non fidarsi del tutto delle foto dell’articolo, bisogna considerare che le ho scattate da solo e avevo difficoltà ad avere giusta presa con una mano e con l’altra fotografare.

      Se mi risolvi il dubbio del quadrante te ne sarò grato 😀

      Fabio

      • Omerissimo

        Infatti è semplicemente una puerile rivincita di un piccolo su di un grande uomo, il quale tra l’altro mi ha insegnato praticamente tutto.
        Le scarpe le allaccio grazie a lui….

        • Elessarbicycle

          Quasi tutto: i copertoni li calza con le levette 😀 😀

          Scherzi a parte, tuo padre è fortunato con te. Mia figlia invece “babbo, sei un ottimo esempio: basta che faccio il contrario di quello che dici e non sbaglio mai…”.
          Ecco.

          Fabio

  • Lorenzo

    Ottimo articolo Fabio,
    personalmente ho scomodato diverse personalità del paradiso per far calzare i miei Pasela.
    Chiara la riflessione sui diversi diametri, banale ma uno non ci pensa.
    Domande: tendere la copertura va fatta più volte su diverse parti del copertoncino? dopo un pò che è calzato (nel mio caso senza tenderlo ma è andato in posizione con un litro e mezzo di saint claire) si è ammorbidito e se buco in strada riesco ad installarlo a mano senza le leve levagomme?

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, i Pasela, che tra l’altro fanno da modello fotografico in questo articolo, calzano abbastanza agevolmente a mano. Colpa mia, ti dissi di tenderlo (prima o dopo il montaggio? Non mi ricordo…) ma sicuramente non ti spiegai la tecnica del massaggio. L’ho scritto sopra, il mio errore è dare per scontato che queste operazioni ordinarie siano patrimonio conosciuto. Ordinarie nel senso che il montaggio copertoni/sostituzione camere è ciò che quasi ogni ciclista svolge da solo.
      Tutti i copertoncini con l’uso si ammorbidiscono, vedrai che al prossimo rimontaggio e applicando la giusta procedura sarà tutto più semplice. Forse non la prima volta, perché usare questo sistema richiede un poco di allenamento, ma una volta padroneggiato è facilissimo.

      Fabio

  • Giampiero

    Ciao Fabio sono un nuovo arrivato nel mondo bike e una volta scoperto il tuo sito mi sto appassionando alla possibilità di iniziare a fare alcuni lavoretti . I tuoi articoli sono ben fatti e trasmettono con semplicità la tua passione e la tua professionalità . Grazie di esserci innanzitutto e complimenti per il servizio che ci offri.
    Premettendo che sono un mediocre ciclista ,mi sono avvicinato a questo mondo un po’ tardi ( in termini di età ) ma mi piace tanto e mi rilassa .Domani farò il cambio di due copertoni nella mia MTB ,utilizzata per fare trekking , e proverò a seguire i tuoi consigli . Proverò fin quando riuscirò a montarli senza le leve .
    Ti scriverò sugli altri lavori che intendo iniziare a fare seguendo le tue istruzioni .

    • Elessarbicycle

      Ciao Giampiero, benvenuto tra noi. Vedrai che il cambio copertoni non sarà difficile. Se proprio gli ultimi pochi centimetri non volessero saperne, aiutati con una levetta. Una sola e con attenzione, a volte i copertoni nuovi, soprattutto se molto rigidi, un aiuto lo vogliono. E non scoraggiarti se non dovessi riuscire alla prima volta, è una tecnica semplice ma all’inizio vuole sempre un minimo di esercizio.

      Fabio

      • Giampiero

        Ciao Fabio,
        Ieri ho cambiato i copertoni nella mia MTB ma è stata dura e alla fine ho fatto uso della levetta ( una sola) con attenzione . Quei copertoni 26×1,95 erano proprio duri !! La loro durezza associata alla mia inesperienza ha reso difficile l’operazione . Certo il secondo copertone è stato più veloce sia lo smontaggio del vecchio che il montaggio del nuovo ma non ci sarei riuscito senza l’aiuto finale della levetta come da te consigliato . Non pare che abbia forato perché stamane ho controllato la pressione e si è perfettamente mantenuta . Comunque è stata una buona esperienza , ho controllato bene il corretto senso di montaggio anche se la freccia riportata nel copertone era ridicola dimensionalmente . Se non avessi letto il tuo post non ci avrei fatto proprio caso .
        Sono soddisfatto per essere riuscito a rimontare la ruota posteriore senza troppa difficoltà pur non essendo proprio facile .
        Fra qualche settimana inizierò a smontare totalmente la vecchia bici di mia figlia ( che si trova all’estero e voglio farle una sorpresa ) , la porterò anche dal carrozziere per riverniciarla e revisionarla totalmente seguendo le tue indicazioni . Probabilmente ti chiederò tanti consigli sia durante lo smontaggio che durante il rimontaggio dei nuovi elementi .

        • Elessarbicycle

          Ciao Giampiero, ben fatto. Come detto è semplice, richiede solo esercizio e infatti sul secondo copertoncino sei andato meglio. Poi è ovvio, ci sono alcuni copertoni e cerchi che fanno dannare di più perché più rigidi o col canale meno profondo e la levetta aiuta, ma sempre e solo per i pochi ultimi centimetri.
          Chiedi pure quando sarà che dovrai lavorare alla bici di tua figlia; se non sono argomenti già presenti sul blog usa l’indirizzo mail che trovi in contatti.

          Fabio

  • Edoardo

    Ciao Fabio,

    Un piccolo off topic: ho visto che hai utilizzato i Panaracer Pasela. Cosa ne pensi? Ho letto opinioni molto contrastanti su questi copertoncini.

    Edo

    • Elessarbicycle

      Ciao Edoardo, arriverà un articolo dedicato a queste coperture, è già in scaletta. Non so darti una data, ho accumulato un bell’arretrato. Comunque ti anticipo che io le trovo eccellenti per uso turistico di impostazione stradale e con blando off-road, ossia il mio uso. Infatti le monto su Elessar e li installo o faccio installare su altre bici e abbiamo tutti avuto la stessa sensazione. Pagano su terreni pesanti, ma è giusto così, non sono gomme studiate per il fuoristrada impegnativo. La loro migliore qualità è il comfort di marcia, davvero di gran livello.

      Fabio

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