Michelin Power Endurance

Secondo appuntamento con la gamma Michelin Power, è il turno della versione Endurance. Abbiamo già letto in questo articolo della Power All Season, gomma per tutte le stagioni e che eccelle per grip e appoggio soprattutto col freddo e il bagnato. La Endurance si propone come gomma sportiva per ciclisti che macinano tanti chilometri e fa della durata il suo punto di forza.

Devo dire uno dei suoi punti di forza, anche se interpretarla non è stato semplice. Il confronto continuo con le sorelle della famiglia Power, involontario ma è impossibile non pensarci mentre pedali, mi ha fatto penare per riuscire a isolare questo copertura e scoprirne le caratteristiche senza farmi influenzare.

Come per l’articolo sulla versione studiata per la pioggia inizio dalla presentazione, più breve perché già trattata nel test precedente. Tre i modelli a catalogo: la All Season, la Endurance e la Competition.

La All season è indicata per condizioni meteo difficili, pioggia a clima rigido per capirci; la Endurance fa della durata il suo cavallo di battaglia; infine la Competition si dichiara votata all’agonismo.

In prova ho detto è la versione Endurance, prevista in più misure e varianti di colore. Tre infatti le larghezze disponibili: 700×23, 700×25 e 700×28, con un peso dichiarato rispettivamente di 220, 230 e 255 grammi. La versione più grassoccia è disponibile solo nera, le altre due a scelta tra il tutto nero o con fianchi rossi o blu. Ho pesato personalmente solo il modello più stretto registrando 220g, in linea con quanto dichiarato.

Diversamente dalla All season che è stata provata in misura 700×25, per le Endurance ho preferito chiedere alla Michelin la più sottile 700×23, così come ho fatto per la Competition di cui leggeremo in un prossimo articolo.

Una sola la bici usata per il test, la sempre fidata Rose X-lite Team, equipaggiata sia con ruote Spada Oxygeno che Spada Breva, ma queste ultime per molti meno chilometri rispetto a quanti percorsi durante la prova della gomma invernale. Anche perché la distanza coperta stavolta è stata inferiore, seppur di poco: ho fermato il test dopo averne pedalati 520. Sono stati più che sufficienti, considerato che un test sulla durata non era in programma per evidenti difficoltà logistiche. Mi rendo conto sarebbe stato quanto mai utile con questo copertoncino ma è impensabile possa tenere mesi una bici impegnata solo per scoprire quanti chilometri effettivamente si riesce a percorrere. E poi non deve essere dimenticato che la durata è influenzata da altri fattori: peso, strade, pressione di gonfiaggio. Non è assolutamente vero che due ciclisti a parità di gomme, ruote e bici riescano a pedalare per gli stessi chilometri prima di raggiungere il limite del cambio gomme.

In realtà le bici usate sarebbero due perché mi sono impossessato al volo di una Caad12 disk, ma per una sola uscita, nemmeno tanto lunga e giusto per una verifica del grip in frenata sotto l’azione dei freni a disco. Però visto l’uso moderato e la particolare condizione di utilizzo provata direi che l’apporto di questa ulteriore bici è stato limitato.

Bene, dopo la premessa andiamo a conoscere in dettaglio queste Power Endurance.

Classica confezione della casa francese, con tutte le indicazioni necessarie subito disponibili e la mancanza, anche qui, della pressione di esercizio consigliata in base al peso del ciclista, presente invece sulle confezioni della serie Pro4.

Il “lancio” scelto per questo modello batte sulla maggior durata. Io come detto non posso pronunciarmi con dati certi; però se devo fidarmi della mia esperienza posso dire che effettivamente son fatti per durare. Al termine del test l’usura era davvero minima, assai inferiore a quella mostrata dalla versione più sportiva a parità di distanza (già) percorsa.

Su un lato della confezione una immagine esalta gli elementi fondamentali di questo copertoncino; e io per vostra comodità vi riporto in basso sia l’immagine e sia il significato delle sigle.

 

X-miles compound indica la mescola studiata per una maggiore percorrenza chilometrica; che non compromette la scorrevolezza a detta del produttore. Infatti Michelin dichiara, con il supporto di test su strada e in laboratorio, un vantaggio di 8,6 watt rispetto alla versione Endurance della famiglia Pro4. Pochi? Molti? Ognuno valuti, ma io ho pedalato la versione Endurance di tutte e due le famiglie (a parità di bici e percorsi) e si, questi Power filano meglio. TWI è l’acronimo di Tread Wear Indicator e fa riferimento alla presenza dell’incavo che funge da indicatore di usura. Grip design richiama gli intagli laterali, simili per forma a quelli presenti sulle All season ma meno estesi e pronunciati. 3×110 Tpi è la proporzione tra nylon e gomma con cui è assemblata la tela e infine Aramid Protek+ ci informa della presenza di uno scudo in fibre aramidiche a protezione dalle forature, superiore del 20% rispetto all’analogo copertoncino Pro4. In più, come per tutta la gamma Power, queste gomme sono Disk brake ready, ossia particolarmente indicate per bici frenate dai dischi grazie a superiore grip, sia in appoggio che sulla spalla.

Per chi non si accontenta del testo ecco il video ufficiale che mostra la composizione di questa copertura.

Aggiungo un secondo video, secondo me interessante. In inglese, ma facilmente comprensibile, dove è spiegata la tecnologia per la resistenza alle forature. E possiamo vedere la gomma in azione sul circuito di prova della casa francese, dove si suppone, il ciclista non abbia forato…

Il Michelin Power Endurance non è uno slick completo, come avviene per il suo omologo in gamma Pro4. Infatti presenta sul fianco le caratteristiche scanalature, del tutto simili a quelle viste sugli All season ma che qui hanno estensione minore.

E come per la versione da bagnato, il loro disegno potrebbe trarre in inganno sul giusto verso al momento del montaggio; provvede il riferimento a indirizzarci sulla corretta via.

A proposito di montaggio: installarli è un attimo, infastidisce solo la patina che ricopre la gomma nuova e rende meno agevole la presa della mano usata per tenerlo in tensione, secondo la tecnica di installazione che NON prevede l’uso delle levette e che ho spiegato in questo articolo. E’ utile lavare le gomme prima di montarle (anche se a copertone montato è più semplice) con un semplice sapone sgrassante non aggressivo e la classica spugna per i piatti, usando il lato abrasivo. Io non l’ho fatto per esigenze giornalistiche, volevo provare la gomma senza alcun intervento preventivo.

In corrispondenza della lunga scritta, e quindi facilmente “rintracciabile”, l’incavo di controllo usura TWI.

Torno sul fianco per segnalare la presenza delle prescrizioni sulla pressione di gonfiaggio minima e massima (da 6 a 8 Bar per la misura 700×23) e le dimensioni della gomma

                       

Manca il dato in rilievo sulla camera d’aria suggerita come sulla All season, comunque è la stessa ossia la Michelin A1 e che io ho diligentemente usato. La A2 in caso si opti per la misura 700×28.

Una volta installate sui cerchi delle Spada Oxigeno si può notare il profilo tondeggiante, con ampia zona di appoggio centrale e ripida discesa sulla spalla.

Diversamente dalle Power All season che in misura 700×25 sugli stessi cerchi mi hanno rimandato una larghezza effettiva di 25mm, queste Endurance in misura 700×23 hanno registrato una larghezza effettiva, ricordo a parità di ruote, un filo sotto i 26mm. Così come avvenne con le Pro4 Endurance.

E ora in sella. Ho aperto l’articolo dichiarando che queste gomme mi hanno fatto penare per inquadrarle. Perché, volente o nolente, mi veniva di continuo alla mente il raffronto con le All season da poco smontate e con le Competition a cui, nel frattempo, stavo prendendo le misure. Tratto bagnato? Eh, però le All season tengono meglio. Pianura con asfalto buono? Eh, però le Competition scorrono di più. E cosi via. Finché non ho azzerato completamente ogni raffronto con le sorelle e mi sono dedicato solo a loro. Scoprendo che si, sul bagnato tengono peggio della versione da pioggia e scorrono meno della versione più sportiva; e invertendo le situazioni ovviamente ho rilevato che sul bagnato tengono meglio delle Competition e in piano scorrono meglio delle All season. Ed è giusto così: perché questa Endurance fa della mediazione il suo punto di forza.

Se nel fotografare la intera gamma Power ho scelto di posizionarle al centro non è stata decisione casuale. Sia le All season che le Competition sono pneumatici estremi, ognuno con un preciso momento in cui eccellere sacrificando altri usi. Le Endurance non hanno una fase in cui sono superiori: funzionano bene ovunque, su un livello alto e costante, senza gli acuti sul bagnato o in discesa che vantano le altre due versioni.

Ed è dal bagnato che voglio iniziare. Eseguito un primo rodaggio sull’asciutto, fondamentale per eliminare quella patina bianchiccia che non permette la perfetta tenuta, è stato impossibile per me nei primi chilometri non andare con la mente al grande grip e all’enorme senso di sicurezza infuso dalle All season. E’ stato un errore farlo, a mia discolpa posso solo dire che le avevo tolte appena tre giorni prima. Liberata la mente da inutili raffronti ho preferito concentrarmi sulla guida, ché sul bagnato è meglio non distrarsi, e in un confronto con le Pro4 Endurance: vinto tranquillamente dalle Power. Una volte prese le misure affrontare la pioggia non è stato un problema, guidando con la consapevolezza di non avere una gomma da bagnato ma una gomma capace comunque di tenerti in strada, e bene, anche in questo frangente. Così come con le All season e come avvertito anche con le Pro4 Endurance (per tacere al momento sulle Competition…), quella che non manca mai è la netta percezione del lavoro del copertoncino. Quindi se il grip è stato ovviamente inferiore rispetto alla sorella più specialistica, la sincerità trasmessa è stata praticamente analoga. Che è ciò che serve per poter pedalare tranquilli in condizioni difficili. Sia in frenata che in curva l’appoggio non ha mai vacillato e se la velocità media in discesa, che è percorso critico sul bagnato, è stata più bassa il demerito non è della Endurance ma del confronto che ho per forza eseguito con la All season.

Stesso discorso per il ben più infido umido, dove conta la composizione della mescola. Bisogna essere più prudenti rispetto a una qualunque gomma specificatamente invernale, ma il divario è inferiore a quanto mi aspettassi. Però se sul bagnato pieno la comunicatività è sempre stata alta, qui qualche esitazione c’è stata. Su tratti particolarmente difficili, per esempio pavé e basolato luccicanti nel primo mattino, a parte qualche bloccaggio in frenata direi fisiologico, è venuta meno parte di quella confidenza che mi ha liberato dagli assilli sotto la pioggia battente. La bici non ha mai slittato in modo pericoloso o, peggio, preso sotto in curva; però mi è mancata la percezione di come stesse lavorando, lasciandomi nel dubbio. E io se dubito, rallento il passo.

Non essendo una copertura specificatamente da pioggia e climi rigidi ho limitato a due le uscite col bagnato, preferendo poi godermi la primavera in arrivo. E qui ho salutato bellamente ogni raffronto con le All season, queste Endurance sono più leggere e scorrevoli e hanno sull’asciutto una tenuta praticamente perfetta.

In pianura, sia che si pedali con asfalto buono o rovinato, conservano una eccellente motricità, scorrono sulla strada con piacere e la loro leggerezza si lascia apprezzare nei rilanci. Avverti al tempo stesso sia la sicura presa della gomma sulla strada che il suo scorrere fluido, morbido, come stessi muovendoti su un cuscino d’aria. So che appare contraddittorio ma è proprio il bello di queste gomme: tengono in modo commovente e scorrono altrettanto. Onore alla Michelin.

Se l’asfalto diventa particolarmente rovinato o, peggio, si passa sul pavé, il comfort di marcia si attesta su ottimi livelli e sono certo che con la versione in misura appena superiore non avrei avvertito grandi differenze. Sia perché si sarebbero trovate a lavorare a una pressione quasi analoga (con me) e sia perché alla fine questo 23 si è ben allargato sui cerchi.

In salita leggerezza e scorrevolezza si manifestano ancor più che in piano; sali costante o cambi ritmo non hai mai la sensazione di zavorra che si prova con alcuni copertoncini meno specialisti o più economici.

Ma per avere un quadro certo serve la discesa, perché, io almeno, solo qui riesco a tenere velocità decenti. Per scendere forte serve anzitutto una bici adatta e la X-lite Team lo è. Servono freni potenti e modulabili, e l’impianto Sram Force lo è, grazie anche al fattivo contributo delle piste frenanti delle Spada Oxygeno. Servono gomme dall’ottimo grip, sia al centro che sulla spalla e che sappiano trasmetterti esattamente la loro presa sulla strada, e le Power Endurance hanno tutte queste caratteristiche.

Per quanto ci abbia provato, e si che ci ho provato, non sono però riuscito a uguagliare il record velocistico ottenuto con le All season. Non per le gomme ma per le mutate condizioni. Lo dissi che ero stato fortunato a trovare una serie di combinazioni favorevoli, combinazioni che non si sono ripetute nelle mie uscite con le Endurance. Ma veloce si scende, accipinchia se si scende! La fase più bella sono le larghe curve veloci in appoggio, dove puoi tenere una velocità di percorrenza molto elevata perché la tenuta laterale è perfetta. Nelle curve strette si apprezza il profilo che velocizza la fase di discesa e chiusura della traiettoria. Però in questa situazione ho più volte avuto un attimo di incertezza; un battito di ciglia direi, talmente breve che sono stato a lungo dubbioso se riportarlo o meno. Arrivando in una curva stretta, tipicamente un tornante quindi frenata, ingresso e via verso la corda, è stato come se la bici durante la scesa in piega incontrasse una minima zona della gomma con un grip inferiore. Ho ripetuto la manovra decine di volte, mi avranno preso per pazzo a vedermi salire e scendere di continuo e ho sfruttato anche altre curve di altri percorsi, perché inizialmente avevo attribuito la cosa allo sporco depositato in traiettoria. E invece questa sensazione (fenomeno sarebbe una parola troppo grossa, ripeto, ancora non sono del tutto convinto di non essermi suggestionato) è comparsa sempre. Solo arrivando veloci in una curva stretta però, quindi solo frenando forte e buttando rapidi la bici dentro, spigolando la traiettoria per essere subito pronti a rilanciare in uscita, con la certezza di non avere veicoli in senso contrario.

Ho provato a cercare il motivo ma ripeto, si tratta di una frazione talmente veloce che è difficile isolarla. L’unica spiegazione che sono riuscito a darmi è che la cedevolezza della gomma non sia perfettamente costante. Cos’è la cedevolezza? Un copertoncino non resta statico nella sua forma: piegando la bici questo si deforma per cui in appoggio non avremo solo la spalla ma, a seconda dell’angolo di piega, una proporzione tra quelle che definiamo per comodità “zona centrale” e “zona “laterale”. E’ possibile che proprio durante questo schiacciamento, e ricordo l’ho registrato non in ogni curva ma solo in determinate condizioni che impongono una manovra molto secca, il copertoncino perda continuità per un attimo nel suo adeguare l’impronta a terra e questo determina la strana sensazione rilevata. Che non ha mai pregiudicato la tenuta, sia chiaro.

I cambi di direzione li digerisci in un lampo, con l’avantreno mai nervoso o incerto (merito però soprattutto della forcella) e puoi osare pieghe molto coreografiche, sicuro che la spalla non ti tradisce.

La frenata è altra situazione in cui queste Endurance hanno mostrato di saperci fare. Qualche bloccaggio al posteriore c’è stato, mai successo con le All season e nemmeno con le Pro4 Endurance se non specificatamente voluto. Ma è facilmente controllabile, basta caricare meglio il peso sull’asse che poi ci pensa il grip notevole a tenere la ruota sempre in azione.

E stavolta non mi sono fatto mancare un giro di prova con una bici da corsa a disco, perché al di là delle dichiarazioni della Casa volevo provare a spremere il massimo del grip in frenata. Un giro breve, la bici l’ho chiesta velocemente in affido e non ho toccato l’assetto del proprietario, diverso dal mio anche se abbiamo misure simile. Ecco, con una gomma all’altezza sfruttare i dischi inizia ad avere un senso. L’idraulica di comando consente di moltiplicare la forza, ma se tutta questa potenza non riesce a essere trasferita sull’asfalto perché la copertura cede (ossia slitta) prima, i dischi diventano solo peso in più. Dopo l’uscita a zonzo con la bici frenata a disco non posso affermare di essermi convinto della necessità su una bici da corsa estrema di questa soluzione; ma mi sono convinto dell’ottimo grip delle gomme, mai in crisi e questo per ora mi basta. Sul discorso dei dischi tornerò, sto cercando di incastrare l’arrivo di una bici da corsa a disco per una prova su strada; però mi sono deciso troppo tardi a richiederla e non sono ancora certo riusciranno ad accontentarmi.

Ho chiuso il test con una ultima uscita affrontando alcuni sentieri battuti, potrei chiamarle strade bianche solo che virano al giallo. Mi sono mantenuto sempre lontano dai percorsi sassosi, non ho forato e questo è buona cosa. Non ho avvertito pregi o difetti e questo non è buona cosa. Andavo troppo piano? Avevo la mente altrove? Non lo so. So che con altre gomme ho sentito se tenevano meglio o peggio mentre qui, con queste Power Endurance, è come se si fosse staccato il collegamento. Nessuna scivolata, nemmeno alla fine di un tratto in discesa arrivando troppo allegramente a una curva a gomito, quindi non posso lamentarmi, la tenuta c’è. Ma quale tenuta? Già, ecco il mio problema, non sono riuscito a rendermi conto di quanto e come la gomma lavorasse. E’ sparita dai radar delle mie percezioni, anche se era lì a fare il suo dovere. Avrei potuto sorvolare, se non lo avessi scritto chi di voi avrebbe mai saputo che ci sono andato per sentieri? Tanto più che le mie uscite di prova sono sempre svolte in solitaria e su percorsi che non svelo ad altri ciclisti con cui a volte mi accompagno in uscite spensierate. Invece lo riporto, nella speranza che qualcuno che usa queste gomme da più tempo di quanto ne ho sfruttato io per il test mi aiuti a chiarire il mistero.

Può sembrare peregrino star lì a discutere sulla tenuta in moderato fuoristrada; non dimentichiamo però che la Power Endurance è offerta anche in versione 700×28, cioè una dimensione idonea per il turismo veloce, il diporto e per equipaggiare una gravel usata prevalentemente in strada. La mia prima Elessar montava gomme in questa misura.

Avviamoci a chiudere. Pregi e difetti? Un solo appunto sul mio notes, da valutare in una colonna o nell’altra è questione di punti vista. E’ un copertoncino che fa molto bene tutto ma che non eccelle in niente, paragonato a modelli più specialistici che però pagano dazio in altri frangenti. Il suo gran grip in qualunque situazione non è altissimo sul bagnato come una gomma da pioggia; ha ottima scorrevolezza sull’asciutto ma non come una gomma da gara. E adesso che si fa? Sono pregi o difetti? Per me pregi, perché apprezzo da sempre bici e componenti buoni in ogni occasione: e queste Power Endurance lo sono. Tengono con sincerità e trasmettono ottimo feeling di guida, sia sull’asciutto che sul bagnato, mostrando limiti naturali sull’infida patina di umido del primo mattino. Hanno tanta tenuta in frenata e in curva, con solo quella quasi impercettibile incertezza durante la discesa in piega e non in ogni situazione. Forature nessuna e non le ho risparmiato passaggi scabrosi. Chiedono qualche chilometro di rodaggio, e anche loro nella prima fase di utilizzo hanno l’incresciosa abitudine di attrarre ogni minuscolo detrito e spararlo sotto l’obliquo, per poi ripagare con grande grip. Sono leggere il giusto, anche qualcosa in più considerato il valore di TPI non particolarmente elevato. Promettono di durare a lungo, ma su questo non ho dati da offrirvi perché ho spiegato non posso impegnare una bici per una prova di durata. Sono presenti a  catalogo con una corretta offerta di misure e in più abbiamo qualche variante di colore che sempre fa piacere. Certo, restando in casa Michelin, avessero la stessa tenuta sul bagnato e con clima freddo delle All season e al contempo potessero vantare leggerezza e scorrevolezza delle Competition avremmo la gomma ideale: avremmo la gomma definitiva. Però un copertoncino così non esiste, né in casa Michelin né presso qualunque altro produttore, quindi inutile anche solo pensarci. Meglio pensare a cosa esiste nella realtà e cioè un copertoncino di alta gamma, adatto a qualunque ciclista sportivo su qualunque percorso e in ogni situazione, proposto a un prezzo vantaggioso, da guardare non solo al momento di recarsi alla cassa ma alla durata nel tempo, scorrevole, leggero, molto confortevole (aspetto che ho un poco trascurato nel test e rimedio: il comfort è alto ma prima c’è da trovare la corretta pressione per noi) e dalla gran tenuta. Chi pedala tanto e non vuole cambiare gomme ogni due mesi ha trovato la soluzione. Chi pedala e basta, tanto o poco non conta, e non vuole farsi condizionare dalla stagione e dalla strada, pure ha trovato il suo copertoncino.

Una gomma di compromesso, un compromesso verso l’alto, ma un compromesso. Nessuna situazione preferita, ottimo comportamento ovunque, eccellenza in nessun ambito che poi avrebbe pagato altrove. Per come la vedo io, è un pregio. Buone pedalate.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Sembrano davvero delle gran belle coperture, ottime per una bici tuttofare con cui non lasciarsi sfuggire l’occasione di una bella tirata.
    Grazie per la recensione, è sempre un piacere leggerti.

    Samuele

    • Elessarbicycle

      Ciao Samuele, sono davvero ottime e vanno oltre l’uso tuttofare. Nella guida sportiva dicono la loro. Il problema è che poi ci sono le Competition e con loro hai voglia se ti diverti. Però solo se non piove e sa l’asfalto non è freddo. Queste Endurance invece vanno bene un poco ovunque, ma, ripeto, sono adattissime alla pratica sportiva.

      Fabio

  • Gustavo

    ciao

    Sto utilizzando con soddisfazione da piu di un anno i PRO 4 endurance 700×28 montati su una caadx con cui percorro stradine e sterrati ciclaibili. Circa 2000 km senza una foratura. Ho visto in negozio i nuovi power endurance. La mia impressione è che le spalle del power endurance siano piu sottili del pro 4 endurance e quindi piu delicate per percorrere sterrati con ghiaia. E’ solo la mia impressione? ciao Gustavo

    • Elessarbicycle

      Ciao Gustavo, a causa della bici utilizzata mi sono tenuto solo su sentieri battuti; tanta polvere ma no sassi e sassolini. Ho anche le Pro4 Endurance e raffrontando le due gomme non vedo sostanziali differenze. Malgrado come ho scritto sui sentieri non ho ricevuto segnali, la tenuta di strada è stata superiore (come in ogni altro frangente) ai Pro4 Endurance, però non ho dati per rassicurarti sulla effettiva maggiore robustezza.

      Fabio

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