Michelin Power All season

Dinanzi alla scelta del copertoncino da montare i ciclisti si dividono in due grandi famiglie: quelli che passano settimane a consultare schede tecniche, valutano pesi, test di scorrevolezza e composizione delle mescole; e quelli che “basta che tiene e se non buco è meglio”. Esiste un copertoncino capace di accontentare gli uni e gli altri? Beh, direi si. Accipinchia, e qual è allora questa gomma che mette tutti d’accordo? Non è un solo copertoncino, piuttosto una famiglia: la Michelin Power. E come non bastasse, dopo averci pedalato in abbondanza, posso aggiungere che questi Power mettono d’accordo anche chi è indeciso tra tubolare, copertoncino e tubeless. Iniziamo a farne conoscenza.

La gamma Michelin Power prevede tre differenti versioni: le All season, gomma come recita il nome per tutte le stagioni; le Endurance, dedicate a chi pedala per tanti chilometri; le Competition, senza compromessi e completamente votate alla prestazione. Non è previsto un tubolare, come invece avviene per la famiglia Pro4. Ogni copertoncino ha sue precise caratteristiche, trovare quello più adatto a noi è facile.

Il titolo di questo test richiama la versione All season, una delle tre a catalogo. Ma le ho provate tutte grazie alla efficienza della divisione ciclismo di Michelin Italia che mi ha messo a disposizione l’intera gamma, preferendo però pubblicare singoli test per non generare confusione. Quindi avremo in sequenza i test delle coperture e un quarto e ultimo articolo, breve, che tirerà le somme confrontando pregi, difetti e uso consigliato per tutta la famiglia Power.

Seppure in ritardo rispetto alla loro “naturale stagione” parto con il test delle coperture All Season che si è svolto su una percorrenza di quasi 640 km, pedalati con la Rose X-lite Team equipaggiata da ruote Spada, sia le Oxygeno che le Breva da 30mm. La misura del copertoncino è la 700×25, probabilmente la migliore per l’autunno/inverno. Sono uscito con sole, pioggia, umido, vento, caldo e freddo. Insomma, grazie a questo strano inverno che qui ci ha fatto vivere giorni polari e subito dopo primaverili, quasi estivi, posso dire che se non quattro, tre stagioni me le sono vissute.

La confezione provvede a fornirci tutte le informazioni necessarie, anche se manca quella molto utile sulla pressione di esercizio consigliata in rapporto al peso del ciclista, presente invece sulle confezioni della gamma Pro4. Vero che all’interno troviamo un “lenzuolo” con le istruzioni multilingua e anche alcuni prospetti che consigliano le pressioni in base a peso e tipo di copertura (strada, Mtb, trekking ecc.) ma sono troppo generiche e non riferite al modello specifico.

Come si può vedere nelle immagini in alto abbiamo l’indicazione della misura, il tipo di utilizzo e un disegno che mostra le soluzioni tecniche adottate. Che vi propongo a parte in basso, decifrando sinteticamente le sigle.

Grip Compund indica l’uso di una mescola che garantisce grande tenuta, soprattutto sul bagnato e con basse temperature; Hi-grip design suona un poco altisonante per indicare la presenza di lamelle sulla spalla, garanti di miglior tenuta sull’asciutto ma soprattutto sul bagnato; Aramid protek+ ci informa della presenza di una “fascia” in fibre aramidiche (fibre polimeriche ad elevata resistenza meccanica) a protezione dalle forature; TWI fa riferimento all’incavo presente sul battistrada che funge da indicatore di usura; infine 3×60 Tpi è la proporzione tra gomma e nylon della carcassa.

Per chi volesse osservare in dettaglio c’è il video ufficiale Michelin.

Tre le misure disponibili nell’unica colorazione nera: 700×23, 700×25 e 700×28; con un peso dichiarato rispettivamente di 230, 270 e 295 grammi. Basse le pressioni di esercizio indicate: sempre in ordine di misura crescente del copertoncino abbiamo 6/8 bar, 5.7/7.5 bar e 4/6.5 bar. Il peso da me rilevato sulla versione in prova, ossia la 700×25, è coincidente coi dati dichiarati fermando la bilancia a 273 grammi.

Una delle caratteristiche più importanti e immediatamente visibile è la presenza delle incisioni sulla spalla.

Giocando con la luce ho tentato di rendere meglio visibili disegno e profondità.

Anche le Endurance hanno una scolpitura simile, ma meno estesa e profonda.

Il disegno potrebbe trarre in inganno al momento del montaggio, perché se guardiamo all’incavo più interno, quello prossimo al centro del copertoncino, viene istintivo orientarlo in senso inverso. Sarebbe un errore, ma evitabile grazie al verso di rotazione in rilievo sulla spalla.

Spalla dove non mancano le altre informazioni sui misura, pressione minima e massima e anche il tipo di camera d’aria consigliata.

 

E siccome io sono ligio, ho usato le camere suggerite dalla casa madre.

Piccolo inciso: mi piace vedere sul retro le istruzioni di montaggio che non prevedono l’uso delle leve. Io ero convinto fosse una tecnica conosciuta da tutti; finché mi sono imbattuto in un noto sito che invece, ahimè, mostra chiaramente l’uso delle leve, portando in errore chi si affaccia al nostro mondo. Però ho rimediato con questo breve articolo.

Altro dettaglio: in basso l’indicatore di usura. Un semplice incavo. Finché è visibile, la gomma è utilizzabile; se sparisce è ora di cambiarla. In pratica è lo stesso sistema che troviamo su tante piste frenanti.

La misura usata ho detto è una 700×25. Che una volta calzata sui cerchi della Spada Oxygeno mi ha rimandato esattamente 25mm. Quando provai i Pro4 Endurance non ebbi uguale corrispondenza.

Il profilo è giustamente tondeggiante e, a osservare bene, viene da chiedersi se la luce rimasta sarebbe sufficiente anche per farci passare i 700×28. Visto il peso esiguo sarebbe un bel guadagno per comfort e aderenza.

Bene, terminata la lunga presentazione è il momento di salire in sella. Come detto ho percorso circa 640 km con queste coperture, pochi o molti dipende dai punti di vista. Dovendo testare anche le altre gomme in gamma Power non volevo “abituarmi” troppo, secondo una regola che mi insegnarono molti anni fa quando svolgevo altri test. Ho sfruttato ogni possibile condizione atmosferica tranne il caldo torrido, pedalando con temperature appena sotto lo zero (caso fortuito, qui sotto lo sguardo del Vesuvio succede ogni trent’anni…) e sopra i 20 gradi; con pioggia forte e con la pericolosa patina di umido del primo mattino. E al solito pedalando sui miei circuiti di prova, con pavé, asfalto buono e brutto, salite dure e semplici, discese veloci o tecniche, eliminando ogni variabile e isolando il componente da provare, come andrebbe sempre fatto in un test. Una sola bici usata, detto in apertura, ma con due set di ruote. Che conosco molto bene e ho già usato durante altri test, anche se l’utilizzo della seconda coppia non era in scaletta. Ma dopo un paio di uscite avevo bisogno di alcune conferme.

E si, perché queste gomme hanno messo in crisi più di una mia convinzione e lo hanno fatto già appena presa in mano la confezione. Quali convinzioni? Le elenco in ordine sparso: i tubolari sono il massimo nella resa sportiva, i tubeless grondano comfort, i copertoncini hanno dei limiti ma sono infinitamente più pratici. Non bastano questi luoghi comuni, ne volete altri? Una gomma invernale e da pioggia avrà sempre un deficit di scorrevolezza, un copertoncino a basso Tpi sarà pesante, le protezioni antiforatura servono a poco e irrigidiscono inutilmente la carcassa.

Ora, alcune di queste mie affermazioni sono sciocchezze, altre non tanto. Per esempio la bassa scorrevolezza e l’alto peso di copertura da pioggia con basso Tpi. Queste All season mi hanno smentito.

Michelin non è azienda che sforna nuovi prodotti a getto continuo; ma quando decide, mette in campo tutta la sua esperienza diventando quasi sempre la pietra di paragone per i concorrenti. Me ne ricordo bene quando scrivevo per la stampa. Pedalare con la gamma Power è stata una crescente demolizione di ogni mia precedente certezza.

Mi verrebbe voglia di parlarvi di tutte e tre le coperture, ma ho detto avrei diviso in singoli test e voglio attenermici.

Inizio quindi dalla situazione regina per le gomme All season: la pioggia. Semplicemente perfette. Si dirà: certo, facile, sono studiate per questo. Vero, ma il fatto è che se pure esistono altri copertoncini capaci di assicurare ottima tenuta sul bagnato (e qui siamo oltre l’ottimo) quanti poi riescono a eccellere anche con l’asciutto? Ma restiamo sotto la pioggia. La scolpitura centrale, come si è visto nelle immagini, è praticamente assente, tutto è demandato alla mescola che, evidentemente, non è boutade pubblicitaria. La gomma tiene, e tanto, anche quando la pioggia è forte e la strada diventa difficile. Ma più della tenuta, sempre eccellente, colpisce la sensazione di tenuta. Ecco, qui il concetto richiede una spiegazione. Come sapete voi che mi leggete da tempo, io se non mi sento sicuro, se non avverto ogni singolo componente che lavora al meglio e le gomme più di tutti, non spingo. E’ difficile, credetemi, avvertire una copertura che fa “presa” sulla strada bagnata, ma qui, con queste All season, è esattamente ciò che è successo. Sia in rettilineo che in curva dove, passata ogni remora, si piega la bici in assoluta tranquillità; la senti lavorare.

Per quanto il bagnato sia una condizione probante, una volta che la gomma prende poi si viaggia, la tenuta è costante. Cosa che non avviene con l’asfalto umido, dove il grip della strada è sempre inferiore al bagnato e anche mutevole; e peggio ancora con pavé e basolato umidi, a volte è difficile star dritti figuriamoci tirare una staccata. Se dovessi identificare il momento che ha fatto scoccare la scintilla tra me e queste All season, posso tranquillamente affermare che è stato proprio sul pavé umido. Per essere più precisi nel percorrere un tornante che chiude una lunga discesa asfaltata e che per motivi a me ignoti è sempre stato in pavé; e che per motivi a me noti è invece perennemente umido. Tutto gasato dalla notevole velocità che stavo tenendo mi sono fiondato nel tornante “dimenticando” che lì c’è da ridurre l’andatura perché scivolare e finire nel vallone sottostante è un attimo. Non so dirvi la velocità tenuta in percorrenza del tornante, non era proprio il caso distogliere lo sguardo dalla strada; e sapete non uso ciclocomputer con GPS ma solo uno economico del quale sfrutto essenzialmente il cronometro. Che mi ha indicato un miglioramento di 16 secondi sul mio miglior tempo in quella discesa. Posso con ragionevole certezza affermare che la maggior parte del tempo l’ho guadagnata proprio in quel tornante.

Con così tanta aderenza e, non dimentichiamolo mai, la chiara percezione del contatto tenace tra gomma e strada, era lecito aspettarsi grandi cose sull’asciutto, almeno in discesa; magari a costo di una perdita di scorrevolezza, tipico delle gomme invernali. Vera la prima, falsa la seconda. Il profilo dolce, la gran tenuta laterale, l’ottimo grip e, aspetto per nulla secondario, la capacità di tenere la ruota ben salda a terra in frenata mi hanno permesso di arrivare a un soffio dalle tre cifre di velocità massima. Una serie di fortunate combinazioni, ne parlai, ma che non mi avrebbero portato a osare tanto senza l’incondizionata fiducia che trasmettono questi copertoncini. E non dimentico che tre giorni prima, in condizioni di parziale umido (alcune chiazze ma in traiettoria) sono stato solo di pochissimo più lento.

Mi sto soffermando tanto sulla discesa perché, oggettivamente, solo lì posso raggiungere velocità tali da saggiare la tenuta. Spostandoci in piano e in salita emergono altre due caratteristiche di questo copertoncino, e una delle due è stata una sorpresa. Il comfort è davvero elevato, paragonabile a quello di un tubeless, e onestamente me lo aspettavo. Magari non così alto, ma grazie anche alla pressione di esercizio bassa non mi ha poi sorpreso. La scorrevolezza si, questa mi ha sorpreso. Da un lato, è vero, una gomma leggera (273 grammi sono un valore simile a quello di gomme più sottili e sportive) che fa comodo in salita e nei rilanci, e poi cos’è una salita se non un continuo rilancio, ma il Tpi basso, quasi da gomma per bici da città, e quel grip così generoso mi avevano preparato a un plus di fatica per andare veloce in pianura. Per niente. Molto più veloce di tante altre gomme invernali e poco meno veloce di copertoni top da asciutto.

Sempre viaggiando con enorme comodità, e sappiamo tutti che comfort significa anche meno dispendio di energia, a tutto vantaggio della (mia, piccola) riserva che possiamo trasferire ai pedali.

In salita le mie modeste andature mi hanno permesso solo di apprezzare la comodità e la leggerezza di cui ho parlato; nel complesso il connubio copertone e camera Michelin A1 ha fermato la mia bilancia ad appena 340 grammi. Come peso siamo ovviamente al di sopra di un buon tubolare ma per nulla lontani da un tubeless sportivo e da asciutto, montato e “latticizzato”.

Me le sono portate a spasso pure per sterrati, sentieri polverosi più che altro perché alla fine la bici usata è pur sempre una purosangue da asfalto, e a parte gli ovvi bloccaggi in frenata sul posteriore (ovvi perché il grip viaggia in due direzioni: la gomma e la strada e qui cede prima la strada) la sensazione di tenuta non è mai venuta meno. E nemmeno la tenuta vera e propria, a ritmi più blandi naturalmente.

Mi trovo in difficoltà; osservo il mio notes e nella colonna dei difetti ho solo un appunto relativo alla mancata indicazione, sulla confezione, della pressione consigliata in base al peso che invece mi era piaciuta sui Pro4. Potrei dire pèrdono qualcosa in termini di scorrevolezza, ma solo perché poi ho pedalato con gli Endurance e dopo ancora coi Competition; e in quest’ultimo caso rivaleggi coi tubolari quindi figuriamoci, è normale che il paragone non regge e sarebbe anche ingiusto. No, la scorrevolezza è di altissimo livello e superiore a gomme di analoga impostazione e infatti è nella colonna dei pregi.

Riassumiamo allora questi pregi: comfort di marcia e tenuta in ogni condizione in cima. Tenuta talmente elevata che mi ha consentito discese velocissime; esecuzione delle curve (grazie anche al superiore appoggio delle 25) perfetta sia per l’aderenza della spalla che per il profilo capace di esaltare l’ingresso e assecondare l’ottimo avantreno della X-lite Team; scorrevolezza paragonabile a tante coperture “estive” e sempre superiore ad altre gomme invernali; apprezzabile leggerezza che non ha mortificato più di quanto non faccia già la mia modesta gamba la velocità in salita o la prontezza nei rilanci; aderenza in frenata di altissimo livello, che mi ha consentito, finalmente direi, di spremere a fondo il connubio tra l’impianto Sram Force su cui ho lavorato abbastanza per farlo rendere al massimo e le eccellenti piste frenanti delle Oxygeno: e rimpiango non essermi procurato una bici coi freni a disco, visto che sono gomme ottimizzate per questo sistema frenante; forature nessuna.

Difetti? Oibò, a parte la fastidiosa tendenza a fagocitare ogni minimo e infinitesimale detrito presente sull’asfalto durante i primi chilometri (e solo per i primi chilometri), detriti che la forza centrifuga spara sull’obliquo generando un poco simpatico ticchettio, altri non ne trovo. Nemmeno il prezzo, è abbastanza facile portarli a casa a circa 50 euro l’uno. Che possono sembrar tanti, ma si ridimensionano mettendoli in rapporto alla qualità.

A quale ciclista consigliare questo copertoncino? A tutti, non solo a chi pedala quando diluvia. Ovviamente i ciclisti anfibi saranno quelli che più degli altri apprezzeranno le tante qualità di questa gomma, a iniziare dalla eccellente tenuta sull’acqua. Però anche quelli che se piove restano a casa ma se è umido escono uguale (e poi la pioggia tanto la beccano, è la legge di Murphy) apprezzeranno la gran tenuta in ogni situazione. Seppure non ho avuto modo di usarli con una bici da corsa equipaggiata coi dischi, posso tranquillamente consigliarli perché il grip è elevato e consente di sfruttare appieno un impianto frenante imperioso. Poi piaceranno ai ciclisti che balzano in sella a ogni occasione, senza badare troppo alle condizioni meteo e dell’asfalto; e che non si tirano indietro se incontrano un sentiero battuto (compatibile con la propria bici) perché queste gomme hanno tenuta pure lì. E infine le consiglio ai ciclisti che vogliono aumentare il comfort della propria sportiva senza sacrificare le prestazioni e senza ricorrere ai tubeless o ai tubolari, conservando tutta la praticità del copertoncino. Ho sempre battuto sull’aspetto invernale di questi copertoncini, ma è un quattro stagioni e sono certo che anche quando arriverà il caldo forte e deciderò di rimontarli per una prova, avrò conferma delle loro qualità.

Paradossalmente il suo avversario più pericoloso lo tiene in casa ed è il Power Endurance che, al prezzo di una tenuta appena inferiore sul bagnato e poco più problematica sull’umido (ma siamo sempre su livelli ottimi, i limiti appaiono solo se paragono all’All season) risulta più leggero e scorrevole. Ma non voglio anticipare altro, del Power Endurance leggeremo in altro articolo.

………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Ti è piaciuto questo articolo? Scrivi un commento oppure clicca sul pulsante “Mi piace”. Puoi condividerlo con i tuoi amici sui tuoi social o inviarlo loro via email, basta un clic sui pulsanti in basso. E se vuoi essere sempre aggiornato su ogni nuova pubblicazione non dimenticare di iscriverti al blog.

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

Qui di seguito un riepilogo degli attrezzi e dei prodotti utilizzati; se deciderai di acquistarli tramite questi link non otterrai sconti né li pagherai di più: avrai però contribuito a sostenere il blog e di questo ti ringrazio. Ricorda però che l’acquisto dovrà avvenire tramite questi link entro le 24 ore dal momento che lo hai inserito nel carrello. Se chiudi la navigazione o acquisti dopo le 24 ore al blog non sarà riconosciuto alcunché.

Prova gratuitamente per 30 giorni Amazon Prime

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Gustavo

    ciao

    Ottimo articolo. Nella recensione dell’endurance farai anche un confronto con il PRO 4 Endurance (che hai già recensito)? Guardando le specifiche del POWER, vedo che ha le spalle piu sottili del PRO4 e quindi lo considererei piu delicato per certi terreni. Io con il PRO 4 ENDURANCE 700×28 montati su una CAADX ho percorso 2000 km di strade, stradine, sterrati e carrareccie senza forature, con un discreto comfort e con una scorrevolezza piu che buona.

    ciao

    • Elessarbicycle

      Ciao Gustavo, un confronto diretto coi Pro4 no, non ci sarà. Sia perché esiste già un ampio test e sia perché l’impostazione è quella di pubblicare singoli articoli su tutta la famiglia Power e chiudere poi con un ultimo articolo che raffronta sinteticamente le caratteristiche ma sempre restando in famiglia Power.
      Non trascuro nemmeno sarebbe un confronto ingiusto: le Pro4 sono ottime (ci ho pedalato mesi) ma sono ottime se prese singolarmente e raffrontate a concorrenti analoghi. Le Power sono un altro pianeta proprio e sarebbe sbagliato voler comparare due gomme poste su due diverse fasce, soprattutto di prezzo.
      Ma, sapete, i miei test sono sempre completi, quindi alla fine leggendo qui e là ognuno avrà notizie a sufficienza per farsi la propria opinione.

      Fabio

  • Damiano

    Interessante! Senza alcuna ombra di polemica, trovo sempre difficile valutare gli pneumatici sulla carta. Voglio dire, alcuni differiscono in maniera veramente notevole sui test su strada, sono passato ad esempio da un Marathon Supreme ad un Marathon e la differenza in prestazione è evidente. Però ad esempio qui http://www.bicyclerollingresistance.com/road-bike-reviews/michelin-power-all-season-2016 danno numeri piuttosto deludenti per gli All Season. Probabilmente una volta messi su strada in condizioni fuori dal laboratorio le cose cambiano… Per ora io sono affezionato ai Supreme della Schwalbe, non mi vergogno ad ammettere che ora monto un 28 davanti ed un 32 dietro (non fanno più i 28). In effetti, come veniva fuori dai dati di Bycicle Quarterly (https://janheine.wordpress.com/), pneumatici più larghi non vuol dire necessariamente bici più lenta…
    Magari più avanti potresti fare un update sulla durata dello pneumatico, altro parametro interessante!

    • Elessarbicycle

      Ciao Damiano, il laboratorio serve perché fornisce utili indicazioni in assenza di ogni variabile. Ma è un poco come coi cuscinetti dei mozzI: una cosa è girare la ruota sul cavalletto, altra sotto carico su strada.

      Per il test di durata mi spiace ma devo deluderti: non ci sarà. Impegnare una bici con un solo set di gomme per tanto tempo, quando ne ho altre da provare e altro materiale ancora è di fatto impossibile per me. Gli all season già sono stati rimossi, ho rodato endurance e Competition e ora sono alle uscite con gli endurance. E’ un continuo e io sono solo…

      Fabio

  • Damiano

    Capisco, non è facile! Beh intanto comunque test interessanti e approfonditi!!

Commenta anche tu!