Met Allroad

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In prova la prima delle due novità di casa Met: ora leggeremo del modello Allroad, la prossima volta toccherà al Vinci.

Due caschi che condividono foggia e alcune scelte tecniche senza sovrapporsi.

L’Allroad, lascia intuire il nome, è il classico casco polivalente: adatto all’uso sportivo come al fuoristrada, senza tralasciare la città.

Il Vinci si impreziosisce con la tecnologia Mips, si rivolge ai ciclisti più sportivi ma, ho rilevato, è ottimo anche in ambito gravel grazie a un sistema di ventilazione davvero ottimo.

Come tradizione di casa Met il rapporto qualità prezzo è su alti livelli; escluso il sibaritico Trenta K, fuori classifica diciamo così con la sua calotta in lussuosa fibra di carbonio, mai tra i tanti caschi della casa che ho provato mi è capitato lamentarmi.

Che fossero i modelli top o quelli più abbordabili, sempre ho trovato tutto ciò che serve, l’ho trovato ben fatto e proposto a prezzi di listino assolutamente competitivi.

Per questo, malgrado un periodo per me non favorevole, ho accolto con piacere l’invio di questi due caschi. Mi ero appuntato di chiederli, soprattutto il Vinci, ma non l’avevo fatto perché già in fortissimo ritardo con tutti gli altri test.

Ma sapete quanto tengo a che i ciclisti indossino un casco, quale che sia purché ben fatto. E quindi eccoci qui, partendo dal modello Allroad.

Un casco leggero, ben ventilato, comodo, con luce posteriore integrata, visiera asportabile e tutte le caratteristiche che conosco e conosciamo di casa Met. Dai pratici divider al sistema di ritenuta regolabile.

Questo non è il clima migliore per testare un casco, il freddo obbliga al sottocasco falsando la calzata e vanificando la ventilazione.

E quindi vi ho dovuto rinunciare; mi resta fuori solo la prova col caldo torrido ma visto che sicuramente continuerò a usare il Met Allroad (e il Vinci) anche dopo la chiusura del test, saprò dirvi qualcosa quando le temperature saliranno.

Comunque, anche se molte uscite sono state vissute con il termometro decisamente basso (da queste parti i 5 gradi sono inverno siberiano…), l’averle dedicate molto al gravel, quindi velocità inferiore rispetto all’uscita sportiva, mi ha permesso di raccogliere sufficienti elementi di valutazione.

Prima però, come è tradizione, scopriamo come è fatto.

Voltiamo pagina.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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