Manutenzione mozzi Spada Cristallo

Ad articoli che trattano i lavori in senso generale mi piace, ogni tanto, affiancare alcune monografie; scritti cioè dedicati a un solo specifico componente e che richiede per questo una procedura unica, non replicabile con altre marche. Lo feci per il mozzo Campagnolo 9v, l’ho fatto più di recente con i freni Avid BB7, mi appresto a farlo adesso con i mozzi Cristallo ideati e costruiti da Corrado Spada.

Ha senso pubblicare un articolo così di nicchia? Se guardo solo alla possibilità che aumenti il traffico sul blog la risposta è no. Però io mi sono sempre curato poco di quante visite può portare un articolo, anzi, non me ne sono mai curato. Questo articolo servirà a poche persone, cioè a chi possiede questi mozzi e parla italiano perché solo i test (e non tutti) ricevono la traduzione in inglese. Ma sono certo che a quelle poche persone avrò fornito un valido aiuto. Reso ancor più valido dal fatto che prima della pubblicazione ho sottoposto l’articolo direttamente alla supervisione tecnica di Corrado, che ha dato il suo beneplacito.

Corrado Spada è una bella persona, oltre che tecnico raffinato. Ha grande preparazione e lo dimostra con i suoi prodotti e con i video tecnici. Però, come tutti quelli veramente bravi, fatica a calarsi nei panni di noi meccanici per caso; e questo lo porta a dare per scontate parecchie conoscenze. Io invece non ho la sua preparazione tecnica né le sua capacità: compenso con una buona predisposizione a spiegare in modo chiaro e alla portata di chiunque. Ricorrere ai consigli o alle verifiche da parte di chi ne sa più di me è mia vecchia abitudine; tutti gli articoli della sezione officina ne hanno beneficiato. Potrete trovare l’errore di battitura sfuggito a ogni controllo ma mai una sciocchezza tecnica. In questo caso chiedere un confronto a Corrado è stato motivato non solo dalla necessità di una verifica, ma anche perché io uso alcuni passaggi diversi da quelli indicati sul suo sito. Però siccome ho deciso che volevo proporre una esecuzione dei lavori semplificata, eseguibile da chiunque e senza possedere una attrezzatura specifica, il supporto di chi questi mozzi ha inventato è stata scelta obbligata.

Quella che ci apprestiamo a vedere è la procedura per la totale manutenzione di questi mozzi: rimozione cuscinetti, il loro ingrassaggio (o sostituzione se necessaria) e la lubrificazione della ruota libera completamente smontata dal mozzo. Nell’ipotesi più lunga, compresa cioè di ingrassaggio dei cuscinetti e rimozione e pulizia completa della ruota libera, tutto il lavoro porta via non più di 25 minuti per ambedue le ruote, agendo con calma. Io ho impiegato oltre cinque ore divise in due giorni; perché ho dovuto fare le foto e perché durante il primo giorno ho lanciato in orbita uno dei cuscinetti della RL. Quello che Corrado assembla personalmente, quindi impossibile da trovare nei negozi specializzati. Per fortuna dopo due giorni il corriere me ne ha consegnato uno nuovo.

Bene, dopo questo lungo preambolo possiamo impugnare gli attrezzi; anzi no, partiamo dal mozzo anteriore e per la prima operazione bastano le mani: sfiliamo i due distanziali posti alle estremità dell’asse.

La rimozione dei cuscinetti è semplicissima e richiede solo un martello in gomma; io che ho sempre una mia remora a martellare uso un piccolo attrezzo da frapporre fra testa dell’asse e martello. Ma non è indispensabile, solo una delle mie tante fisime.

Un colpo secco, non è necessario sia duro perché Corrado ha previsto una generosa tolleranza (che non provoca giochi, non pregiudica la tenuta ma aiuta – e molto – in queste operazioni) e il cuscinetto dal lato opposto a quello dove abbiamo battuto verrà fuori. In pratica è l’asse che funge da estrattore, secondo un principio già mostrato in questo altro articolo.

Sfiliamo via il cuscinetto dall’asse, reinseriamolo e sfruttiamolo per rimuovere anche il secondo cuscinetto rimasto in sede. Prestando attenzione a un dettaglio, cioè il piccolo magnete del contaKm, potete vedere ho ruotato il mozzo.

 

Adesso il nostro mozzo è libero: non dobbiamo toccarlo ma volevo mostrarvi quanto è bella la sua costruzione in alluminio e carbonio. E, aggiungo, solo adesso è possibile sfilare i raggi se per qualche motivo ne abbiamo necessità.

Una ispezione superficiale al cuscinetto: segni di leggera ossidazione. Nulla di preoccupante, solo troppa acqua presa negli ultimi tempi e mia, colpevole, incuria,

Ora si aprono due strade: sostituzione dei cuscinetti o loro ingrassaggio. Nel primo caso saltate oltre andando alla procedura per reinstallarli; nel secondo continuate a seguire.

Abbiamo il nostro asse e i suoi due cuscinetti.

Con un ago (io mi trovo benissimo con le spille da balia, grazie alla loro forma è facile impugnarle) solleviamo la palpebra di protezione per avere accesso alle sfere. Agiamo sul diametro interno, più semplice. In foto l’ago è un poco sfasato, ma è difficile essere precisi quando con l’altra mano stai fotografando…

Ecco le sfere a vista; queste stanno una bellezza, non avrebbero bisogno di alcuna cura. Ma devo scrivere l’articolo e che faccio, non ingrasso? Ingrasso, ingrasso…

Se invece appaiono sporche è bene dare una pulita con un buon detergente, rimuovendo però anche la palpebra dal lato opposto, per evitare si possa rovinare. Va bene qualunque detergente, anche lo sgrassatore domestico: l’importante è che dopo il cuscinetto sia asciugato con cura, soffiando aria compressa è meglio, molto meglio.

Io non devo pulire, nemmeno ingrassare ma lo faccio lo stesso e ricorro al Dura Ace riserva speciale: prezzo medio sui 300 euro al chilo…

Tranquilli, con un vasetto da 50 grammi (sui 15 euro) una officina domestica ci campa qualche anno. Con le dita o una piccola spatola (io ho schiacciato un pennellino dopo aver rimosso le setole) riempiamo il cuscinetto di grasso.

Riempiamo perché questo grasso è molto fluido: con la rotazione si spande occupando perfettamente gli spazi: ma si riduce anche, diciamo così. Usando un grasso più denso (per esempio quello al teflon o al litio) bisogna essere più parsimoniosi, altrimenti finiamo col “frenare” il cuscinetto.

Proprio per la sua  (poca) consistenza, quando uso il Dura Ace ingrasso i cuscinetti da ambo i lati. Con grassi più densi non è necessario. Adesso possiamo richiudere, premendo nuovamente la palpebra in sede e accertandoci sia correttamente posizionata.

Una pulita all’asse e, se vogliamo, una passata di vasellina meccanica o paraffina. Non per lubrificare, non è necessario, ma per protezione dall’ossidazione.

Adesso non resta che rimontare il tutto. Prendiamo l’asse, un solo cuscinetto e inseriamoli nel mozzo.

Problema: il cuscinetto così non entra a sufficienza per andare a battuta.

Prendiamo il distanziale, poggiamolo sul cuscinetto e proviamo a inserire.

Non va bene, il cuscinetto non entra del tutto.

D’accordo, la smetto. Scusate questa mia divagazione, giustificatela con la necessità di trovare un escamotage di impaginazione: perché per inserire i cuscinetti abbiamo tre possibilità. Possiamo ricorrere a un tubetto di metallo con diametro interno da 10mm e battere con questo sul distanziale: il cuscinetto andrà a battuta. Però, l’ho detto, io non amo battere i cuscinetti, è più forte di me. Corrado lo mostra nel suo video e se lo fa lui vuol dire che è giusto. Ma che posso dirvi, proprio non ci riesco. E per questo motivo vi suggerisco due diverse procedure, ambedue molto semplici.

Una richiede l’aiuto di due normali dadi M10 (a cui con un trapano a bassa velocità avremo rimosso la filettatura) e l’altra una pressa artigianale, costruita con una barra filettata M5 e due elementi di spinta ricavati al tornio. Che mi feci fare con una singolare forma conica perché mi è utile anche su altri mozzi. Vediamo prima la procedura usando i dadi M10, aiutandoci in questo caso con il Quick release.

Montiamo i due cuscinetti a mano sull’asse, poi i distanziali dei mozzi, infiliamo i dadi e chiudiamo tutto usando il QR.

Avvitiamo e quando avvertiamo resistenza agiamo sulla leva del QR; attenzione, una sola volta non è sufficiente a mandare il cuscinetto a battuta, quindi allentiamo la leva, avvitiamo ancora e poi altra azione sulla leva. Di solito basta eseguire questa operazione due o tre volte.

Come vedete nell’immagine di destra, dove ho rimosso il distanziale per mostrare il cuscinetto, siamo perfettamente a battuta. Non solo: abbiamo anche la certezza che il cuscinetto sia penetrato perfettamente dritto. Di fatto la dinamica è la stessa di una pressa. E a proposito di pressa, vediamo il mio sistema: cuscinetti in sede, distanziali originali, i due elementi conici, una barra filettata, una coppia di rondelle e una di dadi flangiati e possiamo stringere.

Come sempre quando si agisce usando una pressa, anche una semplice come questa, è necessario prestare un minimo di attenzione. La forza che è possibile applicare con un qualunque sistema filettato è enorme, quindi bisogna sapere quando fermarsi. Non si serra mai “alla morte”, altrimenti si deformano i cuscinetti. Lo stesso vale anche usando il QR.

Abbiamo terminato con l’anteriore. Il tempo richiesto, compreso di ingrassaggio dei cuscinetti, non supera la decina di minuti lavorando con molta calma. Diciamo che una volta presa la mano non ne impiegherete più della metà. Quindi davvero poco tempo, che vale la pena spendere per avere il mozzo sempre in perfetta efficienza. Grazie anche alla intelligenza di Corrado che ha ideato un mozzo su cui è facile lavorare e ha usato tolleranze di interferenza tali da mettere chiunque in grado di operare.

Passiamo al mozzo posteriore. Le operazioni sono poco più complicate perché è necessario rispettare una precisa sequenza.

Anche qui la prima operazione è rimuovere i distanziali; per quelli più smemorati vi indico quale è il destro e quale il sinistro.

 

Prendiamo il nostro martello in gomma e battiamo sull’asse dal lato SINISTRO; OSSIA QUELLO OPPOSTO AL LATO PIGNONI.

Anche qui io frappongo il mio piccolo attrezzo, ma o scattavo la foto o mantenevo l’attrezzo. Dura quando fai tutto da solo…

Solito colpo secco ma non violento e l’asse lato pignoni uscirà trascinando con sé il cuscinetto. L’asse uscirà parzialmente, non provate a sfilarlo: primo perché tanto non esce e secondo perché se vi incaponite rompete tutto.

Tiriamo via il cuscinetto, reinseriamo l’asse e battiamo adesso dal lato pignoni per disimpegnare il cuscinetto opposto.

Ora possiamo sfilare l’asse. Che verrà via SOLO dal lato sinistro, che è sempre quello opposto al lato pignoni.

So di aver ripetuto più volte lo stesso concetto, violando una regola del bravo giornalista: ma una volta mi è arrivato tra le mani un mozzo posteriore letteralmente esploso. Mai capito cosa è successo e nemmeno Corrado a cui lo inviai, ma sono convinto che un meccanico poco accorto batté con forza l’asse dal lato sbagliato.

Diamo un momento una occhiata al nostro asse che, come si può notare, mostra sedi dei cuscinetti di differente lunghezza.

Sempre per gli smemorati come me vi ricordo che il lato più lungo è quello che sporgerà a sinistra nel mozzo.

 

Abbiamo tolto i nostri cuscinetti, possiamo ingrassarli seguendo le stesse indicazioni viste sopra per il mozzo anteriore o sostituirli se necessario.

Dedichiamoci al corpetto ruota libera.

Possiamo osservare nella immagine in basso che il foro all’interno presenta delle scanalature: servono da ingaggio per una chiave a brugola da 10.

Prendiamo allora la nostra chiave e svitiamo.

Potrebbe succedere che l’ossido abbia bloccato il corpetto che non si sfila più con facilità: basterà applicare una leggera leva con un cacciavite sottile o battere leggermente sul corpetto dopo aver parzialmente svitato. Se non è successo, viene via rapido.

Perché smontare il corpetto? In effetti non è necessario se lo scopo è solo una veloce lubrificata. Infatti sul corpetto stesso è previsto un foro di lubrificazione: qualche goccia di olio denso e abbiamo risolto, senza dover smontare niente e ricordandoci di chiudere il foro con una punta di silicone o materiale simile.

Però può succedere che il portacricchetti abbia bisogno di una bella pulita oppure, come nel mio caso, il foro si riveli insufficiente per diametro. Infatti uso il Phil Wood Tenacious oil per i corpetti. E chi tra voi lo usa sa che è molto denso. Usando il foro sul corpetto posso darne una microgoccia alla volta, aspettare qualche minuto che penetri e poi ripetere l’operazione. Che dovrò eseguire almeno una decina di volte per ottenere una lubrificazione sufficiente. Invece smontando il corpetto lubrifico in un attimo, e siccome rimuoverlo richiede meno di un minuto alla fine faccio prima.

Infine, la rimozione è necessaria nel caso si debba sostituire un raggio lato corpetto poiché la testa è infulcrata all’interno.

Col corpetto sul banco sfiliamo per prima cosa il “funghetto” interno, che verrà via senza difficoltà.

Poi il cuscinetto interno, posto subito dietro il “funghetto” appena rimosso.

Che schifezza all’interno, urge pulizia! No vabbè, non stava così male: ho sporcato io per esagerare l’effetto…

Comunque, sporco o no, dobbiamo rimuovere il cilindro interno sul quale sono innestati i cricchetti: che si sfila solo da dietro, non esce dal davanti, inutile che ci provate. Però dietro c’è un secondo cuscinetto, quello che a me è volato dalla finestra, ma è semplice rimuoverlo. Corrado suggerisce un martello leggero e un tubetto di metallo: un colpetto e via, il cuscinetto è fuori. Ma io, l’ho detto, ogni volta che posso evitare il martello lo evito, e quindi con un sottilissimo bulino da incisione (senza più filo ma straordinariamente sottile e resistente) agisco con delicatezza lungo tutta la circonferenza esterna del cuscinetto.

Nella immagine in alto è già parzialmente fuori. In ogni caso agendo in questo modo è fondamentale non esercitare tutta la leva subito e su un solo punto ma andare piano, poco alla volta, sull’intera circonferenza. Mai forzare un solo punto altrimenti il cuscinetto, qualunque cuscinetto, si deforma. Il primo giro completo, chiamiamolo così, deve creare uno scostamento quasi impercettibile. Ma ripetendo l’azione vedrete che il cuscinetto uscirà facilmente senza subire danni.

Rimosso il cuscinetto possiamo sfilare da dietro il portacricchetti e pulire il tutto: ecco gli elementi che compongono il corpetto RL tirati a lucido per la festa.

Una precisazione: i cricchetti sono removibili (come qualunque cricchetto) e hanno un verso di montaggio. Se durante la pulizia si fossero sfilati e non ricordate più il verso corretto di inserimento allora tenete presente che lo “spigolo” deve guardare all’esterno.

Comunque è impossibile sbagliare: se invertite il verso dapprima entreranno a fatica e poi non si muoveranno, non avranno cioè apertura/chiusura. Niente panico quindi, se bloccati è perché sono messi al contrario.

Questo in basso è il cuscinetto volante; ve lo mostro perché osservando con attenzione si può vedere un riflesso in alto, sulla sua circonferenza: è il balcone dal quale il precedente è sparito. Ora è alle mie spalle e chiuso. Si intuisce che questa cosa mi ha fatto arrabbiare? Penso di si…

Balcone ermeticamente sigillato, banco a distanza di sicurezza, possiamo lubrificare e riassemblare il corpetto.

L’olio Phil Wood non si chiama Tenacious a caso: è proprio denso. Per questo io lubrifico prima le sedi dei cricchetti e l’interno del cuscinetto, quando cioè sono smontati. Mi assicuro che penetri bene.

Poi inserisco il portacricchetti, ovviamente dalla parte posteriore del corpetto.

E chiudo reinserendo il cuscinetto. Che non andrà a battuta solo con le mani, vuole essere aiutato. Corrado suggerisce di scaldare il corpetto con un phon, meglio ancora se da carrozziere, procedura valida anche per sfilarlo perché il corpetto si dilata con facilità. Però in questo caso, cioè usando il phon per rimuovere il cuscinetto, non fatelo a corpetto ancora sul mozzo perché il carbonio e il collante risentono del calore.

In ogni caso io sono un fanatico delle presse per cuscinetti e ne userò una. Con molta cautela per non danneggiare il cuscinetto, mi avvalgo di una normale pressa per movimenti centrali Press-fit, usando gli elementi dal lato piatto. Una stretta molto leggera, giusto perché, oltre a inserire il cuscinetto, l’uso della pressa mi assicura che sia penetrato perfettamente dritto. Altra mia fissazione questa, guai a vedere un cuscinetto storto, divento cattivo…

Fatto questo capovolgo il corpetto e lubrifico in abbondanza.

Se non ho necessità di pulire ma solo lubrificare, poiché come detto non uso il forellino, non smonto il portacricchetti, mi basta dare olio col sistema che vedete qui sopra. Ma dovevo fare un articolo completo, quindi…

Un breve inciso; chi non avesse il Tenacious oil può ricorrere o a un olio molto denso, un Sae 90 per capirci, oppure usare un abile mix di olio e grasso. Ne ho parlato in questo articolo, comunque sintetizzo: olio al teflon per catene e grasso al teflon, poco grasso. I due prodotti si mischieranno insieme garantendo al contempo fluidità e giusta tenacia.

Adesso possiamo rimontare il corpetto: grasso sulla filettatura e anche sul mozzo, lì dove poggia il corpetto. Io questo secondo caso lo scopo non è la lubrificazione ma la protezione dall’umidità. Ne basta un velo, io ho abbondato altrimenti in foto non si vedeva niente. Ne dovete mettere meno, molto meno.

Rimettiamo il nostro funghetto all’interno; nell’immagine sopra si può notare che c’è già il cuscinetto in sede. Trovo che così sia più semplice posizionarlo, lasciando poi al serraggio del corpetto sul mozzo assicurarne il perfetto montaggio. Nulla vieta comunque di inserirlo a mano prima, entra facile.

Corpetto in sede, avvitato a una coppia di 35Nm e restano da rimontare asse e cuscinetti.

Così come esce solo dal lato sinistro per lo stesso motivo l’asse andrà inserito dall’identico lato. Ci troveremo dinanzi ai cuscinetti non a battuta, ma per posizionarli vale la stessa procedura vista per i cuscinetti del mozzo anteriore. Mi raccomando solo a non invertire i distanziali e ricordate che è sempre la circonferenza maggiore di questi quella che andrà a contatto coi cuscinetti.

Ultime raccomandazioni prima di terminare: chiudete sempre il foro di lubrificazione con una puntina di silicone o altro materiale simile (un mio amico usa una specie di plastilina con cui si attaccano le foto ai muri…) altrimenti la forza centrifuga spererà fuori tutto l’olio. Dannoso.

E, come sempre quando si monta un cuscinetto per interferenza, date qualche leggero colpetto con un mazzuolo in gomma per eliminare le tensioni residue.

Abbiamo finito. Il tempo impiegato per una completa manutenzione del mozzo posteriore, compreso ingrassaggio cuscinetti e smontaggio/pulizia/rimontaggio del corpetto ruota libera non supera i 15 minuti. Insomma, in un tempo davvero minimo, meno di mezz’ora, possiamo aver cura di ambedue i mozzi, essere certi della loro perfetta efficienza e godere pedalando nella consapevolezza che tutto questo l’abbiamo fatto noi. Senza possedere chissà che esoterici attrezzi: solo un poco di attenzione a non sbagliare la sequenza. E ricordate che se appena rimontati i mozzi vi sembreranno girare tra le mani un pelo frenati, è normale. Pochi chilometri affinché il grasso si assesti e dopo scorreranno meglio di prima. Buone pedalate.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

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