Pompa da officina e kit borsino sottosella

Inizio con questo articolo ad affrontare l’argomento, che sarà diviso in più parti pubblicate a scadenza indefinita (scrivi, prepara le foto, ridimensiona, impagina ecc; un poco di tempo ci vuole…) di come attrezzarsi per poter svolgere in modo agevole e corretto l’ordinaria e la straordinaria manutenzione della propria bicicletta.

Con alcune premesse. Primo; ci sono operazioni che un ciclista normale come noi compie una sola volta nella vita, se non mai, e quindi l’acquisto dell’attrezzo specifico, spesso molto costoso, è inutile; me ne parlerò comunque. Secondo; molto, nella scelta se acquistare o meno gli attrezzi che vedremo, incidono le capacità meccaniche, le necessità e il tipo di bici posseduto. Inutile, per esempio, acquistare una pompa ad alta pressione per una forcella ammortizzata ad aria se si possiede solo una bici da corsa…

Terzo e ultimo, ma non meno importante; le foto che pubblico ritraggono, nella maggior parte dei casi, i miei attrezzi. Non c’è alcun intento pubblicitario in questo, non li vendo e non mi pagano le case costruttrici; anzi, sono io che verso loro molti soldi.

Seguirò sia un ordine di difficoltà (e di indispensabilità), diciamo così, che uno che prende a schema le varie parti della bici. Questo, mi rendo conto, può rendere necessario dover cercare tra le righe i punti che interessano: ma, d’altro canto, l’idea di questo blog è di avvicinare i lettori alla tecnica andando per gradi, imparando insieme. E inizierò, in questo primo articolo, da quello che non può e non deve mancare assolutamente, anche se la manutenzione non la fate voi.

La pompa da officina.

Abbiamo la nostra prima bici, appena ritirata dal negozio: ci serve qualcosa subito? Si, alcune.

Anzitutto una buona pompa da officina o pavimento che dir si voglia, cioè quella classica da tenere ferma coi piedi pompando con le braccia. I soldi per una pompa di buona qualità sono soldi ben spesi, perché la pompa durerà, sarà in grado di raggiungere la giusta pressione senza “sfiatare” e ci consentirà di usare la bici sempre in perfetta sicurezza.

Le pompe non sono tutte uguali, ovviamente. A parte la qualità, perché la pompa da 8 euro al supermercato non potrà mai competere con una pompa di marca da 40 e passa euro (e chi afferma il contrario non sa di cosa parla anche se sostiene che lui le ruote le gonfia lo stesso) due sono i parametri da tener presenti nella scelta. Il tipo di valvola che siamo soliti usare sulla nostra bici e la pressione di gonfiaggio che abbiamo necessità di raggiungere.

Le valvole si distinguono nelle quattro grandi famiglie di Presta, Italiana, Schrader e Dunlop, anche se i termini per identificarle cambiano da nazione a nazione, e con alcune varianti per noi ininfluenti perché la dimensione non cambia.

La Presta, disponibile in diverse lunghezze e con valvola removibile o fissa, è la classica valvola “da corsa”, col tappino solidale per capirci, che deve essere svitato ma resta lì. Quella italiana ha lo stesso diametro della Presta ma il tappino non è solidale. La Schrader è uguale a quella che si usa anche su moto e auto, decisamente più larga delle precedenti due e molto usata in mountain bike e su bici di fascia economica. La Dunlop è un misto tra le altre, richiede un attacco piccolo alla pompa ma il corpo ha lo stesso diametro delle Schrader.

Nelle immagino qui sotto i diversi tipi di valvola; le immagini sono state prese dal sito Scwhalbe e la denominazione è quella loro.

Nell’ordine, in ogni caso, corrispondono a Presta, Italiana, Schrader e Dunlop, secondo i nomi che stiamo usando qui.

Valvola Presta
Valvola Presta
Valvola Italiana
Valvola Italiana
Valvola Schrader
Valvola Schrader

0186 Valvola Dunlop

Quindi la soluzione migliore è acquistare una pompa che possa ricevere ambedue gli standard. Tra le varie in commercio è preferibile sceglierne una che abbia i due fori di uscita separati e un blocco a levetta che impedisca alla pompa di saltar via raggiunte pressione più elevate. Indispensabile il manometro, tra l’altro sempre presente sulle pompe di buona fattura.

0187 Topeak Joeblow 020188 Topeak  JoeBlow 010189 Topeak Joeblow 030190 Topeak Joeblow 04

 

Bene, abbiamo la nostra pompa e gonfiamo le ruote prima di uscire: ma se buchiamo per strada? Ci vuole il kit di primo soccorso, composto da pompa da viaggio, camera d’aria di scorta, minitool, leve cacciacopertoni e, se si è previdenti, pezze autoadesive e raccordo valvola per il compressore, il tutto da inserire in un piccolo borsino da posizionare sotto la sella.

Nelle immagini qui sotto potete vedere due mie borsette sottosella di dimensioni diverse. A sinistra una Rose estensibile, capaca di raggiungere il litro di capienza; affianco una minimale Xtreme da 0,3 litri, ma capace di contenere tutto il necessario per una uscita in bici da corsa. Ne esistono di fogge, dimensioni e sistemi d’attacco per tutti i gusti e tutte le esigenze. A voi trovare la più adatta.

0191 Borsette sottosella a confronto 010192 Borsette sottosella a confronto 02

 

Il kit di primo soccorso.

Pompe da viaggio ne esistono in misure, peso e capacità di gonfiaggio praticamente infinite.

Nella scelta bisogna anzitutto orientarsi su una adatta alle valvole della bici su sui sarà montata; ma anche qui ce ne sono con doppio foro di uscita per adattarsi a tutte le misure. Dovrà essere in grado di raggiungere, o almeno avvicinare, la pressione minima consigliata, il cui valore è impresso sul fianco dei nostri copertoncini. Se avrà anche un sistema a levetta di blocco valvola, sarà meglio.

Il problema delle pompe da viaggio è che hanno una portata limitata; più si aumenta la quantità d’aria in uscita, più le pompe sono grandi, e questo non sempre è gradito a tutti. Per le ruote da mountain bike o bici da trekking, che non necessitano di pressioni elevate ma sono belle “cicciotte” e quindi accolgono un notevole volume d’aria, una buona cosa sono le pompe telescopiche: si allungano aumentando così la portata.

In bici da corsa, che invece necessitano di pressioni più alte, la capacità di raggiungerle è il fattore determinante. O, almeno, dovrebbe essere. Perché poi, diciamolo, spendiamo migliaia di euro per avere la bici leggera e la zavorriamo con mezzo chilo di pompa? Improponibile, giustamente.

Possiamo allora scegliere un pompa minimale, a patto che abbia un buon sistema, solitamente a vite, di aggancio alla valvola, per evitare dispersioni. Pazienza se poi impiegheremo un quarto d’ora abbondante per gonfiare la ruota.

Nelle foto in basso alcune delle mie pompe.

Partendo dall’alto vediamo:

a) una classica pompa da telaio della SKS, per valvole presta e da inserire in telai da 48 a 53 cm.

b) una rara SKS fatta per la inglese Raleigh, di cui reca il logo.

c) una Silca Viaggio in alluminio lucidato

d) una Zefal Lapize, scelta per l’estetica perfetta su Elessar 🙂

e) una SKS Injet Zoom, ottima come portata, capacità e manovrabilità. Però pesa…

f) una Barbieri Nuda in carbonio e titanio, 39 grammi appena.

g) la minima in tutto Airbon, 99mm.

 

0193 Pompe da viaggio varie0194 Pompe da viaggio con Sks aperta0195 Dettaglio Sks Injet

Un valido aiuto, da tenere con sé, è l’adattatore per il compressore, se si usano valvole Presta o Italiane. Questo perché la pistola per gonfiare che troviamo in ogni stazione di servizio è dimensionata per le valvole di auto e moto (quindi Schrader, se avete quelle siete a posto) e non è possibile gonfiare le nostre valvole sottili. Ci fermiamo dal primo benzinaio o gommista che incontriamo, tiriamo fuori i pochi grammi del nostro adattatore e in un attimo abbiamo quelle 6 o 7 atmosfere che ci risparmiamo parecchia fatica.

 

 

0196 Adattatore compressore

Una altra soluzione sono le bombolette di Co2 con il loro erogatore. Ne esistono in diversa grammatura, a seconda delle pressione che si deve raggiungere. Personalmente non amo questo sistema, perché se sbagli qualcosa o l’erogatore non è ben messo, resti a piedi. Con una pompa, seppur piccola, alla fine gonfi sempre.

 

0197 Bomboletta Co20198 Erogatore Co2

Esistono anche delle pompe doppia funzione, ossia capaci di funzionare sia da erogatore che da pompa classica. Non ne ho mai usata una, quindi non mi esprimo sulla loro funzionalità.

Ovviamente la pompa ci servirà a gonfiare la camera d’aria nuova, della stessa misura di quella sostituita, che avremo avuto cura di portare con noi, avvolta in un sacchetto di plastica (ottimi quelli per i surgelati) e spolverata di talco per conservarne l’elasticità. La dotazione minima è di una camera, lapalissiano direi. Per giri lunghi su strade malmesse, meglio due.

 

0199 Camera d'aria in sacchetto

E visto che è notorio come la fortuna sia una dea bendata ma la sfiga ci vede benissimo, per prudenza è meglio aggiungere uno scatolo di pezze autoadesive, più pratiche e veloci di quelle classiche da applicare col mastice. Se finiamo la scorta di camere (e succede, succede…) almeno possiamo riparare velocemente la bucatura della vecchia camera che, ovviamente, non avremo buttato. O si? Ops…

 

0200 Pezze autoadesive park tool

Ma prima di montare e gonfiare la nuova camera dobbiamo rimuovere la vecchia. Indispensabili quindi le leve cacciacopertoni, minimo due ma meglio tre, di plastica di ottima qualità (quelle di metallo rovinano la pista frenante in alluminio dei cerchi) e con asola di innesto al raggio.

Nell’immagine qui sotto alcuni caccia copertoni.

0201 Cacciacopertoni

 

Partendo da destra vediamo una coppia di leve da officina, lunghe e robuste per copertoni tenaci; affianco le mie preferite, le Rose, piccole, robuste, maneggevoli, con l’uncino per l’aggancio al raggio e impilabili a incastro per risparmiare spazio; proseguendo, una coppia di leve Barbieri, molto robuste e adatte a copertoni larghi, con in più all’interno una discreta scorta di pezze autoadesive; infine una leva semplice, francamente inutile.

Ultimo componente del nostro kit di primo soccorso è un minitool. Che, come tutti gli attrezzi, deve essere di ottima qualità. Le loro ridotte dimensioni impediscono sia di esercitare una buona leva che di essere posizionati in modo corretto. Distruggere quindi la testa di una vite a brugola usando un attrezzo scadente è un attimo.

In commercio ce ne sono tantissimi, da quelli basici con solo quattro o sei attrezzi a quelli in mini valigetta che replicano una officina da campo.

Il criterio nella scelta sarà, e ci mancherebbe, l’acquisto di un attrezzo che abbia gli standard della nostra bici. In ogni caso al di sotto di una dotazione con due cacciaviti (a croce e taglio) brugole da 2 a 6 (se ci sono anche la 2,5 e la 8 è meglio) e una torx T25 non si dovrebbe scendere. Ci sono quelli che fanno del minimalismo e della leggerezza la loro bandiera e quelli che hanno una infinità di funzioni, alcune soventi inutili perché le ridotte dimensioni ne rendono molto difficoltoso, quando non impossibile, l’utilizzo: penso allo smagliacatena talmente piccolo da non sopportare la tensione di smagliatura, deformandosi. Insomma, qui ognuno sceglierà in base alle proprie esigenze, usando come unici parametri la qualità e la presenza di ciò che serve alla propria bici.

Qui sotto potete vedere tre diversi minitool. Quello a sinistra lo preferisco per le sue ridotte dimensione e il peso basso, infatti lo porto con me sulla bici da corsa. Al centro uno più lungo e pasante, ma che offre migliore leva e a destra uno che conservo come “jolly”, prendendolo al volo quando esco con la bici urbana o qualche bici non mia.

 

0202 Mini tool vari

In realtà un ulteriore aggiunta al nostro kit io la farei, e sono ammessi gli scongiuri: una copia di un nostro documento di identità con anche i numeri di telefono da contattare in caso di incidente e, se necessarie, indicazioni mediche particolari, come il gruppo sanguigno se raro o una allergia a un farmaco. Non è un attrezzo nel senso tecnico, ma occupa poco spazio nella nostra borsetta e può fare la differenza.

COMMENTS

  • Sì, ho cambiato username, ma non gravatar (per ora) dato che non proseguo più sul blog del kendo. Bell’ articolo. Mi permetto qualche stimolo a cui tu saprai dare sicura risposta. Quando faccio una randonnee (minimo 200 km, generalmente lontano da casa) mi porto anche 3 camere – lo confesso, a volte 4 (!) – d’ aria e mi sento meglio… Inoltre, ma qui sono fisime mi porto dietro sempre dei guanti in lattice monouso di tipo medico: se cambio una ruota o devo lavorare con lo smagliacatena almeno riparto con le mani normali (pulite in bici, é dir troppo, no?) inoltre se qualcuno si fosse fatto male, posso assisterlo tutelando la mia salute oltre che le altrui ferite. Non manca mai qualche fascetta e un pezzo di nastro americano. Credo possa essere utile anche una maglia catena. Talco (scrivi bene!) sui copertoncini: lo faccio pure io ma uso il borotalco. Un utente di bdc segnalava possibili fenomeni “degenerativi” da parte del talco borato sulla gomma. Poi il discorso é parso rientrare sia perché nessuno pare aver mai riscontrato problemi in tal senso sia perché ormai le camere d’ aria non contengono solo gomma naturale. Ultima cosa – e mi scuso per aver preso così tanto spazio, te lo renderò volentieri sul mio blog – : puoi chiarire se per la misura dell’ usura catena sia da considerare già lo 0.5 o lo 0.75 (l’ 1 mi pare sinceramente già troppo). Grazie!

  • Ciao Franz, spunti interessanti i tuoi e saranno trattati. Ma, come ho scritto all’inizio, procederò per gradi.
    Per adesso sono partito con la dotazione basica, quella di un qualunque ciclista della domenica che non si regola da solo nemmeno i freni ma almeno non resta a piedi se buca.
    Su cosa portarsi dietro in giri più impegnativi o in viaggio, come eseguire determinate operazioni ecc ci arriveremo.
    In ogni caso saranno più che graditi commenti e suggerimenti come il tuo, perché in questo campo l’esperienza è tutto e tu, da randonneur, ne hai. Quindi ben vengano tutte le indicazioni su come integrare.
    Anticipo che per l’usura catena io considero lo 0,5, (per prudenza) ma questo sarà argomento che tratterò in futuro.
    L’idea di fondo, non so se giusta o sbagliata, è preparare una serie di articoli “aumentando di livello”. Insomma, partiamo con l’alfabeto, poi leggeremo i classici. Un approccio graduale, in modo che anche chi ha comprato la sua prima bici ieri possa piano piano essere in grado di curare la sua bici da solo.
    E’ un progetto ambizioso, lo so, e non so se riuscirò a esserne all’altezza. Ho chiesto, e spero mi risponderà, l’aiuto di un vero e proprio guru della meccanica, di cui ho profonda stima.
    Per adesso posso solo dire che il prossimo articolo (ma sulla cadenza di pubblicazione non sono in grado di fare previsioni) riguarderà il cavalletto e gli attrezzi generici, ossia la normale dotazione di ferri non specificatamente progettati per le bici ma indispensabili.

    Fabio

  • Pietro

    Concordo sul portarsi appresso dei guanti io lo faccio sempre sulla bdc ho il nastro bianco 😉
    però consiglierei quelli in nitrile ce ne sono anche di molto resistenti; il lattice dove lavoro è stato abbandonato perché può sensibilizzare la cute fino a sfociare in vere e proprie allergie. per quanto riguarda l’usura catena ho preso anch’io l’attrezzo park tool 0,5-0,75 penso sia meglio cambiarla un po’ prima. nel forum bdc l’argomento usura catena è molto dibattuto sempre importante usare il calibro per valutarne l’allungamento ma non è l’unico parametro su cui basarsi conta anche la manutenzione periodica, il modo di utilizzo(salita, pianura, incroci estremi) il peso del ciclista, condizioni delle strade.Daniele(SCR1) sempre del forum diceva che una catena può non essere allungata ma essere già usurata. sto sperimentando questo metodo di lubrificazione:
    http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=271011&page=8 nella seconda bdc dove ho la falsa maglia mi sembra interessante voi cosa ne pensate?

  • Troppa fretta… 🙂
    Alla catena ci arriveremo, trattando come si cura, monta/smonta, falasamaglia, tipi di catene e misure, attrezzi vari (dal calibro allo smagliacatena ecc) ma con calma.
    Se avessi voluto scrivere come si cura una bici in un solo post avrei dovuto pubblicare un libro…
    Prendetela come quelle pubblicazioni periodiche che si acquistano in edicola, ogni tanto un fascicolo nuovo.
    Ci sono tantissime cose da trattare e molte mi sfuggiranno e il tempo da dedicarvi è quello che è.
    Persino questo primo articolo di livello molto basico ha rischiesto alcune ore. Scrivere, tagliare e rivedere, scattare le foto, ridimensionarle, rivedere il tutto per essere comprensibile ai neofiti (che è lo scopo di questo primo post, indirizzato a ciclisti molto inesperti non certo veterani come voi) è un lavoro lungo.
    Pazientate…

    Fabio

    • Pietro

      caro Fabio se vuoi mi piacerebbe provare a darti una mano nella stesura dei capitoli che vai a scrivere in modo da creare un overwiev sull’argomento che di volta in volta andrai a trattare

  • Ciao Pietro, molto cortese da parte tua, anche se ignoro cosa sia una overwiev 🙁
    Una collaborazione è difficile, per me non per te, perché non so mai quando scriverò e che piega prenderanno gli argomenti. Molto graditi sono comunque tutti i suggerimenti. Infatti ho già fatto tesoro delle considerazioni espresse sopra e il prossimo articolo non sarà, come preventivato, su cavalletto e attrezzi generici ma tratterò un ampliamento del kit di primo soccorso.
    Lo schema dovrebbe essere: un primo articolo su un argomento rivolto a ciclisti poco esperti o totalmente novizi. Un secondo articolo che approfondisce lo stesso tema ma rivolto a ciclisti, come voi, più esperti e quindi dove è possibile dare per scontato che certe cose le conoscete già.
    Gli argomenti sono tanti, la parte più difficile è stendere un “piano editoriale” che sia lineare e non crei confusione, rendendo di fatto inutili, perché difficili da trovare, le notizie che servono.
    Adesso approfitto di un paio di bici in microfficina per alcuni lavori per fare qualche foto su come si smontano i diversi tipi di movimemnto centrale, gli attrezzi e qualche trucco per rimuovere anche quelli più ostici 🙂

    Fabio

    • Pietro

      ciao Fabio l’overwiev va di moda nel campo dove lavoro si tratta di un visione d’insieme di vari studi pubblicati e le conclusioni a cui sono giunte, andrebbero pubblicati anche quelli in cui i risultati sono negativi o diversi da quello che si attendeva, ad esempio la lubrificazione con paraffina è stata testata da una rivista di mountain bike che ha messo a confronto diversi tipi di lubrificanti. per la collaborazione allora ti aiuterò con i commmenti grazie aspetto con ansia i prossimi articoli 🙂

  • ah ok, adesso so cosa è una overwiew 🙂

    Capisco cosa intendi, ma non sarà l’impostazione mia. Non mi baso, in questo blog, su nulla che non abbia personalmente sperimentato.
    Per necessità tecniche sono costretto a prelevare qualche immagine dalla rete, ma è l’unico “intervento esterno” consentito. Ogni operazione (così come i test sui componenti o bici) che pubblico è perché l’ho fatta con le mia mani.
    Da un lato è un limite perché non posso essere esaustivo; dall’altro è un plus, perché non parlo per sentito dire. Cosa che accadrebbe se, per esempio, mi mettessi a citare gli studi fatti dalla rivista sulla paraffina, mentre invece pubblicherei la cosa solo se avessi sperimentato io la paraffina.
    Mi rendo conto che può suonare presuntuoso, ma che senso avrebbe mettermi a pubblicare lavori altrui? Non verrà fuori una guida completissima col mio sistema, ma sarete certi che quella tale operazione, eseguita con quella specifica procedura, funzionerà perché è sperimentata.
    Gradito, proprio per questo questo, è ogni aiuto o commento basato sull’esprienza vissuta, perché è questo lo scopo di questo blog. Raccontare cose vere, fatte da noi, non riprendere test di riviste o articoli di altri già pubblicati.
    Altrimenti avrei preso il libro blu di park tool, scopiazzavo e ne veniva fuori la guida completa, senza stare tanto a sbattermi…

    Fabio

  • Hugh

    bello questo sito, articoli che leggerò bene per imparare. Però si dice la scatola, non lo scatolo (al sud lo usano tutti ma non esiste in italiano)

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