La manutenzione dei mozzi, parte terza

 

 

Adesso è il momento di occuparci dei mozzi a coni e sfere, riconoscibili all’esterno per la presenza del cono con le svasature per la chiave e di un dado di chiusura.

 

1518 Manutenzione mozzi 01Non sempre però, perché i produttori si divertono a confonderci subdolamente le idee. Prendiamo per esempio due mozzi di alta gamma, uno Shimano WH- 7900 Dura Ace e un Campagnolo Chorus, tutti e due a coni e sfere e tutti e due, che combinazione, montati sulle mie bici…

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Potevano i due costruttori lasciare che i loro mozzi migliori si confondessero con la bassa manovalanza? Ovvio che no e infatti nel caso del mozzo nipponico all’esterno non vediamo alcun cono e su quello vicentino un perfetto quadrato chiuso da una piccola brugola. Eppure sono ambedue a coni e sfere e non a cuscinetti sigillati.

Il mozzo Shimano prevede infatti l’utilizzo di due chiavi a brugola da inserire nelle estremità dell’asse per svitare i fermi e la regolazione micrometrica (con apposito anello interno di fermo) dei coni, anzi del cono – solo quello dove è presente la ruota dentata – da eseguire a mano; una volta regolato il tutto si stringono i due fermi esterni.

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In dettaglio la ruota dentata (quella nera dietro il fermo e che serve a regolare il cono che è tutto interno) da regolare a mano.

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Non tragga in inganno la presenza sul lato opposto di un cono dalla foggia classica: l’ingaggio per la chiave è solo se si vuole rimuoverlo dall’asse non per la regolazione.

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Quello Campagnolo richiede l’allentamento di una piccola brugola posta sul cono e del fermo esterno con una chiave a brugola da 5mm . Una volta regolato il tutto (il cono a mano, senza attrezzi) si stringe nuovamente la piccola brugola e si chiude il fermo esterno.

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Questo ci indica due cose: la prima è che al solito i costruttori a parità di tecnologia usano soluzioni diverse per raggiungere lo stesso risultato; la seconda è che non è possibile in un solo articolo prendere in considerazione tutte le tipologie di mozzi a coni e sfere ma solo quelli più comunemente usati. Altrimenti ogni mozzo richiederebbe un articolo a sé per mostrare le singole procedure di smontaggio.

Ma se la via per raggiungere i coni può variare, la loro regolazione è soggetta sempre allo stesso principio quindi alla fine si tratterà semplicemente di adattare le note che seguono al proprio mozzo.
Invece di una chiave per coni ce ne vorrà una a brugola o proprio nessuna, ma la regolazione è sempre uguale: l’equilibrio tra la scorrevolezza e l’assenza di giochi.

Vediamo allora qual è la procedura per una corretta manutenzione dei mozzi a coni e sfere. Se poi il vostro mozzo presenta un sistema per raggiungere i coni diverso, queste note saranno ugualmente utili variando solo la prima parte; basterà far riferimento al manuale del produttore, sempre reperibile online e seguire qui per tutto il resto.
A fare da cavia sarà un mozzo anteriore Shimano WH-6600, a cui dovevo fare manutenzione e ne ho profittato per scattare le immagini; e sul quale sono ben visibili cono e dado di fermo, col primo in nero e il secondo silver, quindi preferibili rispetto a quelli con componenti tutti neri per le foto.

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Gli attrezzi necessari non sono molti: una chiave per coni e una poligonale…

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…una pinzetta a becchi lunghi e curvi, meglio se magnetizzata…

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…una bacinella di metallo anche questa meglio se magnetizzata, altrimenti va bene la classica scatoletta di tonno ovviamente senza il tonno…

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…e un barattolo di grasso.

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Se sono mozzi di gamma alta o medio alta vale la pena usare un grasso di alta qualità (e dallo spaventoso costo al chilogrammo…) come quello raffigurato sopra; altrimenti del buon grasso al teflon o a litio andrà bene uguale.

Io mi regolo così: se sono mozzi privi di parti in gomma (parapolvere) e montati su bici destinate a prendere anche pioggia preferisco quello al litio per applicazioni marine che, al prezzo di una leggera minore scorrevolezza, mi garantisce una ottima protezione; se non sono presenti parti in gomma e l’uso con l’acqua è limitato uso un grasso al litio per cuscinetti dalla ottima scorrevolezza; se sono presenti parti in gomma uso il grasso al teflon; se sono mozzi di alta gamma uso il grasso “riserva speciale”, il migliore con cui ho lavorato. E’ vero che il barattolino è formato casa delle bambole e costa uno sproposito se lo calcoliamo al chilogrammo, ma alla fine con la confezione da 50g ci fai almeno una trentina di ruote, quindi il costo unitario per ogni ingrassata si ridimensiona.

Il principio di funzionamento di un mozzo a coni e sfere si basa sulla presenza di un cono tenuto bloccato da un dado di fermo e con profilo svasato per accogliere le sfere; contenute nel mozzo in una sede anche questa giustamente conformata e chiamata pista. E’ tutto riportato nel capitolo ventitré.

Quindi la prima operazione è rimuovere un cono e per farlo dobbiamo svitare il dado di fermo.

Come si vede lo spazio per inserire una chiave per il cono (quello nero) è davvero limitato…

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…e questo impone l’utilizzo di una chiave specifica, caratterizzata dal ridotto spessore.

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Agganciamo prima il cono, con la chiave (avendo il cerchio difronte) in posizione tra ore 13 e 15.

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E poi il dado di fermo, con la chiave poligonale in posizione speculare. Va bene anche una normale, lo spazio c’è; io tendo a usare la chiave per i coni anche per il dado di fermo ma qui ho preferito una poligonale per esigenze fotografiche, stacca meglio e quella anteriore non copre la posteriore.

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Ruota ferma e ben salda a svitiamo prima il dado di fermo in modo da avere un cono libero, come si vede nell’immagine in basso dove il dado è stato appunto rimosso.

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Svitiamo completamente il cono che abbiamo liberato e sfiliamo tutto l’asse, ovviamente dal lato opposto, quello con dado e cono ancora in sede, prestando massima attenzione perché in questa fase l’asse potrebbe trascinare con sé alcuni cuscinetti sciolti; oppure, ormai liberi dai coni, potrebbero scappar via dalle loro sedi e, credetemi, ritrovarli è impossibile, hanno una diabolica capacità di nascondersi negli anfratti più impensabili.

Non ho potuto scattare le immagini perché o lo facevo o fotografavo, ma io uso uno straccio o un pezzo di carta da officina a mo’ di tappo dal lato dove ho rimosso completamente il cono e metto la ruota in piano, con la parte priva di cono in basso: se i cuscinetti si sfilano dalla loro sede me li ritrovo sullo straccio. Sfilo l’asse piano e verifico non ci sia qualche cuscinetto che ci si è attaccato e lo sta usando per fuggire via; poi ci pensa la forza di gravità a non far diventare uccel di bosco gli altri.

Prendiamo dado e coni (in realtà il cono in foto non c’è, era già a bagno per la pulizia perché mi serviva per le foto…) rimossi e l’asse con dado e fermo ancora in sede e mettiamoli a riposo in una bacinella, in attesa di una bella pulita con petrolio (o sgrassante) e pennello.

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Adesso la prima fase zen, quella che quando svolgo non voglio essere disturbato: la rimozione delle sferette una per una con le pinzette. Alcuni sorridono per questa mia precisione e mi dicono lo fanno a mano. Poi mi chiamano per chiedermi se mi avanza qualche sferetta perché gli sono schizzate via dalle dita. E poi ancora comprano una pinzetta magnetizzata. 🙂

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Mettiamo a bagno i cuscinetti per sgrassarli…

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…e diamo anche una bella pulita ai coni e all’asse, riponendo poi tutto nuovamente nella bacinella magnetica (o su un panno) avendo cura di dividere in due gruppi i cuscinetti di destra e sinistra. Questo renderà più facile evitare errori durante il reinserimento.

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All’anteriore il numero di sfere tra destra e sinistra è sempre uguale, mentre al posteriore possono variare numero o dimensioni o numero e dimensioni. In questi casi è sempre meglio dividere i cuscinetti di destra da quelli di sinistra riponendoli in due contenitori differenti.

La pulizia non ha solo lo scopo di rimuovere il vecchio grasso ma anche consentire l’ispezione visiva e “tattile” (con l’unghia) della superficie di rotolamento dei coni.

Ispezione che purtroppo ha rivelato una magagna, e preferisco credere che chi ha venduto queste ruote usate non ne fosse a conoscenza: uno dei coni è graffiato.

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In questi casi la cosa migliore è procedere alla sostituzione ma poiché il graffio era poco profondo e volevo mettere la bici in strada per consegnarla al proprietario e farlo pedalare ho provveduto a eliminarlo. E questo mi fornisce l’occasione per suggerirvi come fare, a patto che il graffio sia minimale. La foto lo rende più grave di quello che è.

Per prima cosa ho montato il cono su un bullone e fermato con un dado.

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Poi ho preso un pezzo di carta abrasiva 1200 e un listello tondo da 5mm intorno al quale ho avvolto la carta abrasiva.

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Il cono l’ho inserito nel trapano montato a banco (se non lo avete, acquistatelo: vi risolve un sacco di problemi) e sfruttando la elevata rotazione e non la pressione che deve essere minima ho levigato ben bene la superfice di scorrimento del cono.

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Che è tornato come nuovo.

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Bene, dopo questo intermezzo che vi auguro non dover mettere in pratica torniamo al nostro mozzo.

Puliti e messi da parte i componenti interni è necessario pulire e ispezionare la pista interna, quella nel mozzo. Che per fortuna si è rivelata integra. Se vi trovaste nella necessità di dargli una lucidata lo strumento migliore è un mini trapano con moletta in feltro duro e, al limite, un poco di pasta abrasiva.

Pulito il tutto ingrassiamo la pista interna. Ognuno usa un proprio sistema, chi le dita, chi la siringa, chi il pennello. Io uso la siringa se ho poco spazio o se devo solo aggiungere un poco di grasso senza rimuovere tutto, semplicemente allentando i coni. E un piccola spatola creata da un pennellino a cui ho rimosso i peli e poi appiattito. Comodissima, fidatevi.

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E’ vero che dico sempre che “mi piace sporcarmi le mani di grasso” ma è una metafora a indicare che le cose le faccio, se le mani mi restano pulite è meglio…

Grasso “riserva speciale” sulle piste destra e sinistra del mozzo e ruota in piano, con immancabile fazzoletto di carta sotto nel caso qualche cuscinetto che staremo per inserire dovesse tentare la fuga dall’interno.

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Seconda fase zen e ovviamente nemmeno qui intendo essere disturbato: il reinserimento dei cuscinetti, svolto aiutandomi con una pinzetta e con un piccolo cacciavite, pure lui magnetizzato e non visibile in foto perché ho solo due mani, per la posa finale. Il fatto siano magnetizzati non è un problema, il grasso ha una sua adesività che “ingloba” e blocca il cuscinetto. In ogni caso dopo un paio di tentativi si impara la tecnica per posare il cuscinetto senza riprenderselo su ogni volta.

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Un velo di grasso sopra i cuscinetti appena caricati e giriamo la ruota per eseguire la stessa operazione dall’altro lato. Per evitare di perdere quelli appena montati si può o chiudere il mozzo poggiandovi un cono oppure col solito pezzo di carta da officina.

Una volta che tutti i cuscinetti sono in sede infiliamo con delicatezza l’asse, avvitiamo a mano il cono fino a ottenere la giusta regolazione e montiamo il dado di fermo.

Già, ma quale è la giusta regolazione? A dirlo è semplice, è quella che garantisce scorrimento libero e assenza di giochi. A descrivere la sensazione è invece difficile, molto.
L’unica le prima volte è provare.

Serrate il cono non troppo stretto e ruotate a mano per avvertire se sotto le dita scorre liscio. Se lo sentite frenato, allentate il cono.

Poi afferrate l’asse e scuotetelo per vedere se ha gioco. Se ne ha, serrate l’asse.

Quello da trovare è il punto di equilibrio tra le diverse esigenze di scorrimento e nessun gioco e solo provando e riprovando si trova la regolazione ideale.

Una volta trovata (e si trova) è il momento di fissare il tutto stringendo il dado di fermo.

Prendiamo nuovamente chiave per coni e chiave poligonale, posizionandole inverse rispetto a quando abbiamo svitato, e tenendo il cono ben fermo nella posizione ideale che con tanta fatica abbiamo trovato diamo una decisa stretta al dado di fermo.

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E’ facile in questa fase perdere la regolazione trovata, perché il dado potrebbe trascinare con sé il cono stringendo oppure involontariamente potremmo allentare il cono mentre stringiamo il dado di fermo; quello che mi capita spesso. In quest’ultimo caso io per abitudine serro di quei pochi gradi in più il cono che troverà poi la sua regolazione quando stringo e involontariamente lo allento sempre.

Una volta chiuso il tutto controlliamo lo scorrimento e l’assenza di giochi. Se avvertiamo troppo attrito o gioco non facciamoci prendere dallo sconforto; basta riallentare il dado di fermo e procedere a una nuova regolazione. Le prime volte è normale non trovare subito la regolazione migliore, è solo necessario accumulare un poco di esperienza. E l’esperienza si forma solo provando e riprovando, poi vedrete che diventerete rapidissimi.

Non confondete l’attrito da troppo serraggio con una leggera frenatura del mozzo. Mettendo grasso nuovo non avremo reso la ruota da subito più scorrevole, nemmeno se avremo usato la “riserva speciale”. Dovremo dar tempo al grasso di posizionarsi e assestarsi, insomma ci vorrà qualche chilometro (a volte anche un centinaio) perché la ruota scorra bene. Quasi come accade con le ruote nuove che hanno bisogno di sciogliersi.

 

Terminata la ruota anteriore tocca a quella posteriore, che però vedremo la prossima volta perché tante fasi sono in comune con la sorella appena registrata; ma ci sono alcuni passaggi e differenze che preferisco trattare a parte per non confondere la lettura.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Ignazio

    Che dire…la dritta del cono levigato/tornito con la rotazione del trapano mi mancava. Li ho sempre ricomprati nuovi. Grazie.

    • Ciao Ignazio, se il ricambio è immediatamente disponibile pure io preferisco la sostituzione. Se però il danno non è grave e il ricambio non è a magazzino subito, meglio mettere la ruota in strada così, tanto alla fine sono pochi minuti di lavoro

      Fabio

  • Ciao Fabio
    tutto chiaro e preciso come al solito; solo due domande:
    Quanto bisogna stringere sul dado di chiusura a fine lavoro? Con decisione o con parsimonia?
    Ogni quanto bisognerebbe prevedere la revisione dei mozzi (in termini chilometrici intendo).
    Ciao

    Daniele

    • Ciao Daniele, di solito per le ruote dalla gamma medio alta a salire i produttori indicano un valore di serraggio, quindi è lì bisogna guardare sempre per il solito discorso che sul blog non posso prendere in considerazione ogni singolo modello.
      Valore che mediamente si aggira intorno ai 15 Nm, che mi sembra, come sempre coi serraggi indicati dalle case, eccessivo. Io lo dimezzo tranquillamente.
      Per quelli più economici è sufficiente una stretta decisa, diciamo un mezzo giro dal momento che il dado è a battuta. Non solo dal momento che tocca il cono, ma dal momento che con le mani non li giri più. Se hai una dinamometrica 7-8 Nm sono sufficienti. Se non la possiedi devi andare a sensazione usando come riferimento quello che ho scritto sopra.

      Ogni quanto fare manutenzione? Dipende da molti fattori, dalla qualità della ruota ai km percorsi e in che condizioni e così via e un valore preciso non è quantificabile.
      Il principio però è che si fa prima e non dopo, cioè non bisogna attendere che la ruota giri male perché altrimenti inizia il precoce deterioramento di cuscinetti e piste.
      Io non faccio testo, sono eccessivo nella manutenzione; un ciclista normale senza tante paranoie può tranquillamente revisionare i mozzi una volta l’anno, due se usa la bici spesso con la pioggia.
      Se però i mozzi sono di alta gamma io consiglio di farla anche più spesso, sempre in rapporto ai km percorsi e non solo al tempo. Se si fanno 1000km l’anno basta una sola volta in dodici mesi…
      Questo perché, mio punto di vista, dopo aver speso quello che due ruote di alta gamma costano e sappiamo non è poco, preferisco che siano sempre al massimo della loro efficienza.

      Bravo Daniele, hai fatto bene a porre questi quesiti, avrei dovuto dare queste indicazioni già nel testo dell’articolo, ma l’ho dimenticato. Provvederò col prossimo articolo, che non scriverò oggi perché stamattina si pedala e non si scribacchia 🙂

      I complimenti che mi rivolgete mi fanno sempre piacere, è ovvio; ma ancor di più per me sono preziose le domande e le indicazioni di cosa non è chiaro.

      Fabio

  • Stavo leggendo e mi incuriosiva la differenza “grasso al litio per applicazioni marine” vs “grasso al litio generico”… io avevo chiaro il distinguo “teflon igroscopico” e “litio idrorepellente”, esiste anche del grasso al litio che non si gradisce l’acqua?

  • … ho scritto in velocità esprimendomi male; ci riprovo: esiste del grasso al litio che non protegge i componenti dall’acqua? Non è proprio quella la sua dote principale?

    • No, non esiste; semplicemente quello per applicazioni marine (quello bianco per capirci) sacrifica un poco di prestazioni per dare in cambio una resistenza ancora superiore.
      Non è il massimo in quanto a scorrevolezza, però la protezione è decisamente superiore e valuto quale delle due caratteristiche mi serve su quella tale bici.

      Fabio

    • Oibò, penso avrei dovuto specificarlo meglio io.
      Il problema è che è per ogni cosa che scrivi ce ne sono altre dieci da aggiungere e alla fine qualcosa devi sacrificare per non ritrovarti con articoli enciclopedici.

      Fabio

  • Andrea

    Buonasera Elessar, mi dilettavo un po’ nella lettura degli articoli tecnici e m’è venuto in mente che forse anch’io dovrei regolare e soprattutto reingrassare coni e sfere!
    Su delle economiche Shimano, prendendo con due dita la ruota anteriore (idem quella posteriore) con la bici appoggiata a terra e muovendola verso destra e verso sinistra, senza forzare particolarmente, si nota un movimento laterale di circa due mm per parte, che non mi sembra pochissimo (anzi mi sembra tanto) o sbaglio?

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, sono una enormità! Subito da revisionare.

      Fabio

      • Andrea

        Grazie mille Fabio! Anche se ho paura di poter avere rovinato le piste di scorrimento poiché prendendo in mano la ruota anteriore (giusto per provarne una) e facendola girare si sentono delle vibrazioni, come se grattasse…ho capito, stasera mangio tonno per liberare una scatola 😀

        • Elessarbicycle

          Ops, letto troppo tardi, altrimenti ti consigliavo di aggiungere anche due pomodori e olive nere, buono il tonno così 😀
          Smonta tutto e nel caso mandami qualche foto ben dettagliata di piste e coni e verifica non vi siamo scalini evidenti e rugosità al tatto.

          Fabio

          • Andrea

            Grazie della disponibilità Fabio!
            Stasera, dopo una giornata di lavoro abbastanza stancante, non riuscendo a resistere all’impazienza e mi accingo alla revisione dei mozzi. Ho finito a mezzanotte (ovviamente con pausa cena e tv) e mi sono fatto una doccia solo ora da stamattina 🙂 Le piste erano ancora ingrassate, ma credo che ormai il grasso fosse inquinato e avesse perso parte delle sue caratteristiche. Comunque piste e coni erano in ottimo stato, nessun segno di usura evidente. A svitare il controdado c’è voluta un po’ di forza, pensavo ne occorresse meno.
            Il problema sorge nella regolazione. Ho mandato in battuta a mano il cono, tenendo con due dita il controdado opposto ed ho stretto a mano il primo il cono finché, sempre con due dita, muovendo l’asse in varie direzioni, non si percepivano giochi. A questo punto ho stretto con le chiavi e la ruota scorre senza particolari impedimenti (ma è normale che ci siano sempre delle vibrazioni durante la rotazione?). Naturalmente ho fatto un bel po’ di prove e alla fine ci ho speso tutta la sera.
            Alla fine ho provato a rimontare e a stringerle con i QR: prendendo con indice e pollice i due lati delle piste frenanti i cerchi continuano a spostarsi lateralmente, un po’ meno al posteriore ed in modo più evidente all’anteriore. Ho stretto troppo poco i coni?

          • Elessarbicycle

            Difficile a distanza, senza sentire il mozzo tra le mani, fare diagnosi. Rugosità non devono esserci, anche se a occhio non si vede è probabile che i cuscinetti siano andati.
            Per quanto riguarda la regolazione ti conviene sempre serrare un poco in più, è facile che poi quando si agisce in contemporanea su cono e dado per dare la stretta finale ci sia una leggera apertura del cono e quindi gioco. Stringendo un pelo in più a mano compensi al momento della stretta finale.

            Fabio

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