Raggiare una ruota, parte prima

Ci siamo; dopo una lunga marcia di avvicinamento, la nostra meta, l’imbastitura della ruota, è all’orizzonte.

Mettetevi comodi, una birra (almeno media) perché il discorso è lungo.

Per questo ho deciso di dividere la pubblicazione in più parti.

La numerazione del capitolo resterà uguale, per dare continuità editoriale. In aggiunta compariranno “parte prima”, “parte seconda” ecc.

Prima di decidere come impostare l’articolo ho cercato in rete cosa offriva la “concorrenza”, per capire se mi sarei trovato, dopo tanto penare, a pubblicare un doppione.

Magari non uguale in tutto, il copia e incolla non fa parte dello stile di questo blog né del mio insopportabile snobismo, ma che a grandi linee fosse già presente.

Così non è, o almeno io non l’ho trovato.

Certo, la mia impostazione richiede un notevole tempo di lettura. Ha richiesto anche molto tempo per essere preparato…

Rispondendo in un forum, ho ricordato come all’Università ci sono esami che puoi preparare in poco tempo, i complementari da poche pagine e via.

E poi ci sono i “mattoni” fondamentali, quelli che ci sbatti il muso sei mesi se va bene.

La raggiatura della ruota può a buon diritto essere annoverata tra i “mattoni” nell’università della bicicletta.

Non è argomento da trattare sottogamba, per chi legge e per chi scrive.

Il formato scelto è ancora una volta didattico, questa volta multimediale, come usa adesso per essere moderni.

Testo, immagini e filmati, nessuno staccato dall’altro ma il tutto a formare un amalgama da consultare, dove ogni elemento è necessario e complementare all’altro.

Per le mie modeste capacità, uno sforzo notevole.

I filmati risentono dell’ambientazione domestica, ma alla fine la location non disturba più di tanto. Privi di sonoro, non c’è voce narrante perché avrebbe distratto; non c’è musica perché non la so mettere. Provandoci ho danneggiato irremediabilemente due file…

L’articolo parte con la presentazione di un piccolo attrezzo autocostruito per poter avvitare con facilità i nippli.

Saranno presi in esame due diversi modi di raggiatura, che per comodità d’ora in avanti definirò tradizionale l’uno e metodo Dt Swiss l’altro.

Perché non esiste una sola tecnica di raggiatura.

Sia i fautori del sistema tradizionale che del metodo Dt Swiss sostengono che la loro tecnica garantisce maggiore robustezza e migliore elasticità alla ruota ed è più semplice.

E siccome dicono tutti e due la stessa cosa, resta il dubbio su chi abbia ragione.

Tutti e nessuno, come al solito. In mancanza di dati scientifici, possiamo ridurre il tutto a una netta differenziazione estetica nel risultato finale.

Con il sistema tradizionale abbiamo una bella serie di triangoli isosceli, uguali a destra e sinistra che a me piace molto. Con il metodo Dt Swiss c’è maggiore confusione visiva.

Non ho la capacità o la conoscenza tecnica per stabilire con certezza quale dei due metodi sia migliore. E poiché mi hanno insegnato che se una cosa non la sai, fai meglio a tacere, starò zitto.

A fungere da cavia sarà un mozzo a filetto, da 36 fori, che sarà incrociato in quarta.

Sia perchè l’incrocio in quarta permette di focalizzare meglio la tecnica dell’incrocio (ma mostrerò anche un incrocio in terza) e sia perché il mozzo a 36 fori consente una migliore rappresentazione visiva di un passaggio fondamentale, il più importante nella raggiatura di una ruota: l’inserimento del primo raggio della terza serie. E poi perché questo avevo disponibile in microfficina…

A proposito di serie: che significa? E’ una nomenclatura che incontrerete, usata da me, per distinguere le sequenza. Tenendo presente che lavoreremo iniziando dal lato destro e che i raggi sono 36, avremo:

  1. La prima serie indica i primi nove raggi, inseriti a destra del mozzo con la testa rivolta nello stesso senso, all’interno e che viaggiano nella stessa direzione.
  2. La seconda serie indica i secondi nove raggi, inseriti a destra nel mozzo con la testa rivolta nello stesso senso, all’esterno e che viaggiano nella stessa direzione.

  3. La terza serie indica i terzi nove raggi, inseriti a sinistra nel mozzo con la testa rivolta nello stesso senso, all’esterno e che viaggiano nella stessa direzione.

  4. La quarta serie indica i quarti nove raggi, inseriti a sinistra nel mozzo con la testa rivolta nello stesso senso, all’interno e che viaggiano nella stessa direzione.

Quindi, per capirci, quando parlerò del primo raggio della seconda serie, sarà il decimo raggio a essere inserito col sistema tradizionale e il secondo con il metodo Dt swiss.

Beh, detto così non sembra molto chiaro…

Ultima cosa prima di cominciare: né il testo né i filmati né le immagini da soli sono esaustivi. E’ necessario consultare l’insieme. L’ho già detto, lo ripeto.

L’argomento è complesso, più difficile da descrivere che da fare, e merita la giusta attenzione.

Uno sguardo e via non basta, capireste nulla.


Il giravite per i nippli.

L’unico attrezzo che ci serve in questa fase, nemmeno indispensabile ma è comodo averlo, è un piccolo giravite per i nippli.

Più si avanza durante la raggiatura, più è difficoltoso far fuoriuscire abbastanza lunghezza di raggio dal cerchio per impuntare il nipplo a mano. E data la scarsa, anzi nulla, tensione dei raggi in questa fase, usare la chiave per nippli è quasi impossibile.

Esiste in commercio una versione professionale, ma lo sapete che preferisco gli attrezzi artigianali. Qui di seguito la procedura per costruirlo.

Ho utilizzato un normale bit per avvitatore elettrico, del tipo economico. Non necessita di particolare robustezza, lavora praticamente senza carico, è più facile da sagomare alla mola grazie alla bassa qualità del metallo di cui è fatto e costa un niente: il candidato perfetto.

Alcuni molano un giravite piatto e ricavano la punta da inserire nel foro del nipplo, io preferisco un giravite a croce che, data la sua conformazione, rende la parte centrale, cioè la punta, più facile da creare.

Per prima cosa ho “molato” la punta facendola girare velocemente nella testa a croce di una vite in acciaio saldamente fissata. Questa operazione drastica ha creato l’abbozzo di punta, evidenziando i settori dove agire con la mola vera e propria. E mi ha dato conferma della infima qualità dell’inserto.

 

0470 Giravite per nippli 01

Un passaggio rapido con una piccola mola fissata a un trapano a banco mi ha consentito da dare la giusta sagomatura.

 

0471 Giravite per nippli 02

Una ultima rifinita con la lima e il giravite è pronto.

 

0472 Giravite per nippli 03

Come potete vedere nelle immagini in basso, il giravite si innesta negli intagli del nipplo; la punta gli impedisce di scappare via, centrandolo perfettamente.

 

0473 Giravite per nippli 040474 Giravite per nippli 05


 

Il materiale occorrente.

Per assemblare una ruota servono il mozzo, i raggi, i nippli, il cerchio (non in foto) e, se volete, il giravite appena visto.

 

0475 Materiale occorrente per raggiare 01

Vi consiglio di dividere i raggi per serie; nella immagine in basso le quattro serie da nove, per un totale di trentasei raggi. La divisione è molto importante quando si assembla una ruota posteriore, per non confondere i raggi di destra, solitamente poco più corti, con quelli di sinistra.

 

0476 Materiale occorrente per raggiare 0

Tutto pronto, iniziamo.

 


La prima serie di raggi con sistema tradizionale.

Nell’illustrare la procedura tradizionale partiremo dal lato destro del mozzo. Tenetelo sempre presente mentre leggete e guardate i filmati, vi farà da riferimento.

Un consiglio: non spaventatevi per la lunghezza del testo cedendo alla tentazione di passare direttamente al video. Leggete e poi guardate il video. Capirete meglio il video e capirete meglio il testo appena letto.

A me interessa nulla fare il professorino in cattedra: a me preme che la ruota la assemblate, e se seguirete tutte le indicazioni, compreso i “consigli per la lettura” ce la farete. Ne sono certo.

Afferrate il mozzo, il lato destro che guarda verso il basso. Inserite tutti e nove i raggi alternando i fori sulla flangia e orientandoli con la testa che resta interna alla flangia stessa.

Un foro, un raggio, il foro successivo libero, poi di nuovo un raggio, di nuovo libero, ancora un raggio e così via fino a completare la prima serie.

Con i nove raggi inseriti, afferratene uno qualunque, non ha importanza quale.

Prendete il cerchio e cercate il foro valvola. Tenendo il cerchio in perpendicolare davanti a voi, cercate l’occhiello vicino al foro valvola che sia orientato a destra.

Cioè, con il foro valvola giusto davanti a voi, noterete che gli occhielli hanno una direzione alternata. Uno a destra, quello successivo a sinistra, poi a destra, quello successivo a sinistra, così lungo tutta la circonferenza del cerchio.

Questo espediente tecnico serve a favorire l’ingresso dei raggi che provengono dalla flangia destra o da quella sinistra.

Inutile scrivere, come ho letto altrove, occhiello avanti o dietro il foro valvola. Tutto dipende da come state mantenendo il cerchio in questo momento.

Nel filmato volutamente l’occhiello giusto appare avanti il foro valvola.

Basterà capovolgere il cerchio perché l’occhiello appaia dietro il foro valvola, in senso antiorario.

E’ solo il primo raggio, basta rispettare la direzione dell’occhiello (posto che non sia un cerchio asimmetrico da corsa, ma non complichiamoci la vita) perché poi, una volta montati i raggi, la sua posizione sarà comunque immediatamente dietro il foro valvola.

Bene, sempre fissando il foro valvola e con il cerchio in perpendicolare davanti a voi (tenetelo dritto, non in piano, è più semplice), noterete l’occhiello immediatamente vicino orientato a destra: è lì che bisogna impuntare il raggio.

Impuntare perché il raggio non deve essere messo in tensione: solo un paio di giri del nipplo, affinché tenga. Nulla di più.

Adesso contate tre fori liberi in avanti rispetto al raggio appena installato. Al quarto foro impuntate il secondo raggio. Non potete sbagliare, perché anche questo occhiello sarà orientato a destra, come il primo che avete impegnato.

Contate una altra volta tre fori liberi in avanti rispetto al raggio appena montato, cioè il secondo, e al quarto installate un nuovo raggio. E continuate così lungo tutta la circonferenza del cerchio, fino a installare tutti e nove i raggi.

La prima serie è completata. Wow!

 

 


 

La seconda serie di raggi con sistema tradizionale.

La posa del primo raggio della seconda serie, ossia del primo raggio con testa esterna sulla flangia destra del mozzo, è uno dei passaggi importanti durante l’assemblaggio, dove prestare attenzione.

Posizionate il cerchio in verticale davanti a voi, con la destra lo tenete in piedi saldamente e con la sinistra afferrate il mozzo.

Ruotate il mozzo con decisione verso di voi. Importante: verso di voi. Che significa, se guardate il cerchio dal lato destro, ruotarlo in senso antiorario.

Perché la rotazione in questo verso è importante? Perchè in questo modo il raggio assume una posizione corretta, col raggio che punta in avanti durante la marcia.

Ricordate che stiamo lavorando sul lato destro, tenetene sempre conto altrimenti vi sfalsate i riferimenti.

Con i raggi in tensione i nippli scompariranno alla vista, inglobati naturalmente dal cerchio.

Nel filmato ripeto questo passaggio varie volte, proprio per la sua importanza. Vedendolo eseguire è più semplice capirlo che con le mie parole.

Adesso cercate il foro valvola e prendete come raggio di riferimento quello inserito nell’occhiello immediatamente vicino.

Attenzione: ponendo il cerchio in piano, con il lato destro rivolto verso l’alto, l’occhiello vi sembrerà a sinistra. E’ solo perché è cambiato il riferimento, tra cerchio in verticale e in piano. Mettendo nuovamente il cerchio in verticale, tutto tornerà normale.

Con il cerchio sempre in piano osservate il raggio che prendete a riferimento, cioè quello innestato immediatamente vicino al foro valvola. Guardando il cerchio dal lato destro, è il raggio adiacente, sulla sinistra, al foro valvola.

Seguitene il percorso dal cerchio alla flangia: il foro libero sulla flangia immediatamente dietro a quello impegnato dal raggio di riferimento è quello dove dovete inserire il primo raggio della seconda serie, con testa rivolta all’esterno.

I raggi posti sullo stesso lato della flangia viaggiano verso il cerchio in direzione opposta a seconda se sono quelli con testa interna o esterna alla flangia.

Prendete il raggio che state montando e ruotatelo in direzione inversa a quella dei raggi della prima serie.

A questo punto prestate attenzione.

Per trovare l’occhiello in cui andrà inserito dovete contare gli incroci. Poiché qui incrociamo in quarta, per mantenere coerenza col filmato, vi dico di contare quattro raggi.

Durante il percorso verso il cerchio, i primi tre raggi passeranno sopra, il quarto passerà sotto quello che state installando.

Dopo l’ultimo passaggio, cioè dopo aver incrociato il quarto raggio, dovete cercare l’occhiello tra orientato a destra. Sarà il secondo dopo il quarto raggio incrociato: è quello giusto.

Anche qui il filmato vi sarà d’aiuto, donando semplicità a una operazione che, solo a parole, sembra astrusa.

Adesso non vi resta che completare la serie con i restanti otto raggi, seguendo la stessa procedura.

Il primo lato della ruota, il destro, è completato.

 

 


Perché non contare gli occhielli.

Un altro sistema per trovare l’occhiello giusto per il primo raggio della seconda serie è contare gli occhielli partendo dal raggio di riferimento.

E’ un sistema, secondo me, meno intuitivo. Con la ruota tra le mani, dopo aver contato gli incroci, l’occhiello giusto vi sembrerà una scelta naturale.

Inoltre il sistema di conteggio risente oltre che del tipo di incrocio, se in quarta o terza o seconda, anche del numero dei fori.

Avevo preparato una tabella per incrocio e numero di fori. Ho deciso di non pubblicarla adesso, complicherebbe inutilmente le idee e la trovo pure scarsamente utile in questo momento.

Aggiungo che questo sistema contribuisce alla confusione.

Per esempio, mozzo a 36 fori incrociato in terza. Ok, dal raggio di riferimento dovete contare dodici liberi e innestare sul tredicesimo. Altri scrivono di contare quattordici occhielli, perchè contano sia quello dove è innestato il raggio di riferimento che quello che sarà impegnato dal raggio da montare. Oppure scrivono tredici occhielli, escludendo quello impegnato dal raggio di riferimento ma contando quello che sarà impegnato o viceversa. E’ un macello? Si, secondo me si.

Calcolando solo gli incroci non sbagliate mai, a contare gli occhielli la possibilità di errore c’è, almeno per i distratti come me. Ammesso che riesca  a decifrare la tabella che ho scritto, che non mi è chiara…

La pubblicherò forse in futuro, come appendice magari, ma per adesso la lascio fuori.

 


L’incrocio in terza.

Solo come esempio ho filmato una raggiatura in terza. I raggi sporgono in modo anomalo dal cerchio, sono troppo lunghi per questo incrocio.

Però ho pensato di pubblicarlo ugualmente, perché il “girato” restituisce maggiore chiarezza alla procedura dell’incrocio. In terza o quarta la tecnica è uguale, cambia solo il numero dei raggi che si incontrano tra loro.

Delego la spiegazione al filmato, inutile scrivere qui le stesse cose riportate sopra.

 

Una ultima nota in conclusione di questa prima parte. La scelta di iniziare a lavorare a destra e usare l’occhiello vicino il foro valvola non è solo per comodità.

Risponde a una esigenza tecnica, che è quella di avere i due raggi a destra e sinistra del foro valvola che corrono dritti verso il cerchio, senza incrociare. Questo fornisce spazio sufficiente alla pompa di gonfiaggio. Sembra una sciocchezza, però provate a gonfiare la ruota senza riuscire a inserire l’attacco…

Nella immagine in basso in rosso i raggi che affiancano il foro valvola; in blu due raggi che incrociano. Ecco, bisogna evitare che i raggi prossimi al foro valvola abbiano il percorso dei raggi blu.

 

0477 Direzione raggi vicino foro valvola

Fine prima parte; nella seconda lavoreremo sul lato sinistro della ruota.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Andonio

    Grazie e complimenti per la semplicità di spiegazione, è l’unico tutorial secondo me veramente valido.
    Io sto provando con una ruota anni 50 ma quando devo inserire il mio primo raggio e prendo come riferimento il primo occhiello sulla dx vicino al foro valvola….a me… come la giro la giro o anche se capovolgo il cerchio rimane sempre dietro il foro valvola e non come il video avanti…con il risultato finale che i raggi prossimi al foro valvola si incrociano e non sono paralleli. E’ possibile che i cerchi siano diversi? come posso risolvere? grazie

    • Ciao Andonio, scusami ma non capisco 🙁
      Gli occhielli sono sfalsati, rispettando alla lettera tutti i passaggi alla fine il risultato è quello dei video.
      Ma mandi qualche foto all’indirizzo del blog? Lo trovi cliccando in alto a sx sott la testata.

      Fabio

  • Carlo Gallia

    Trattazione magistrale che unisce in modo chiarissimo teoria e pratica e mette un novellino come me nella situazione, e nella tentazione, di provare. Complimenti vivissimi all’autore e grazie per la sua fatica.

    • Ciao Carlo, lasciati vincere dalla tentazione e provaci.
      Credimi, pedalare su ruote fatte con le proprie mani è sempre una bella soddisfazione per noi appassionati.

      Fabio

      • Carlo Gallia

        Proprio perché mi sto attrezzando per seguire il tuo consiglio (ma la responsabilità dell’eventuale insuccesso, sia chiaro, sarà dovuta esclusivamente alle mie insufficienze), mi permetto di farti una domanda: la ruota che intendo ricomporre, costituita da 36 raggi, è attualmente incrociata in terza. Posso incrociarla in quarta seguendo le tue indicazioni, senza correre il rischio che i raggi siano troppo corti, o devo necessariamente riproporre il modello attuale? Grazie. Carlo

    • Ciao Carlo, no, non puoi.
      Con l’incrocio in quarta ti ritroveresti i raggi troppo corti.
      Per poter stabilire la giusta lunghezza è necessario misurare mozzo e cerchio (le istruzioni su come fare le trovi negli altri capitoli) e usare gli elaboratori linkati sempre qui sul blog.

      Non sarà un insuccesso, ne sono sicuro. Sono altrettanto sicuro che al primo colpo non verrà perfetta e non per tuo demerito. C’è una cosa nell’assemblare una ruota che nessun manuale potrà insegnarti o nessun meccanico potrà spiegarti a parole ed è la sensibilità con cui agire nella fase di centratura radiale/laterale e campanatura.

      E’ frutto di esercizio, tanto esercizio. Quindi non scoraggiarti mai, perché solo provando e riprovando riuscirai a far tua questa sensibilità, saprai riconoscere quando dare il grado di tensione. Conoscendo la tecnica, con chiaro davanti a te come reagisce l’equilibrio di una ruota a ogni piccola variazione saprai riconoscere anche come agire. Ma l’unica è impugnare tu gli attrezzi.

      Motivo per cui sono stato lieto di scrivere questi articoli, che col tempo mi hanno confermato essere stati utili a molti; motivo per cui per ora ho accantonato l’idea di tradurre tutto in un manuale. La teoria ci vuole, ma le ruote sono pratica.

      Fabio

  • Carlo Gallia

    Grazie, sei gentile e esauriente come sempre. Ritrovo nelle tue parole lo stesso limpido rigore con cui il tuo grande conterraneo Benedetto Croce sapeva esporre e fare amare luminosi ragionamenti filosofici. Evidentemente un certo spirito napoletano, come il sangue, non è acqua. Un abbraccio.
    Carlo Gallia – Solero (AL)

    • Ehm Carlo, io ti ringrazio, ma se il buon Benedetto Croce leggesse il parallelo penso che verrebbe a spernacchiarmi a vita…
      Sono solo uno scribacchino, con un poco di mestiere a usare le parole, ma nulla più.

      Tienimi aggiornato quando partirà la tua ruota, e se avrai difficoltà in qualche passaggio, io sono qui.

      Fabio

  • Carlo Gallia

    Ti ringrazio. Aspetto l’arrivo del centraruote e poi parto. Ti farò sapere. Carlo
    P. S. Gli scribacchini sono un’altra cosa. Non sanno quello che dicono e spesso non sanno neanche scriverlo. E poi Croce aveva troppo rispetto per quelli che fanno.

    • Che centraruote hai scelto? E quale dima per campanatura?
      Fabio

      • Carlo Gallia

        Sono in attesa del Bici Support professionale offerto ad un prezzo che mi è sembrato conveniente. Spero di non aver sbagliato. Per quanto riguarda la dima, che non ho ancora acquistato, è possibile farne a meno ponendo la ruota esattamente nel mezzo del centraruote con i due riscontri laterali della stessa lunghezza? Grazie delle tue indicazioni.

        • Ciao Carlo, il professionale è un buon centraruote; se è quello codice 071.
          La dima è importante, non ne puoi fare a meno se vuoi un lavoro preciso.
          Considera che spesso centro la ruota (una ruota già montata, come ordinaria manutenzione) senza toglierla dal telaio e sfruttando i pattini freno.
          Ma se devo verificare la campanatura sempre e solo la dima.
          I due bracci del centraruote, per quanto si muovano insieme per adattarsi alle diverse dimensioni degli assi, non si spostano in perfetto sincrono. Quindi non avrai mai la esatta centratura sull’attrezzo (e questo si ripercuote anche sulla centratura, da eseguire prendendo un solo riferimento dx/sx alla volta) e ancor di più sulla campanatura.

          La migliore per me è la dima Campagnolo, che purtroppo non possiedo ma che prima o poi comprerò. La minoura che ho non è malvagia, ma nulla di eccezionale. Comunque in quella fascia di prezzo bene o male si equivalgono tutte.

          Buon lavoro!

          Fabio

  • Carlo Gallia

    Si, è proprio lo 071. Grazie delle precisazioni sulla dima. Al momento, tuttavia, non avendo ancora provato e non sapendo fino a che punto arriverò, preferisco accontentarmi di quel tanto, o poco, di precisione che mi potrà dare il centraruote. Se il risultato mi parrà accettabile, penserò alla dima. Ti sembra un ragionamento accettabile? Grazie come sempre della tua pazienza. Carlo

    • se devi solo fare manutenzione, ossia la semplice centratura periodica, va bene rinunciare per ora alla dima.
      Ma se devi assemblare una ruota da zero allora no, la dima è indispensabile.

      fabio

  • Carlo Gallia

    Scusami se ho lasciato passare alcuni giorni, ma tanto ci è voluto per montare la mia prima ruota. Il risultato mi è parso, se non perfetto, incoraggiante. Lo devo prima di tutto a te, perché senza le tue spiegazioni, e soprattutto la voglia di fare che induci in chi ti segue, non avrei probabilmente provato. Ora provvederò all’acquisto di una dima che mi permetta di verificare la campanatura. Ho visto che la Minoura viene offerta da un sito online ad un prezzo interessante (25 €). Ciao e grazie.

    • Scusarsi di che? Lascia perdere, qui siamo fra amici.
      Non posso svelare quanto tempo ho impiegato a raggiare e centrare la mia prima ruota, perderei tanto nella vostra considerazione…
      Centrare però senza dima ti costringe a un doppio lavoro, perché ora che dovrai regolarla anche la centratura si perde.
      Dima; uso la Minuoura, come hai visto dalle immagini. Ne sono soddisfatto? No.
      Il supporto flette troppo, ma è male comune a tutte quelle che usano quel sistema. Ma per 25 euro va più che bene, dovrai solo essere più paziente e verificare spesso.
      Verifica la campanatura facendo ruotare la dima sull’asse ruota, non in un solo punto del cerchio. Destra e sinistra e lavora finché lo strumento non rivela uguale distanza sui due lati della ruota.
      Faccio il tifo per te 🙂

      Fabio

  • Carlo Gallia

    Grazie ancora. Sapevo di dover fare un doppio lavoro ma era troppo forte il timore di non riuscire neppure ad arrivare ad un assemblaggio decente, correndo il rischio di unire ad un inutile centraruote una ancora più inutile dima.
    Ora che sono rinfrancato posso procedere al resto. Buon lavoro per il tuo prezioso blog.
    Carlo

  • Alex

    Cosa cambia se nella prima serie inserisco i raggi dall’esterno avendo le teste rivolta all’esterno? In molti libri ho visto che fanno così. Naturalmente va cambiato il verso anche in tutte le altre serie. Il risultato dovrebbe essere lo stesso.

    • Elessarbicycle

      Ciao Alex, dal punto di vista tecnico cambia nulla. Il fatto non ne abbia fatto cenno deriva dalla necessità, tipica di una serie di articoli tecnici come questi sulle ruote, di non creare confusione. Quindi stabilito un sistema si usa e mostra solo quello, poiché queste pubblicazioni sono per chi mai ha raggiato una ruota. Alcuni per esempio indicano anche quale foro del cerchio impegnare per primo, non per una reale esigenza ma solo per eliminare un ulteriore possibile dubbio. Ovviamente, come hai specificato, invertendo la partenza bisognerà invertire tutta la serie.

      Fabio

  • Igor

    Per prima cosa grazie. Ieri per merito di questo articolo e del suo seguito sono riuscito ad imbastire la mia prima ruota (sorvoliamo invece il discorso centratura/tensionatura) che sta uscendo una cloaca e infatti prima di tornare nella “openOfficina” (termine un po´ campato in aria, ma suona comunque meglio di selbsthilfwerkstatt come le chiamano qui) in cui faccio la mia manutenzione mi sa che la smonto e rimonto ancora una volta.

    Una domanda, oggi mi son preso il tempo di leggere anche la guida di Sheldon Brown ed ho notato che in quest´ultimo caso il processo è leggermente diverso. Sheldon fa passare la prima serie di raggi esterna. Inoltre definisce e monta come “seconda” serie i raggi che tu chiami “terza” per poi procedere con quelli qui definiti di “seconda”. Quelli di 4. sono gli stessi in entrambe le guide.
    Mi chiedevo, semplice differeza stilistica e procedurale o ci sono differenze anche a livello di comportamento/resa dell´insieme?

    • Elessarbicycle

      Ciao, non esiste una sola tecnica di raggiatura, quella da me illustrata è la più usata. Prima serie interna o esterna alla fine il risultato è uguale.
      Scegliere invece come denominare i raggi è decisione personale, mi è sembrato più semplice dividere i raggi in 4 serie per favorire la comprensibilità.

      Fabio

  • Fabio, mi sfugge un particolare (disattenzione temo): se i raggi di una ruota sono di diversa lunghezza sul lato dx e sul lato sinistro devo comperare raggi di diversa lunghezza: quanti “corti” e quanti “lunghi”? Si comincia sempre con uno dei due tipi?
    🙂

    • Elessarbicycle

      Ciao Adriano, rispondo in una sola volta.
      Gli occhielli sono alternati per l’orientamento dei raggi.
      La lunghezza dietro è solitamente diversa tra dx e sx per via della campanatura, davanti è uguale. Anche su mozzi a disco dove c’è un leggero sfasamento per via di uno spostamento minimo, ma non tale da giustificare raggi differenti.
      Posa le birre, queste cose le ho scritte. In quale degli articoli non ricordo, ma ci sono sicuramente in una delle “puntate” della saga della raggiatura.

      Fabio

  • Altro dubbio: anche i cerchi hanno una lato dx e un lato sx per via dell’orientamento degli occhielli alternato? (ci vorrebbero più birre ma poi ne risentirebbe tutto il lavoro…):)

  • Stefano

    gran bel sito, che frequento spesso, specie dopo aver preso il libro di Roger Musson e aver provato da zero, con risultati tragici! Da cicloturista, ho comprato due cerchi DT Swiss 545D da 700 (i cui fori non sono alternati, bensi tutti in linea), due mozzi Shimano HB M 4050 con disco centerlock, e mi son cacciato nei guai a partire dalla misurazione dei raggi. Seguito alla lettera calcolatore Sapim, mi dava 305, risultati lunghissimi. Preso un pacco da 295, lunghi, anche loro a fondo corsa (provato a raggiare in quarta, troppo corti). Presi da 285, risultato OK con quelli diretti in avanti, ma troppo corti per quelli rivolti indietro (sempre dallo stesso lato). Farò un ultimo tentativo comprando un terzo set di raggi da 290, che con tutto quello che ho speso mi compravo quasi la bici completa…
    Cmq a parte la mia inettitudine nella raggiatura, grazie a questo sito sono riuscito a districarmi in operazioni su cose notoriamente rognose, tipo serie sterzo, pertanto complimenti!

    • Elessarbicycle

      Ciao Stefano, i calcolatori non sono mai perfetti ma non sfasano di così tanto. Potrebbe esserci un errore nelle misurazioni eseguite di mozzo e cerchio?
      In ogni caso non demordere, fatta una ruota le altre verranno e sarà per te una gran bella soddisfazione.

      Fabio

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