Rimozione guarnitura e manutenzione movimenti a perno quadro

Dopo tanta teoria torno a impugnare gli attrezzi: vedremo come rimuovere una guarnitura a perno quadro e il relativo movimento.

In questo capitolo tratterò solo questo standard, ho preferito dividere in più parti; quindi gli altri sistemi saranno trattati prossimamente.

Per poter accedere al movimento la prima operazione da svolgere è rimuovere guarnitura e pedivella sinistra, ambedue tenute in sede da un bullone o una brugola. La mia preferenza va a quelli antiacqua, nella immagine in basso è quello a destra col suo anello in gomma.

0574 Bulloni pedivelle

Prima a volte può essere necessario rimuovere un tappo di copertura, che ha solo fini estetici. Può essere installato a pressione oppure avvitato. In quest’ultimo caso agite con delicatezza perché è (quasi) sempre in plastica. Nella immagine in basso alcuni esempi di tappi per il bullone della guarnitura. I due in alto sono a pressione, su quelli in basso sono visibili gli innesti per poterli avvitare; in un caso è un foro esagonale, nell’altro due fori che richiedono una chiave a compasso.

0575 Tappi vari bulloni guarnitura

Il tappo non è mai presente se invece del bullone c’è la brugola come quella della foto pubblicata sopra.

Rimosso il tappo, se presente, vi trovate davanti il bullone da rimuovere; dovete usare per forza una chiave a tubo. Nelle versioni più recenti è sempre da 14; bici più anziane usavano un bullone da 15 e può capitare che la bussola abbia un diametro esterno troppo grande per essere inserita nel foro della pedivella e ingaggiare il bullone. Assicuratevene prima, e nel caso acquistate una bussola più piccola. Non provate a forzare, se anche per ipotesi fortunosa entrasse, rischiereste di distruggere la filettatura della pedivella durante l’inserimento forzato.

 

0577 Bullone guarnitura perno quadro 02 0576 Bullone guarnitura perno quadro 01

Una volta rimosso il bullone, ci serve un attrezzo specifico: l’estrattore pedivelle per perno quadro.

Nell’acquistarlo consiglio la versione con l’adattatore per movimento a perno tipo Isis e Octalink, i cui perni hanno misura differente e senza quest’utile accessorio può essere difficile rimuovere le pedivelle.

0578 Estrattore pedivelle 010579 Estrattore pedivelle 02

Il sistema è molto semplice; dopo aver svitato il perno centrale in modo che non sporga dalla “tazza” in cui scorre, bisogna avvitare tutto l’estrattore sfruttando la filettatura prevista sulla pedivella.

0580 Smontaggio guarnitura perno quadro 010581 Smontaggio guarnitura perno quadro 020582 Smontaggio guarnitura perno quadro 030582 Smontaggio guarnitura perno quadro 03

Come potete vedere dalle immagini, sono presenti due ingaggi esagonali, uno sulla “tazza” l’altro sul perno estrattore. Avvitate rigorosamente a mano l’attrezzo sulla pedivella: se avvertite resistenza o non entra bene, non insistete: rovinereste la filettatura. Basta rimuoverlo e riprovarci. Solo dopo che l’attrezzo è completamente avvitato date un quarto di giro con la chiave per serrarlo ulteriormente. Non di più, è inutile e può essere dannoso per la pedivella che, vi ricordo è quasi sempre in alluminio, più tenero dell’acciaio di cui è fatto l’attrezzo. Quindi giocarsi la filettatura è un attimo.

Con l’estrattore ben saldo nella pedivella adesso dovete agire sul perno, avvitandolo. Sarà la penetrazione data dall’avvitamento a esercitare la pressione necessaria a rimuovere la pedivella dall’asse del movimento. Per amore delle bicicletta vi chiedo di acquistare questo attrezzo, che costa pochi euro, e non provare soluzioni distruttive come prendere la guarnitura a martellate. Anche se usate un martello in gomma è un tale scempio vedere ciclisti che lo fanno che mi piange il cuore. Tolta la guarnitura, recuperate l’estrattore ed eseguite la stessa operazione sulla pedivella sinistra, la procedura è identica.

Ed è identica pure se il movimento è a perno stellare, dovete solo ricordarvi di agganciare l’adattatore al perno dell’estrattore.

Bene, adesso avete il movimento centrale davanti a voi.

Partiamo da un movimento centrale a perno quadro a calotte registrabili, e iniziamo con il rimuovere la calotta sinistra. Come potete vedere dalla immagine in basso sono presenti la calotta e l’anello di fermo.

 

0584 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 01

Per prima cosa è necessario rimuovere l’anello esterno; poiché nel nostro caso è del tipo scanalato, è necessario ricorrere ad un attrezzo specifico. Così come sarà necessario un altro attrezzo apposito per rimuovere la calotta sei fori.

Nella coppia di immagini in basso le due parti che compongono la calotta sinistra con gli attrezzi necessari. La ghiera ad anello richiede una chiave a uncino, meglio se del tipo regolabile. La calotta forata una chiave a compasso, anche in questo caso meglio se del tipo regolabile.

0585 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 020586 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 04

La calotta sinistra si svita sempre in senso normale, antiorario.

 

0587 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 04

Una volto rimosso l’anello di fermo vi resta la calotta nuda, da svitare usando la chiave a compasso. Non è necessaria forza per svitarla, non è mai serrata stretta; com invece l’anello di fermo la cui funzione è proprio tenere in sede la calotta senza che possa allentarsi.

 

0588 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 060589 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 07

Perfetto, la calotta sinistra è fuori, sfilate il perno e i due cuscinetti e date loro una energica pulita rimuovendo tutto il vecchio grasso. Se dovete solo fare manutenzione non è necessario rimuovere la calotta destra, operazione più complicata di quella speculare; basterà rimuovere il grasso vecchio con uno straccio inserendolo nella scatola movimento.

Pulito bene il tutto, se necessario montate due cuscinetti nuovi, altrimenti sarà sufficiente stendere del grasso all’interno delle calotte e rimontare il tutto.

A seconda dell’utilizzo cui sarà sottoposta la bicicletta io uso diversi tipi di grasso, preferendo la protezione anche se devo pagare un leggero prezzo in termini di scorrevolezza su bici cittadine e comunque destinate a prendere pioggia; in questo caso utilizzo del grasso al litio bianco per applicazioni marine.

Se invece posso sacrificare l’ottima protezione offerta dal grasso al litio bianco e investire tutto sulla scorrevolezza la mia preferenza è per il grasso al teflon.

Una scelta di compromesso, visto l’alto costo del grasso al teflon, su bici senza eccessive pretese è ricorrere a un normale grasso multiuso.

Proseguiamo.

Nelle immagini in basso potete vedere un movimento a calotte registrabile completamente smontato, compresa la calotta destra, in modo da farvi una idea di dove ingrassare e come rimontare i cuscinetti, che hanno un verso da rispettare nel caso siano, come in questo caso, del tipo ingabbiato. Se a sfere sciolte, i pallini per capirci, accertatevi di rispettare l’esatto numero sia a destra che a sinistra. Per evitare di perderle abbondate col grasso che terrà le palline in sede senza farle saltellare per nascondersi nei posti più improbabili. Tanto quello in eccesso viene fuori pedalando pochi chilometri e potrete rimuoverlo con uno straccio.

In risposta ad una richiesta arrivata a qualche mese di distanza dalla pubblicazione di questo articolo ho pensato di integrare con alcune immagini per indicare il verso di montaggio di un cuscinetto ingabbiato.

La calotta presenta all’interno un profilo concavo, il cui scopo è accogliere il cuscinetto fungendo così da pista di rotolamento.

0590 Verso montaggio cuscinetti 01

E’ importante che la pista sia perfettamente liscia, priva di rugosità che inficerebbero il buon scorrimento delle sfere.

Un cuscinetto ingabbiato si presenta con due diverse facce; la prima chiamiamola impropriamente “bombata” ma rende l’idea.

0591 Verso montaggio cuscinetti 03

La seconda, quella opposta, è invece piatta.

0592 Verso montaggio cuscinetti 02

La parte “bombata” è quella che andrà a contatto con la pista interna della calotta.

0593 Verso montaggio cuscinetti 04

Quindi nelle immagini in basso ecco cuscinetto e calotta e indicato il verso di montaggio.

0594 Verso montaggio cuscinetti 050595 Verso montaggio cuscinetti 06

Questi cuscinetti non hanno sempre stessa misura, quindi in caso di sostituzione è meglio recarsi in negozio col vecchio cuscinetto per una comparazione. Meglio ancora pure con l’asse e la calotta.

Prestate anche attenzione al verso di montaggio dell’asse movimento; alcuni modelli hanno l’estremità destra più lunga della sinistra.

0596 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 080597 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 09

Una volta ingrassato il tutto, inserite l’asse e poi avvitate a mano la calotta. Mi raccomando, fatelo sempre a mano. Se non entra bene, fluida, non dovete forzare: state entrando male, quindi rimuovete e riprovate finché la calotta non si avvita senza opporre resistenza.

Se la filettatura dovesse essere rovinata, l’unica è rivolgersi a un meccanico che abbia l’attrezzo specifico per ripassarla.

Non usate frenafiletti ma spalmate un velo di grasso multiuso sulla filettatura della calotta prima di montarla. Non sulla filettatura della scatola movimento come fanno in tanti, sbagliando. Il motivo è semplice: se mettete il grasso sulla filettatura della scatola, avvitando la calotta il grasso sarà rimosso e spostato all’interno, andando poi a depositarsi alla fine, dove proprio non ci serve. Se invece ingrassiamo la filettatura della calotta, partendo dalla parte da inserire, avvitando faremo sì che il grasso si spanda bene lungo tutta la filettatura e quello in eccesso lo potremo rimuovere con un straccio. Semplice e logico, eppure continuo a vedere officine dove ingrassano la scatola. Vabbè.

Una volta avvitata la calotta in modo che l’asse ruoti fluido ma non abbia gioco, svitatelo di un mezzo giro e inserite l’anello di fermo. Vi consiglio di svitare la calotta perché l’anello avviterà di nuovo la calotta. Con l’anello di fermo quasi a battuta, tenendolo fermo con la chiave a uncino agite con la chiave a compasso sulla calotta e avvitatela finché non trovate il giusto compromesso tra la scorrevolezza e l’assenza di giochi. La parte difficile è descrivere questo compromesso, impossibile. Lo potete solo avvertire “sotto le mani”. Una volta raggiunta la regolazione ottimale non resta che stringere forte l’anello di fermo. Prestate molta attenzione alla calotta, tenetela ben ferma con la chiave a compasso in modo tale che, serrando l’anello di fermo, non sia ulteriormente stretta, vanificando la regolazione.

Fatto, il movimento adesso è come nuovo, bravi!

Se invece volete sostituire tutto il movimento o preferite fare manutenzione rimuovendo anche la calotta destra dovete aver presente due cose: la prima è il verso di smontaggio, antiorario per il movimento a passo italiano e orario per quello a passo inglese. La seconda: è serrata sempre molto forte, quindi io vi sconsiglio di rimuoverla se è solo per la manutenzione.

Per capire che tipo di movimento avete, se italiano, inglese o francese o qualunque altro standard più o meno usato, potete fare riferimento a quanto indicato qui dove verso la fine dell’articolo troverete la descrizione e una tabella delle diverse misure e versi di montaggio/smontaggio dei movimenti centrali.

Però a noi piace fare tutto per bene e questa benedetta calotta destra la vogliamo smontare.

Come avete visto nella foto del movimento mostrato in tutte le sue parti, il profilo della calotta destra presenta l’ingaggio per una chiave da 36; non è una comune chiave da 36 però, perché deve avere spessore sottile altrimenti scapperebbe via. C’è anche una bellissima (e costosa) versione a tazza che avevo, ma qualcuno di transito nella microfficina pensò di regalarsela senza avvisarmi. Mai fare del bene se non sai accettare l’ingratitudine.

Mi sono attrezzato quindi con la versione più economica, con la quale la calotta viene via lo stesso ma ha la tendenza fastidiosa a non rimanere in sede, rendendo complicato agire con la necessaria forza. Che sarà notevole soprattutto se il movimento è a passo italiano, dove è facile trovare anche applicato il frenafiletti.

In dettaglio la calotta smontata con la sua (mia…) chiave.

0598 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 100599 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 11

Come potete vedere nelle due immagini qui in basso, l’ingaggio è piuttosto risicato.

0600 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 120601 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 13

La versione a tazza ha un sistema di fermo che agisce sul lato sinistro della scatola movimento e rende impossibile alla chiave di staccarsi dalla calotta, cosa frequente con questa versione invece. Niente paura però, perché con pochi spiccioli possiamo costruirci un attrezzo che renderà anche questa chiave più economica in grado di assicurare la necessaria presa.

Bastano una barra filettata, almeno M6 o M8, due bulloni e qualche rondella in acciaio dal dimetro minimo di 40mm; al di sotto non farebbe presa. Io vi consiglio caldamente di spendere pochi minuti e pochi spiccioli per costruirvi questo valido supporto. Oltre a essere molto difficile riuscire a smontare la calotta senza tenere bene in sede la chiave, i danni che possono essere provocati dalla chiave che scappa e impatta sul telaio sono sicuramente superiore ai pochi euro necessari ad assemblare questo fermo per l’attrezzo in basso.

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Questo mio è lungo, ma solo perché lo uso anche per altre applicazioni; potete tranquillamente costruirlo più corto, 15 cm sono più che sufficienti e si rivela utile anche in altri ambiti che vedremo in futuro.

Lo inserite nella scatola movimento, lo bloccate a sinistra con una rondella che vada a battuta lungo la circonferenza della scatola e un dado a tenere ferma la rondella; dal lato destro la rondella terrà ferma la chiave e il dado assicurerà il serraggio. Non stringetelo però, lasciate un poco di gioco, minimo: quanto basta a tener ferma la chiave ma sufficiente ad assicurare il movimento per svitare. Tanto basta dare il primo colpo, una volta allentata la calotta anche solo di pochi gradi si può tranquillamente rimuovere il fermo e svitare senza.

 

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Con questo piccolo accorgimento sono riuscito a smontare calotte di bici con varie decadi sulle spalle e a passo italiano, il più difficile. Funziona, potete fidarvi.

Quando la rimontate usate lo stesso sistema, in modo da poter esercitare la forza necessaria.

Se invece di un movimento a perno quadro a calotte registrabili ne abbiamo uno del tipo sigillato cambiano gli attrezzi ma non la procedura. Oltre al fatto che non necessita di alcuna manutenzione, una volta che i cuscinetti non ruotano più dovere, va sostituito tutto il movimento.

Ogni marca ha il profilo di ingaggio delle calotte specifico; comunque lo standard più usato è quello Shimano, nove volte si dieci troverete questo.

Nella sequenza fotografica in basso un movimento centrale a perno quadro sigillato marca Shimano, con la calotta sinistra removibile e la destra solidale alla cartuccia (come tutti) e l’attrezzo apposito, con la calettatura stellare per ingaggiare le calotte.

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Come per il movimento a calotte registrabili, anzitutto dobbiamo scoprire il formato, in modo da sapere in che senso svitare; e poi fare in modo che l’attrezzo specifico non scappi dalla sede.

Anche in questo caso con pochi spiccioli possiamo utilizzare un piccolo attrezzo autocostruito. Un semplice bullone M8 da inserire nella sede dove si avvita il bullone di fermo delle pedivelle e una rondella con circonferenza appena poco più piccola di quella esterna dell’attrezzo per le calotte. L’unica accortezza è che i bulloni in commercio sono M8x1,5, mentre le filettature dei movimenti sono da M8x1. Quindi è necessario far ripassare la filettatura da chi abbia la filiera apposita. Se vi serve, io ce l’ho, però dovete venire voi qui…

Inserite l’attrezzo nella calotta e poi lo fermate con il bullone e una rondella.

0613 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 250614 Rimozione movimento a perno quadro a calotte 26

A questo punto vi serve solo una chiave che abbia una buona leva e potete svitare; io preferisco quelle chiuse, più pratiche e facilmente reperibili anche di buona lunghezza.

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La calotta destra in fase di primo montaggio da parte delle case è sempre serrata a una coppia secondo me spropositata: rimuoverla è una impresa.

Ma “L’officina in casa” è qui per questo, quindi vediamo come fare con le calotte praticamente “saldate” al telaio.

Servono una chiave a tazza della misura dell’ingaggio dell’attrezzo, il suo manico fisso e un tubo di ferro; quello che uso io è ricavato da un (molto) solido tubo appendiabiti, con pareti da 2mm. Costo 1,5 euro in una nota catena di arredamento; l’ho verniciato di rosso e aggiunto un poco di nastro per comodità ed estetica. Mi piace avere gli attrezzi ordinati 🙂

La prima cosa da fare in questo caso è rimuovere il telaio dal cavalletto di lavoro e poggiarlo a terra; per esigenze fotografiche qui lo vedete su un semplice cartone bianco, ma è meglio se usate una superficie morbida e antiscivolo per non graffiare la scatola movimento.

Perché sarà la scatola a dover scaricare la forza a terra (nessun timore, è più che dimensionata per sopportare lo sforzo); usate la chiave a tazza con il manico infilato nel tubo creando un braccio di leva notevolmente lungo, un amico che vi aiuta tenendo fermo il telaio e vi garantisco che riuscirete a svitare anche la calotta più impossibile. Ovviamente l’attrezzo per rimuovere le calotte dovrà essere tenuto ben fermo in sede con il bullone e la rondella come visto sopra, altrimenti sarà tutto inutile.

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In quest’articolo la procedura per un corretto rimontaggio di un movimento a perno quadro a cartuccia.

In quest’altro articolo più in dettaglio come vincere anche il movimento più riottoso a lasciare il telaio.

 

Termina qui questa parte relativa ai movimenti a perno quadro, i più diffusi.

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Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Luciano Miscetti

    I bulloni M8 uni in commercio sono di passo 1.25 mm.
    A passo fine, sono passo 1 mm.

    Un saluto. Luciano.

  • gianni

    Mi accingo a rimuovere la guarnitura. Non ho capito tutto, conto di entrare nello specifico al momento dell’operazione. Volevo ringraziare per questo prezioso documento.

  • Leandro

    Ciao sto tentando di smontare una pedivella ofmega perche’ si e’ distrutta la filettatura del pedale. ho rimosso come hai suggerito il tappo (con chiave esagonale) e il perno (da 15, e’ un modello piuttosto vecchio). ora pero’ non riesco a tirare fuori la pedivella (perno quadro). ho comprato due estrattori uno con adattatore e un altro molto simile a quello in foto, ma in nessun caso sono riuscito a rimuoverla. credo il problema sia nel fatto che i perni che dovrebbero inserirsi nella filettatura sono troppo grandi in diametro. credo che la filettatura sia 6-7″. devo usare un tipo diverso di estrattore? o sto sbagliando qualcosa? grazie mille
    Leandro

    • Ciao Leandro, intendi la “tazza” da avvitare nel foro filettato della pedivella che non corrisponde?
      Se è così può essere che la tua pedivella adotta un diverso standard, come per esempio quello stronglight. L’attrezzo specifico è raro da trovare e pure piuttosto costoso, ma puoi risolvere con un normale estrattore per cuscinetti a due bracci (meglio a tre) che trovi a una decina di euro o qualcosa in più nei negozi brico. Agganci i bracci, magari mettendo delle piccole pezze in gomma ricavate da una camera d’aria, e il puntone a battuta sul perno quadro del movimento. Io uso questo sistema con vecchie guarniture che hanno lo stesso problema, perché francamente spendere gli 80 e passa euro che chiedono minimo per l’estrattore non li spendo…

      Fabio

  • Togliendo i tappi alle pedivelle della mia vecchia mtb taiwanese “cambio shimano” di circa 20 anni fa, ho trovato il mio estrattore per perno quadro non va bene, gira che ti rigira credo di aver capito che ci voglia un estrattore Thun o un bullone equivalente (ma preferirei l’attrezzino), prima di fare cavolate ci sono forme similari al Thun o unico nel suo genere ?
    Comunque sto’ sito crea dipendenza 🙂
    marco

    • Ciao Bikediablo, se il passo è quello Thun ci vuole il thun, poco da fare. Anche non originale, costa poco meno di una decina di euro. Però, io che tutti gli attrezzi per tutti gli standard che si inventano non li ho, risolvo con un semplice estrattore a due bracci (anche a tre va bene, a quattro no, non monta), quelli per cuscinetti per capirci.
      Prima mi guardavano strano “…ma come? Proprio tu così preciso usi un normale estrattore?”.
      Si, poi è arrivata mamma Campy con il suo Power torque (di cui è notorio non sono estimatore) e ha scoperto che per estrarre la sua pedivella sinistra ci vuole un estrattore a due bracci, che ti fa pagare un occhio.
      Abbi solo cura che il perno centrale dell’estrattore sia un poco più piccolo dell’incavo della pedivella, in modo che non forzi le filettature e risolvi; non è necessario nemmeno acquistarlo, basta che un meccanico auto/moto che conosci bene e te lo fai prestare 5 minuti…
      Se vuoi, proteggi le pedivelle con due pezzi di camera d’aria dove poggiano i bracci, per evitare i segni.

      Fabio

  • Ciao Fabio,
    vedendo le immagini ed leggendo suggerimenti su un forum (http://www.mtb-forum.it/community/forum/showthread.php?t=241969) ho dato per scontato che fosse Thun, invece dalla tua risposta mi viene il dubbio che potrebbe non essere Thun, come faccio a misurare il passo ?
    Suggerimento prezioso, come al solito, l’estrattore a bracci, è piuttosto costoso per il livello medio degli attrezzi della mia nascente officina casalinga, ma mi par di capire che potrebbe essere un risparmio nell’ottica di avere un oggetto più duttile.

    ti aggiorna, se interessa, appena riesco a venirne a capo
    grazie
    marco

    • Ciao Bike, Thun o similare, il problema è se manca la filettatura interna per avvitare l’estrattore, ché immagino sia quello il problema senza vederla dal vivo.
      Nessun estrattore a due bracci costosissimo, basta quello da 10 euro al brico e risolvi.

      Se mi mandi qualche immagine all’indirizzo mail del blog (il alto a sx lo trovi) è più facile per me capire di cosa parliamo

      Fabio

  • Espedito

    Ciao Fabio
    Come anticipato nell’altra pagina del blog (Comandi cambio), mi accingo a rimettere su 2 ruote la mia vecchia MTB Atala con tutta la parure Shimano EXAGE 300 LX del ’93.
    Per l’opera di rimessa in sesto, dovrei (anche se non necessario vista l’assenza di giochi e di strani rumori) rimuovere la guarnitura modello Shimano FC-M300.
    http://www.retrobike.co.uk/gallery2/v/Manufacturer+Archive/Shimano+Archive/Catalogues/1990/SCAN0028.JPG.html
    Per l’occasione (visto che ne sono sprovvisto … per il momento), mi hanno prestato un estrattore simile a quello presentato da te nelle prime foto.
    Ho tolto i tappi, rimossi i 2 bulloni con bussola da 14, ho avvitato a mano l’estrattore fino a battuta (un ultimo quarto di giro con la chiave da 17), poi ho avvitato il bullone centrale.
    Ho avvitato tutto fino a quando si ferma a circa 5mm di filettatura e non va + avanti.
    Ho paura a forzare, anche perchè non vorrei spaccare nulla.
    Così ho risvitato tutto l’estrattore e la guarnitura non si è spostata di un millimentro.
    Ho spruzzato olio sbloccante e ripetuto l’operazione ma il risultato è stato lo stesso.
    Idem per la pedivella a sinistra.
    Sul web ho trovato che l’estrattore Shimano da usare è il modello TL-FC10, ma a vedersi non è molto diverso da quello prestato.
    Non vorrei fosse necessario anche il piccolo adattatore ISIS, ma non ho trovato nessuna indicazione a riguardo.
    Forse una buona dose di martellate (di gomma) sarebbero utili, ma proprio non saprei.
    Consigli?
    Grazie mille
    Espedito

    • Rieccomi; la tua guarnitura è a perno quadro e il tl-fc10 è un normale estrattore per perno quadro. Non so che foggia abbia l’attrezzo da te usato.
      Comunque la procedura è indicata nel blog, avviti prima la filettatura dell’attrezzo nella sede della pedivella, poi a mano il bullone centrale finchè non si ferma a battuta contro l’asse. A questo punto usi l’attrezzo necessario (di solito una chiave a brugola, ma dipende dal modello di estrattore) sul bullone di spinta e applichi una bella forza soprattutto se la guarnitura non è mai stata smontata e chi ha eseguito il montaggio non ha avuto l’accortezza di stendere un velo di grasso sui perni del movimento.
      Mandami qualche foto dell’attrezzo e della guarnitura all’indirizzo mail del blog, così capisco che stai usando.

      Una notazione per te ma anche per altri; i commenti non sono moderati, lascio a tutti la libertà assoluta di scrivere quello che voglio. A volte però la moderazione scatta in automatico quando sono presenti link esterni, perché il sistema lo interpreta come possibile spam e io non ho trovato alcun comando per eliminare questo blocco.

      Fabio

      • Espedito

        Ciao Fabio
        Il tool che ho usato è praticamente identico a quello Shimano, l’unica differenza sostanziale che il mio non è brunito. 🙂
        entrambi i pezzi del tool hanno testa esagonale per chiave da 17 (appena posso ti invierò foto del tool e della guarnitura, con evidenza di quello che c’è nel foro filettato).
        Di sicuro, vista la durezza, immagino che i perni non siano mai stati ingrassati da quando sin dall’uscita della fabbrica.
        Penso che dovrò riprovare usando “la forza” … anzi … “lo sforzo” ed una buona dose di martellate ben piantate.
        Posso usare dell’olio sgrassante (con cannuccia)?
        E se si … fin dove posso spingermi senza rovinare materiali o asciugare troppo l’olio dei cuscinetti del movimento centrale ?

        May the Force be with you … into me too !!! 🙂

        Stay tuned

        Espedito

    • Lascia perdere le martellate, sono inutili.
      Una volta che la “tazza” dell’estrattore è in posizione (avvitata a mano e poi un quarto di giro con una chiave) e il perno dell’estrattore va a battuta sull’asse del movimento è solo questione di applicare una certa forza. Una pedivella non viene via a mano, nemmeno se il perno è stato ingrassato, quindi figurati se la bici è vecchia e ossidata.
      Vai tranquillo, l’importante è solo che l’estrattore sia stato montato bene sulla pedivella. A quel punto puoi applicare tutta la forza che vuoi, danni non ne farai. Col martello si…

      E’ impossibile descrivere a parole quanta forza applicare; però per farti capire che a volte ce ne vuole davvero tanta con bici molto vecchie e/o trascurate pensa che in alcuni casi ho tolto la bici dal cavalletto di lavoro, messa a terra e caricato il mio peso sulla chiave che agisce sul perno di spinta dell’estrattore. Si, ho usato il piede e mi ci sono poggiato di forza. Non oso immaginare come starà messo il movimento, comunque applicando le procedure indicate qui sul blog vedrai che smonterai pure quello, è tutta una questione di leve, anzi di lunghezza della leva.

      Fabio

      • Espedito

        Qualcuno diceva … Datemi una leva e vi solleverò il mondo … 🙂
        Ovviamente le martellate intendevo darle alla chiave … non alla guarnitura o alla pedivella!!! Lungi da me una cosa del genere !!! 🙂

        • Ciao Espedito, anche io intendevo alla chiave ed è pericoloso; il materiale della pedivella, quindi la sede filettata dove agganci l’attrezzo, è sempre più tenero dell’estrattore; finiresti col rovinarla e basta. Vai tranquillo con una chiave lunga e di buona qualità. Fammi sapere.
          Di dove sei? Se abito da queste parti te la smonto io.

          Fabio

  • Espedito

    Ciao Fabio
    Abito a Roma (dove al momento ho la bici … in cantina), ma sono campano (prov. di SA).
    Tornerò in terra natia per le vacanze natalizie e sarò nuovamente nella capitale all’inizio del prossimo anno … a riprendermi cura del mio destriero a 2 ruote.
    Approfitto quindi per fare gli auguri di Buon Natale e di Felice e sereno anno nuovo a te ed a tutti gli utenti di questo blog.
    Ciao
    Espedito

  • Ciao, ho qualche problema a inserire guarnitura e pedivella nel movimento centrale: non riesco a farle entrare a fondo. Restano 5-7mm che non sembrano ridursi neppure usando il bullone di fissaggio per spingere dentro la pedivella. I due componenti (guarnitura e movimento centrale) dovrebbero essere compatibili, in quanto mi sono stati venduti come tali. Come posso fare? Grazie!

    • Ciao Mauro, impossibile risponderti senza sapere a che movimento e guarnitura ti riferisci; a perno quadro? che standard? O a perno integrato? Quale?
      E poi cosa intendi per “restano 5-7mm? Dove? Tra la pedivella e il movimento? E’ normale. Non entra nel movimento se a perno quadro per 5-7mm? Non è normale.

      Queste solo alcune delle domande fondamentali, senza risposta non posso io a mia volta rispondere a te.
      In alto a sx troverai come indirizzarmi una mail; con qualche foto, così capisco di cosa parliamo

      Fabio

  • Mauro Albani

    Ok, grazie mille ti ho scritto. Saluti

  • Carlo Gallia

    Scusa Fabio ma non mi è chiarissimo dalla foto il verso di inserimento dei cuscinetti a gabbiette del mio vecchio movimento Campagnolo. In secondo luogo non riesco a capire il motivo per cui la chiave originale della stessa ditta per la calotta destra non ingaggia perfettamente. Funziona, certamente, ma con qualche difficoltà, tanto che in un caso mi è sfuggita e ha rigato la vernice. Colpa mia, che non avevo messo alcuna protezione, però l’idea di un attrezzo imperfetto e costoso rimane. Grazie come sempre

    • Ciao Carlo, per quanto riguarda il verso di montaggio ho inserito una aggiunta nell’articolo, con immagini che, francamente, non sapevo come caricare qui, nella risposta.
      E ho pensato che nel testo era pure meglio, più visibili.
      Per la chiave invece molto, anzi tutto, dipende dal diametro dei pin; le chiavi “universali” hanno un profilo troncoconico, in modo da adattarsi a fori della calotta di diverso diametro. Ma in ogni caso, universale o originale, questi piccoli pin si incuneano per un tratto molto limitato. Io sono solito usare due mani, cercando di tenere premuto l’attrezzo sulla calotta. Non sempre è necessario, di fatto la calotta sinistra ha un serraggio molto blando. Diverso il caso di alcune (rare) calotte montate a destra che hanno analogo sistema. E lì sono dolori…
      Mi spiace per il danno, avrei dovuto specificarlo che l’incidente della chiave che può scappar via è più comune di quanto sembri. Alle volte do per scontato alcune cose, ma in effetti devo sempre mettermi nei panni di chi compie l’operazione per la prima volta, cercando di anticipare ogni possibile errore.
      Guardiamo alla cosa con altro occhio; tu hai fatto una esperienza, di cui sono certo avresti volentieri fatto a meno, ma sempre esperienza è, utile a imparare; io ho avuto una altra lezione da voi che leggete, ed è cercare di prevedere ogni possibilità prima di pubblicare.
      Forse non ti consolerà, ma almeno gli diamo un senso 🙂
      Fabio

  • Carlo Gallia

    Grazie, Fabio. Ma guarda che non è certo colpa tua. Tra l’altro avevo effettuato lo smontaggio ancor prima di conoscere il blog. Ho semplicemente trascurato una elementare precauzione, ma giustamente sbagliando s’impara, se a proprie spese ancora più efficacemente, e non si può pretendere che tu debba prescrivere anche i particolari più minuti e, credo, risaputi. Guarda che però la chiave di cui parlavo è della calotta destra, non a fori, e per questo mi riesce ancora più incomprensibile che un oggetto originale non si adatti perfettamente ai contorno della ghiera, ma ingaggi solo di traverso e in modo parziale. Grazie ancora della tua cortesia e competenza, che non scopro certamente adesso.

    • Ah, non avevo capito, pensavo fosse la chiave a compasso per calotte forate.
      Campy ha usato diversi standard per la calotta destra, mi manderesti qualche foto di calotta e attrezzo?
      Per capire dove sta l’inghippo.

      Fabio

  • Drivepower

    Ciao Fabio, complimenti per il blog, veramente esaustivo e completo!
    Ti chiedo un suggerimento per un movimento centrale: sto trasformando la mia vecchia mtb (25 anni fa era una bella bici! poi con il tempo e l’incuria avrei dovuto spenderci una fortuna in pezzi nuovi e così…) in una bici da città, quindi tolto cambio, deragliatore, ecc. Volevo anche eliminare la guarnitura tripla e quindi mi sono dedicato all’operazione con il mio estrattore come avevo fatto altre volte… Pedivella sinistra tutto ok pedivella destra cementata! Tira e molla ho spanato a filettatura della pedivella… ho provato di tutto ma non vuole saperne di uscire… Hai qualche idea da suggerirmi? Forse riesco a recuperare un estrattore da officina a tre bracci, ma non vorrei fare danni.
    Grazie mille!
    Ciao

  • Drivepower

    Sorry, non avevo specificato… Il movimento è un vecchio shimano a perno quadro è la guarnitura è una tripla Deore lx. ciao!

    • Elessarbicycle

      Ciao, se non hai più filettatura l’unica soluzione è quella a cui hai già pensato, un estrattore a tre bracci ma va bene anche quello a due bracci. Assicurati solo che il puntale sia più grosso del foro del dado delle pedivelle, altrimenti non hai spinta.

      Fabio

  • ciao e complimenti per il sito, quando ho bisogno di fare manutenzione ormai vengo sempre qui.
    volevo domandare cosa si deve fare per fare la manutenzione al movimento centrale shimano perno quadro sigillato? cioè… forse non si deve far niente… non ha la sfere su cui mettere del grasso ma è appunto sigillato… quindi se non gira va cambiato e basta giusto ?

    • Elessarbicycle

      Ciao Leonardo, si è giusto. C’è un modo per arrivare alle sfere ma lo sconsiglio. Danneggiarlo nel rimontare tutto è un attimo. Costano così poco e durano talmente tanto (se ben montati, in realtà è facile sbagliare…) che non vale la pena.

      Fabio

  • andymcnab4

    Salve a tutti
    Spero di essere nel posto giusto, per ottenere finalmente una risposta alla mia domanda.
    Possiedo un mtb rockrider 500, alla quale voglio cambiare guarnitura con una più performante e il suo relativo movimento centrale (a cartuccia perno quadro larghezza 68 mm 34,8 diametro) con uno più moderno.
    Quale movimento centrale posso montare in alternativa, e di conseguenza scegliere una guarnitura adatta?
    A dimenticavo la mia mtb ha già tutta l trasmissioni SRAM.
    Intendevo montare una SRAM X5 con perno traversate da 24 mm.
    Oppure devo morire con quel tipo di movimento, ed essere limitato nella scelta delle guarnitura.
    Grazie dell’attenzione.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andy (abbrevio…), certo che puoi cambiare movimento. Basta prendere guarnitura Sram che vuoi, a perno passante, e il suo movimento GXP filettato BSA.
      Comunque, detto fra noi, non è che un movimento a cartuccia a perno quadro sia un cattivo movimento: tutto dipende dal modello/produttore. Ci sono movimenti sigillati a perno quadro che, credimi, sono di altissimo livello: purtroppo anche il prezzo… 😀

      Fabio

      • andymcnab4

        Grazie Fabio, a volte la scelta è detta dal tipo di guarnitura.

        • Elessarbicycle

          Certamente Andy, ma cosa scegliere (quale guarnitura e suo movimento specifico) dipende anche da altri fattori. Tecnologia della scatola movimento, spazio disponibile, eventuale interferenza col fodero basso, altezza deragliatore (nel caso a saldare) ecc. Nel tuo caso ti basta prendere guarnitura e movimento coordinati, tenendo conto solo del passo della scatola movimento. Ovviamente una guarnitura da Mtb.

          Fabio

          • andymcnab4

            Il mio obiettivo e quello di rimuovere la mia vecchia guarnitura OEM fissa dove non è possibile cambiare le corone, il problema del MC Nascie da due fattori 1° con perno quadro non ce una grande scelta. 2° la compatibilità con il restante della trasmissione che una SRAM 9V per il deragliatore no problem è a collarino tiraggio alto. Quindi il gap più importante è il movimento centrale del modello di guarnitura che ho scelto, appunto SRAM X5 oppure X7, che stiamo li e poi volevo cambiare il rapporto che ho su un 42-32-22. Altrimenti se vollessi sfruttare il perno quadro scartando SHIMANO ho visto un po di prodotti SUNRACE (M9), anche PROWHEEL ma sembrano più compatibili con componentistica SHIMANO che con sram. Ecco il perché voglio abbandonare il perno quadro un Po antico ma più affidabile secondo me. Tu cosa ne pensi? Per ora faccio molto sterrato, non appena mi ritaglio un Po di tempi penso di andare su qualche monte ma niente discese, altrimenti mi perdo il bello della pedalata.

          • Elessarbicycle

            In tutta onestà penso sia una spesa inutile o quantomeno eccessiva in rapporto alla bici. Dove andresti a sostituire un componente che poco migliora la qualità globale senza avvertire chissà che benefici. Meglio investire su due buone ruote.
            Se hai necessità di modificare i rapporti prendi una Shimano Acera o roba simile, un buon movimento a perno quadro sempre Shimano (cuscinetti eccellenti) e sei a posto. Non ne sono sicuro perché non conosco la bici, ma credo monti comunque una guarnitura Sram a corone removibili, quindi potresti anche solo prendere le corone.
            Oltre quelli da te citati esistono almeno un altro centinaio di produttori di guarniture varie. Quello col catalogo più fornito e con ampia scelta è Stronglight, dagli una occhiata. Non sono a buon mercato ma valgono i soldi spesi.

            Fabio

          • andymcnab4

            La bici è una RockRider 500 (ce chi le odia è chi le ama) per me la seconda, le corone non sono removibili di questo ne sono certo. Per le ruote, sicuramente le mavic crossride non sono il top ma credo che su una bici con telaio in alluminio anche se dal peso 1,7 kg non ne valga la pene di montare ruote in carbonio al prezzo che le paghi e in più il carbonio non eccelle per longevità. Sono consapevole che togliere due denti sulle corone non guadagnerei chissà che in termini di sviluppo metrico e poi con una 26″ figuriamoci. Questa è una mia valuazione che ho fatto quando la uso sullo sterrato. Per quanto riguarda il MC sto valutando anche di rimanere sul perno quadro, ma se proprio devo cambiarlo allora opto per una soluzione diversa, per quanto riguarda i cuscinetti, bene le sensazioni le lascio a gli altri, parlano i dati, e un cuscinetto e un cuscinetto non è che ci sia tanta differenza in termini di resistenza fisica, si può parlare di tolleranze costruttive tra un produttore e l’altro…
            Non so se è il luogo adatto per parlarne, non ti conosco ma spero tu non sia uno di quei fissati dell’ultimo grammo da togliere alla bici. Spesso sento parlare di alleggerire la bici, ma poco alleggerire chi monta sulla bici. Il mio motto non è sempre in sella. Ma sempre sui pedali è questo il fascino della bici pedalare…

          • Elessarbicycle

            Ciao Andy, fatico a comprendere la tua risposta. Non ho parlato di ruote in carbonio né mi sembra aver denigrato la tua bici. Ma parto dalla tua penultima frase e si, è vero, non mi conosci e probabilmente sei abituato ad altri luoghi virtuali dove il ciclismo è affrontato come guerra di religioni. Dissento invece sulla tua affermazione che un cuscinetto è un cuscinetto, come fossero tutti di uguale qualità. Non è così, come per qualunque manufatto creato dall’uomo. E non parlo per sensazioni ma per esperienza, sono 35 anni che pedalo su qualunque cosa, monto, smonto, verifico, provo, analizzo ecc.
            Resto dell’opinione, che è frutto appunto dell’esperienza (e del resto sei tu a essere venuto qui, chiedere consiglio e invitare ad un parere, non il contrario…) che spendere per l’acquisito di guarnitura a perno passante e relativo movimento sulla tua attuale bici è tutto sommato superfluo. Anche se ritieni i cuscinetti tutti uguali ti assicuro non è così e probabilmente il tuo disappunto verso il perno quadro sigillato è dovuto a un movimento di scarsa qualità. Tra l’altro se montato male (e succede, hai voglia se succede…) i cuscinetti vengono compressi in modo anomalo peggiorando la situazione.
            Il discorso sullo sviluppo metrico è del tutto relativo; su strada il discorso è completamente diverso e la scelta della giusta rapportatura è lavoro lungo e laborioso. Ma per uso disimpegnato va bene quello che propone la casa, poi alla fine con qualche uscita in più si ridimensiona anche il problema dei rapporti troppo duri.
            Comunque, come ti ho già detto, non hai alcun problema a montare una sram a perno passante e il suo movimento dedicato.

            Fabio

          • andymcnab4

            Perdonami Ma non era questo il messaggio che volevo far passare (non ho sentito denigrare la mia bici).
            La mia prima affermazione e dovuta ad altro, e che spesso sento parlare altri delle bici del Decathlon come se solo altri sanno fare, per me non esistono dei costruttori di bici ma solo assemblatori. Visto che la componentisita e sempre eterogenea.
            Nel messaggio precedente hai parlato di due buone ruote, io penso che quelle che ho siano di buona qualità sotto i 2kg. Concordo con quello che dici tu sul perno quadro la mia era solo una richiesta perché se dovessi trovare una buona guarnitura ad un prezzo conveniente senza altro la prima domanda che mi devrei porre il MC e adatto alla mia MTB? E perquesto che mi sono rivolto a te per quanto riguarda una mia lacuna, non avendo materiale a sufficienza per sperimentare. Per quanto riguarda i cuscinetti non concordo pienamente con quello che affermi, esperienze pregresse, mi riferisco alla struttura in se del cuscinetto, ovviamente che se si comprano cuscinetti di bassa lega ce differenza, dubito che SRAM, SHIMANO e company abbiano strutture con cui producano cuscinetti. Ma sicuramente li chiederanno ad un azienda del settore tipo SKF, magari SRAM e co si forniscono dalla stessa azienda e qui non noterei la differenza. Magari si puoi parlare di tutto il MC come e stato disegnato o proggetta, sempre che ci siano cosi tanta differenza progettuale. Per quanto riguarda il mio MC funziona ancora bene e non scricchiola come alcuni lamentano. La mia esigenza nasce nel avere una guarnitura che sia molto più gestibili in termini di corone.
            Sto cercando di adattare la bici standard alle mie esigenze, secodo me non sfrutto bene la prima corona da 42, e non si tratta di allenamento credimi, non faccio solo bici, ma anche corsa, corpo libero e marce. E peso meno di 64kg. (Anche il mio ortopedico sportivo quando l’ho contatta per la prima volta mi diceva che l’obesita poteva essere una causa del mio problema, poi quando ci siamo incontrati ha cambiato idea). Grazie ancora del tempo e spazio che mi stai dedicando.

          • Elessarbicycle

            Suppongo sia da poco che ti sei imbattuto in questo blog; se è così ogni tanto leggiti qualche articolo e vedrai che qui nessuna bici o componente è maltrattato ma sempre valutato per ciò che è. Curandosi nulla del nome sull’obliquo ma badando solo a se sia in grado di fare e come ciò per cui è progettata.
            Ma ne approfitto per altre riflessioni. La bici è un insieme complesso, non basta mettere insieme dei pezzi. E non basta nemmeno prendere tutti i pezzi al top, montarli e trovarsi così una bici top. Così come spesso cerchiamo soluzioni sbagliate a problemi reali. Non dico sia il tuo caso, parlo solo per fare esempi e te lo farò con le ruote, visto ne abbiamo parlato. Ho svolto una comparativa tra due ruote simili in quasi tutto e con una differenza di peso davvero minima. Eppure potevo usare un pignone più duro in salita con la ruota più leggera e un pignone più duro in piano con la ruota più pesante. Senza star qui a spiegarne le ragioni (è tutto nel test) un semplice cambio ruote ha modificato il mio utilizzo dei rapporti. Così come accade con le gomme, troppo spesso poco valutate. Su due bici molto diverse tra loro, la mia Xlite team e la mia Elessar, monto una rapportatura sostanzialmente analoga e riesco in piano e su salite pedalabili a tenere lo stesso passo; la Xlite vince solo quando la pendenza si fa cattiva e il peso in più di Elessar paga dazio. Come mai? Proprio perché una bici è semplice solo all’apparenza e ottenere il giusto amalgama è più difficile di quanto si creda. A proposito: non esistono solo assemblatori, in tanti le bici le progettano e lo fanno anche molto bene.
            Ma torniamo a noi: tu dici che necessiti di una rapportatura diversa ed è frequente come richiesta. Ma siamo del tutto sicuri che la soluzione sia cambiare la guarnitura (o le corone)? Potrebbe esserci invece una soluzione che ti renderebbe utilizzabili rapporti che non riesci a usare? Anche perché tu hai accennato allo sviluppo metrico ma ti assicuro che è un dato alla prova su strada assolutamente aleatorio. Spingere, per fare un esempio, un 50/13 su una bici è cosa del tutto diversa da spingerlo su altra bici. Lo sviluppo metrico è uguale, la forza necessaria no e quindi come la mettiamo?
            Tu monti già una guarnitura decisamente agile, se necessiti di ulteriore agilità è molto più probabile che la forza necessaria a spingere quei rapporti sia dispersa da altri elementi. Io capisco tu sia innamorato della tua bici (chi mi conosce sa che non uso solo top di gamma o gioiellini luccicanti progettati da me) ma stiamo parlando comunque di una bici poco prestante. Ottima per quel costa, anzi addirittura economica per quel che offre. Ma dire questo non significa definirla ottima in assoluto. Sapessi quanti ciclisti lamentavano problemi vari a usare una data bici e sapessi quante volte mi è bastato cambiargli semplicemente le gomme per fargli scoprire una bici del tutto diversa e assai più performante.
            Quindi, in definitiva, posta la facilità di cambiare guarnitura e movimento se è ciò che vuoi fare, io ti invito prima a riflettere e magari leggere un poco questo blog e farti prestare, se puoi, qualche altra bici. Potresti scoprire un modo nuovo di vivere il ciclismo, lontano da dogmi e pregiudizi e con la consapevolezza di saper scegliere la migliore soluzione a ogni necessità; che non è sempre quella all’apparenza più ovvia.
            Ti invito a leggere il blog, e con questo concludo, non per vanità. Sei nuovo e forse male abituato nei tanti forum presenti dove chiunque parla a sproposito o per sentito dire. Qui no, ogni frase nasce dall’esperienza diretta e ben sanno i lettori di più vecchia data che mai parlo di qualcosa che non ho toccato con mano e verificato di persona. E se alla fine in tanti pedalano felici grazie alle mie chiacchiere, beh, ho dato un senso al tanto tempo che dedico a questo luogo di comune passione.

            Fabio

  • andymcnab4

    Concludo con questo e poi basta, senno riempio il tuo blog di chiacchiere da bar.
    Certamente accetto l’invito a leggere il tuo blog ci mancherebbe, come anche altri, c’è sempre da imparare qualcosa, da chi ne sa più di te.
    Non metto indubbio la tua esperienza nel campo, che sicuramente non riuscirò a eguagliare. Anche tu sarai abituato magari a persone che pedalano solo perché oggi va di moda come gli estimatori delle eBike.
    Anche io un po se pur poco di esperienza ne ho, no nel mondo delle bici, ma in altro, te la concedo un po di vanità, dopo tutto siamo a casa tua, e con la tua esperienza monolitica.
    Secondo me tu commetti un errore, quando fai il paragone con le due bici, e ti spiego il perché!
    Dimentichi il fattore umano, dato molto importante, nel test delle due bici una cosi minima differenza non potrai mai percepirla perché se pur ben allenato non riuscirai mai a tener la stessa costanza sui pedali. Questa affermazione viene dalla mia esperienza di Runner, possono notare la differenza con scarpe da 400 a 200g e no con scarpe 290 a 280 g, lo stesso vale nel tuo esempio.
    Un maratoneta non correrà mai i 42 km allo stesso ritmo ma ci sarà sempre una differenza al km dettata da cosa il fattore umano che non è prevedibile riducibile a l minimo ma non può essere eliminato.
    Acquistare pezzi di bici e montarli non e costruire bici. Per costruire intendevo progettare e realizzare ogni singolo pezzo della bici.
    Detto questo faro le dovute valutazioni continuando a documentarmi anche sui libri, non amo leggere molto le pagine web.
    Ti saluto…

    • Elessarbicycle

      Beh, ho fatto e faccio il tester da moltissimi anni; una differenza, anche minima, l’avverto. E uso un protocollo molto rigoroso per evitare contaminazioni ed errori, frutto anche questo di tanti anni in cui ho lavorato per la carta stampata. Il fatto che altri non avvertano differenze, anche infinitesimali, non significa che non esistono: significa avere una differente sensibilità. Infatti i tester/collaudatori sono una cosa del tutto diversa dai piloti.

      Hai ragione, comprare pezzi e montarli non è progettare bici: infatti il telaio di Elessar (sia la prima che hanno rubato che l’attuale) l’ho disegnato io. Come tanti altri che non pubblico qui per tanti motivi.
      Ma anche lavorando con telai di serie sapere tirarne fuori il meglio non è facile, soprattutto quando si costruisce la bici intorno al ciclista, donandogli ciò che nessuna bici di produzione, che è sempre frutto di compromesso, può offrire.

      Buone pedalate

      Fabio

  • Franco

    Ottimo articolo, super utile. Grazie mille!

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