Centrare la ruota

L’argomento stavolta è la centratura di una ruota.

Per adesso prenderò in esame solo questa operazione che posso definire di ordinaria manutenzione.

L’assemblaggio completo sarà argomento per una serie di articoli di prossima pubblicazione, vista la maggiore complessità dell’operazione, che sarà affrontata sia dal punto di vista teorico che pratico. Per lo stesso motivo, qui prenderò in considerazione solo la centratura laterale, rimandando la descrizione di quella radiale, della campanatura e della tensionatura.

Come molte operazioni su una bici, la centratura non è tecnicamente difficile. Tiri un raggio, ne allenti un altro e ci sei.

Il problema è: quanto tendere e quanto mollare? Ecco, a parole è impossibile dirlo, è una questione di esperienza. Nessun articolo, nessuna foto o video vi potranno mai fornire un valore.

Solo eseguendo l’operazione, provando e riprovando si acquisisce la sensibilità, l’occhio diciamo così, per capire se ci vuole un giro o mezzo giro di chiave.

Bene, quindi premesso questo, vi starete chiedendo allora che scrivo a fare. Oibò, non nascondo che spesso me lo chiedo pure io, ma ho notato anche che quello delle ruote è uno degli argomenti, insieme alla catena, che più interessano i ciclisti.

Ed è anche una operazione importante, perché una ruota ben centrata significa una bicicletta stabile su strada, più sicura, una frenata migliore (coi dischi il problema non si pone) una maggiore durata della ruota stessa: insomma, le ruote sono il tramite tra noi e la strada, meglio le manteniamo, più ci godiamo la bici.

Ma andiamo con ordine, iniziando dalla struttura della ruota.

Un ruota è l’insieme di più parti che devono lavorare in modo omogeneo. C’è un mozzo che è collegato tramite i raggi a un cerchio grazie a dei bulloncini allungati chiamati nippli.

Il materiale è diverso a seconda dell’utilizzo della ruota, sia per il cerchio che per i raggi che per il mozzo. Carbonio o alluminio per i cerchi e i raggi (quest’ultimi soprattutto in acciaio e con spessori diversi) alluminio di solito per i mozzi (ma anche titanio), fino al semplice ferro scadente per le ruote molto, ma molto economiche.

L’assemblaggio manuale è oramai residuale per le ruote complete e riservato alle top di gamma. La maggior parte è creata usando appositi macchinari che svolgono centratura radiale e laterale, campanatura e tensionatura dei raggi. Solo se la macchina indica un errore o una impossibilità di raggiungere lo standard, interviene l’uomo che provvede manualmente.

Mi riferisco a ruote di buona qualità, quelle da pochi spiccioli le fanno le macchine lo stesso, ma sono meno raffinate e se funziona, bene: altrimenti ti arrangi. Non le consideriamo.

Ci sono poi le ruote assemblate, dove cioè il ciclista acquista separatamente raggi, mozzi e cerchio e le monta o le fa montare. Ma, come detto all’inizio, di questo mi occuperò in un futuro articolo.

Per poter centrare una ruota è necessario avere alcuni attrezzi specifici la cui buona qualità è importante.

Quello indispensabile, lapalissiano, è il tiraraggi.

Ne esistono di varia foggia e con le misure diverse a seconda della dimensione del nipplo e la conformazione del suo ingaggio.

Nella foto in basso, partendo dall’alto, si possono vedere la chiave per i nippli Shimano nella doppia misura 4,3 e 4,4mm; sotto, partendo da sinistra, una chiave multipla, dove a ogni scanalatura corrisponde una diversa misura, quella gialla è per i nippli stellari Mavic mentre la verde una standard da 3,3mm.

In ultima fila, sempre partendo da sinistra, le due chiavi piccole sono le originali Shimano, con un lato da 4,3mm e con l’altro per tenere fermo il raggio piatto; affianco una chiave a misura multipla per raggi piatti.

 

La misura dei nippli più usata è 3,3mm. Più usata si, ma non universale. Come per tante altre cose, ci sono case che preferiscono adottare un loro standard. Shimano usa spesso nippli da 4,3 o 4,4mm sulle ruote da corsa, Mavic adotta un profilo a stella e così via, costringendo noi semplici appassionati a dotarci di una miriade di chiavi.

0374 Tiraraggi 010375 Tiraraggi 02

Ma, qualunque sia la misura dei nippli delle vostre ruote, la chiave dovrà essere di ottima qualità, perché una chiave tiraraggi di materiale scadente e con una lavorazione imprecisa li rovinerà.

Bene, abbiamo acquistato la chiave per i raggi, e adesso? Come stabiliamo se la ruota è centrata?

Abbiamo bisogno di un riferimento fisso, qualcosa che, facendo girare la ruota, ci fornisca la prova visiva e sonora che il cerchio non ondeggia di qui e di là.

Per bici e ruote economiche, quelle per cui non vale la pena sbattersi più di tanto, è sufficiente capovolgere la bici, usare i pattini freno o la chiave tiraraggi poggiata al telaio come riferimento fisso e dare una regolata di massima; tanto alla prima buca l’avrà già persa.

Però le nostre sono bici belle (e care…) e noi vogliamo trattarle bene, quindi, per fare un buon lavoro, ci servirà un centraruote.

Un attrezzo cioè dove poggiare la ruota, dotato di riferimenti a destra e sinistra e che ci consentirà di centrare alla perfezione le nostre ruote.

Anche qui vale il discorso della qualità. Senza eccessi, nel senso che per uso amatoriale non è indispensabile il Dt Swiss da millemila euro; ma nemmeno quello da 30 euro che flette e su cui la ruota balla, praticamente inutile.

 

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Io ho trovato un buon compromesso tra qualità e prezzo con quello della Minoura; abbastanza rigido e stabile, un poco laboriosa la regolazione sul suo binario della “forchetta” per i riferimenti (ma l’attrezzo a T aiuta) e con il limite che i comparatori non sai proprio dove piazzarli. Infatti non li ho.

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Non è nemmeno il massimo in quanto a rigidità, ma oramai mi sono abituato a suoi pro e contra e ci assemblo le ruote senza grosse difficoltà.

Certo, preferirei avere un Park Tool Ts2.2 con i suoi comparatori, ma costa abbastanza e non è spesa che posso affrontare a cuor leggero, visto che sono lavori che faccio per hobby, per dare una mano agli amici ma su cui non guadagno un centesimo e quindi i conti in tasca devo farmeli.

0380 Centraruote Park Tool Ts2.2

Ma sto divagando, torniamo in argomento.

Abbiamo la chiave per i raggi, abbiamo la ruota sul centraruote, dobbiamo capire se è centrata o no.

Io, per mia comodità, evito di usare contemporaneamente, nella fase iniziale della centratura, ambedue i riferimenti, quello destro e quello sinistro. Preferisco tenerne uno completamente aperto e concentrarmi prima su un lato solo.

Non sono un camaleonte con gli occhi che si muovono autonomamente: o guardo il riferimento di destra o quello di sinistra. Risolto usandone, appunto, uno solo per volta.

 

0381 Centratura ruota 010382 Centratura ruota 02

Faccio girare la ruota, attendo che abbia compiuto qualche giro affinché si stabilizzi grazie alla forza giroscopica (che annulla così ogni eventuale gioco sul centraruote) presto attenzione a dove tocca, sia guardando che ascoltando il classico stridio del metallo del riferimento sul metallo del cerchio e inizio a lavorare sul punto più malandato.

La tecnica è semplice.

Si tiene ferma la ruota nel punto dove tocca e si tende il raggio opposto. Se cioè il cerchio tocca a destra, andrò a tensionare il raggio posizionato sulla flangia sinistra e viceversa.

Nella foto in basso si può notare come il riferimento del centraruote tocchi il cerchio. In questo caso andrò a tensionare il raggio innestato sulla flangia opposta, quello su cui sto agendo con la chiave (per sole esigenze fotografiche, la ruota è già centrata…)

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Ma, come detto, il problema non è la tecnica. La ruota è un insieme che deve lavorare in armonia, il “quanto” tendere un raggio non è spiegabile a parole, perché solo l’esperienza ci fa capire quanto è necessario stringere.

Alcune regole da seguire però ci sono.

Anzitutto tenere sempre la ruota posizionata sul centraruote nello stesso verso, in modo da non confondere destra e sinistra, in modo, cioè, da lavorare sempre allo stesso modo.

Non si deve mai essere drastici, perché tirando un raggio si agisce su quel raggio, è vero, ma si agisce anche su tutta la ruota che, come ho detto, deve lavorare in armonia.

Meglio allora procedere lentamente, un quarto di giro per volta. Sembrerà di impiegarci più tempo, quando invece è vero il contrario. Stringere da subito in modo deciso può rovinare sia la campanatura che la centratura radiale, costringendoci a un plus di lavoro per rimediare.

Se lo scostamento laterale è tale da richiedere oltre il mezzo giro di tensione, è bene allentare anche il raggio immediatamente vicino di un quarto di giro.

Esempio: se il cerchio tocca a destra, andrò a tendere il raggio corrispondente al punto in cui tocca innestato sulla flangia sinistra di mezzo giro e allenterò di un quarto di giro il raggio immediatamente vicino innestato sulla flangia dallo stesso lato in cui tocca, cioè a destra (se posto avanti o indietro a quello che ho appena teso dipende dal punto dove tocca: bisogna cercare sempre quello più vicino al punto di contatto tra cerchio e riferimento) in modo da distribuire la tensione.

Ma la regola più importante, quella che non mi stancherò mai di ripetere (e infatti la sto appena ripetendo…) è che sulle ruote si lavora con calma, senza la fretta di raggiungere subito il risultato.

Col tempo imparerete a essere più veloci, perché avrete acquisito l’esperienza necessaria a capire da subito quanta torsione dare, ma non fatevi mai prendere dall’ansia di voler finire subito.

E’ un errore che vedo commettere spesso, soprattutto quando si assembla una ruota. Finita l’imbastitura, più che una ruota sembra una biscia. Si inizia allora a stringere come forsennati, con l’unico risultato che poi la ruota è da rifare completamente e avremo solo perso tempo.

Continuiamo la nostra centratura.

Dopo aver teso un raggio, una altra manata alla ruota per farla girare, in senso opposto a quello precedente.

Due consigli: infilate la chiave tiraraggi sempre dall’alto, mai di lato. La inserite nel raggio e scendete fino all’ingaggio col nipplo. In questo modo avete la certezza di non rovinare l’innesto del nipplo, che è solitamente in ottone, quindi abbastanza fragile.

Se il nipplo offre molta resistenza perché ossidato, non insistete, fermatevi. Una goccina d’olio o di sbloccante infilata dall’alto, attendete che faccia effetto e poi riprendete. Rovinare il nipplo o spezzare il raggio è un pericolo molto concreto. Nei casi più estremi, meglio togliere il copertoncino e il nastro paranipples e agire sul nipplo dall’interno. Solitamente la testa interna ha o l’ingaggio per un giravite a testa piatta o per una chiava a bussola da 5,5mm.

Se lo scostamento nel punto appena tensionato è accettabile, cioè piuttosto ridotto (per me vuol dire non superiore a 1,5mm, ma dipende anche dalla qualità della ruota), meglio andare a cercare altri punti di contatto. Inutile lavorare di fino su un solo punto, sempre per la questione che la ruota è un insieme.

Dopo aver lavorato su un solo lato e raggiunto una centratura che prevede uno scostamento molto ridotto, si inizia a lavorare sul lato opposto, seguendo lo stesso metodo.

Sempre con calma, senza fretta, un quarto di giro alla volta.

Bene, destra e sinistra non presentano scostamenti evidenti, è il momento di usare ambedue i riferimenti in contemporanea. Più che guardare, meglio ascoltare, avvicinando molto lentamente i riferimenti al cerchio. Qui davvero è necessaria tanta sensibilità. Minore è lo scostamento che si vuole ottenere, maggiore è la difficoltà, perché si deve lavorare con pochi gradi di rotazione del nipplo. Ogni tanto afferrate i raggi tra le mani e stringete, in modo da farli assetare meglio, e poi riprendete il lavoro.

Se avete seguito la procedura in modo corretto, il risultato sarà quello del video qui sotto. E’ una ruota che ho assemblato di recente per la mtb di un amico.

I raggi piatti richiedono qualche accortezza in più, anzi, un attrezzo in più.

E’ la chiave mostrata all’inizio, che serve a tenere fermo il raggio mentre si agisce sul nipplo.

 

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L’ultimo consiglio che mi sento di darvi, quello che diede a me chi mi insegnò a costruire ruote, è esercitarvi il più possibile. Una vecchia ruota da buttare per fare le prove, un poco di musica (a basso volume altrimenti non sentite lo stridio dei riferimenti sul cerchio) una birra e via a stringere e allentare per capire come reagisce una ruota.

Per anni non ho assemblato più una ruota, avevo perso completamente la manualità e, soprattutto, l’occhio. Ho ripreso ad esercitarmi, ho abbandonato ogni calcolo affidandomi all’istinto (che poi altro non sono che reminiscenze che tornano a galla) e adesso posso dire di aver ripreso una discreta capacità.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Carlo Gallia

    Il centraruote che tu usi si fissa alla morsa o viene semplicemente posato sul banco? E la T di regolazione è compresa con l’oggetto o deve essere acquistata a parte? Dalle immagini del prodotto su Internet non mi pare che sia compresa. Grazie ancora delle tua competenza e della tua disponibilità. Carlo

    • Ciao Carlo, quello mio è l’ultima versione con la base integrata e ripiegabile; già da un paio d’anni non lo vedo più a catalogo, solo la versione con montaggio da banco. La T per la regolazione si acquista a parte, io presi tutto insieme (dima per la campanatura compresa) sfruttando una offerta online sul kit completo.
      In ogni caso prova a contattare Magnetti, lo distribuiscono loro in Italia. Se Minoura lo produce ancora te lo possono ordinare e tu paghi e ritiri presso qualche negozio che si rifornisce da loro perché Magnetti è distributore e non vende ai privati. Anche se in qualche caso mi hanno inviato pezzi singoli che altrimenti non sarei riuscito ad avere pagando direttamente loro, oltre la spedizione.

      Fabio

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