Gli attrezzi per la bici

Nel primo articolo ho esaminato la dotazione minima indispensabile per un ciclista che non ha particolare interesse a curare personalmente la bici o è un neofita dei pedali e non sa da dove cominciare.

Seguendo uno schema per cui prima affronto un argomento mantenendo un livello basico e poi lo riprendo rivolgendomi a ciclisti più esperti, con necessità diverse dal semplice giretto domenicale, parlerò adesso del kit di primo soccorso per chi in bici viaggia o partecipa a randonné o comunque percorre distanze notevoli e ha voglia e necessità di essere autonomo in caso di malfunzionamenti.

Mi trovo a percorrere un terreno minato, mi rendo conto; perché quello che conta più di ogni altra valutazione è l’esperienza personale. Ognuno ha la sua, con preferenze e necessità diverse da ciclista a ciclista, da percorso a percorso e così via.

Nondimeno alcune regole generali, valide un poco per tutti, ci sono. E quelle affronterò, poi ognuno integrerà o eliminerà in base alle proprie esigenze. Ovviamente chi vorrà partecipare sfruttando la possibilità di commentare, è più che benvoluto.

Con una premessa; il presupposto che chi si mette in viaggio, lo farà con una bici in perfetta efficienza e non con cavi sfilacciati, catena usurata o raggi lenti. Una bici ben tenuta non vi richiederà quasi mai di tirar fuori gli attrezzi.

La dotazione standard di camere d’aria, leve cacciacopertoni e pezzette autoadesive è valida per tutti; ovviamente chi si troverà ad affrontare percorsi più impegnativi aumenterà la scorta. E aggiungerà un kit per riparare i copertoni. Prima, quando questi kit non erano in commercio, si usava ritagliare qualche pezzo di un vecchio copertone o qualunque altro sistema artigianale venisse in mente. Adesso, per fortuna, esistono ottimi prodotti appositamente studiati, come quello della Park Tool, a cui va la mia personale preferenza.

 

0220 Kit pezze adesive riparazione copertoncino Park Tool

Il minitool invece lo sconsiglio, meglio pochi attrezzi specifici. Questo richiede però un preventivo lavoro sulla bici, ossia la sostituzione di tutta la bulloneria che dovrà poter essere smontata con una sola chiave, al massimo due. Ovviamente mi riferisco a bici che montano accessori come le bici da viaggio o rando, non certo le bici da corsa.

Sembra un lavoro improbo, ma non lo è. Tutte le filettature presenti oramai sulle bici sono M5, ma, per esempio una vite a brugola M5 a testa bombata richiederà una chiave da 3, a testa cilindrica da 4, se a bullone una chiave poligonale da 8, se è una vite un cacciavite e così via.

Quindi via tutto e stesso standard per portapacchi, parafanghi, portaborraccia e qualunque ammennicolo sia montato sulla bicicletta.

Due brugole M5 a confronto; quella a testa cilindrica usa una più spessa chiave da 4 in luogo di quella da 3 per l'altra.
Due brugole M5 a confronto; quella a testa cilindrica usa una più spessa chiave da 4 in luogo di quella da 3 per l’altra.

 

La mia preferenza è per le brugole a testa cilindrica, perché l’ingaggio con chiave da 4 consente un serraggio più tenace; quelle a testa bombata, di cui ho fatto ampio uso su Elessar, sono molto più gradevoli esteticamente ma l’ingaggio con chiave da 3 le rende più delicate.

Li dove possibile, se per esempio gli attacchi al telaio per il portapacchi sono a bussole esterne e non affogate, meglio montare una vite più lunga, che finisce col sporgere dell’altro lato e montare un dado autobloccante come fermo di sicurezza.

Evitare assolutamente il frenafiletti. Se la filettatura è buona e le viti di qualità, mantenere il serraggio è compito loro, non di collanti vari.

Una leggera spalmata di grasso, preferibilmente al litio, su tutte le filettature maschio (quindi sulla viti che, penetrando, lo distribuiranno in modo uniforme; se si procede al contrario, cioè ingrassando la filettatura femmina, la vite penetrando spingerà il lubrificante verso la fine, rendendo l’applicazione inutile) è una buona abitudine.

L’uso di viti a brugola ha un altro vantaggio rispetto ai bulloni, ossia poter utilizzare chiavi uniball, cioè con quel pallino all’estremità che consente all’attrezzo di lavorare anche se inserito con un angolo fino a 30°. Che spesso vuol dire poter agire su una vite senza smontare mezza bici per avere campo libero. Più comode quelle a T rispetto alle classiche a L

Nell’immagine in basso potete vedere i diversi tipi di chiave a brugola e un dettaglio del “pallino” finale, sul lato lungo, che consente di lavorare anche in angolo.

Viti a brugola di diversa lunghezza e ingaggio; chiavi a T e a L
Viti a brugola di diversa lunghezza e ingaggio; chiavi a T e a L

0223 Set completo chiavi a brugola

In particolare una chiave a L; si può notare la testa Uniball che consente di lavorare ad angolo
In particolare una chiave a L; si può notare la testa Uniball che consente di lavorare ad angolo

Per chi si sposta con una bici in carbonio, la dinamometrica è d’obbligo. Ne esistono di piccole e maneggevoli. Molto comoda quella preimpostata, di solito 5 o 6Nm, che occupa poco spazio ed è adatta a quasi tutto quello che si può fare per strada.

Due chiavi dinamometriche a confronto; una fissa a 6Nm e l'altra regolabile
Due chiavi dinamometriche a confronto; una fissa a 6Nm e l’altra regolabile

Il resto degli attrezzi dovrà ovviamente rispecchiare l’allestimento della bici e la capacità o meno di eseguire determinati lavori sul ciglio della strada piuttosto che caricare la bici in autobus e raggiungere il primo paese.

Quindi verificate, per esempio, la misura delle viti di reggisella, attacco manubrio, leve freno ecc. e anche qui uniformate lo standard. Nella quasi totalità di bici moderne, usano brugole che richiedono la chiave o da 4 o da 5. Vedete voi e cambiate quello che è difforme dallo standard che volete utilizzare. Anche qui, una ingrassata alle filettature è buona cosa.

Un giravite piccolo ma lungo, per agire in comodità sui registri di cambio e deragliatore, sempre scelto guardando prima cosa montate.

La chiave per i raggi, non quella universale economica a molte facce, ma quella specifica, e di ottima qualità, per i vostri nippli. Io ho una preferenza per le Park tool, che trovo anche comode da azionare.

E uno straccio: poco tecnologico ma sempre utile per pulire prima di riserrare.

Qui in basso alcune chiavi tiraraggi. Partendo da destra, nella fila centrale abbiamo una comune chiave multipla, cioè con “bocche” di misura diversa, seguita da una classica chiave a misura fissa di 3,3 (ossia il 90% dei nippli) mentre quella nera si usa in combinazione con la tiraraggi e serve a mantenere fermi i raggi piatti, che altrimenti ruoterebbero mentre si lavora sul nipplo. Le due chiavette piccole in alto sono specifiche per raggi Shimano da 4,3 mentre quella lunga in basso è anch’essa specifica per raggi Shimano, ma con nippli da 4,4.

Mi manca al momento quella a profilo stellare per i nippli Mavic delle ruote da corsa, prestata e non ancora rientrata.

 

0226 Chiavi tiraraggi

Se le ruote sono assemblate, una buona regola è un velo di grasso sulle filettature dei raggi, in modo che non ossidino; se non l’avete fatto, prima di partire per le vacanze o lo fate voi oppure fate scendere per gravità una goccia di olio, preferibilmente al teflon, nei nippli.

Completate la dotazione con qualche raggio della misura esatta (attenzione, spesso anteriore e posteriore hanno lunghezza diversa; sicuramente diversa se avete la dinamo a mozzo) e con le ruote siamo a posto.

Posto, come ho premesso, che si parte con la bici sempre preventivamente controllata e con tutte le parti soggette a usura o parzialmente usurate appena sostituite, l’inconveniente può sempre capitare.

Una coppia di cavi freno per chi ha comandi meccanici, già tagliati della giusta lunghezza e con le estremità protette da un giro da nastro per evitare lo sfilacciamento o, meglio, un capofilo, da portare con sé attaccato all’esterno delle guaine fa comodo. Il sistema di attaccare i cavi alle guaine ne previene la deformazione, possibile se inserite nel bagaglio, magari schiacciate da oggetti più pesanti. Ovvio, se avete il cavo freno interno c’è poco da fare. Ma se lo spazio c’è, è la soluzione preferibile.

I cavetti della trasmissione sono invece meno delicati, portarsene uno appresso è prudente, ma se si parte già con cavi e guaine nuovi, le probabilità di rottura sono davvero basse.

Se invece avete un impianto freni idraulico c’è poco da sistemare per strada. Meglio avere con sé le pastiglie, soprattutto se di formato poco diffuso, e qualche o-ring, nel caso il meccanico non avesse quelli della misura giusta per il vostro impianto.

Uno smagliacatena, di buona fattura e robusto, non quelli minimali dei minitool, e qualche pin di ricambio per lo smagliacatena; falsamaglia, pin di chiusura specifici e un pezzetto di catena per recuperare qualche maglia sono importanti. Per Shimano e Sram basta un pezzo di vecchia catena, Campagnolo vende un kit apposito. Se avete le 11 velocità, ricordate che le catene hanno il pin di chiusura che deve andare a filo. Quindi il vostro smagliacatena dovrà essere in grado anche di ribattere il pin o dovete avere con voi l’attrezzo specifico.

Nelle immagini in basso uno smagliacatena fino a 11 velocità; nella foto di destra potete vedere il pin piatto, da svitare dal suo alloggiamento e sostituire al pin per smagliare, per poter ribattere il piolino a filo nella catene a 11 velocità.

 

0227 Smagliacatena 11v0228 Smagliacatena 11v dettaglio pin per ribattere

Nastro telato, fascette stringifilo in varia lunghezza, una pinza a becchi lunghi e una normale, qualche anello elastico ricavato da vecchie camere d’aria di moto, un poco di fil di ferro e una matassina di acciao armonico completano la dotazione di emergenza. Molto utile il classico coltellino svizzero, ti risolve un sacco di problemi.

Indispensabile un flaconcino d’olio per catena. Olio e non spray, umido o secco a seconda del percorso e del clima. Anticipo eventuali commenti: di olii e sistemi di lubrificazione della catena parlerò in futuro, in un articolo dedicato. Qui basta ricordare che, qualunque olio usate, lo dovete portare con voi e lubrificare la catena spesso, soprattutto con la pioggia.

Guanti in lattice o da lavoro sottili (come i Park Tool, leggeri e resistenti) fanno comodo per non sporcarsi troppo le mani.

Poi, a seconda dell’allestimento della bici, bisogna aggiungere qualche ricambio specifico, come per esempio una lampadina se si hanno le luci o una batteria di ricambio per il ciclocomputer, e magari una graffetta fermafogli per resettare quelli che hanno il forellino. Oppure dei cuscinetti se la vostra bici monta uno standard particolare di difficile reperibilità. Diciamo che per i cuscinetti fuori standard o qualunque cosa sia “solo” della vostra bici vale la regola che più che alla possibilità di rottura si deve guardare a quanti giorni di vacanza si rischia di perdere in attesa di trovare il ricambio.

Non ha senso portarsi dietro chiavi per movimento, pacco pignoni e così via. Certo, se decidete di passare dodici mesi nel deserto, dovete essere in grado di far fronte a qualunque cosa. Ma per un normale viaggio basta raggiungere la prima cittadina e lasciar fare a un meccanico. Non sono componenti che necessitano di continua manutenzione, se si rompe un movimento a cartuccia o un cuscinetto (fatto salvo quanto scritto sopra), si cambiano. E a meno di non avere il ricambio al seguito, non ha senso nemmeno avere la chiave.

E’ vero che tutto può rompersi mentre siamo in strada, ma se si spacca un telaio o si crepa un cerchio, pazienza, si cerca un passaggio e si raggiunge una officina. Altrimenti dovremmo portarci una bici completa al seguito e una officina da campo, una sciocchezza.

Così come ho difficoltà a comprendere quelli che per fare Milano/Amsterdam si portano appresso pure i copertoncini di scorta. Insomma, non è che si viaggia per lande desolate, se i copertoni si consumano durante il tragitto ci si ferma in città e si comprano. Poi, ognuno libero di pedalare come crede, l’importante è la felicità sui pedali.

Insomma, nella scelta di cosa portare valgono le regole della necessità e del buon senso.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Michele

    Ciao Fabio. Innanzitutto complimenti per il tuo blog e il tuo libro, sono un tuo accanito lettore.
    Avrei una domanda in merito all’utilizzo del frenafiletti, che te sconsigli. Molti invece dicono di usarlo almeno sulle viti di fissaggio delle pinze e dei dischi dei freni a disco, per motivi di sicurezza.
    Te cosa ne pensi?

    • Ciao Michele, io sono contrario al frenafiletti in qualunque applicazione su una bici, un uso limitato sulle moto dove ci sono bel altre forze in gioco.
      Se la lavorazione è buona provvede la filettatura a tenere, senza collanti.
      E le viti non devono essere serrate alla morte, più tardi ho in mente di scrivere due righe proprio su questo brutto vizio di stringere all’inverosimile, con l’unico risultato di indebolire o rompere invece di serrare bene.

      Fabio

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