Lista Wada: siamo la patria del doping?

Wada è l’acronimo di World Anti-doping Agency: facile intuire di cosa si tratta.

Ha da poco reso nota la lista dei medici “infrequentabili”: basta che un atleta abbia rapporti con uno di loro che scatta la squalifica per un anno, che aumentano a due alla seconda frequentazione scabrosa.

La notizia sta avendo eco sulla stampa, anche perché tra i 114 nomi della lista nera ben 61 sono italiani. Ma la stampa è spesso frettolosa (non tutta…) e gioca sul facile sensazionalismo. Tanti a titolare che il 54% degli stregoni sportivi sono nostri connazionali, sottintendendo che siamo la patria del doping.

A parte la singolarità che tutti gli articoli che ho consultato sono praticamente identici nei contenuti e nella forma, ma la cosa dopo anni a scribacchiare per la carta stampata non mi stupisce visto che so perché è tutto uguale, il primo che ha scritto con gli altri che hanno pubblicato non ha valutato un dato fondamentale: una percentuale così alta di medici italiani è un successo, qualcosa di cui Coni e Agenzia antidoping debbono andar fieri.

Un attimo, prima che pensiate sono impazzito continuate a leggere le mie note e vedrete alla fine sarete d’accordo con me. Anzi no, probabilmente non sarete d’accordo ma almeno avrete chiara la mia chiave di lettura. Ciò che dico può non piacere a tutti, però scrivo sempre ciò che penso. A volte penso addirittura ciò che scrivo. Torniamo sul pezzo.

La Wada non lavora in modo autonomo, non interviene direttamente, non indaga in prima persona: sono sempre le singole federazioni nazionali a segnalare eventuali casi di doping. Se la nazione xy non comunica un accidente, mai, nessun medico di quella nazionalità apparirà nella lista nera: significa che lì non c’è doping oppure nasce il sospetto che non solo in questo dato paese il doping esiste ma addirittura gode della protezione dei massimi organismi sportivi?

E ho detto apposta organismi sportivi e non mi sono riferito a uno sport in particolare, il nostro. Nel ciclismo c’è il doping? Certo, c’è la pratica della medicina sportiva legale, dove si fa tutto ciò che non è espressamente vietato e spesso c’è chi questo confine lo valica. I buonisti, gli ipocriti, i pennivendoli, gli intransigenti sono tutti pronti a sbraitare contro il “solito ciclista dopato” e immediati nella loro lapidaria condanna che “tutti i ciclisti sono dopati”.

Io sono contro il doping (non uso nemmeno le barrette, preferisco un panino con la porchetta…), non sono ovviamente contro la ricerca medica che è cosa ben diversa dall’assumere droghe: chi urla al dopato spesso non ne comprende la differenza; come le bande che brandivano forconi accusando donne innocenti per un raccolto andato a male.

Ma sono anche contro questa continua demonizzazione, perché frutto di ignoranza e poco senno; ignoranza e poco senno che hanno indotto in errore il (o i) giornalista primo estensore dell’articolo sulla lista della Wada: nel ciclismo abbiamo più casi di doping perché i controlli sono più serrati, continui, costanti.

Per lo stesso motivo nella lista figurano così tanti italiani: perché qui, in alcuni sport, sul doping non scherziamo, siamo tra le Nazioni che più si battono contro questa piaga. E’ la naturale conseguenza è che da noi emergono più casi rispetto a Nazioni che invece il doping non solo non lo combattono, ma lo coprono.

Un nome per tutti manca a questa lista nera: Eufemiano Fuentes.

Qualcuno poi potrebbe obiettare, scorrendo la lista, che molti medici o preparatori infrequentabili vengono dal mondo del ciclismo o intorno al mondo del ciclismo ruotano. Segno inequivocabile, per loro, che il nostro è un mondo falso, di drogati.

Ma anche qui dobbiamo tornare a quello che ho scritto sopra: se in tanti vengono dal mondo dal ciclismo è proprio perché il ciclismo è lo sport (nel senso di federazione, team ecc) che più di tutti combatte e denuncia il doping.

Qualcuno crede che nell’atletica leggera non ci sia doping? O nel mondo intoccabile del dio pallone? Lo sapete che hanno scoperto casi di doping anche tra quei formidabili atleti degli scacchisti?

Ecco allora che ho accolto con favore, con gioia quasi, vedere in questa lista così tanti italiani: perché non siamo la patria del doping, siamo tra quelli che lo combattono di più.

Chiudo con una precisazione, consapevole che questo breve appunto appena scritto potrà generare più di una polemica: il mio riferimento è agli sport agonistici. Purtroppo nelle categorie amatoriali, di qualunque disciplina sportiva, il fenomeno è quasi endemico, con un pericolosissimo doping-fai-da-te favorito dalla facilità con cui è possibile procurarsi quasi tutto tramite la rete. In questi settori si fa poco o nulla, sia in informazione che repressione. Ed è questa la vera tragedia.

COMMENTS

  • Davide

    Sottoscrivo ogni singola parola!

  • “Minchia”….. no no proprio minchia, nella più pura accezione del termine. Minchia, se vado a prendere un caffé con Ferrari Cecchini o Santuccioni mi squalificano? E che adesso ci si dopa anche per Osmosi?. Porca pupazza, commedie e teatrini se ne vedono tante, ma questa delle cattive frequentazioni é interessante.
    Se domani, mangiando carne di asino in salamoia, scopro che vado più forte in salita meglio che me lo tengo per me. Finirei per essere un dopato, oppure la Wada metterebe al bando tutti quelli che hanno frequentazioni con gli asini!! E se vengono a sapere che l’amore per le donne fa andare ancora più forte é finita :-O
    Ora, la lotta al doping é sacrosanta, ma fatta nella maniera tradizionale é solo un paravento. Poi la minchiata dell’ematocrito… se hai più di 50 sei a rischio quindi, non sei dopato, ma per il tuo bene ti escludo dalle gare per un po’. Poi scopriamo che siamo tutti tibetani 😉
    E lo spray per le emorroidi che conteneva bisolfato di plutonio? Quel tale atleta proprio non lo sapeva, e lo ha usato prima della gara poiché le emorroidi sono fastidiose in gara 😉
    Smettiamola di crede a ste cose. La lotta al doping é sempre stato un paravento, esiste una lista di sostanze e pratiche proibite, se ti beccano con una di quelli sei dopato. Bravi, poi domani scopriamo che pasta e fagioli con le cozze scatena un processo chimico tale che produci più globuli rossi e vai più forte e da quel momento anche la pasta e fagioli con le cozze entra nel mondo delle sostanze proibite.
    E tutti quelli che si sono abbuffati di pasta e fagioli? Erano dopati prima e non lo sapevano? Oppure lo sapevano e facevano finta di niente?
    Quando la posta in gioco é alta, tutti ci assumiamo dei rischi, e gli atleti di tutte le discipline, fanno ricorso a…… tutto quello che serve per raggiungere l’obbiettivo. Avete mai visto persone dormire nelle tende ipobariche, oppure non dormire per paura che gli viene un arresto cardiaco?
    Io non combatterei il doping tra i professionisti, anzi darei via libera. toglierei i controlli. fatevi quello che vi pare tanto la pelle é la vostra. Pubblicizzerei molto bene però i decessi causati per abuso di sostanze. Potrebbe essere una soluzione ma non é detto che funzioni.
    Sicuramente non funziona bacchettare chi va a prendere l’aperitivo con Conconi o altri personaggi simili perché cadi nello stesso tranello. Se frequenti Tizio sei pericoloso…. ma se frequenti Caio non sei pericoloso. Poi scopro che Caio nel sottoscala di casa aveva un piccolo laboratorio dove essiccava la carne di asino e la somministrava ai suoi atleti per farli andare più forte :-O
    Magari poi nella lista nera ci entra anche Sempronio, che magari é indigesto a qualcuno e quindi va punito. Ma questo é un altro discorso.
    É triste dirlo, ma l’antidoping fará sempre secondo.

    Buona pedalata a tutti.
    Paolino

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