L’incantesimo di Circe

Nessuno è perfetto: tanti buoni propositi, tabelle da rispettare, programmi stilati e poi alla prima tentazione, zakkete! si cede.

Nelle intenzioni era prevista una uscita a passo turistico, nulla o quasi salita, una settantina di chilometri per prendere un caffè a San Felice Circeo. C’era da smaltire la fatica dell’ultima uscita per il mio compagno di pedalate, quindi avevo raccomandato e imposto rapporti agili, un passo blando e un ritmo rilassante.

E per quasi metà percorso sono persino riuscito ad attenermi ai buoni propositi e a farli rispettare ad Antonello.

Arriviamo sul lungomare del Circeo, lo sguardo rapito dal blu intenso del mare che si fonde sfumando nel cielo azzurro. Però qualcosa mi distrae da tanta bellezza: il richiamo della maga Circe? La mitica incantatrice che stregò l’equipaggio di Ulisse sta lanciando il suo richiamo? Forse. O forse è il monte Circeo che si staglia davanti a me e mi invita con la sua salita e tratti dove la pendenza è superiore al 13% fino ad arrivare al 15% sul finale?

No, non devo cedere, devo salvare la gamba di Antonello, non posso imporgli questa ulteriore fatica senza prima avergli concesso il giusto recupero. E poi sto con Elessar, portarmi i suoi tanti chili su per rampe micidiali non è come farsi condurre in cima dalla leggerezza della Rose X-lite Team.

Ma, si sa, so resistere a tutto tranne che alle tentazioni.

“Antoné, che dici, saliamo a San Felice? Poca roba, giusto per un caffè e il panorama…”

Ovviamente Antonello acconsente, poverello.

Problema: il centro storico di San Felice al Circeo non è in cima al monte Circeo ma tenacemente aggrappato a un suo versante e pure piuttosto in basso. Appena superi il paese scopri che la strada continua a salire. Ora, fermarsi lì per quanto bello ti lascia un senso di incompiuto. Tu sai che ci sono chilometri di salita, salita vera, dura. Quando va bene sei poco sopra l’8%, quando va male sfiori il 15% di pendenza e che fai? Ti fermi? Ma non se ne parla proprio.

“Che dici Antoné, vediamo dove porta ‘stà strada?”

6942 Salita Circeo 01

Come col ciclocomputer spento la volta scorsa senza che glielo confessassi, pure stavolta sono stato infido e nascosto la vera difficoltà della salita. Però ammetto che fino alla fine non l’avevo mai percorsa, mi ero sempre fatto bloccare da un “Alt! Limite invalicabile. Zona militare” posto quando mancano gli ultimi 80 metri di dislivello.

 

Ma mentre mi godevo il panorama, dal limite invalicabile e venuto fuori un ciclista.

6943 Salita Circeo 02 6944 Salita Circeo 03

“Scusa, ma è aperta la strada?”

“Fino in cima no, gli ultimi 50 metri c’è un cancello chiuso, a volte i militari fanno passare a volte no. Ora è chiuso, ma provate lo stesso. Però è dura, alcuni tratti sono peggio di quelli fatti fino a ora”.

Potevamo a questo punto farci mancare la ciliegina finale? No, appunto.

Cancello chiuso pure per noi purtroppo, ma almeno la soddisfazione di essere arrivati sino in cima.

6945 Salita Circeo 04

Quasi in effetti, ma davvero mancavano 50 metri di strada. Una salita non lunghissima, credo siamo intorno ai 5 km. Quello che stronca è la sua irregolarità. Tratti in piano o lieve pendenza e poi muri che salgono decisi. Fosse stata più lunga e regolare sarebbe una salita facile. Ma così chiede impegno, soprattutto se la affronti su una bici pesante.

Un plauso a questo punto Antonello lo merita. In una settimana gli ho fatto superare due volte distanze e tre cifre e salite con pendenze a due cifre. Un cicloamatore allenato non avrebbe grosse difficoltà; un neociclista con mesi di fermo nelle gambe si, di difficoltà ne avrebbe. Non ha mollato. E bravo Antoné!

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COMMENTS

  • Giovanni

    Meno male che per Antonello non villeggi vicino a San Pellegrino in Alpe 🙂

  • Lorenzo

    Perfido………

  • Lorenzo

    Io sono in villeggiatura vicino a Cesenatico,
    Mercoledì voglio nolleggiare e provare per la prima volta in vita mia una bici da corsa e pedalare nelle colline adiacenti a San Marino
    Vedremo che sarà

    • Elessarbicycle

      Buona idea, ma non è questione di bici né di strada, né di distanza alla fine: è sempre questione di passo. Per dirtene una: mentre riscendevo ho incrociato in salita la bici da città economica col suo bravo 3×7 e il tipo che frullava disperato il rapporto più agile che aveva. Sono sicuro che in cima ci è arrivato pure lui. Piano, ma ci è arrivato. Alla fina una salita è dura sempre in base alla velocità con cui l’affronti. E può esserlo molto di più con una bici da corsa se te la spari a 20 km/h che con una city bike a 4 km/h.

      Fabio

  • Adriano

    Ho visto una luce negli occhi di un uomo che spinto da un alito di vento, col fiato rotto e le gambe pesanti percorreva strade e sentieri con animo leggero. Quell’uomo senza tempo spingeva sui pedali della sua bici.

    • Elessarbicycle

      A me l’alito di vento portava solo i rantoli di Antonello che agonizzava alcune rampe più in basso…

      Fabio

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