L’immaginazione al potere

Il titolo è pretenzioso, questo è pur sempre un semplice blog di biciclettine, ma in fin dei conti mia figlia non manca mai ricordarmi che sono “fricchettone” e quindi un omaggio a Marcuse ci può stare.

Lo spunto mi viene dalle difficoltà incontrate nell’assemblare il telaio Surly Karate Monkey OPS presentato qualche giorno addietro. Difficoltà che derivano dall’aver acquistato componenti prettamente stradali per la trasmissione prima di avere il telaio disponibile; a cui aggiungere una dose di colpa mia, perché la progettazione (seppure su altro telaio) è partita in un periodo in cui ogni minuto mi era prezioso e ho lasciato che ad occuparsi di quasi tutto fosse il proprietario della bici. Se contiamo poi la scarsa affidabilità, a usare un eufemismo, dell’importatore italiano White Industries che ha inviato materiale sbagliato (ma oramai era troppo tardi per cambiarlo) è facile immaginare che mi sono trovato in una situazione imbarazzante.

Ma lo scopo della microfficina è questo: risolvere i problemi più spinosi, spesso ricorrendo a fantasia e inventiva, senza pregiudizi. E non, come qualcuno ha erroneamente interpretato, avere meccanico e ricambi gratis e basta.

Il telaio presenta la sola possibilità di montaggio del deragliatore a tiraggio alto, a installazione diretta perché è assente il fermoguaina. Sotto la scatola movimento c’è solo un foro filettato, dove andrebbe un passaguaina, ma privo di senso perché anche il cambio non prevede il fermaguaina al fodero orizzontale.
Però qui c’era da montare un deragliatore Ultegra per doppia, con tiraggio dal basso. Il movimento indicato da WI da 124 si è rivelato corto con la corona da 34 che impattava sul fodero.

Problema parzialmente risolto usando il movimento della mia Trek, che giace smontata da mesi; parzialmente perché la Trek ha scatola da 68 e non 73 come la Surly e perché il movimento è ormai defunto e prende gioco subito. Al primo intoppo ho risolto montando due cuscinetti nella calotta sinistra e recuperando così la lunghezza. Al secondo intoppo non ho risolto perché c’è nulla da risolvere, è solo da sostituire. Però adesso so con cosa sostituire, e questo è importante.

Stabilito il movimento, una prima prova l’ho fatta montando un deragliatore da mtb per tripla con tiraggio dall’alto, un ricambio da battaglia da pochi spiccioli. Non previsto di fermaguaina, quindi ho sfruttato il foro filettato per i parafanghi per inserire un registro a vite.
Nelle immagini in basso la soluzione messa in pratica, con abbondanza di nastro adesivo montato a protezione durante i lavori.

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A funzionare funziona, ma è davvero brutto. Chissà, magari con un deragliatore decente e un fermaguaina carino, per esempio quello Surly da reggisella che si usa per il freno (tanto la funzione è la stessa e lo spazio abbonda) ne potrebbe venir fuori qualcosa di carino.

Ma il mio obiettivo era montare il deragliatore Ultegra, che però non ha corsa sufficiente per arrivare fino alla corona maggiore data la lunghezza (davvero elevata) del movimento, incompatibile con le caratteristiche di un deragliatore da corsa.

Sfruttando la fascetta per montare deragliatori Mtb a innesto diretto, mi sono chiesto se era possibile creare io un supporto che spostasse del centimetro scarso necessario il deragliatore e che sopportasse la tensione del cavo.
Partendo da una semplice staffetta in acciaio a L ho iniziato a lavorare di calibro, mola e lima costruendo diversi modelli differenti per foggia e dimensione.
In basso alcune prove, non tutte perché una parte l’ho buttata…

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L’idea era buona mi sono accorto, e una prova di montaggio me ne ha dato conferma. Inguardabile, ovvio, ma considerate che in fase di prova stabilisci le dimensioni, all’estetica ci pensi dopo.

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Quello pubblicato in alto si è rivelato un ottimo modello per quanto riguarda la robustezza e l’assenza di rotazione (la fascetta al telaio ha un solo foro di fissaggio) ma, oltre ad essere brutto forte, porta il deragliatore in posizione troppo arretrata. Funziona uguale, ma volevo qualcosa di meglio.

Prove su prove e tanta pazienza alla mola, sono arrivato alla forma definitiva.
Nella sequenza fotografica in basso si può vedere la staffa montata sulla fascetta con in bianco le zone da eliminare, in versione grezza dopo la lavorazione e a confronto con le altre e in ultimo la versione definitiva.

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E poi il tutto montato sulla bici; come si può vedere la staffa diventa praticamente invisibile.

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Però mentre lavoravo alle varie configurazioni delle staffe, si è posto il problema del blocco guaina, altrimenti il deragliatore non avrebbe mai funzionato, essendo comandato da leve indicizzate.
Problema anche qui risolto ricorrendo alla fantasia, modificando una pipa per supporto freno. Purtroppo ne avevo una sola, quindi non ho potuto creare un modello e poi una versione definitiva ben rifinita e a essere montato è stato appunto il modello, con tutti i segni delle varie lavorazioni. La posizione nascosta aiuta a non notarle, però.
Nella sequenza fotografica la pipa in versione originale, le successive lavorazioni e il suo montaggio finale sotto la scatola movimento.

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Sia chiaro: tutto questo è stato fatto solo per poter mettere la bici in strada. La soluzione migliore è acquistare un deragliatore da MTb nella giusta versione e un movimento nuovo visto che quello montato è rovinato.
Però il tutto adesso funziona, a me resta la doppia soddisfazione di aver consegnato la bici quando il proprietario era caduto nello sconforto e aver realizzato qualcosa di diverso, aver trovato una soluzione non convenzionale: si, questo è lo spirito della microfficina.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali. I pulsanti in basso ti permettono di trovarmi sui tuoi social.

COMMENTS

  • Più che l’ immaginazione al potere sarebbe da dire… al montaggio! Nulla da dire: anche se la tipologia e alcune caratteristiche del telaio non sono proprio il mio pane, riconosco che la Surly nei vari modelli ha un DNA fortissimo e carismatico. Non a caso sono possessore della PAcer! Insomma: sono secondo me bici veramente belle… Semplici (ma come si vede non sempre e per forza ma casomai per scelta), solide, forti e dal prezzo (abbastanza) ragionevole. A breve dovrei presentare la Surly di un amico che la vuole vendere: una bici praticamente nuova! Non fosse per la taglia ci farei un pensierino…

    • Marco, il proprietario della bici, mi ha scritto una mail dicendo che mi sono “fatto uno spot autogratificante”. Vero, lo scopo dell’articolo è illustrare la fattibilità di operazioni diciamo “non convenzionali” e mostrare la mia soddisfazione.
      Queste applicate, come tutte le soluzioni una volte raggiunte, sembrano semplicissime. Le ore di paziente lavoro alla mola, i calcoli, le prove di funzionamento ecc, non si vedono e non traspaiono se non in filigrana durante la lettura. Senza contare che per consegnare questa bici ho fatto davvero le ore piccole e con una mano non al meglio dopo un incidente in bici la scorsa domenica. Quindi si, sono soddisfatto di me stesso 🙂

      Hai ragione Franz, Surly produce telai davvero ben fatti; peccato che le opzioni di montaggio di questa Karate alla fine siano (e di molto) inferiori alle infinite variazioni sul tema che è possibile ottenere con la Cross check, per esempio.
      Però, in tradizione coi prodotti americani, il telaio è davvero solido (ci ho sceso anche le scale stamattina, per provare…) molto guidabile, pesa il giusto e, almeno in questo caso, rifinito meglio di tanti altri loro telai.

      Fabio

  • Maaaaa…che fine ha fatto? Sono curioso!!! 😀

    • Ciao Daniele, la bici è stata completata e consegnata al proprietario: prima però ho montato un deragliatore ad attacco diretto 🙂
      Comunque dopo la pausa estiva sono già d’accordo che me la prenderò per qualche giorno, in modo da provarla e poi scriverne qui.

      Fabio

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