L’energia vagabonda

L’energia per spostarci in bicicletta la mettiamo noi, con i nostri muscoli, polmoni e cuore. Non dipendiamo da altri, non abbiamo bisogno di stazioni di rifornimento (un bar è sufficiente) non inquiniamo, non rilasciamo sostanze tossiche, non sporchiamo il pianeta.

Questo ci fa sentire migliori di quelli che invece si spostano solo con mezzi a motore, avidi consumatori di petrolio e rapaci distruttori delle risorse di nostra madre Terra.

Sbagliato: le nostre bici non potrebbero essere prodotte senza il petrolio, le strade che percorriamo non esisterebbero senza il petrolio, persino il bar dove ci fermiamo a rifornirci di energia per continuare a pedalare non potrebbe funzionare senza il petrolio. Il petrolio lo consumiamo uguale agli altri, forse un poco meno, ma lo usiamo.

Dipendiamo noi tutti, anche i più estremisti, dal petrolio. Finché questa consapevolezza non sarà patrimonio comune, finché l’uomo non accetterà che ha scelto una fonte energetica non infinita e che causa ormai più problemi che benefici il declino è inevitabile.

Ci sarebbe da riflettere sul fatto che la Natura ha sempre sviluppato gli anticorpi per mantenere l’equilibrio e che quindi l’uomo, frutto del lento lavoro evolutivo, è egli stesso figlio naturale di questa Terra, se fa quello che fa da qualche parte ci sarà la giusta compensazione. Io penso invece che la Natura abbia trovato il modo di annientare se stessa e debba essere l’uomo ad avere il coraggio di invertire la rotta.

Senza fondamentalismi, perché gli uomini saturi di certezze sono i più pericolosi; con il petrolio, perché al momento non abbiamo sottomano una fonte energetica che lo possa sostituire. A parole son tutti bravi a proclamarsi amici dell’ambiente, poi provate a farli stare una giornata senza telefono e chiedergli di staccare l’aria condizionata e vediamo che succede. Quel telefono è stato prodotto grazie al petrolio, funziona grazie a batterie costruite usando un minerale per il cui sfruttamento già da anni sono in corso tensioni internazionali, chiama e riceve grazie a strutture impossibili da costruire senza petrolio e così via. Insomma, il petrolio non è il demonio, ci serve: però lo usiamo male.

Ma ci serve, e poiché non è fonte rinnovabile in senso stretto (ok, rinnova, ma in qualche milione di anni) in nome del suo approvvigionamento si sono combattute e si combattono guerre in quasi ogni area del pianeta che ne abbia il sottosuolo ricco.

Eppure il petrolio è riuscito anche a portare pace e prosperità ad alcune Nazioni che se lo sono ritrovate sotto i piedi. Così tante contraddizioni avvolgono questo idrocarburo che è difficile venirne a capo.

Senza dogmi e senza pregiudizi, a qualche contraddizione ha provato a dare risposta Sylvain Tesson nel suo “Baku, elogio dell’energia vagabonda” edito in Italia da Excelsior1881. Nella collana letteratura da viaggio, perché quello dell’autore è un viaggio, seppure da interpretare nel senso più ampio.

3773 Energia vagabonda copertina

Un viaggio in bici seguendo il percorso dell’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan, inaugurato nel 2006 e conosciuto con l’acronimo BTC o semplicemente definito “corridoio dell’energia”.

Una energia potenziale che scorre per centinaia di chilometri costretta in questa monumentale pipeline: ed è lei l’energia vagabonda, che attraversa campi e valli per giungere al mare, dove ancora viaggerà fino alla sua trasformazione in prodotti finiti che consentiranno la nostra vita quotidiana, come la conosciamo.

Un viaggio con la bici, attraversando spazi e tempi differenti, tra uomini felici di usare l’energia di un cavallo e uomini resi ricchi dal cavallo vapore.

Un viaggio sulla bici, dove però la bici non è mai protagonista ma solo compagna (in un caso persino trascurata in favore di un potente fuoristrada) con cui assaporare strade battute da secoli.

Non è un libro di viaggio, non è un libro di ciclismo: è un bel libro che pone domande, cerca risposte, a volte afferma perentorio altre lascia spazio all’intelligenza del dubbio.

E come ogni libro il lettore lo interpreterà secondo le proprie idee. Ma alla fine della lettura avrà qualche idea in più, e questa è sempre buona cosa.

Chiudo ringraziando l’amico Claudio Pallaroni che me ne ha fatto omaggio.

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COMMENTS

  • claudio

    A chi si trovasse in sintonia con questo libro consiglio – dello stesso autore – “Nelle foreste siberiane” che ho apprezzato anche di più. Claudio.

  • Andrea B.

    Come ciclisti urbani senza forse consumiamo un po’ meno petrolio, ma soprattutto abbiamo la presunzione di rendere le nostre città meno caotiche e più vivibili. Ottimo consiglio di lettura.

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, non abbiamo la presunzione (mi ci metto, visto che in città uso solo la bici) ma la certezza. Però dobbiamo anche accettare che pure noi dipendiamo comunque dal petrolio, spesso in modo inconsapevole. L’esempio più banale sono le camere d’aria, che ormai gettiamo dopo una foratura visto il loro costo basso. Fossero in caucciù (possono essere in caucciù? Non lo so…) o altro prodotto naturale costerebbero a dir poco 20 volte tanto e per la loro produzione finiremmo col saccheggiare una altra risorsa.
      Anche chi si sente tanto ecologicamente corretto usando una bici a pedalata assistita dovrebbe avere cognizione che il litio necessario alle batterie è il minerale per il cui sfruttamento già si combattono battaglie.
      E sarebbe importante darsi la briga di guardare i dati sull’inquinamento nei grandi centri urbani, perché si scoprirebbe che quello che deriva dal traffico veicolare privato è ben poca cosa rispetto a quello da riscaldamento, soprattutto quello provocato dagli impianti a gasolio; ma sarebbe importante anche che le pubbliche amministrazioni iniziassero a capire che siamo un Paese mediterraneo e non Nord europeo, costruire strutture pubbliche in vetro e acciaio che diventano forni anche a gennaio costringendo a un uso continuo della climatizzazione non è decisione saggia.

      Insomma, la realtà è più complessa di quella che appare, e anche chi fra noi avverte maggiormente la necessità di comportarsi in modo da salvaguardare il pianeta spesso ha atteggiamenti, involontari, che lo mettono ugualmente in pericolo.
      Oppure vede vanificare i propri sforzi, come avviene per esempio nella mia città dove con tanta attenzione ci preoccupiamo di differenziare i rifiuti, il Comune si fa bello con statistiche inventate e poi passa il compattatore che butta tutto nello stesso vano: addio differenziata…

      Servirebbe maggiore informazione, una informazione precisa, semplice e scevra da dogmi, in un senso o in un altro. Difficile.

      Fabio

  • http://storyofstuff.org/movies/story-of-bottled-water/

    A proposito di fonti rinnovabili e impegno (minimo) personale – che forse è meglio chiamare attenzione – questo video lo trovo molto interessante.
    C’entra con il post? Io penso di si perchè, a dispetto delle importantissime info tecniche – questo è un blog di idee!

    • Elessarbicycle

      Si Adriano, io credo che c’entri perfettamente.
      Tanti, troppi i nostri comportamenti (anche miei) che per abitudine, poca conoscenza o semplice pigrizia adottiamo e che invece dovremmo modificare.

      Non sono un fanatico ecologista, nel senso che non sono fanatico di niente, nemmeno di bici; è proprio il fanatismo che mi infastidisce. Ma consapevole che il mondo in cui vivrà mia figlia sarà ben peggiore di questo. E non va bene.

      Fabio

  • Alex

    Non sono mica tanto d’ accordo sai, nel senso che: come dici tu il fanatismo ideologico o culturale, che sia, a proposito della bici o di qualcos’ altro è un errore, d’ accordo, ma un errore è anche il relativismo, ideale, culturale o morale. Insomma, se ci fissiamo con un’ idea sbagliamo, ma sbagliamo anche quando non riconosciamo la portata, la grandezza, che può essere associata a questa nostra idea, quando la relativizziamo e, così facendo, la sminuiamo. Non è forse questa la “tattica” che utilizzano gli avversari dei cambiamenti positivi? Ovvero quelli che dicono a chi vuol cambiare le cose: “ma cosa credete di fare, è così ma è anche cosà…” ecc. per fare restare tutto come prima! Cambiare stile di vita non significa tornare all’ età della pietra, come ci vogliono far credere coloro i quali nello status quo ci sguazzano e ci guadagnano…. Sai come sarebbe migliore la situazione nelle nostre città e nel mondo in generale, se aumentasse, così, di botto, del 30% poniamo, il numero di persone che utilzzano la bici e non l’ auto per gli spostamenti in città? Il petrolio sarebbe ancora necessario? Sì certo, ma basterebbe quello che si può estrarre senza fare guerre apposta…e non mi sembra un cambiamento da poco! Questo tanto per cominciare, diciamo e così anche per i vari minerali, risorse in esaurimento ecc. Certo, col caldo di quest’ anno, come si fa a stare senza condizionatore? Beh, intanto si può fare in modo di non surriscaldare le vie delle città con i motori rombanti dei gipponi o delle assurde moto custom che consumano e fanno rumore come dei mietitrebbia, magari si può fare a meno di… tante cose inutili che causano guerre senza per questo regredire, anzi! Francamente io non so, se andare in bici vuol dire essere migliore di altri, sicuramente vuol dire contribuire a migliorare le cose rispetto ad altre scelte. Giudica tu se questo è un comportamento superiore a un altro oppure no, se è meglio non provare a cambiare le cose.

    • Elessarbicycle

      Ciao Alex, in realtà non sei d’accordo su ciò che non ho detto ma d’accordo su ciò che ho detto…
      Sono contro tutti i fondamentalismi, perché la granitica certezza impedisce, sempre, di guardare gli eventi in tutte le loro sfaccettature. Ma sono anche convinto che sia necessario ognuno di noi inizi una buona volta a fare qualcosa.
      Il problema di fondo però resta che troppo spesso la carenza di informazione vanifica o rende ancor più dannosi i comportamenti “virtuosi”; prima ho fatto l’esempio della raccolta differenziata nella mia città, dove tutti quelli che la fanno (o quasi tutti) sono perfettamente convinti di stare facendo una cosa buona e la difendono. Io invece la attacco e non per la raccolta in sé ma perché una volta che abbiamo depositato i nostri rifiuti ben differenziati il Comune raccoglie, compatta in una unica balla e spedisce in nord europa a bruciare. Senza alcuna differenziazione.
      Stesso discorso sulla mobilità individuale; il petrolio necessario è una percentuale minima di quello invece necessario all’industria, e non intendo solo a far funzionare l’industria ma alla creazione finita. Il petrolio lo indossiamo persino quando andiamo in bici…
      Insomma, maggiore informazione per colpire gli obiettivi maggiori, altrimenti rischiamo di vanificare ogni sforzo.
      Quindi come vedi non sono per nulla contro i comportamenti per cambiare le cose, nel mio ci provo e lo faccio; sono contro quelli che sbraitano, tanto per dirne una, contro lo sfruttamento nelle fabbriche tessile orientali e poi corrono a comprare il jeans a 8 euro. Ma se lo chiedono come fanno a proporre un jeans a 8 euro? Il dubbio che quel pantalone sia stato cucito da schiavi non gli viene? A me si, e infatti non li compro. E se nessuno li comprasse non avremmo le fabbrichette con gli schiavi.

      Fabio

    • Daniele

      Sono daccordo, ma tengo ad una precisazione out topic:
      Le moto custom spesso di grossa cilindrata, consumano tendenzialmente meno e fanno meno rumore nell’utilizzo normale di una qualunque supersportiva per esempio. La mi vecchia bimba, nell’utilizzo normale, si accontenda di un litro ogni 18-20Km.
      Chiaramente una bici è più ecologica, la moto (in genere) rimane comunque una buona alternativa all’utilizzo dell’auto specie per quanto riguarda il trasporto individuale. Vogliamo parlare du una bella SUV in mano alla sciura di turno che porta il pupetto all’asilo dietro casa? Praticamente l’auto muove se stessa. Riflettiamo…
      La bici è il top, a mio modo di vedere ma chi non è “ciclista” digerisce molto poco anche un paio di km di pedalata, se non perfettamente in piano e una piccola sudata o un po’ di affanno sono per alcuni quasi un supplizio.
      Siamo sempre più statici, purtroppo. Questo è quanto. Difficile proporre un cambiamento quando tanti NON vogliono cambiare.

      Daniele

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