Le regioni più pericolose per i ciclisti?

La stampa nazionale sta dando risalto ad uno studio elaborato dalla D.A.S. in cui si stila la classifica delle regioni italiane col più alto tasso di incidentalità per i ciclisti. Anche motociclisti, ciclomotoristi e conducenti di autocarri, vabbè.

D.A.S è acronimo che indica la Defense Automobile et Sportive: una società che si occupa del mercato dell’assicurazione di tutela legale.

Tradotto, significa che fornisce consulenza e servizi alle grosse compagnie assicurative. E in questo ambito troviamo la presentazione delle studio ripreso e rilanciato dalla stampa, senza uno straccio di analisi critica. Come sempre quando si riportano i comunicati stampa. Che infatti qui, anche se me ne inviano a decine, non pubblico mai.

Chi mi legge da più tempo sa che per anni ho lavorato per la carta stampata e che, tra le tante, mi occupavo di inchieste sulla sicurezza stradale. Facendo ampio ricorso a ricerche e statistiche elaborate da decine di centri studi nazionali e internazionali. E, lo dicevo allora e lo ripeto adesso: le statistiche da sole significano nulla.

Perché tutto dipende da come le presenti. Puoi far dire a quei numeri, che in quanto numeri sono percepiti dai lettori come assoluti, veri perché certi, quello che vuoi.

Su queste pagine ho fatto sovente l’esempio della sala teatrale: se scrivi che il 100% dei posti a sedere è occupato, il lettore percepisce un successo, immagina una sala gremita e crede che quello spettacolo valga la pena di essere visto. E decide di comprare un biglietto.

Se però in quella sala ci sono solo 5 poltrone, il 100% dei posti occupati significa che abbiamo appena cinque spettatori e, forse, non vale la pena scomodarsi…

Cosa c’entra con gli incidenti in bici? Beh, io sono un giornalista vecchia maniera (e forse per questo ho smesso di lavorare per altri) e davanti a una notizia mi interrogo.

Così leggo il poco che è reperibile per i non associati del rapporto elaborato da Das, trovo il “lancio” (non so come altro chiamarlo) di una nuova forma di polizza assicurativa corollario dello studio e inizio a pensarci su.

E così scopro che Veneto e Trentino sono le regioni definite più pericolose per i ciclisti, con un tasso di incidentalità pari a un sinistro ogni 1946 residenti nella prima e un sinistro ogni 1965 residenti nella seconda: una enormità, roba da non uscire di casa. Residenti, tenetelo a mente.

Meglio, molto meglio, Campania, Calabria e Molise: in quest’ultima regione abbiamo appena un sinistro ogni 34.670 residenti: una pacchia, la patria del ciclismo sicuro!

Amici pedalatori che mi leggete dalle pericolosissime regioni del Nord, correte tutti ad assicurarvi!

Ma, un momento: quante bici circolano in Molise e quante in Veneto? Aspettate, non correte ad assicurarvi, faccio una ricerca.

Mumble mumble, dati ben pochi, però se guardo lo studio di Legambiente sull’economia della bicicletta vedo che il Molise riceve uno zero pieno, talmente poche le bici circolanti da non riuscire nemmeno a fare statistica. E il Veneto? O capperi, ma è in cima insieme al Trentino: da sole queste due regioni fanno quanto tutte le altre diciotto, compreso la Lombardia che è la capoclassifica!

Che significa? Significa che in Veneto e Trentino circolano una quantità impressionante di bici. Naturale si registrino più sinistri, non altrettanto ovvio siano le più pericolose. Anzi, potrebbe essere il contrario.

Parafrasando l’esempio della sala di teatro fatto sopra, se in un regione, per esempio il Molise, circola una sola bici e quel povero ciclista lo stendono pure (magari per spavento, temendo una invasione aliena) avremo che in quella regione il 100% dei ciclisti è vittima di un sinistro stradale. Questo la rende la regione più pericolosa in assoluto? Beh, vista così, si.

Soprattutto se la paragoniamo a una regione dove circolano 500.000 biciclette, 500 ciclisti sono vittime di un sinistro, ossia lo 0,1%.

Però lo studio DAS parla di sinistri per abitante e io ho parlato di bici circolanti; e il nostro solitario ciclista molisano ha 310.448 corregionali che una bici non l’hanno mai vista. Quindi altro che 100% dei sinistri, il Molise torna ad essere la patria del ciclismo sicuro se rapportiamo agli abitanti, col suo zerovirgolazeroinfinitopercento di sinistri 😀

Ovvio, lo so che in Molise non esiste un solo ciclista, ce ne sono altri; pochi questo si, comunque è solo un esempio per chiarire il concetto.

E cioè: se lo studio avesse avuto come scopo comprendere la pericolosità, avrebbe dovuto calcolare il numero di sinistri rispetto al parco circolante, ai ciclisti per capirci, non in rapporto ai residenti. Perché in Molise circolano una infinità di bici in meno rispetto a Veneto e Trentino, dove, rilevamento 2015, quasi il 90% dei residenti ha una bici in Veneto. Sul Trentino non ho trovato dati ma non è questo il punto. Chiunque di noi ha un minino di esperienza di ciclismo sa che è regione di ciclisti appassionati.

Allora sorge il dubbio che lo scopo dello studio non sia stabilire in quale zona d’Italia i ciclisti sono più esposti, ma creare allarmismo proprio dove la platea è ampia, perché tantissimi i ciclisti in quelle regioni e, di conseguenza, ricca la fetta di mercato a cui rivolgersi.

Ho voluto cercare la malizia a tutti i costi? Può essere mi stia sbagliando.

Ma credo proprio di no…

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • alfaluna

    Tutti ad assicurarvi ex Asburgici del Lombardo Veneto che girare lì e pericolosissimo!
    Incredibile come manipolando i dati si riesce a far far cose alla gente.
    Oggi una ricerca dice questo ma mi danneggia (danneggia i mie profitti n.d.r.) allora sponsorizzo subito una ricerca i cui risultati ribalteranno quella di prima……

    • Elessarbicycle

      Ci si riesce perché si sfruttano la fretta che sempre hanno le persone quando leggono in rete e la “percezione” di una notizia, non la notizia in sé.
      Informare dovrebbe essere un dovere guidato solo dalla ricerca della verità. Io continuo ogni anno a versare il mio obolo all’ordine professionale, ma, ne sono consapevole, posso permettermi il lusso di scrivere la verità perché con questo blog non devo camparci. Solo riuscire a starci dentro con le spese (e anche se gli incassi pubblicitari sono aumentati sono aumentate di più le spese, quindi sono ugualmente in rosso) e non devo catturare click e lettori con notizie farlocche.
      Se invece dovessi portarci a casa la pagnotta e questo significasse dover accontentare un inserzionista a discapito dei lettori, beh, farei quello che ho già fatto quando mi pagavano, e bene, per scrivere.

      Fabio

  • Marco Foa

    Il parametro più giusto sarebbe incidenti sopra kilometri percorsi in bici. L altra osservazione da fare che in Veneto è in Trentino vengono tanti ciclisti da tutto il mondo, che non sono residenti..

  • obysamkenoby

    Purtroppo è sempre il solito discorso, approfittare dell’effetto shock (termine che odio profondamente) per portare acqua al proprio mulino.
    Grazie per quel che pubblichi.
    Samuele

    • Elessarbicycle

      Portare acqua al proprio mulino è legittimo se fatto con correttezza.
      Se, nel nostro caso, la “notizia” fosse stata pubblicata nel suo bel riquadro con chiaramente indicato che è una informazione pubblicitaria, nulla avrei avuto da ridire.
      Pubblicare uno studio privato finalizzato a promuovere una polizza come si trattasse di uno studio super partes, senza nemmeno ragionare che nascondersi dietro lo schermo dei dati istat è cosa buona solo per i servi sciocchi che non ragionano su come coi dati puoi farci quello che vuoi, ecco, questo non mi sta bene.
      Come non mi stanno bene i commenti di chi usa indirizzi mail fasulli, che per questo finiscono in spam.

      Fabio

  • Giulia

    Ciao Fabio, complimenti per il bellissimo blog che leggo spesso anche se praticamente ne capisco la metà…mi sono avvicinata alla bicicletta da poco, però mi sento a casa perché le letture sono sempre molto rilassanti, bravo davvero.
    Ho letto questo tuo post sulla faccenda delle statistica e non potresti avere più ragione, in fondo non si dice che le statistiche non mentono ma I bugiardi usano le statistiche?
    Ieri sera, avevo letto un commento di un altro lettore in merito al fatto che in realtà non si trattasse di uno studio ma di una pubblicità e mi ero incuriosita ed ho provato a cercarlo in giro ma effettivamente non ho trovato nulla in merito, neanche su salvaciclisti, sito che leggo per la parte più social della bicicletta (hai mai pensato di collegarti in qualche modo?) non e che avresti un link da mandarmi, magari anche in privato se preferisci.

    Ancora complimenti ed a presto.

    Giulia

    • Elessarbicycle

      Ciao Giulia, basta andare sul sito della Das, nella sezione comunicati stampa.
      ma, come ho già detto, il punto non è l’uso che fa Das delle statistiche ma il fatto che i quotidiani nazionali abbiano ripreso quello che è a tutti gli effetti uno spot spacciandolo per uno studio super partes.
      Una società privata fa il suo lavoro, basta solo avere la correttezza di dire che è appunto un prodotto commerciale.
      Che poi si prendano i dati istat per tirarne fuori una statistica fuorviante è sicuramente una cosa abbastanza sciocca, ma visto che a una lettura veloce, come sempre in rete a quanto pare, si genera inutile allarmismo vale la pena anche aggiungere che così come sono stati elaborati i dati significano nulla.
      Il commento che avevi letto è andato in spam, come sempre quando si usano indirizzi fasulli

      Fabio

      • Giulia

        Ho letto il comunicato stampa, il commento sarà stato anche spam ma ammetterai che non aveva tutti i torti, effettivamente il DAS non ha fatto alcuno studio ha semplicemente stilato una classifica di dati istat degli incidenti con i vari mezzi di trasporto parlando sempre di rischio in termini assicurativi e mai di pericolo, che come hai fatto notare tu non avrebbe senso, si sono limitati a contare gli eventi ed informare che per questi hanno fatto una polizza, non ci trovo nulla di male.
        Semmai quelli che sarebbe bene bacchettare sono i giornalisti che ormai riescono a distorcere anche la cartella stampa più innocente, però in qualche misura nell’equivoco ci sei caduto anche tu. Peccato veniale per carità, mi ricordo un altro tuo articolo su un programma televisivo di meccanici credo, trasmesso in 220 nazioni come effettivamente avevano scritto diversi siti, mi aveva fatto tanto ridere l’idea che qualcuno potesse credere che un programma venga trasmesso nell’intero universo, fosse solo che le nazioni del mondo sono solo 196 e che guardando sul sito del programma le nazioni che lo hanno trasmesso sono una decina se ricordo bene. Immagino che tu volessi ironizzare sull’iperbole dei tuoi colleghi, che hai proprio ragione, forse dovrebbero cambiare mestiere.
        Scusa se mi sono dilungata, di bici non capisco ma di calcolo attuariale si ed una volta tanto sentirmi attiva mi ha esaltato, comunque bravo continua così.

        Giulia

        • Elessarbicycle

          Non sono caduto in nessun equivoco. Ho detto e ripetuto che uno studio così stilato è una sciocchezza enorme; che è stilato su dati istat impiegati a fini personali.
          E che, l’ho ripetuto più volte, ne viene dato risalto come si trattasse di una e vera e propria ricerca e non di uno studio messo lì per promuovere un prodotto.
          Come attesta il titolo del maggior quotidiano nazionale, tanto per fare un esempio.

          Lo studio è legittimo ma pessimo e questo non è un equivoco; denunciare l’uso distorto come il titolo appena linkato dimostra nemmeno è equivocare, semmai fare chiarezza. Del reto nel mio titolo, che quel concetto richiama, c’è un punto di domanda…

          Fabio

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