Le patatine fritte di mammà

 

0054 Bicicletta patata

Le patatine fritte piacciono a tutti; quelle che mi cucinava mia madre piacevano solo a me e non a mio fratello. Me le friggeva apposta.

Un contorno di patatine surgelate accontenta un poco tutti ma non soddisfa nessuno fino in fondo.

Le patatine di mia madre accontentavano e soddisfacevano me. Punto.

Bene, con Elessar è la stessa cosa.

Oggi finalmente ha smesso di piovere e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione.

Del resto, dopo la prima uscita di collaudo e posizionamento, il maltempo aveva frenato ogni velleità a pedali.

Sistemati i particolari che erano in sospeso, settati meglio i freni (a cui dedicherò un articolo a breve) e regolato la posizione di guida, oggi ho potuto pedalare e basta, scoprendo e gustandomi la guidabilità di Elessar.

E cercando di capire se avevo fatto bene i calcoli.

Si, è perfetta. Esattamente quello che volevo: come le patatine fritte di mammà.

Ho avuto tante bici e ne ho usate ancor di più, ma nessuna, nemmeno la Trek a cui sono tanto affezionato, mi ha saputo regalare le sensazioni di Elessar.

Paragonandola a una ottima bici, assimilabile per utilizzo, come la Specialized Tricross che ho avuto tra le mani per una giornata, posso dire che la Specy è come le patatine surgelate: accontenta tutti, si accompagna a ogni piatto, ma non soddisfa nessuno.

Elessar non piacerà a chi predilige la rigidità o la leggerezza; non entusiasmerà chi ricerca solo morbidezza e comodità; non susciterà emozioni in chi ama le ruote grasse. Non farà battere il cuore a chi adora le forme futuristiche. Non importa.

Una bici, che non sia una special estrema per un uso specifico, è solitamente frutto di compromesso tra esigenze tra loro difficilmente conciliabili. La rigidità mal si sposa col turismo e viceversa, la leggerezza rende problematica la robustezza e così via.

Sulla carta speravo di essere riuscito a creare un insieme dove le diverse caratteristiche si incontrassero, emergessero in quel frangente di utilizzo per poi annullarsi a vicenda. Una bici rigida e sportiva ma capace di essere comoda; stabile ma svelta d’avantreno; morbida ma pronta nei rilanci.

Merito mio o di Antonio Taverna? Del secondo, senza dubbio, perché senza i suoi suggerimenti e la sua abilità, non saremmo arrivati a questo risultato.

La bici si è rivelata stabilissima su strada, capace di smorzare lo sconnesso (notevole, considerando che montavo coperture 700×25) senza accusare dispersioni di potenza, precisa in discesa ad alta velocità ma prontissima di sterzo nello stretto. Non si carica come una fionda per poi spararti in avanti nei rilanci né ha quella rigidità che ti fa sembrare di pedalare sulla ruota posteriore: ti alzi sui pedali, scatti e lei non ti segue: viene via con te.

Pesa, questo si. Lì c’è poco da fare. O usi tubazioni più sottili e componenti più leggeri oppure punti alla robustezza. Io ho badato alla sostanza.

In assetto alleggerito, ossia con solo il portapacchi anteriore, i parafanghi ma senza luci, borsa Carradice e portapacchi posteriore, la bilancia si è fermata a 11,6 kg.

Sarebbe possibile scendere usando pedali più leggeri dei Pd-M545, montando ruote e copertoni più sportivi, un gruppo più leggero e così via. Ma non era la leggerezza uno degli obiettivi che mi ero preposto e, comunque, avrebbe anche significato innalzare la spesa oltre i miei limiti.

Mi sarebbe piaciuto, per citarne una, acquistare la Brooks B15 nella versione titanium. Ma quei 150 euro in più di spesa per avere 150 grammi in meno non me li potevo permettere.

Sono contento, adesso posso dire che sento la bici mia. Era ciò che cercavo, l’ho trovato.

Mi piacerebbe festeggiare con un piatto di patatine fritte di mia madre, ma non me le può più friggere.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

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