Le foto in esterno

Tempo di lettura: 3 minuti

Le foto in esterno sono la parte più complicata in ogni prova su strada; non tecnicamente ma nel dover risolvere i tanti problemi logistici che si creano.

Da diversi mesi ho scelto alcuni set fotografici, location direbbero quelli bravi, per le immagini su strada e in fuoristrada. La città è più problematica, malgrado viva proprio in centro e dovrebbe essere semplice.

Mi rendo conto però che le foto in esterno si assomigliano, perché i luoghi sono sempre gli stessi. Non è pigrizia, anzi: quelle strade distano 120 km da casa mia, quindi ogni volta è una trasferta.

Perché tanta strada? E perché ve lo racconto? Alla seconda domanda rispondo subito: sapete che è mia abitudine condividere con voi la vita di questo blog, i suoi dietro le quinte.

La risposta alla prima domanda è più articolata.

Il punto focale del perché abbia deciso sempre gli stessi luoghi è la sicurezza. Mia che pedalo, di chi mi aiuta e, elemento per nulla trascurabile, di tutto il materiale che è in quel momento in uso.

Servono traffico quasi nullo, ampia visibilità a campo lungo (per essere certi non stiano sopraggiungendo veicoli) spazio per potersi posizionare in sicurezza (a volte si è costretti a piazzarsi in corsia per favorire l’inquadratura) e buona varietà di situazioni su un raggio piuttosto breve.

Servono frequenti e sicure piazzole di sosta, perché per le foto in esterno mi sposto in auto, dovendo portare con me di solito almeno due bici, ruote di ricambio, copertoncini, altro abbigliamento, attrezzi e quant’altro è necessario. Oltre attrezzatura fotografica e laptop.

Insomma, parliamo di migliaia di euro stipati nel bagagliaio, quindi capirete la necessità di fermare il “box mobile” in luogo sicuro per la circolazione ma anche il più possibile al riparo da maleintenzionati.

Per questo ho scelto di eleggere a location preferita questa strada che è si lontana da casa ma offre tutto ciò di cui ho bisogno. E comunque la distanza diventa secondaria perché è piuttosto vicina a dove ho la casa di vacanza di famiglia, quindi è l’occasione per dargli una arieggiata e ho un punto d’appoggio per una doccia prima del rientro.

Ultima ma non ultima, è strada che conosco perfettamente; questo mi permette di sapere esattamente dove collocarmi per ogni singolo scatto, senza vagare alla ricerca di una tale curva o rettilineo. So, in pratica, sempre dove fermare il box mobile, riuscire comunque a tenerlo sott’occhio anche a distanza, dove poterci posizionare in sicurezza per fotografare perché ogni veicolo che arriva in ambedue i sensi di marcia può essere avvistato per tempo; e questo è fondamentale…

Ho detto ultima ma in realtà c’è anche un’altra considerazione: i tempi.

Tanti test in lavorazione, tanto materiale e diventa scelta obbligata ridurre al massimo le giornate da dedicare alle foto in esterno. Quindi avere già un luogo preciso dove poter ricavare le immagini che accompagneranno più articoli, arrivarci con tutto al seguito, verificare sul posto le foto sul pc e salvarle sul server è un bel vantaggio.

In città invece è tutto più complicato. In teoria dovrebbe essere l’opposto: esco, poche centinaia di metri e risolvo.

Ma ci sono due difficoltà: il traffico caotico e onnipresente (quindi avere campo libero è colpo di fortuna, raro…) e lavorare in relativa tranquillità che tutto ciò con cui sei uscito, attrezzatura fotografica inclusa, torni a casa con te.

Forse non mi è passata ancora l’ansia per il furto della prima Elessar (avvenuto con me in sella), forse mi sento fin troppo responsabile per la sorte del materiale che mi arriva per i test, ma di fatto le immagini in azione, cioè con me in sella, non sono mai semplici.

Quindi tendo a privilegiare luoghi ben presidiati, dove c’è possibilità di individuare anche a distanza chi si avvicina e dove ci sia presenza costante di forze dell’Ordine. Esagero? Beh, oltre Elessar mi hanno rubato altre quattro bici in città e una quinta la vendetti per disperazione perché attirava attenzioni continue.

Il fuoristrada invece è molto più semplice: l’unica accortezza è prestare attenzione alla luce, per evitare le ombre o la scarsa luminosità dei boschi più fitti. Non si pone il problema di dove sostare il box mobile perché è raro ci vada in auto, visto che svolgendo pochi test di materiale off road non ho necessità di portare materiale in più con me.

Ci sono, lo vedete, tanti aspetti da curare nella gestione di un blog come questo; tante cose che servono a costruire l’articolo che poi leggerete e che restano invisibili. E’ un continuo sforzo nel cercare le migliori soluzioni possibili; almeno le migliori in quel momento. Perché ogni aspetto è in continua evoluzione: sperimento ma sono sempre pronto a cambiare se il risultato non mi soddisfa.

Sono a buon punto per poter chiudere tutto ciò che ancora è in lavorazione e poter staccare qualche settimana. Tempo che però intendo sfruttare anche per migliorare ulteriormente la questione foto in esterno, esplorando altri siti che potrebbero offrirmi le caratteristiche che cerco.

Insomma, da bravo ciclista vale il motto “mai fermarsi!”. E io non mi fermo 😀

Buone pedalate

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Io ho invece una strada preferita che faccio sempre quando ho bisogno di ricaricarmi un pò,
    non è la stessa cosa ma un bel posto o percorso non lo abbandoni mai

    • Elessarbicycle

      Ciao Lorenzo, è da un po’ che non ti leggevo, bentornato.
      Si, ognuno ha le sue strade preferite; io ho le mie che sono in pratica i vari circuiti di prova ma non me le godo più da tempo. Ho voglia di uscire in bici per puro, autentico, unico cazzeggio 😀
      Dopo l’estate darò una ridimensionata al blog, sicuramente meno test

      Fabio

  • Alex

    Come fruitore del blog elessar devo sicuramente complimentarmi per l’ impegno profuso nel realizzare gli articoli, anche dal punto di vista fotografico, come viene descritto in quest’ ultimo articolo. D’ altra parte, proprio leggendo questo articolo, veramente viene molta tristezza a considerare come siamo ridotti a livello sociale; come è possibile che ormai consideriamo come da accettare, perchè è così, di vivere le nostre varie attività, tra cui il ciclismo, con la preoccupazione costante della sicurezza, che ci rubino qualcosa? Negli anni ’60 si potevano lasciare le bici fuori dagli oratori, magari solo legate con un piccolo laccetto colorato, comprato alla Upim, ora se va bene mettiamo su “cosi” che neanche hanno a Fort Knox.
    Cosa è cambiato da allora? O meglio, perchè accettiamo tutto questo rassegnati, in nome probabilmente di assurde ideologie, modi di pensiero, schematismi politici dai quali non vogliamo uscire? Non è la mia una considerazione fuori tema del blog, perchè la mancanza di sicurezza incide profondamente sulla diffusione del ciclismo e dell’ abitudine di utilizzare la bici per gli spostamenti quotidiani.

    • Elessarbicycle

      Ciao Alex, Ladri di biciclette è del 1948… 😀
      Scherzi a parte, la situazione è cambiata ma in meglio. E’ la percezione che è diversa. Ti posso assicurare che negli anni 60 se avessi lasciato la bici con la catenella l’avrebbero rubata uguale. Quelle foto in esterno sono scattate in una zona che prima era terra di brigantaggio, avventurarsi significava rischiare la vita. Certo, parlo di un paio di secoli fa, ma il ragionamento resta uguale. Spesso ricordiamo tempi migliori che però non lo erano: è solo la dolcezza del ricordo. Qui in città attacco le bici con tutto e di più da sempre e quell’unica volta che mio fratello non mise la catena al mio endurino, se lo fregarono.
      Il furto esiste da quando esiste l’uomo.

      Fabio

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