Le bici non sono gradite

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Pochi giorni fa Trenord ha vietato il trasporto delle bici nei propri vagoni, tranne le pieghevoli e purché di dimensioni non superiori a 80x120x45.

Motivo: non è possibile garantire la distanza di sicurezza.

Levata di scudi, comprensibile. In tre quarti del pianeta si sta cercando di incentivare l’uso della bici e l’intermobilità, una linea ferroviaria rivolta essenzialmente ai pendolari boicotta proprio questa modalità di spostamento.

Trenord, fedele allo schema di comunicazione proprio della sua area di appartenenza politica, è corsa ai ripari dalle critiche indicando i colpevoli: i riders.

Ossia quei poveri disgraziati che per pochi spiccioli, senza tutele e vittime di caporalato (è cronaca di questi giorni, col commissariamento della diramazione italiana di Uber Eat) vanno su e giù a consegnar pasti o altro.

E che di certo non possono permettersi l’appartamento in centro a Milano con vista Duomo, ovvio che vengono da fuori, dalla periferia che nel caso della metropoli lombarda praticamente si estende a dismisura.

Ah, ma se hanno la bici venissero con quella, a denti stretti ha sbottato un esponente politico di terza fila.

Certo, perché farsi 40 km in bici per andare al lavoro e altrettanti per tornare sono robetta. 

In fin dei conti che sarà mai alzarsi alle 4 del mattino, farsi due ore nel traffico, raggiungere i luoghi per i ritiri e partire con le consegne. Questi poi son pure allenati.

Ecco, questa è l’impostazione mentale, posto esista materia in quelle scatole craniche, di una precisa parte del ceto politico.

La bici vista come ozioso passatempo, perché “noi che lavoriamo ci andiamo in auto, qui se facciamo la ciclabile ci troviamo pieni di extracomunitari e spacciatori”, tuonò tempo addietro una consigliera comunale di una cittadina toscana.

La bici vista come simbolo di una idelogia per intellettualoidi radical-chic, perché “vi sembra normale dare i soldi per comprare le bici e i monopattini? Ma quale italiano sano di mente va al lavoro in monopattino?” come ha gridato una che in vita sua mai ha veramente lavorato, a meno che la scalata alle poltrone del potere lo si voglia chiamar lavoro.

La bici vista come roba da sfigati, perché “a che serve la ciclabile fino a lì, mica vuoi fare la figura di arrivare in bici, ti vedono, pensano che non hai un centesimo”, come mi disse un consigliere comunale della mia città quando sollevai la questione dei collegamenti con la zona ad altissima concentrazione di uffici, pubblici e privati.

Non mi stupisce quindi la posizione di Trenord, si inquadra perfettamente in un schema che viviamo da anni sulla nostra pelle, noi che usiamo la bici per passione ma anche per spostarci. 

Non mi stupisce che molti sian pronti a darle ragione, perché se c’è di mezzo la salute e chi osa dubitare?

Io.

Perché Trenord è la peggiore linea di trasporto per i pendolari, primato che si contende con quella che serve i paesi vesuviani.

Perché Trenord usa la propria linea come mezzo non di trasporto ma di propaganda elettorale, come dimostrato dalle intercettazioni emerse durante un dibattimento in uno dei tanti processi sul malaffare nella gestione del denaro pubblico.

Perché la Regione Lombardia ha acquistato 176 nuovi treni poco prima di Natale ma non è dato sapere quando saranno in funzione e loro si che servono per aumentare la capienza e sostituire vagoni vecchi di 35 anni.

Perché Trenord è azienda privata che guadagna coi soldi pubblici, obbligata a svolgere servizio di pubblica utilità e a farlo bene.

Perché sono davvero stufo di vedere ogni volta penalizzati proprio quelli che, per volontà o necessità, si spostano sui pedali.

Perché odiate tanto le biciclette?

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