#labicinonsitocca

Un emendamento al disegno di legge di riforma del codice della strada al vaglio della commissione parlamentare (volutamente minuscolo) riporta sul tavolo una iattura di cui già parlai mesi addietro: la targa per le bici.

All’epoca si trattava di una sciocchezza buttata lì da un consigliere regionale; qui il problema è più serio perché l’emendamento porta la firma del senatore (minuscolo, of course) Marco Filippi.

Si legge, testuale: ” [si propone] la definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari […] delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”.

E francamente non mi convincono le giustificazioni al momento addotte dal senatore, secondo cui la norma riguarderebbe solo i risciò (ma che siamo in Vietnam?) o le bici adibite a trasporto per lavoro.

Ma: nell’emendamento si parla di trasporto pubblico e PRIVATO, di merci e PERSONE. Mettendo insieme le due parole che ho evidenziato in maiuscolo il risultato siamo noi che andiamo in bici. Punto.

Se anche la norma riguardasse solo chi usa la bici per lavoro mi sembra un controsenso, in questi giorni poi che a Parigi c’è la conferenza sul clima e l’inquinamento, varare una norma che punti a disincentivare chi usa una bici per le consegne invece del puzzolente furgoncino/motoretta.

Io il tutto lo interpreto così:

classificazione = targa;

targa = bollo.

targa e bollo = assicurazione obbligatoria.

Sono catastrofista? Non credo.

Il titolo di queste mie note richiama l’hashtag che sta girando in rete.

C’è anche una petizione su Change.org che vi invito a firmare.

Questa è la pagina Facebook.

 

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore. Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.

COMMENTS

  • Ho tre automobili e una motocicletta per le quali sgancio ogni anno fior fior di quattrini per poterle guidare su quelle che si possono definire solo delle “parodie” di strade.
    Ora, dal momento che ogni volta che mi muovo utilizzando la bicicletta, sia per utilità o pure per svago sono COSTRETTO a condividere la stessa strada con i veicoli a motore e che, nel frattempo, quelli per cui pago bollo assicurazione sono inerti in garage senza produrre gas serra, non vedo per quale motivo dovrei registrare e pagare bollo e assicurazione anche per quattro bici che non posso usare simultaneamente e per le quali nessuno mi garantisce la benché minima infrastruttura.
    Riassumendo:

    “IO SE PEDALO, NON PAGO!”

    Daniele

    • Elessarbicycle

      Oibò, io ho una sola automobile, ferma 10 mesi l’anno, e (al momento) otto biciclette: la targa sarebbe un bel problema…

      Fabio

  • In Svizzera l’obbligatorietà di acquistare un contrassegno come targa delle bici (legato ad una assicurazione di Responsabilità Civile) dal 2011 è stata abolita. E in Italia, dove neanche lontanamente abbiamo l’infrastruttura ciclabile della Svizzera cosa fanno i nostri governanti (o meglio i loro Boiardi di Stato) per incentivare l’uso della bici….si preparano a tassare i velocipedi. I combustibili fossili ringraziano.

    • Elessarbicycle

      Ciao Antonio, al momento pare, ma meglio dubitarne, che l’emendamento sia stato ritirato.
      Non ho smobilitato però, perché ritirare l’emendamento non significa passare oltre: significa trovare un altro modo.
      E’ da tempo che ci provano e senza distinzioni di colore politico. Una volta te la buttano lì come sistema contro i furti (perché auto e moto infatti grazie alla targa non li rubano…); una altra volta come aiuto ai Comuni per l’invasione dei risciò, e vorrei tanto capire dove sta questa invasione; poi qualcuno si fa scappare che “l’altro giorno un ciclista ha investito un passante ed è scappato, bisogna fare qualcosa” e quindi il pensiero che tutto sia finalizzato ad arrivare, prima o poi, all’assicurazione obbligatoria c’è.

      Potrei ancora accettare l’ipotesi di una assicurazione personale: ma se si arriverà all’assicurazione legata alla bici sarà il de profundis per il nostro mondo. Nessuno ha in casa una sola bici.
      E i bambini? Un padre prima di comprare la bici con le rotelle al figlio deve fare l’assicurazione? Gli compra la Play station piuttosto e addio bici.

      L’errore che bisogna assolutamente evitare è la tracciatura, l’identificazione. Attenzione, perché non è questione di responsabilità, furti ecc.
      C’è una questione che finora nessuno di quelli che si sta mobilitando ha preso in considerazione: la variazione del regime giuridico. La bici passa da bene mobile a bene mobile registrato. Una volta che è inquadrato come tale tutto è possibile, dall’assicurazione fino a una ipotetica tassazione per fasce. Un giorno di questi mi ci metto e provo a spiegare a chi, per sua fortuna, non deve avere a che fare con codici e pandette per portare la pagnotta a casa.

      Esagero? Non credo. E te lo dice uno che a 14 era l’unico in questa mia città (credo se ho capito bene che è anche la tua) ad avere l’assicurazione sul ciclomotore, all’epoca non obbligatoria; gettando nel panico le compagnie che mi guardavano esterrefatte, ignorando se potessero o meno assicurarmi…

      Fabio

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