La Trek Multitrack di Eugenio

Tempo di lettura: 12 minuti

A volte mi chiedo se il mio tanto seminare qualche frutto lo darà. Non mi interessa star qui a mostrare cosa so fare, lo scopo di questo blog è da sempre invogliarvi a provarci, a far da voi. Per quanto il mercato offra una tale quantità di bici che è impossibile starci dietro, pedalare su qualcosa che abbiamo creato con le nostre mani da un gusto che nessun modello di serie potrà mai avvicinare. Non è una questione di qualità dinamiche, è possibile che buona parte delle bici in vendita sarà migliore. E’ il fascino di sapere che le nostre zampette frullano su qualcosa che abbiamo pensato noi, montato noi, curato noi. Non importa se piace o non piace agli altri: è la “nostra” bici, tanto basta.

La trasformazione di Eugenio potrebbe non fare gridare al miracolo; eppure chi ha esperienza e sa cosa significa modificare una bici troverà spunti interessanti e apprezzerà cura e buon gusto nelle scelte. A me poi piace in modo particolare perché sfrutta una Trek Multitrack 700, ossia uno dei miei telai preferiti: non per niente ne avevo uno per me anche se in versione 750.

Lascio la parola a Eugenio de Felice, che ci racconterà la sua creatura. Mi sono permesso di intervenire un paio di volte nel testo, sicuro che Eugenio non ne avrà a male.

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di Eugenio de Felice

Ottobre 2015, l’idea di costruire la mia “prima bici perfetta” nacque poco dopo la prima mail che scrissi a Fabio per fargli i complimenti dopo la lettura del suo libro. Allo stesso tempo ne approfittai per chiedergli consiglio riguardo l’acquisto di una MTB con ruote da 26’’ da destinare a bici factotum; Fabio mi diede un altro consiglio…. quello di cercarmi una bici con ruote da 28’’ e carro lungo, una bici cosiddetta da trekking, perché poteva essere una scelta più versatile.

Fino ad allora (a dire il vero fino a oggi) ho pedalato su pochissime bici, quelle tipo Graziella dai 3 ai 13 anni, una MTB rigida Atala gruppo Shimano GS200 fino ai 18, più nulla fino ai 35 quando è arrivata quasi per caso la mia prima bici da corsa, una Bianchi Vento 603 con manettini al telaio primi anni ’90. Con questa bici qui ho iniziato ad appassionarmi e a divorare pagine di blog e di forum per capire un po’ meglio il fantastico mondo delle due ruote a propulsione umana.

Parto allora con la ricerca di un usato, scorro quotidianamente siti di annunci, bacheche dei forum e anche negozi in giro. Mi rendo subito conto che per i negozianti la bici da trekking o è una brutta copia di una bici da corsa con manubrio dritto, oppure è un cancellone con cestino e portapacchi: misteri del marketing italiano! Io non voglio né l’una e né l’altra.

Una mattina vedo l’annuncio di vendita di una Trek 700 Multitrack e questa bici sembra avere tutte le caratteristiche per essere la mia prescelta: ruote da 28’’, telaio comodo in acciao saldato tig di qualità decente, carro lungo, cambio 7×3, freni cantilever, occhielli per parafanghi e portapacchi. Ok la vado a vedere, non è perfetta, ma può essere un ottima base per fare di lei la mia bici. Contento ce ne torniamo a casa assieme investendo una cifra molto ragionevole.

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Un buon lavaggio, il minimo sindacale di manutenzione ed esco a fare un giro. Sulle prime mi piace, non è troppo distante da una bici da corsa, ma più la guardo e più la trovo abbastanza differente dall’idea di bici che nel frattempo si sta facendo spazio nella mia testa. Potrei usarla così com’è procedendo a piccoli passi verso l’adattamento di parti e componenti: ma no, gli istinti a volte non si frenano. Ci lavoro una giornata e ho fra le mani il solo telaio e tutti i componenti ammassati da parte.

In questo momento ho chiari i punti cardini su cui ragionare: piega da corsa messa però un po’ più alta, trasmissione ampiamente sfruttabile anche in salita e con un minimo di carico, possibilità di avere portapacchi e borse, forse i parafanghi. Procedo d’istinto, per quanto la cosa non appaia da subito molto ragionevole dal punto dei vista dei costi. Il tutto assume invece un altro sapore se si cambia il metro di valutazione e si passa sul piano della soddisfazione personale e sul discorso che allestire una bici in base a precise preferenze personali costringe a raccogliere informazioni, a documentarsi, capire e misurarsi: un bel gioco per adulti insomma!

Mi rendo conto che per ciò che mi sta maturando in mente (forse troppo velocemente…) nessun componente dalla biciclette sarà recuperato; ahimé avrei potuto comprare un solo telaio, ma ormai e fatta e andiamo avanti con questo progetto qui.

Lavoro sul telaio portando a nudo i tubi in acciaio e le belle saldature, ho deciso che sarà riverniciato. Mi documento sui componenti, sulle compatibilità e incompatibilità varie, cercando di effettuare anche una certa stima dei costi (per pedalare avrò bisogno di circa 400 € oltre l’acquisto della bici). Tiro fuori così una lista delle dotazioni che diventerà pian piano la distinta dei componenti da montare sulla bici, cercando per quanto mi è possibile di indirizzare la mia scelta verso particolari reperibili a prezzo scontato, e in ogni caso cerco di scegliere in modo da tenere sempre alto il rapporto qualità prezzo delle parti.

L’aspetto cardine sarà la trasmissione: la bici avrà una configurazione 9v, pacco pignoni 11-32, guarnitura tripla da touring 48-36-26, e il tutto sarà azionato da comandi bar end 9×3 montati all’estremità della piega da corsa.

I componenti scelti per realizzare questa configurazione sono il cambio posteriore Shimano XT M771 SGS (fuori produzione e quindi reperibile con un certo sconto) compatibile con i bar end indicizzati DuraAce SL77b e un deragliatore anteriore della serie Alivio. La guarnitura è una tripla Shimano sempre serie Alivio con il comodo paracorona, accessorio che preferisco avere nonostante non sia per niente bello; la bici sarà utilizzata anche per giri e commissioni in abiti civili e per questo stesso motivo all’estremità delle leve monterò due semplici pedali piatti in alluminio, almeno all’inizio.

La decisione di utilizzare una versatile 9v mi obbliga alla sostituzione delle ruote originali con due componenti più moderne: per meno di cento euro riesco a prendere da un venditore tedesco due oneste (e spero anche robuste) ruote 36 raggi anodizzate nere montate con mozzi Shimano Deore e cerchi Exal con canale da 19 adatti ad ospitare anche pneumatici abbastanza larghi, fino a 38 mm.

trek700_002Ricevuto il telaio dal mio amico Giuseppe che mi ha omaggiato del lavoro di verniciatura, chiedendo in cambio le sole spese per i materiali, si passa alla preparazione per il montaggio dei componenti: ripassatura con maschio finitore di tutte le filettature e trattamento interno dei tubi con spray anticorrosione marino. A dire il vero prima di mettere mano a maschi e giramashi c’è stato tutto un guardarlo, girarlo, riguardarlo, appoggio una ruota, la piega, appoggio il cambio, la sella, lo sposto, foto di qui e foto di lì, insomma cose non tecnicamente troppo rilevanti ma sicuramente molto appaganti per il bambino che c’è in me!

Il primo componente montato sul telaio è la serie sterzo, una Mirage di Campagnolo, realizzata in alluminio, filetto da 1’’, perfetta per lo scopo. Unica perplessità (sciocca) che avevo era sul marchio, l’avrei vista molto molto bene su un mezzo da corsa old style, un po’ meno su questa bici qui dove Shimano spadroneggia!

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In ogni caso l’impatto visivo notevole e la qualità assolutamente fuori discussione fanno si che sia definitivamente messa da parte ogni mia perplessità. Visto che non ha senso per me comprare l’attrezzatura per il piantaggio mi rivolgo ad un meccanico di bici della mia zona, Alessandro, che effettua per pochi euro un installazione a regola d’arte. Unico intoppo dell’operazione è stata la necessità di dover tornire la ralla che va piantata sulla forcella, impossibile da calettare nella misura originale. Chiedo in soccorso l’aiuto dell’amico Mario, che al tornio asporta i sette decimi di millimetro che non permettono il montaggio.

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Si torna a casa con telaio e forcella assemblati, bici su cavalletto e passo al montaggio del movimento centrale a cartuccia della Shimano, tipo BB-UN55, pochi minuti di lavoro: grasso al litio e attrezzo specifico per serrare le ghiere e il componente è perfettamente in sede senza alcun intoppo.

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Piccola nota sul grasso: che il barattolino di grasso al litio divenisse il mio migliore amico durante tutta la fase di assemblaggio della bici l’ho stabilito durante lo smontaggio iniziale: ho dovuto faticare non poco per rimuovere i componenti che si erano praticamente saldati fra loro grazie all’ossidazione e all’assenza di manutenzione da parte del precedente proprietario. Nonostante l’uso massiccio di sbloccante, pazienza e attenzione si sono comunque spezzate un paio di viti che ho potuto rimuovere solo con l’aiuto di punte al cobalto e maschi estrattori, un lavoraccio insomma!

Passo successivo: l’installazione nella forcella dell’adattatore da 1’’1/8 e dell’attacco manubrio vero e proprio. Sono due componenti entrambi in alluminio ed entrambi no brand recuperati a poco, tutti e due sono stati lucidati a mano con polish per carrozzeria.

trek700_006 trek700_007 trek700_008Successivamente decido di mettere in posizione la piega, una Scott anatomica da 42 cm di larghezza e su questa prendono posto le leve freno Gipiemme e i comandi bar End Shimano della serie Dura Ace. Il destro è indicizzato per 9 velocità, il sinistro è invece a corsa libera.

Per il trittico reggisella-attacco-piega non ho investito che qualche euro, non ho mai pedalato questo telaio, non so di cosa avrò bisogno in termini di misure e geometrie di questi componenti per accomodarmi bene in sella. Quindi inizio con il montare questi pezzi qui per poi fare aggiusti graduali. Attenzione, nelle foto l’attacco manubrio è solo premontato, questo perchè non era ancora arrivato il fermaguaina per il comando del freno anteriore! Sulla piega monto poi, sempre in maniera non definitiva, le leve freno corsa Gipiemme.

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Dopo la zona manubrio il reggisella, monto un componente economico in alluminio da mm 26,8 di diametro.Prima dell’inserimento con l’aiuto di una tagliatubi da idraulico ne ho ridotto la lunghezza di circa 70 mm, non ho bisogno di chissà che fuorisella data la mia altezza un po’ ridotta… il pezzo in origine è troppo lungo e sporgerebbe eccessivamente dal tubo piantone!

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Prima di inserirlo al solito un velo di grasso per prevenire bloccaggi. Lo fisso provvisoriamente facendolo sporgere in modo da avere la possibilità di fissare la bici sul cavalletto da lavoro proprio tramite il reggisella, in questo modo ho il telaio libero per lavorare agevolmente ovunque.

Faccio adesso un piccolo incipit di tutta la storia: negli ultimi tempi ho dedicato parecchio tempo a consultare sia la sezione officina di questo blog sia altre risorse analoghe trovate in rete, compresa la sezione tecnica del portale Shimano per documentarmi ed essere così almeno teoricamente preparato al lavoro da effettuare.

Sarà per questo fatto, a cui va aggiunto il notevole entusiasmo di realizzare un lavoro che nel mio piccolo reputo comunque unico, che nonostante sia la prima bici che assemblo in vita mia tutto scorre senza particolari imprevisti o difficoltà di sorta. Anche nel mondo della bicicletta sono determinanti la progettualità, una corretta pianificazione del lavoro e soprattutto una buona dose di studio se non si hanno dal principio tutte le conoscenze necessarie! Non mi dilungo sulle procedure di montaggio standard di componenti, poiché ci sono tutti i tutorial sul blog, e io ho utilizzato proprio queste informazioni come manuale operativo (stampandomi le relative pagine per mia comodità), assieme ovviamente alle istruzioni di montaggio fornite dai produttori. Non voglio con questo dire di aver impiegato mezza giornata per montare la bici, anzi, ma che con il giusto tempo e la necessaria attenzione sono riuscito a ottenere un mezzo “funzionante” senza particolari problemi!

Montiamo anzi premontiamo (un set-up preciso lo farò dopo il montaggio dei cavi di comando) adesso la trasmissione, e purtroppo non avendo fatto attenzione nella fase di scelta del deragliatore anteriore al diametro del tubo piantone, mi toccherà usare dei bruttini adattatori in plastica che permettono di montare il deragliatore Alivio con fascetta da 31,8 sul mio piantone da 28,6… faremo più attenzione la prossima volta!

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Prima di montare la guarnitura decido di rimuovere il paracorona per agevolarmi nell’allineamento del deragliatore con la corona esterna da 48 denti, piccoli aggiusti li farò dopo servendomi dei registri di fine corsa.

Tocca adesso al cambio posteriore, prima di vincolarlo al forcellino smonto le due pulegge di tensione per dare un po’ di olio ai cuscinetti.

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Dopo l’installazione sul telaio posiziono la ruota posteriore e effettuo una regolazione di massima dei finecorsa del parallelogramma agendo sulle due viti di registro e allineando le pulegge al pignone da 32 e a quello da 11.

Le ruote scelte sono dei componenti di sicuro non di alta gamma, ma che comunque dovrebbero fare il loro onesto lavoro, insomma puntiamo all’essenzialità e alla robustezza non potendoci permettere leggerezza e finezze di sorta! Trovate fra i componenti budget di Bike Discount sono costituite da cerchi Exal con canale da 19 e 36 raggi in acciaio che vincolano a mozzi Deore coni e sfere.

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Aggiungo nastro paranippli Eleven da 18 mm del tipo elastico, camere Schwalbe e copertoni Vittoria Randonneur nella misura 700×35.

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Sono stato a lungo indeciso su quali coperture montare, volevo di sicuro un pneumatico confortevole, con buona trazione, sezione ampia, schermo antiforatura e possibilità di muovermi anche in fuoristrada leggero. Ho optato per i Randonneur di Vittoria che a dire il vero erano in basso nella lista dei candidati, ma trovandoli in offerta a 29 euro la coppia ho pensato che potessero essere un giusto compromesso In ogni caso i copertoni sono fra i primi componenti che si usurano e quindi non sarò obbligato a tenermeli per sempre sulla bici se mi trovassi male.

Installo adesso i corpi dei freni cantilever, la scelta è caduta sui Tektro CR720 in versione silver. Sono belli larghi, quindi con un fattore di leva notevole, il che significa poter disporre di un buon potenziale di forza frenante. Sono componenti veramente ben realizzati: i corpi sono in alluminio forgiato, è presente una bussola in ottone piantata che fa da cuscinetto all’interfaccia con le corrispondenti sedi sul telaio. Viteria e accessori di ottima qualità e in acciaio. I pattini sono collegati ai corpi tramite un vincolo rotorbitale che permette un orientamento molto preciso (immaginiamo per rendere l’idea di muovere l’asse di fissaggio del pattino all’interno di una sfera ) del pattino in tutte le direzioni dello spazio.

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Un grano di registro controlla poi la tensione della molla di uno dei due pattini permettendo così di realizzare un’azione sincrona fra i due corpi freno. Insomma, il tutto è ampiamente registrabile, sta poi a chi li installa dedicarci il tempo e l’attenzione necessari per ottenere il corretto funzionamento e quindi l’azione frenante che ne deriva.

Per la regolazione monto la ruota anteriore per avere il riferimento della posta frenante.

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Prima di passare a cavi e guaine monto il fermaguaina (che ancora non avevo quando ho lavorato all’inizio sulla zona sterzo) per il comando freno anteriore; per il posteriore c’è il fermo al telaio sull’archetto brasato ai foderi alti. Sfilo quindi l’adattatore da 1’’ -1/8 dal tubo di sterzo e inserisco dal basso il fermaguaina, è un componente della Problem Solver in alluminio, a dire il vero molto molto più bello della foto che lo presenta sul negozio on line dove l’ho acquistato. Quando l’ho scartato ho infatti controllato il part number dell’ordine , credevo seriamente non avessero spedito il particolare che avevo ordinato ma un altro più costoso.

Manca solo la catena, procedo a installare la KMC con falsa maglia, ho acquistato quella più lunga da 116 maglie per non avere sorprese, e per ottenere la lunghezza giusta sulla mia bici è necessario rimuoverne 2. Prima del montaggio il componente è stato messo a bagno nel petrolio bianco per rimuovere il grasso di protezione messo dal produttore.

Operazione che sconsiglio, se Eugenio me lo avesse chiesto lo avrei distolto: è probabilmente il miglior lubrificante che potete avere sulla catena, finché è possibile sfruttarlo io lo sfrutto. Fabio

Installo adesso i comandi bar end Shimano della serie Durace, e vanno via 2 ore buone per dare un montaggio decente a cavi e guaine.

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Ho effettuato un po’ di regolazioni “statiche” generali a freni e trasmissione per renderla marciante, di sicuro la bici vedrà spesso sia il cavalletto che gli attrezzi nei primi tempi, il tutto si deve sicuramente un po’ assestare e poi essendo il mio primo montaggio da zero qualcosa andrà rivisto per forza.

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E questa è la mia bici finita! Mi godo quello che per me è un piccolo capolavoro ottenuto dopo diversi mesi durante i quali è stato importante non solo capire cosa fare, ma soprattutto il come farlo.

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Ok, adesso non resta che cercare di descriverne il comportamento su strada, ed è per me doveroso precisare che non sono sicuramente un tester attendibile per una bicicletta: non ho né l’esperienza di guida e né i riferimenti di chissà quante bici provate per poter effettuare una recensione non dico obiettiva (è pur sempre la mia bici!) ma almeno esaustiva. L’unico riferimento per me sono le due bici da corsa in acciaio pedalate negli ultimi cinque anni sulle strade che solitamente costituiscono i miei itinerari.

TEST SU STRADA

La bici è stata completata con (soli!) due giorni d’anticipo rispetto alla data programmata di partenza per le vacanze di agosto. Solo un paio di giretti di collaudo di qualche decina di chilometri per assicurarmi che più o meno tutto funzionasse o almeno stesse assieme! Dal primo istante in sella ho notato una sensazione di estrema comodità, sia per le gomme a più bassa pressione che per la posizione più turistica rispetto alla bici da corsa. La posizione in sella è molto meno tesa, alle prime pedalate addirittura sento la bici piccola per me, ma invece è solo più comoda in generale. Le ruote nell’insieme pesano abbastanza, dell’anteriore me ne accorgo sentendo lo sterzo e la non immediatezza nel seguire traiettorie curve, in particolar modo in discesa; la vecchia Bianchi da corsa in acciaio con ruote Fir è un missile a confronto! Al posteriore il peso si riflette sui rilanci che risultano abbastanza faticosi anche con rapporti agili. La frenata all’inizio mi è sembrata molto priva di mordente, ma regolando qui e lì le cose stanno sensibilmente migliorando, il processo è tutt’ora in corso: sono riuscito a ottenere un buon funzionamento al posteriore, molto ben modulabile l’azione della leva, sufficientemente potente fino ad ottenere il bloccaggio con a terra una gomma da 35 mm; con l’anteriore non ci siamo ancora, ho trovato la giusta modulabilità ma ancora non è sufficiente la forza frenante che si riesce a trasferire alla ruota.

La trasmissione mi sembra proprio giusta, c’è sempre il rapporto adatto, non sento grossi salti, l’azionamento è bello preciso e sufficientemente veloce, i comandi bar end (che non avevo mai utilizzato in vita mia) sono abbastanza comodi, di sicuro più comodi dei manettini al telaio che avevo su una vecchia bici: almeno qui le mani restano in zona sterzo. La ruota libera è troppo silenziosa per i miei gusti, ma sta migliorando un po’ con i chilometri percorsi, fortunatamente!

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Il grosso della strada questa bici l’ha percorsa in Istria meridionale ad agosto, circa 600 km (non so di preciso perché ho dimenticato il ciclocomputer a casa sigh…!) ripartiti fra asfalto, ciclabili di strade bianche e a tratti di sassi. Mi sono sentito sempre a mio agio, anche se alcuni ciclisti incrociati con le MTB Full su qualche tratto mi guardavano proprio strano! Nonostante le gomme diano una buona motricità, percorrendo salite un po’ ripide in terra battuta con rapporti corti si arriva comunque allo slittamento. Un miglioramento l’ho (ovviamente) ottenuto abbassando la pressione di 0,5-0,7 bar rispetto al valore di 5 bar massimi indicati sulla carcassa della gomma, ma altrettanto ovviamente ne ha poi risentito il comportamento su strada asfaltata. La bici è diventa davvero poco incisiva percorrendo le curve veloci in discesa. Preferisco la perdita di motricità in alcune situazioni particolari e ho riaumentato la pressione! Sulla bici da corsa non ho mai le gomme alla pressione massima possibile dato il mio perso di 65-67 kg, ma con le Randonneur da 35 mm la situazione è probabilmente abbastanza diversa dai copertoncini da 23; qui credo sia necessario essere allineati con la pressione verso il massimo per ottenere una buona risposta sullo sterzo.

In realtà no, la pressione di esercizio delle gomme va sempre calibrata tenendo conto del peso del ciclista e della misura della gomma; gonfiando di più, caro Eugenio, hai solo “appuntito” maggiormente il profilo e questo ti ha rimandato sensazioni più vicine alle gomme corsa che usi di solito. Le Randonneur anche senza essere squadrate come altre, restano comunque gomme turistiche e la sezione superiore rallenta la fase di ingresso. Per essere uno che scrive di non avere sensibilità ed esperienza ne stai dimostrando ben più di tanti ciclisti navigati… Fabio.

E’ la bici che volevo. Si, uno strano incrocio di componenti che mi permette di girare un po’ ovunque senza problemi e ci ho pedalato veramente su tutti i percorsi: asfalto, terra battuta, sassi piccoli e grossi, fango moderato. Adesso andrà messa a punto perbene, ottimizzata e completata.

Voglio provare uno sterzo leggermente più alto, penso di inserire a breve un paio di centimetri di spessori e vedere come va. Vorrei provare anche una piega tipo compact così da ridurre la differenza di altezza presa alta/presa bassa, ma intendo procedere per gradi, così da capire bene cosa modificare. Sono indeciso sul montare due leve freno supplementari da ciclocross, di sicuro migliorerebbero la fruibilità di questa bicicletta in discesa (specie fuori asfalto) ma non sono ancora convinto di voler avere altra roba in zona sterzo per adesso.

Per motivi di budget manca il portapacchi, anche se ho già le borse (regalatemi da mia moglie, anzi a dire il vero parecchi componenti della bici sono regali di mia moglie opportunamente pilotati…). Di sicuro sarà il prossimo componente da comprare, l’ho rimpianto molto durante l’uso della bici per diverse missioni al supermarket: terribile fare anche solo 7-8 km con uno zaino in spalla, anche se carico solo di qualche chilogrammo di cose!

Forse con l’arrivo delle piogge saranno aggiunti i parafanghi, ma per il momento continuiamo a pedalare e pensare, capire, modificare, adattare, regolare, rismontare… Saranno aggiunti a breve anche gli adesivi Trek, inizialmente pensavo di non volerli, ma a dire il vero una bici senza gli adesivi, come in molti mi hanno fatto notare, appare un po’ spoglia.

CONCLUSIONI

Il risultato ottenuto corrisponde abbastanza appieno all’idea della mia bici perfetta (e vorrei vedere!) . Volevo una bici polivalente, una di quelle bici alla tedesca: senza particolari fronzoli, niente colori o grafiche di effetto, una bici solida, di discreta qualità, usabile con soddisfazione sia su strada che su sterrato non impegnativo. Poter pedalare con una posizione in sella assolutamente non estrema, e non in ultimo con la possibilità di trasportare anche un po’ di bagaglio se necessario. Potevo comprarla, investendo più o meno la stessa cifra destinata alla realizzazione di questo progetto: mi sarei però perso il gusto di venire a conoscenza di aspetti e risvolti della bicicletta che non avrei mai affrontato e compreso, insomma mi sarei perso (per me) l’impagabile gusto di costruirmi il giocattolo!

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Sono convinto Eugenio abbia fatto un gran bel lavoro. Si schermisce dichiarandosi poco esperto, poco attendibile come tester e chiarendo subito che è la sua prima bici montata da zero; e io mi stupisco, se non sapessi che davvero è alla sua prima bici costruita direi ci sta prendendo in giro. Anche perché modificare è sempre più difficile che partire da un telaio nuovo. Devi saper accordare i componenti, saper valutare cosa ti darà quel risultato e cosa invece mortificherebbe la bici. Devi saper creare quell’armonia che da sempre è la mia stella polare su qualunque bici, anche la più estrema. E’ riuscito così bene al suo primo tentativo perché non ha usato le mani: ha usato cuore e testa. Mi è piaciuto molto il passaggio in cui spiega l’importanza e la bellezza di studiare, informarsi, capire. Un “bel gioco per adulti” lo definisce; e anche se il mio concetto di gioco per adulti è diverso (non si vive di sole bici…) condivido in pieno. Non pretendo tutti i ciclisti facciano così, ripeto spesso che è meglio pedalare; ma anche se lo dico non significa che ci credo fino in fondo e beh, si, lo ammetto, per me la parte più bella è proprio la creazione di una bici. Poi ci pedali, ma ci pedali sapendo che è tua. Credetemi, è una esperienza da fare.

Sono Fabio Sergio, giornalista, avvocato e autore.
Vivo e lavoro a Napoli e ho dato vita a questo blog per condividere la passione per la bici e la sua meccanica, senza dogmi e pregiudizi: solo la ricerca delle felicità sui pedali.
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COMMENTS

  • Volevo fare i complimenti ad Eugenio per il fantastico lavoro di realizzazione e di redazione dei lavori eseguiti.
    Anche io mi sono cimentato (per la prima volta) in una realizzazione custom paragonabile, se non per il tipo di bici, quanto per scelte tecniche.
    Mi ero ripromesso una volta terminata di raccontare sule pagine di questo blog le operazioni svolte e pubblicare immagini del lavoro finito.
    Purtroppo alcuni problemi derivati da poca esperienza nel campo (settaggio freni cantilever, nel dettaglio) ne hanno rallentato la realizzazione e anche un poco raffreddato gli entusiasmi iniziali. Non amo lasciare un lavoro a metà e ho dunque deciso di dedicarmi prima al corretto funzionamento, prima di sbandierare la mia bici sul blog.
    Ora “dovrei” essere riuscito a trovare una quadra. Spero a breve di ultimare gli ultimi dettagli “caratterizzanti”, e di cominciare a scattare foto ambientate per meglio descrivere la natura della mia idea.
    Ancora complimenti!

    Daniele

  • @ Daniele – La gestazione della bici è durata quasi un interno anno… non avevo che un’idea vaga di come di facessero le cose, e fare le cose veloci quando non si sa bene come è propio il peggiore dei modi di affrontare un lavoro! Proprio a proposito dei cantilever ci ho messo due mesi per ottenere un funzionamento decente dell’anteriore, ma ancora non mi soddisfa totalmente! Grazie per i complimenti! Nemmeno la mia bici è completamnte finita, conto di lavorarci un pò su nel periodo natalizio, aggiungendo qualche particolare e sistemandone qualche altro: devo accorciare ad esempio le guaine in uscita dai bar end verso il telaio che sono un pelino lunghe (quando le ho montate sembravano ok, poi man mano che si procede si diventa più esigenti e perfezionisti :))

    • Ciao Eugenio,
      oltre che la passione per la bici, dalle foto vedo che condividiamo anche quella per la fotografia oltre che avere la stessa altezza (ad occhio e croce, guardando la tua bici).
      Trovo la tua bici bella già così e il raffronto con la versione di serie rende ancora più pregio al tuo lavoro, secondo me.
      Il problema con i canti l’ho quasi risolto (Fabio lo sà quante prove ho fatto…).
      Mi ha aiutoto una ricerca online che mi ha portato a questi siti dove viene spiegata per filo e per segno la teoria:

      http://www.sheldonbrown.com/cantilever-geometry.html

      http://www.circleacycles.com/cantilevers/canti-geometry.pdf

      se ti può interessare dagli un occhiata. Spero ti tornino utili.
      Buon lavoro

      PS. I cavi io ho preferito farli passare sotto la guaina, come spiega Fabio nell’articolo della Surlu KM. Ma bisogna valutare perchè non sempre si può.

      Daniele

      • si, fotografo da quando ero alle superiori e non ho mai abbandonato la macchina! Grazie per i link, c’è una trattazione davvero accademica del problema cantilever. Per i cavi onestamente non me la sono sentita di passarli sotto la guaina, non volevo aggiungere ulteriori possibilità di malfunzionamento, quando e se passero ad una piega diversa però ci voglio provare, ne guadagnano pulizia ed eleganza.

        • Elessarbicycle

          Daniele tribola con i cantilever e purtroppo a distanza non posso aiutare più di tanto. Perché? Perché d’accordo gli articoli che ha linkato e che conosco, si tratta di argomenti in giro da diversi anni e ripresi poi da altri, ma smisi di usare queste formule anni fa. Regolo, provo e capisco dove e come intervenire. E’ qualcosa che deriva dall’esperienza e non è possibile riportarla in una mail, sarebbe come voler spiegare a parole quanto allentare o stringere un nipplo per centrare la ruota.
          Invece con te Eugenio siamo vicini, quando vuoi una occhiata posso darla.

          Fabio

          • Si, vero. Nel mio caso capire bene la “teoria” sulla quale si basa il sistema mi ha aiutato a non procedere per tentativi “a caso” che ad un primo approccio, mi avevano trascinato in un pozzo senza fine di regolazioni senza risultati decenti.
            Ora dovrei esserci.
            Certo che se avessi avuto Fabio a portata di mano e non a 900 km…sigh!

            Daniele

  • Eugenio

    Si sono diversamente alto… 1,69 m. Non ho mai avuto Il complesso dell’altezza, ma mi è venuto quando ho iniziato va cercare bici usate, tutti giganti i ciclisti!! Grazie per i link sui cantilever. Si mi piace e tanto la fotografia, da quando avevo 16 anni non ho mai smesso. Per i bar end con guaine sotto nastro non me la sono sentito, ho scelto il percorso esterno, meno problemi, mi tengo la possibilità quando e se sostituiro la piega. Ciao

  • Omerissimo

    Ciao Fabio ed Eugenio,

    è da tempo che volevo cimentarmi nel montare una bici da zero ed ora lo sto facendo. In realtà cercavo una bicicletta per recarmi a lavoro che avesse possibilità di montare parafanghi integrali, i moncherini che utilizzavo sulla Warbird erano decenti solo fino ad una certa quantità d’acqua sul fondo stradale, ed un giorno per un prezzo veramente ridicolo ho trovato una Bianchi Condorino, forse si o forse no essendo rimaneggiata più volte e di un viola improponibile, con cambio a 5 rapporti. Anche troppi, tanto il commuting è tutto in pianura.

    L’idea iniziale era di cambiare i punti di contatto ed utilizzarla così com’era almeno per tutto questo inverno, in primaverà si vedrà. Rapida prova su strada: NO. Con questi freni mi schianto alla prima rotonda in centro. Ok dai cambiamo anche ‘sti freni (per la cronaca ho preso i Tektro R559 Long Reach).

    Inizio a smontare il manubrio: NO. Codesta verniciatura proprio non sa da tenere… la sfiori con un attrezzo e guarda che roba! Lo strato sottostante è azzurrino. A mali estremi… smonto tutto e la sottopongo ad una verniciatura a regola d’arte. Telaio Verde Smeraldo RAL6061, forcella, parafanghi e carter neri. Però! Non pensavo mi piacesse così tanto questa doppia cromia.
    Beh e adesso? Rimonto i pezzi grigi con piccole fiorature di ruggine? NO. In definitiva ho mantenuto, oltre ai componenti verniciati, le ruote ma solo per contenere un poco i costi e perchè una volta pulite non erano affatto male. Un domani si vedrà.

    Morale della favola anch’io ho speso un buon gruzzoletto ed anch’io mi son dovuto imbattere nel “gioco” delle compatibilità e delle scelte (che comando usare e dove metterlo sopratutto) facendomi aiutare da mio padre, dal tuo libro e da questo blog.

    Grazie Fabio!

    Perdonate la prolissità e spero di essere stato se non compreso, ma non ambisco a tanto, almeno comprensibile.

    P.S. La bicicletta non è ancora pronta, non mi sono dato comunque tempistiche di sorta, ma credo che prima di Natale…

    • Elessarbicycle

      Ach, leggendo già stavo per scriverti di mandarmi le foto. Vabbè, aspettiamo Natale.
      Bello il condorino, prima che si inventassero millemiliardi di categorie e sottocategorie era la bici da allenamento per i corridori. Coppi ci macinava migliaia di chilometri.
      In pratica erano bici da corsa coi parafanghi, a volte la luce, e il manubrio da cui ha preso il nome. Ne avevo una da giovanotto che filava come il vento. Ma perché non posso conservare tutte le bici che ho avuto? Sob…

      Fabio

      • Omerissimo

        Wow, la storia di Coppi non la sapevo proprio! A questo punto spero sia proprio la Condorino.

        Le foto? Mah oddio. Vediamo se esce un mezzo guardabile, di sicuro non sarà Elessar e forse neppure la bici di Eugenio.
        Se ci tieni te le manderò, così potrò avere qualche considerazione a riguardo.

        Omar

        • Elessarbicycle

          Rispondo in ritardo, ma le notifiche di amministratore sulla pubblicazione dei commenti da qualche giorno sfasano, e io uso loro come sistema per sapere dove e quando c’è un commento.
          Certo che mi farebbe piacere vedere il tuo condorino. E se vorrai anche raccontarlo qui, lo spazio è a tua disposizione.

          Fabio

  • Elessarbicycle

    Invece di rispondere ai vostri commenti pubblico il mio; tanto l’articolo è di Eugenio, se pò ffà.

    Mi fa piacere che questo articolo sia da ieri il più letto della giornata. Sono contento perché il blog sarà pure mio ma essere sempre io a parlare (scrivere) pure trifola un poco, diciamolo. E mi fa piacere lo scambio di suggerimenti con Daniele, così come la voglia di raccontare la sua esperienza di Omar.

    Io sono sempre felice quando vi vedo partecipi. Ieri Eugenio suggeriva la creazione di un forum. L’idea è ottima, ma richiederebbe un impegno che non posso gestire. E temo troppo potrebbe seguire la stessa sorte di tanti forum, dove il 99% degli interventi c’entrano nulla, si litiga a ogni virgola (metaforica, raro sappiano usare la punteggiatura) e si creano bande pronte a fronteggiarsi.
    Qui ho dovuto in questi anni cancellare solo pochissimi commenti, di cui uno semplicemente spostato perché era nella pagina sbagliata e altri tre o quattro per evitare l’innescarsi di polemiche.

    Claudio mi ripete spesso che interviene sardonico per non far sembrare che siano sempre tutti d’accordo con me. Però non è vero, mai cestinato un commento di chi si è mostrato in disaccordo, persino se lo ha fatto su basi tecniche sbagliate o ignorando del tutto di cosa stesse parlando e addirittura con ben poca educazione.

    Ma un modo, prima o poi, per creare uno spazio per voi che non sia solo in risposta ai miei articoli lo troverò. Io potrò sapere qualcosa, ma no so tutto. Tra quello che so io e quello che sapete voi riusciremmo a mettere insieme una bella mole di informazioni e sarebbe bello.

    Fabio

  • Penso che i lettori del tuo blog Fabio siano però personcine abbastanza tranquille e perbeni :), di sicuro non raccoglie estremisti di genere visto che non si parla solo di una certa tipologia/categoria di bici, e tu stesso sei aperto al confronto e alle idee altrui in primis. Che poi internet resta uno spaccato della società dove tutto è possibile anche questo è vero.
    Personalmente non ho idea di come si faccia a gestire un forum per quanto ne legga alcuni con regolarità, non ci scrivo perchè semplicemente non c’è, o almeno io non l’ho ancora trovato, un forum dove semplicementi si parli di bici e non per forza di bici da corsa, di fixed, di MTB, di cicloviaggi e così via, insomma non c’è ancora un forum o una qualunque altra forma di confronto in rete che segua la linea editoriale di questo blog.
    Io credo che se riesci individuare qual’è il contenitore adatto ai nostri contributi, qualunque esso sia, sicuramente troverai supporto e collabrazione in alcuni di noi, ne sono certo!

  • Lorenzo

    Bellissima la bici e la storia di Eugenio e di tutti gli altri che si sono messi (come me) a costruirsi la propria bici.
    Bici risultanti da gioia e dolori, cose capite, cose non capite, rifatte, rifatte tre volte, fatte bene e fatte male.
    Bici diverse per contenuti, componenti costi…… ma tutte bici “nostre”
    Tutte nate dalla passione che questo blog ci ha acceso dal nulla o che erano sopite da altre mille cose.
    Bravo Eugenio anche come scrittore oltre che come fotografo.

    Presenterò anche la mia Gitana, sorella delle vostre, purtroppo però non aspettatevi foto o testo così ben esposti.
    Fabio sa

  • Andrea

    Ciao Eugenio,
    complimenti per il lavoro, hai messo in pratica quello che tanti appassionati sognano di fare, ma intimoriti dai possibili inconvenienti, mollano senza neanche iniziare. Io sono uno di questi, spesso e volentieri rinuncio a fare anche dei piccoli lavoretti o delle regolazioni per paura di compromettere qualcosa irrimediabilmente. Le testimonianza come le tue mettono voglia di lanciarsi nell’impresa. Ovviamente grazie a Fabio che rende possibile la presenza di tali lavori sul blog.
    Andrea

    • Elessarbicycle

      Ciao Andrea, come ho scritto presentando l’articolo di Eugenio quello che mi ha colpito più della bici, che resta comunque una bella realizzazione, è stato l’approccio mentale.
      A meno di grossolani errori nulla è irrimediabile su una bici e se un componente dovesse rompersi lo sostituiamo.
      Ma mollare prima di iniziare è un peccato, qui e in rete trovi tanti consigli; vale la pena provarci.

      Fabio

  • Ci avrò messo due sere e un pomeriggio per montare la mia bicicletta, ma ho impiegato 8 mesi fra giri nei negozi e sopratutto pagine internet per pensare e capire e ti dirò che è stata una bella parte della storia… Fabio ne è testimone, gli avrò scritto un centianio di mail poverino! Non mollare, fatti guidare dalla curiosità che hanno i bambini, ho quarat’anni e questa resta per me sempre la più grande motivazione per riuscire nelle cose! Eugenio

  • Paolo

    Riallacciandomi alle premesse del post e anche all’esempio della Bianchi Condorino poco sopra citato, chiedo se sia possibile stilare un elenco di altri modelli recuperabili nel mercato dell’usato con poca spesa, che si prestino come caratteristiche costruttive e indole all’uso di “commuter” con telaio classico, che possano unire praticita’ e scorrevolezza.

    • Elessarbicycle

      Ciao Paolo, un elenco di modelli è difficile ma si può tener conto di alcuni fattori e vedere se corrispondono.
      Anche se montavo pieghe da corsa su telai Mtb già moltissimi anni fa, ho sempre ricordato che alla fine una Mtb resta: non ne trasformi l’uso più di tanto. Quello che serve invece è un buon telaio in acciaio con geometrie comode e per ruote da 28; freni cantilever perché aiutano e semplificano nel montaggio dei comandi stradali e degli accessori; battuta forcellini posteriori da 130, ma se da 126 si lavora uguale però è più complicato (non per la distanza ma perché sono i semiorizzontali e montano ruote a filetto, quindi da cambiare se si opta per le 9-10v); poco diffusi ma ci sono telai con uguali caratteristiche ma in alluminio.
      Poi diventa tutta una questione di costi, se si vuole riciclare il più possibile o si decide un cambio radicale. Per una conversione più moderna bisogna cercare telai ibridi/trekking dei primi anni 90; per una conversione vintage bisogna trovare qualche buon modello tra i soliti marchi europei, tipo Peugeot, Motobecane, Raleigh ecc. Ma in assoluto la gamma che meglio si presta è proprio quella messa in campo da Trek, la multitrack nelle varie declinazioni.

      Fabio

  • michele

    complimenti per bici!! solo una curiosità. Per una tuttofare non sono eccessivi copertoni da 35?

    • Eugenio

      ti dico la sincera vertità, non avevo chissà che riferimenti per le gomme da scegliere, presi quelle lì perchè le trovai in offerta, alla fine mi ci trovo bene, Ho usato la bici su svariati percorsi, ormai è quasi un anno che ci giro e mi sembrano un ottimo compromesso, specie per il bagnato e per le escursioni su strade di terra, sul fango fanno pena, ma non credo sia un discorso di dimensione bensì di tassellatura. Se avrò modo vorrei provare delle gomme un pò più strette ma queste qui nel compolesso mi soddisfano visto che poi ho anche la bici da corsa. Quello che vorrei fare a dire il vero e procurarmi due ruote complete più stradali su cui montare delle gomme da 28-30, ma in questo caso renderei più leggera tutta la ruota, dando un pò di manegevolezza e di rapidità di risposta all’intera bici.Potrei così scegliere di montare un set di ruote o un altro a seconda di dove vado/cosa faccio. Ma per adesso la tengo così. Ciao

      • miguelx2017

        ti ringrazio per l esauriente risposta. Sono convinto anche io che le 28-30 siano le più azzeccate in una tuttofare

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